L’altra sera ero spaparanzata sul divano col Fidanzato Asburgico, guardavamo un film. Durante la pubblicità di un e-reader, piccolissimo e leggerissimo, il Fidanzato Asburgico ha girato di scatto la testa verso di me. Manca meno di un mese a Natale e conosco il mio pollo. L’ho placcato subito con un secco no. Non importa quanto strabordino le mensole del soggiorno, non importa quanto sia idiota comprare libri per poi regalarli appena finiti. Io adoro i libri di carta.

Fino a ieri credevo di ricadere nella blanda spiegazione più comune: la storia che il libro pesa in mano, la copertina, ma soprattutto la faccenda del profumo. I libri di carta hanno un buon profumo di pagine nuove. Indiscutibile. E invece no, ieri mi sono interrogata davvero su questa perversione e mi sono resa conto che il motivo per cui io preferisco il libro di carta è un altro.

È lo stesso motivo per cui io dormo in una camera da letto senza tende. Sarà che ho il sonno leggero e che nel corso di una notte mi sveglio cinque/sei volte. Niente di drammatico, eh, mi giro e mi riaddormento come un angelo. E sarà anche che porto gli occhiali, belli spessi pure, e che quando mi sveglio di notte non ho voglia di cercarli a tastoni sul comodino per controllare la radiosveglia. Che è, tra l’altro, piazzata strategicamente sulla cassettiera contro la parete di fronte, in modo che la mattina mi debba proprio alzare per spegnerla, e non mi possa riaddormentare dopo aver schiacciato lo snooze. Il punto è che senza tende (e ovviamente senza persiane, che qui gira e rigira, siamo in crucclandia) vedo la luce naturale che entra, e mi rendo subito conto di a che punto è la notte. E so quindi quanto mi resta più o meno da dormire. Perché, ammettiamolo, se ti svegli alle tre e sai che hai ancora cinque ore di sonno di fronte, ti acciambelli tutta contenta. Se invece sono le sette e cinquantacinque, sinceramente, riaddormentarsi un po’ ruga.

Con il libro di carta in mano succede la stessa identica cosa. Sai esattamente a che punto sei, e quanto ti manca prima di finirlo. Io poi, che adoro i romanzi giganteschi, epici, lunghissimi, ho proprio bisogno di sapere a che punto sono. Appena all’inizio magari, quando ancora ti senti un po’ ospite; o verso la metà, quando la storia ti è entrata sotto la pelle e la trama ti tiene col fiato sospeso; o proprio agli sgoccioli, quando tutti i nodi vengono al pettine e anche se già hai capito dove andrà a parare, cerchi lo stesso di leggere lentamente perché una volta finito ti aspetta quel minuscolo senso di lutto che si può colmare solo iniziando il tomo successivo. E questo, col libro di carta, lo sai subito, istintivamente, senza controllare qui o là, come alzare timidamente una palpebra e capire se è notte fonda o mattino presto.

Ed è importante, eccome se è importante.