Qui in Austria, e immagino in tanti altri Paesi del mondo, le donne italiane godono fama di essere bellissime. Non è una fama immeritata, per averne conferma basta osservare la gente per strada. In Italia, in media, le donne hanno un’aria davvero graziosa – nonostante siano meno alte e meno bionde delle austriache. Altezza mezza bellezza, in effetti, non mi aveva mai convinta troppo.

Ma sarà poi vero che le Italiane sono più belle? Sarà che nella mia vita ho studiato troppe robe tecniche tipo la statistica, ma questa tesi mi pare un poco azzardata.

Ora, io sono una persona che non ama gli astrattismi. Sono decisamente empirica. Se mi volete spiegare una cosa e farmela capire bene, fatemi un esempio, ecco. Nel caso in questione farmi un esempio è facilissimo, basta sedersi ad un tavolino di un caffè vista strada e osservare quelle che passano. E guardare quelli che passano sorseggiando un caffelatte facendo commenti acidini è un passatempo che io e il Fidanzato Asburgico adoriamo. Il massimo del divertimento è farlo insieme a Bio-Emma, che ci va giù spesso ancora più dura di noi.

Osservando bene le passanti, una volta a Vienna e una volta a Roma, piano piano, si inizia a intravedere un barlume di verità. Le donne italiane non sono più belle; le donne italiane sono semplicemente più curate e più eleganti. Che non vuol dire girino sempre in tailleur e tacco 12, ma semplicemente questo:

Ogni Italiana, giovane o vecchia, alta o bassa, magra o grassa, liscia o riccia, sportiva o in tiro, ogni singola Italiana sa come tirare fuori il meglio di se. Significa banalmente che se vedi passare un’Italiana puoi stare sicuro che meglio di così non può apparire. Le Austriache, invece…

Chiacchierando con amiche asburgiche mi sono spesso ritrovata a spiegare loro piccoli trucchi per avere un aspetto migliore. Banalità assurde, che all’inizio nemmeno mi veniva in mente di accennare, convintissima che fossero evidenti alla stregua di il cielo è azzurro. Tipo che i jeans bianchi ingrossano i fianchi. Invece vengo sempre accolta con un coro di aahh e oohh che mi lascia esterrefatta.

Per strada se ne vedono di tutti i colori. E non parlo semplicemente di cattivo gusto, ma di puro e semplice masochismo. Gambozze che paiono mortadelle issate con fatica su tacchi sottilissimi, donne minuscole che si trascinano dietro borse enormi, sederi che fanno provincia cha strabordano da sotto gli hot-pants. Donne a pera con pantaloni chiari e maglietta nera, collane lunghe che ballonzolano su balconi esuberanti, jeans un pelo corti con gli stivali. Potrei continuare per ore.

Come mai le Italiane invece sanno esattamente cosa stia loro bene e cosa evitare come la peste? Come lo abbiamo imparato?

La risposta più banale sarebbe dalla mamma! E in effetti ho un vago ricordo di mia madre che mi spiega come le gonne a pieghe ingrossino i fianchi. E mamma, che ha la mia stessa conformazione, non ha mai permesso che una gonna a pieghe varcasse la soglia di casa sua.

Ma come la mettiamo con mode più recenti? Penso anche semplicemente ai leggings, un’invenzione anni ’80. E metto la mano sul fuoco che mia mamma, i leggings, non li ha mai nemmeno provati. Da dove arriva questo sapere arcano, che il capo in questione debba finire nel punto più largo del polpaccio in modo da non allargarmi i fianchi? No, perché qui li portano tutte fino alla caviglia, o persino troppo lunghi, rimboccati. E poi mi fanno la ola perché a me stanno tanto bene. Porelle, se sapessero quanto è facile!