Le persone non sono tutte uguali, no davvero. Non contano solo nazionalità, estrazione sociale, educazione, esperienza… conta anche il carattere. E quello non lo puoi cambiare più di tanto. Anche senza addentrarmi nei meandri del nature vs. nurture, ci sono persone tendenzialmente buone e persone tendenzialmente cattive, inutile negare, persone accomodanti e persone aggressive, fiduciose e sospettose, introverse e estroverse, e potrei continuare per ore. Tutti fattori che si mescolano tra loro creando i caratteri più variopinti.

Le persone buone di fondo, in genere, le riconosciamo dopo un po’ di tempo che le frequentiamo. Anche perché, bisogna ammettere, la società in cui viviamo oggi non è propriamente l’ideale per praticare (o per valorizzare) la bontà. Hans-L’Amico-Buono, ad esempio, è buonissimo, ma anche timidissimo. E prima di darti una confidenza sufficiente a lasciarti riconoscere questa qualità – che lui ha in dose davvero massiccia – passano mesi, se non anni. Sono gli amici ai quali tengo di più.

A volte destino vuole che le qualità intrinseche del carattere di una persona si combinino in modo spettacolare. Non spesso, ma capita di incontrare gente che non solo è buona di fondo, ma è anche espansiva, generosa e magari pure fiduciosa. Sono pochissimi, ma è impossibile non notarli; a volte saltano fuori nelle situazioni più impensabili, o in momenti di crisi.

Luise per esempio. La conobbi due giorni dopo essere arrivata a Vienna e non solo mi fece tanta compagnia, ma mi aiutò tantissimo anche in modo pratico. Perché lei non è una di quelli che si limitano a dire

“Se hai bisogno di aiuto chiedi pure” e poi nemmeno aspettano una telefonata che tanto non arriverà mai.

No! Luise è una donna che parte in quarta a cavallo dei propri pantaloni. Che so, mandandomi di sua spontanea iniziativa una lunga lista di termini tedeschi con la traduzione in Inglese, indispensabili a cercare casa. Il giorni in cui mi trasferii nel nuovo appartamento mi raggiunse dopo il lavoro – senza che le avessi chiesto niente – con una bottiglia di prosecco, due cacciaviti e un martello in borsetta. Passammo la nottata a montare mobili dell’Ikea. La mattina dopo suonò il campanello. Era di nuovo Luise, che senza chiedere niente, mi aveva comprato stenditoio e asse da stiro. Con consegna a domicilio. Allungandomi la ricevuta con un sorriso mi disse

“So che non hai la macchina e ‘ste cose ingombranti sono una gran rottura di balle!”.

Le persone come Luise sono la cosa più simile agli angeli alla quale io sia disposta a credere.

Tre settimane fa ho incontrato un angelo, sul treno. Non era un’occasione felice, stavo tornando da Roma con l’unico mezzo disponibile (era stato un weekend di ponte e i voli erano strapieni), avevo un muso lungo un chilometro e voglia zero di fraternizzare con sconosciuti. No, nemmeno nello scompartimento a cuccette di un treno notturno.

L’angelo era già nello scompartimento che aspettava, e mi ha immediatamente strappato di mano il valigione pesante come un ippopotamo che mi trascinavo dietro, e l’ha sistemato sul portabagagli. Poi ha notato che io non avevo niente per cena e si è offerta di dividere con me il suo pane e prosciutto. Impossibile rifiutare senza mandarla a quel paese.

Nonostante il mio umore fetido era irresistibile. Più tardi ha notato che io ero davvero giù di morale di brutto. Mi ha chiesto perché. Io le ho raccontato brevemente dell’incidente di papà e di quante rogne avessi al momento. Senza riuscire a trattenere completamente le lacrime e un bel mocciolone dal naso.

È rimasta a lungo in silenzio, guardandomi dispiaciuta. Poi ha esclamato

“Ah! Ecco! Ho capito cosa ti ci vuole!”

Si è alzata, mi si è avvicinata e mi ha stretta in un abbraccio forte e lungo. E come quando la mamma ti da un bacino sul dito dolorante, l’abbraccio mi ha fatta sentire meglio. Il resto della serata, e pure la mattina dopo mentre il treno si avvicinava a Vienna, l’angelo mi ha intrattenuta amabilmente con la storia della sua vita, delle sue rogne (che, ammetto con un pizzico di vergogna, non sono da meno delle mie), delle persone alle quali vuole bene, dei suoi piani per il futuro.

Quando il treno è entrato in stazione ci siamo aiutate a vicenda a scaricare i nostri bagagli sulla piattaforma del binario, ci siamo abbracciate velocemente, poi c’era lì il Fidanzato Asburgico ad aspettarmi, lei cercava un taxi, noi la metro, confusione… l’angelo è volato via in un attimo, così come era apparso.

L’angelo si chiama Ramona, viene dalla Romania, ha vissuto in Italia, e ora è pronta a iniziare una nuova vita qui. Non ho dubbi che ce la farà alla grande (banalmente anche solo grazie alla sua laurea spendibilissima). Uso per la prima volta sul blog un nome vero senza chiedere il permesso, nella vaga speranza che qualcuno, magari lei stessa, la riconosca e ci metta in contatto.

Ramona, il mio angelo sul treno. Non trovo le parole giuste per ringraziarti abbastanza, sei nel mio cuore.