Le donne sono sempre a dieta, pare una triste verità. Ma è davvero così?

Io non ne sono poi tanto convinta. Conosco personalmente donne rotondette che sono ben contente, addirittura orgogliose, delle loro curve. Ci sono poi quelle che dopo una o due gravidanze e un paio di diete fallite hanno fatto pace con una taglia in più. E ci sono persino quelle che se ne sbattono allegramente dei cosiddetti punti critici e si vestono come vogliono, ecchissenefrega se gli skinny jeans stanno bene o male.

C’è poi una categoria quasi mitologica: le donne che rimangono magre senza fare fatica. Lo so, lo so, suona come la scusa preferita delle modelle anoressiche e delle attrici superpalestrate. Le intervistano tutte in tiro sul tappeto rosso e loro cinguettano:

“Ho il metabolismo rapido! Sono magra per natura!”

E la gente normale le guarda, scuote il capo, e pensa:

“Eh, certo! E anche capelli e trucco te li sei sistemati da sola!”

E ora mi scuso in anticipo, ma ho una notizia bomba da condividere: le donne magre per natura esistono davvero! Sia di consolazione il pensiero che raramente hanno l’aspetto di una top model.

Io, ad esempio, sono una di loro. Ossa minuscole – sospetto cave come un uccellino – prima una bambina al limite del rachitico, raggiunto il metro e settanta non sono mai riuscita a pesare più di 55 kg. E non che non ci abbia provato, eh?

Non sono però realmente contenta della mia figura, ovviamente. Questa è davvero una triste verità: le donne non sono contente del loro aspetto fisico.

Io ho combattuto per anni guerre spietate contro la cellulite e contro quella taglia di differenza tra i fianchi rotondetti e il busto tutto pelle e ossa. Tutte perse in partenza. Verso i trent’anni sono riuscita a fare pace con il reggiseno coppa A, ho persino imparato come vestirmi per nascondere un pochino i fianchi larghi (sempre in confronto, chiaro). Non è nemmeno difficile.

Le donne magre per natura, però, non hanno sempre vita facile.

Per prima cosa abbiamo sempre l’impressione di aver fatto un torto a qualcuno. Un’uscita a cena con le amiche, ad esempio, si trasforma spesso in un festival del passivo-aggressivo.

“Cara, quanto tempo? Ma come sei dimagrita!” anche se è evidente che non ho perso neanche un etto.

“Ordiniamo? Per me un’insalata con il condimento a parte”

“Volentieri! Per me la cotoletta di maiale con contorno di patatine fritte”.

Ed eccoli, i primi sguardi acidi. Che io oggi non abbia avuto tempo per pranzare non sembra essere una scusa accettabile. Se non ordino un’insalata scondita anch’io sto facendo loro un dispetto.

La conversazione intorno al tavolo pare spesso ignorarmi. Diete provate, diete di cui hanno sentito parlare, diete imbattibili. E ogni tanto un’occhiata nella mia direzione, una mano posata brevemente sul mio braccio

“Ma tu non puoi capire, sei magra per natura”.

Ho sempre un flash: quando l’amica con figli mi racconta un problema, io le espongo la mia opinione e lei risponde seccata:

“Monica, non puoi capire, tu non hai figli”. Il gesto della mano posata sul braccio è preciso identico.

Finita la cotoletta – manco hanno voluto assaggiarla – arriva il momento che più detesto di una cena. È ora di ordinare il dolce.

“Perché non prendi un bel tiramisù?”

“Grazie, non ho voglia, lo vuoi ordinare tu?”

“Ha, figurati! Sono due settimane che non tocco carboidrati. Ma tu sei così magra, dai, prendi il tiramisù!”

“Ma a me i dolci non piacciono! E poi mi sono appena sbafata una cotoletta da un metro quadro, sono piena fino all’orlo!” un panino col salame per chiudere la cena potrebbe forse tentarmi, ecco, ma il dolce proprio no.

“Ma sei tanto magra! Dai che te lo puoi permettere!”

E il fatto che io non voglia ordinare il dolce nonostante sia magra diventa per incantesimo un affronto personale.

In effetti, col passare degli anni, ho notato una cosa strana. Ho realizzato che questo mondo non è fatto su misura per me. La stessa sensazione che probabilmente hanno i mancini, o le persone affette da nanismo. La condizione normale per una donna è quella di voler dimagrire. O per lo meno questo sembrano pensare tutte le agenzie pubblicitarie e i reparti marketing delle aziende alimentari. I poverini che sono contenti del loro peso o – orrore! – che vogliono ingrassare non sono un target serio.

Al supermercato bisogna cercare bene per trovare lo yoghurt, il latte, la pizza surgelata, gli orsetti gommosi con il grasso. In bella vista è infatti tutto super-light.

La mia casella di posta elettronica trabocca di spam, e-mail che mi spiegano come perdere 10-20 kg in una settimana. Quando sono di buon umore cestino con una grassa risata. Quando ho la luna per traverso li vorrei denunciare per tentato omicidio.

Una volta mi è addirittura arrivata un’offerta per una palestra, l’abbonamento annuale con 1% di sconto per ogni kg di sovrappeso. Se non è discriminazione questa.

Qualche mese fa, per colpa di questa storia degli inesistenti kg in più, ho rischiato il suicidio involontario. Dopo un paio di giorni di costipazione ho comprato in farmacia un lassativo da banco e preso una pastiglia. Secondo il foglietto informativo la dose normale per un adulto, da ripetere ogni giorno fino ad ottenere il risultato desiderato. Non suona propriamente un medicinale dall’effetto bomba, vero?

Ora, l’adulto normale deve pesare sui 90 kg, perché ‘sta pastiglia su di me fece l’effetto dell’idraulico liquido industriale. Stetti male due giorni.

Perché le dosi delle medicine non vengono indicate a seconda del peso? Tipo dal veterinario, che prima di dare le gocce al gatto ti chiede

“Quanto pesa il Gatto-Troppo-Lento-Per-L’occhio-Umano?”

“Due chili e due”.

 

PS E mangia come un pastore tedesco… in famiglia siamo tutti magri per natura.