Ieri sera ho dovuto domare una verdura, manco fosse un cavallo testardo. Un’esperienza insolita, che di solito le verdure in padella hanno piuttosto la tendenza a squagliarsi se ti distrai un attimo. Quella di ieri sera no, non ne voleva sapere. Ma andiamo con ordine.

Mia mamma, ho forse accennato, non è una cuoca sopraffina. E se è vero che quando il Fidanzato Asburgico ed io andiamo a trovare i miei genitori a Roma mamma ci cucina un sacco di cose buonissime, vero è anche che i suoi piatti non brillano per raffinatezza culinaria… piuttosto per irreperibilità (le cozze fresche a prezzi abbordabili), o per eccezionalità (l’insalata con i pomodori più buoni della terra), o per sentimentalità (ho provato a chiedere al macellaio viennese di tagliarmi il manzo con l’affettatrice per fare gli straccetti, ma si è rifiutato). Un piatto, però, ha conquistato il cuore del Fidanzato Asburgico per il sapore: le verdure ripassate in padella con aglio, peperoncino e alici.

Bene, ieri pomeriggio ho trovato le bietole – di diretta importazione italiana – al supermercato dietro casa, e pensato bene di fargli una sorpresa. Nonostante io, gli strani casi della vita, le bietole ripassate in padella non le avessi mai fatte prima. “E che ce vò?” mi sono detta con un ghigno.

Ho preparato una bella padella larga, ci ho messo dentro abbondante olio extravergine, due peperoncini calabresi tritati, quattro spicchi d’aglio a fettine, e sciolto dentro quattro alici sott’olio siciliane. Poi ho tagliato sommariamente le bietole, le ho lavate nel colapasta, ne ho tirata su una bella manciata grondante acqua e mi sono girata verso la padella sfrigolante. In quel preciso momento ho avuto un’illuminazione: il piatto si chiama verdure ripassare in padella. E il significato intrinseco di quel ripassate è che le verdure vanno prima bollite. Mamma lo fa sicuramente. Ups.

Dunque, l’olio era caldissimo, l’aglio iniziava già ad imbiondire, e io ero lì con una bracciata di bietole grondanti in mano. Niente panico. Ho avuto la bellissima pensata di cuocere le bietole in un modo un attimo più moderno: l’ho fatto una volta su indicazione di Cracco, e l’ho visto fare tante volte a Jamie Oliver. E se lo fa Jamie Oliver… ho già accennato al fatto che Jamie Oliver è un grande? Grandissimo?

Ho buttato le verdure grondanti nella padella e ci ho immediatamente messo su il coperchio. Poi mi sono seduta sul divano in soggiorno, dove il Fidanzato Asburgico mi aspettava per un privatissimo aperitivo.

Dopo un tempo che mi pareva più che adeguato, sono tornata in cucina, ho sollevato il coperchio, ho dato una mescolata alle verdure, e constatato che parevano proprio cotte a puntino.

“Perfetto” ho pensato “ora tolgo il coperchio, alzo il fuoco e aspetto che si asciughino un attimo”.

“Tra cinque minuti si mangia” ho strillato allegra in direzione soggiorno.

Poi ho assaggiato le costole delle bietole, pensando che non ci sarebbe stato niente di male se fossero rimaste un attimo al dente. Erano molto al dente. Per curiosità ho poi assaggiato le foglie verde scuro. Cotte erano cotte, per carità. Ottime, persino. Ma dure! Uh, quanto erano dure!

In quel preciso momento ho avuto un’illuminazione: le verdure che ho sempre visto sbattere in padella a Jamie erano tutte robe tipo baby spinaci. Alle verdure di Cracco manco ci voglio pensare – e la stagionalità del ravanello, e le grandi ricchezze della nostra terra. Le verdure che sbattono loro in padella sono, appunto, quelle che si squagliano se ti distrai un attimo.

Abbiamo cenato venti minuti più tardi. E venti minuti di padella rovente più tardi, anche le mie bietolazze erano diventate docilissime.

Elucubrazione finale: viviamo in un mondo un po’ strano. Un mondo dal quale stanno scomparendo molte cose. Le tigri del Bengala, i panda, le balene. E le verdure da stracuocere stanno diventando una specie in via di estinzione. Insieme ai pomodori bitorzoluti e le carote cornute, a pensarci.