Sabato e domenica sono le  magiche serate in cui posso dedicarmi a progetti gastronomici impegnativi (che so, i ravioli), e i soli in cui riusciamo a cenare ad un orario civile.

Ieri sera ho fatto un tentativo infrasettimanale che sulla carta mi pareva medio/rapido: Il pollo alla marmellata – devo trovargli in fretta un nome più romantico, se lo merita davvero – è stato un fiasco. Nel senso che abbiamo di nuovo cenato alle dieci, talmente in ritardo che l’insalata che avevo condito alle otto e mezza si era ridotta ad una cucchiaiata tristissima in fondo alla ciotola. Un successo incredibile, invece, per il sapore, l’aspetto e il profumo, davvero molto invitanti. La ricetta è ufficialmente assunta tra i classici di casa. Andiamo con ordine.

Circa un anno fa ho scoperto il blog della Pioneer Woman. È davvero bellissimo e la sezione di cucina mi ha stregata istantaneamente. La signora in questione vive in un ranch in Oklahoma, si alza alle cinque tutte le mattine, trascorre le sue mattinate a cavallo inseguendo le mucche e i pomeriggi a cucinare cene gigantesche per la famigliola di otto persone, pronto in tavola alle sei precise.

Ora, la mia sveglia suona alle otto, io trascorro le mie giornate seduta sul mio sederotto davanti ad un computer, la sera corro trafelata al supermercato e mi trascino a casa mai prima delle sette e mezza. Quando riesco a servire la cena un pelo prima delle nove mi sento un misto tra una Stepford Wife e Santa Maria Goretti. Inutile accennare al fatto che le mie ricette cominciano quasi sempre con: affettare le cipolle, oppure scaldare l’acqua per la pasta, o anche scaldare l’acqua per la vaporiera. Quelle della Pioneer Woman invece iniziano così: scongelare sei chili di manzo e sciogliere due panetti di burro in una padella. Dal suo blog non avevo mai cucinato niente.

Ai primi di novembre però una ricetta ha colto la mia attenzione. Era ben in evidenza sulla pagina, con centinaia di commenti entusiasti. “Hot & Sweet Drumsticks”. Ho mai accennato al fatto che adoro il pollo? La foto poi era talmente invitante che per un istante ho avuto l’istinto di leccare il monitor. Ho preparato una lista della spesa e me la sono messa in borsa. I dieci giorni successivi sono stati di fuoco. Troppo lavoro per entrambi e abbiamo mangiato solo robe surgelate.

Finalmente ieri sera Il Fidanzato Asburgico è andato a fare la spesa e ha comprato le cosce di pollo. L’unico dettaglio stonato è che io avevo ordinato sei cosce di pollo già spellate, mentre lui ha comprato una confezione da tre chili di cosce e sovra cosce, con la pelle. Mai mandare un uomo affamato al supermercato.

Ieri sera mi sono messa al lavoro. Cioè spellare il pollo, separare la coscia dalla sovra coscia, cucinare le prime e surgelare le seconde. Ho mai accennato al fatto che detesto toccare la carne cruda?

Per la prima coscia ci ho messo 40 minuti, senza mai sfiorarla con le mani. Ho usato un paio di forbici e una pinza da elettricista. La seconda mi ha preso mezz’ora, avevo affinato un tantino la tecnica. La terza un quarto d’ora, senza pinza e sporcando solo la mano sinistra. Nella vaschetta di polistirolo c’erano ancora sei pezzi. Ho fatto un respiro profondo e mi sono lanciata all’attacco, con vigore sempre crescente ho tirato via la pelle avvoltolandomela intorno alle dita e spaccato ossa con la violenza un Neanderthal. Meno male che erano più solo sei, all settima sarei stata pronta a strappare le pelle con i denti. Il gatto nel frattempo era impazzito. Nemmeno la promessa di una scatoletta di Carne Simmenthal è bastata a calmarlo.

Ho sistemato le sovra cosce in tre vaschette per il freezer e le ho archiviate accanto ai dodici petti di pollo che il Fidanzato Asburgico aveva comprato due settimane fa. Dopo essermi lavata mani e braccia ho finalmente cominciato la parte divertente della ricetta.

Mia mamma mi ha insegnato che non si gioca con il cibo, in questo caso però ho avuto un netto dèjà vu. Io cinquenne che gioco con la terra in giardino e mescolo fango, acqua e sabbia in una pentolina di plastica.

La ricetta prevede una tazza di marmellata di albicocche, mezza tazza di ketchup, un quarto di salsa di soia e due spicchi d’aglio schiacciati. Non un filo d’olio, una parvenza di soffritto, nemmeno un pizzico di sale o di pepe, per fare almeno finta di cucinare.

Mescolare gli ingredienti in un pentolino e scaldare per qualche minuto. Come per la ceretta a caldo per le gambe.

Quando è ben amalgamato rovesciare sul pollo e infornare a 170°C per 40 minuti. Più facile di così.

Chi di voi ha già fatto una volta il pollo al forno avrà capito che non è affatto verosimile che dopo 40 minuti a 170°C le cosce di pollo siano cotte. Infatti non lo erano. Le ho rotolate un pochino nella salsa e coperte con un foglio di alluminio perché non seccassero troppo.

Nel frattempo ho fatto una piccola ricerca sulla pagina della Pioneer Woman per capire come mai lei consigliasse un tempo di cottura tanto breve. La ricetta parla di drumsticks (a casa mia le cosce di pollo), nella foto spembrano piuttosto le coscine delle ali. Mistero svelato. Pensandoci su è addirittura meglio che io avessi capito male. Pensate per un attimo se avessi scritto sulla lista della spesa 12 coscine delle ali di pollo. Al supermercato dietro l’angolo non si trovano di sicuro e probabilmente il Fidanzato Asburgico mi avrebbe portato a casa otto polli interi.

In un’ora e mezza il pollo era pronto, ed era talmente buono che non ho avuto cuore di buttare via la salsa avanzata in fondo alla teglia. L’ho raschiata amorevolmente e messa in una ciotolina. È in freezer accanto al pollo.