Non ci sono dubbi, persino io che sono una fan sfegatata di Vienna e dei Viennesi devo ammettere: gli Italiani si vestono meglio degli Austriaci. Lo ammettono anche loro, porelli.

Dodici anni fa, poi, quando sono arrivata, la moda asburgica sapeva decisamente di muffa. Scherzando – ma neanche troppo – dicevo sempre che la moda austriaca si era fermata agli anni ’80. I primi anni, quindi, lo shopping per l’abbigliamento lo facevo sempre e solo quando tornavo in Patria. I colpi di sole dal parrucchiere pure. Gli autoctoni, bisogna però ammettere, negli ultimi dieci anni sono migliorati tanto, a vista d’occhio. Oggi, nel 2014, riconosco che Vienna, in quanto a coolness, se la gioca con metropoli ben più blasonate. E saremo ancora un attimo indietro rispetto a Londra o New York, ma chi non lo è? Manco Milano. Ma con Berlino, Amsterdam, ecco, ce la vediamo.

Eppure tra gli Italiani all’estero questa cosa che i locali si vestano male non lascia tregua. A pensarci anche tra gli Italiani in Italia – l’essere più eleganti degli altri è motivo di vanto, il confronto estetico incessante. Non smettiamo davvero mai di notarlo; il confronto estetico, per un Italiano, pare connaturato. Quando vedono passare una bella donna, quando comprano un’automobile, quando scelgono cosa indossare la mattina, quando timbrano il biglietto sul tram. (No, perché le obliteratrici italiane sono le più belle del mondo).

Ieri rimuginavo su questo fatto – e tenete presente, vi prego, che io sulla moda e sul design la metto giù piuttosto dura. Mi è tornato in mente un aneddoto capitato tanti anni fa, quando ero a Vienna da un paio d’anni e ancora lavoravo in azienda.

Un giorno, per misteriosi motivi burocratici che esulano la mia comprensione, mi arrivò per posta la tessera sanitaria italiana. Nel portafoglio avevo già quella austriaca e durante una pausa pranzo con i colleghi le tirai fuori entrambe e facemmo il confronto. Dato che erano due pezzi di plastica, grandi uguali e con la stessa precisa funzione, l’unico confronto possibile era sull’aspetto estetico. E fummo tutti d’accordissimo: quella italiana è molto più bella. Fronte e retro. A ruota partirono poi i classici commenti su quanto sono eleganti le forze dell’ordine in Italia, e i Carabinieri che paiono colonnelli, e i Vigili che paiono ammiragli, e semplici soldati (che in Austria indossano un ridicolo tutone verde inevitabilmente della taglia sbagliata) paiono Fred Astaire.

Ora, mentre io ero lì che gongolavo felice della schiacciante vittoria, crogiolandomi nella mia intrinseca superiorità estetica, sapete cosa facevano i colleghi? Sghignazzavano come matti!

Ci rimasi malissimo, ma appena passata l’arrabbiatura capii una cosa fondamentale: vivo in una cultura che non da troppa importanza all’eleganza. Il che non vuol dire che girino tutti conciati come streghe, o che non si lavino, o che non si curino. Semplicemente non fanno tutta ‘sta manfrina. O forse, pensando alle bellissime infrastrutture italiane che tre anni dopo l’inaugurazione già cadono a pezzi, si concentrano anche su altro. La manutenzione, tiè.

Io non sono affatto immune da questa sorta di italico peccato originale, e non credo sia l’ultima volta che ne parlo. Comunque segnatevelo: l’eleganza non è un valore a cui tutti danno la stessa italica importanza.

E ciò non è banale come sembra.
PS Prego notare l’asburgicissima perversione di usare sempre il titolo accademico prima del nome, non imposta quanto prosaica sia l’occasione.