Ieri sera ho preparato la besciamella.

La notizia non farà saltare nessuno sulla sedia, per me invece è un piccolo successo. No, perché nella vita ci sono alcune cose che paiono banalissime ma che a me vanno sempre storte. E altre, per ragioni di par condicio immagino, che godono fama di essere complicate, mentre a me riescono ad occhi chiusi.

Lavarsi i denti è una roba così. Film, pubblicità, persino il Fidanzato Asburgico ne sono la prova lampante. Mentre lui la mattina si infila lo spazzolino in bocca e poi comincia a gironzolare per la casa, io devo stare lì attentissima chinata sul lavandino. Perché quando mi lavo i denti io sbavo come un mastino napoletano che ha appena ingoiato una confezione di Alka Selzer. Non c’è storia.

Oppure montare gli albumi delle uova. Leggo sempre con un briciolo di incredulità le liste infinite di consigli su come eseguire con successo l’operazione. Ciotola calda, ciotola fredda, uova freschissime, uova passatelle, attenzione ai pezzettini di tuorlo, ai gusci, la frusta prima lenta poi veloce… sarà, ma la mia esperienza è banalissima: Albumi di uova qualsiasi, ciotola qualunque, frusta come mi gira sul momento, albumi montati alla perfezione in due minuti. Ogni santissima volta.

La besciamella l’ho sempre considerata una maledetta. Mai riuscita a prepararne una decente. Piena di grumi, liquida peggio del latte da cui ero partita, o collosa come il mastice. E dato che non mi piace nemmeno troppo, l’avevo archiviata da anni.

Ieri sera ho voluto darle un’ultima possibilità. Ho aperto Mastering the Art of French Cooking a pagina 57 e seguito passo passo quello che Julia Child mi comandava.

Bene, la besciamella non solo è venuta talmente bene da strapparmi una lacrima di tenerezza, ma è addirittura assunta ufficialmente nel mio Olimpo personale delle ricette.

Le ricette da rifare, infatti, devono per me soddisfare tre categorie fondamentali:

– Buona. Che ve lo dico a fare, deve piacermi. E anche al Fidanzato Asburgico, vah. E infatti nel mio quadernetto ci saranno venti ricette per le cosce di pollo ma solo due torte.

– A prova di bomba. Una ricetta che mi riesce una volta si e tre no non è una ricetta, bensì una scommessa. Raramente, molto raramente ho abbastanza tempo a disposizione per correre il rischio.

– Si prepara in cinque minuti, oppure si può surgelare. Tutto quello che richiede lunghi tempi di preparazione deve surgelare bene e ricompensarmi della faticaccia domenicale con una bella cena, calda e fatta in casa, che si scongela mentre mi faccio la doccia. Raramente, molto raramente ho abbastanza tempo a disposizione per buttarlo in una cena singola.

C’è poi una categoria speciale, mi piace chiamarla ricette olimpiche. Vuol dire che la pietanza in questione è buona, facile, si può surgelare ed è pure divertente da cucinare.

Divertente da cucinare è ovviamente una categoria molto soggettiva. Io ad esempio mi diverto moltissimo con tutto quello che sconfina nel bricolage, tipo star lì chinata un paio d’ore, con la schiena che grida vendetta, a fabbricare ravioli. O impastare a lungo amalgami di farina, seduta sul divano con la ciotola in grembo, mentre guardo un vecchio episodio di SATC.

Meno divertente sono le ricette in cui per capire se qualcosa è cotto basta guardarlo. O anche assaggiarlo. Per nulla divertenti sono le ricette in cui per sapere se è cotto devi proprio aprire la creazione, e dopo non la puoi più chiudere. Il bisteccozzo alto due dita è una roba così, e infatti lo prepara sempre il Fidanzato Asburgico.

Super-divertenti sono le ricette per cui devo andare a cercare qualche attrezzo che non uso regolarmente. La macchinetta della pasta a manovella della nonna è la regina degli attrezzi inusuali, ma a volte – quando sono di buon umore – basta anche lo schiacciapatate a farmi sentire speciale.

Di recente ho identificato un altro tipo di ricette olimpiche. Quelle in cui il cibo fa qualcosa di speciale, e non si limita a cambiare colore, diventare molle, o diventare duro. Avrei potuto capirlo anche prima, dato che più volte mi sono ritrovata a saltellare di contentezza davanti allo sportello del forno:

“Tesoro! Corri! Guarda come è cresciuta in fretta la focaccia pugliese in forno!” mentre batto le manine come una bimba dell’asilo.

Il Fidanzato Asburgico mi conosce bene e, purtroppo, non corre più.

Ma lievitare a vista d’occhio non è l’unica attività simpatica del cibo. Senza nemmeno andare a scomodare i pop-corn – campioni indiscussi del cibo che ti avverte lui quando è pronto – diverse altre pietanze hanno l’aspirazione di intrattenerci.

Gli gnocchi di patate, ad esempio, vengono a galla quando sono cotti! Una piccola magia.

I peperoncini friggitelli, quelli piccoli e verdi da buttare in padella con tutto il picciolo, scoppiettano allegramente sotto al coperchio.

I Semmelknödel, delle palle di pane, uovo, latte e prezzemolo grandi come arance, quando sono pronti cominciano a girare come matti nell’acqua di cottura. Ancora stento a crederlo ma lo fanno davvero ogni volta, strappandomi un sorrisone cretino.

La besciamella, in realtà, quando è pronta non fa un bel niente, se non sobbollire svogliatamente. La parte divertente è nel mezzo della preparazione.

Sciogliere due cucchiai di burro in un pentolino. Aggiungere tre cucchiai di farina e, mescolando, far sfrigolare il roux per un paio di minuti. Poi togliere il pentolino dal fuoco, accostarlo all’orecchio e… ascoltare attentamente fino a che smette di sfrigolare! Poi aggiungere il latte, rimettere sul fuoco e…

Mi sono innamorata di una ricetta.