Fauna da supermercato

Il mio studio da strapazzo comparato sul cervello maschile non si ferma mai. Ieri ho allargato i miei orizzonti, precisamente al supermercato.

Era uno di quelle rare sere in cui non dovevo fare le corse e schizzare dal reparto surgelati a quello della marmellata come se mi inseguisse il diavolo – avevo tempo e mi sono divertita a girare tra gli scaffali osservando la merce. Ognuno ha i suoi hobby.

Per caso ho buttato l’occhio nel carrello di uno sconosciuto.

Interessante. Il tipo indossa Birkenstock, pantaloni di lana grezza con la piega e il risvolto, maglietta no-global, un anellino d’argento al naso, capelli lunghi – a tutti gli effetti una versione maschile delle Öko-Tussi, le signore bene tutte fairtrade dalla testa ai piedi.

Nel suo carrello ho catalogato i seguenti articoli: carta igienica rosa pastello (quattro veli, con sopra gli orsetti), prosciutto di Parma, una bottiglina di aceto balsamico, una cassa da sei di Chardonnay e due scatoloni di pappa per il gatto (Gourmet Perle, filettini di pollo in salsa, avete presente le mini-scatolette dorate?)

Ora, dovete comprendere che la combinazione Birkenstock e contenuto del suo carrello su di me ha un effetto esplosivo: ho deciso subito di mettermi al lavoro. Avrei anche volentieri preso appunti – stavo già aprendo la borsa per tirare fuori blocco e matita – quando ho realizzato che mi avrebbero buttata fuori a pedate. Perdonate quindi, e fidiamoci della mia memoria.

I due ragazzi di fronte alla teca della carne per esempio. Evidentemente studenti e coinquilini, stasera si farà festa. Due casse di birra, patatine, gulasch in lattina, pane nero, orsetti gommosi, tre ovetti Kinder e una crema antirughe di una marca costosissima. Ho sorriso di tenerezza.

O anche il papà con il bimbo treenne al seguito. Il piccolo cerca in continuazione di infilare qualcosa di nascosto nel carrello. Dolcetti, biscotti, ma anche una confezione di lamette da barba. L’unico fattore comune riconoscibile: il colore arancione. Il papà elimina i corpi estranei senza fare commenti

“Lasciatemi in pace” mi pare di sentirlo “che oggi non ho proprio l’umore per fare lezione di buone maniere.”

Ho avuto l’insperata fortuna di rincontrarli alla cassa. Il bambino è era seduto nel seggiolino del carrello, che spulcia gli espositori accanto alla cassa. L’attenzione del papà – mannaggia, mannaggia – è temporaneamente distratta dalla scollatura della cassiera. Ecco la lista degli articoli che, una volta arrivati a casa, salteranno fuori dal sacchetto: tre barrette di cioccolata semisciolte, una confezione da due di accendini, gomme da masticare al gusto guaranà (fanno schifo, parlo per esperienza), e – di nuovo – lamette da barba. Chissà come sarà contenta mamma!

L’uomo più elegante a sud del Danubio è lì pensieroso davanti al frigorifero dei prodotti caseari. Capelli a leccata di mucca, completo su misura con la righina gessata, belle scarpe inglesi, manicure. Spingere il carrello è un’attività che lui – evidentemente – considera da mammoletta. Lui trasporta tutto in modo molto maschio, sotto le braccia.

Al momento ha un pacco da otto rotoli di carta da cucina e una confezione di formaggio Emmenthal sotto all’ascella sinistra; pane a fette sotto la destra; cacao in polvere e un bottiglione di detersivo per la lavatrice in equilibrio sul braccio sinistro; tiene nella mano destra un sacchetto pieno di mele e nella sinistra una confezione da quattro yoghurt magro alla frutta. Sceglie un panetto di burro e, per un attimo, cerca di incastrarlo tra collo e mento. Si rende però conto in fretta che pareva un cretino. Ha anche dato un’imbarazzata occhiata in giro se qualcuno se ne fosse accorto – fortunatamente ho distolto lo sguardo in tempo. Il burro l’ha schiacciato tra il cacao e il detersivo per i colorati.

L’ho seguito di nascosto alla cassa – confesso. Se la banca d’investimento per cui lavora dovesse andare sul lastrico, spero lo chiami subito il Cirque du Soleil.

Il tipo collassa con tutta la sua merce sul nastro trasportatore, tira fuori un portafoglio in coccodrillo di Gucci, e paga la spesa con una Amex nera, quella da multimilionari che fino ad ora avevo visto solo nei telefilm americani. Solo allora mi sono accorta che tutto quello che ha comprato è della marca super-economica della catena del supermercato.

Il mio preferito, però, è il tipo che parla ininterrottamente al cellulare. L’ho incontrato per caso nel corridoio degli articoli da bagno e all’inizio avevo pensato:

“Wow, finalmente un uomo con capacità di multitasking! Telefonare e fare la spesa allo stesso tempo, complimenti!”

Poi mi sono accorta di un comportamento strano: il tipo continuava a prendere un prodotto dalla mensola, a tenerselo davanti al naso per un paio di secondi, e poi a rimetterlo giù. Ho fatto finta di interessarmi alle limette per le unghie, mi sono avvicinata, e ho origliato uno sprazzo di conversazione.

Il tipo non è multitasking! È telecomandato!

È al telefono con la moglie, cerca quello che lei vuole, e le descrive diligentemente le varie opzioni. Per i cerotti callifughi la faccenda si risolve in fretta. L’ho però seguito fino ai pelati e lì si che inizia il divertimento.

“Con l’origano?”

“Ah, no?”

“Basilico, tesoro?”

“Ah, ecco, chiaro!”

“Un Euro e cinquantanove”

“Credo di si, aspetta che guardo”

“Ecco! Novantanove centesimi!”

“Che vuol dire interi o a pezzetti?”

“Capisco…”

E così via per buoni cinque minuti. Non ho avuto cuore di seguirlo fino al frigo della pizza surgelata.

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