Una delle gioie vere di vivere a Vienna è che non ho bisogno di avere la macchina. E infatti, da quando ho restituito le chiavi dell’ultima auto aziendale, giro a piedi, in bicicletta, con il tram, con la metro. E mi sento libera come non mai.

Il lato buffo della faccenda è che non mi ero accorta di avere nel portafoglio una patente scaduta dalla bellezza di dieci mesi. Per dirla tutta, questa della patente che scade, è una piccolissima fonte di orgoglio per l’espatriato italiano. Un’occasione per fare un minuscolo predicozzo agli efficientissimi Austriaci.

La nostra patente di guida va infatti rinnovata ogni dieci anni. Con tanto di visita medica e controllo della vista. Dai sessant’anni in poi, addirittura, ogni cinque. Quella austriaca invece no, la fai a diciott’anni (oggi persino a diciassette) e ti dura tutta una vita. E noi Italiani siamo fermamente convinti che questo sia il motivo per cui in tedesco hanno dovuto coniare il termine Geisterfahrer – concetto per cui in Italiano bisogna ricorrere ad un lungo giro di parole (guidatore che sull’autostrada procede contromano). No, perché due volte su tre non è un ubriacone, ma un novantenne un po’ rimbambito. Son soddisfazioni.

Evviva la patente italiana, dunque. E nonostante io potrei far trascrivere la mia decidua patente italiana in una eterna patente austriaca, preferisco ogni dieci anni fare un viaggio della speranza in Patria e iniziare la caccia al tesoro. Ragioni del cuore, che non comprendo appieno e non so spiegare. Io voglio il passaporto italiano e la patente italiana. Punto.

Qualche settimana prima di partire per due settimane di vacanza a casa dei miei ho quindi chiamato mamma al telefono.

“Mamma, mi è scaduta la patente da quasi un anno! Potresti informarti su come fare per farla rinnovare mentre sono giù a Roma in modo da andare a colpo sicuro?”

“Certo tesoro, che ci vuole? Domani chiamo la ASL.”

Mamma è efficientissima e ha chiamato subito la ASL. Non appena ha chiesto delucidazioni, la signorina al telefono ha esclamato

“Signora! Venga domani che le diamo tutto il materiale informativo!”

Mamma ci è rimasta di stucco. Mi ha richiamata immediatamente tutta emozionata

“Accidenti che bella organizzazione! Spero che mi diano già il modulo e il bollettino da pagare. Probabilmente posso già fissarti anche l’appuntamento per la visita dell’oculista.”

Mamma è davvero un cuor contento.

La mattina dopo è corsa alla ASL – venti minuti di macchina, un’ora di fila, parcheggio sul piazzale infuocato – e allo sportello le hanno consegnato il famoso materiale informativo. Cioè il foglietto che vedete nella foto qui sopra. E non è che la foto sia venuta male, eh? È proprio una fotocopia di una fotocopia di una fotocopia di una fotocopia. Lasciata, per sicurezza, un paio di giorni a sbiadire al sole.

Dopo attento studio e decifrazione di caratteri sfocati, ero abbastanza sicura che questi fossero i passi da seguire:

  • Andare dal medico di famiglia e farmi rilasciare un certificato che attesti la mia buona salute;
  • Andare in Posta a fare un versamento di Euro 9,00 intestato alla Motorizzazione Civile;
  • Andare dal tabaccaio a comprare una marca da bollo da Euro 14,62;
  • Andare al CUP (un acronimo che mi ha lasciata momentaneamente perplessa) a fare un versamento di Euro 14,46;
  • Andare da un medico legale della ASL a farmi controllare la vista.

Un poco macchinoso, ma facile, mi son detta.

Bene, ognuno di questi punti mi ha procurato un’arrabbiatura feroce. E ognuno di questi punti mi ha procurato un’arrabbiatura diversa.

Cominciamo con il medico di famiglia, che vivendo io a Vienna dal 2002, non mi vede da una vita. Dato che mamma e papà dovevano andare a farsi prescrivere delle medicine, li ho pregati di fissarmi un appuntamento. In fin dei conti sono in vacanza – una roba che non capitava da due anni – e l’idea di trascorrere un intero pomeriggio nella saletta d’attesa non mi allettava troppo.

Mamma e papà, la sera stessa appena rientrati, mi hanno allungato un foglio A4 piegato in quattro.

“Il Dottor Ancoroni ti saluta con affetto”.

L’ho aperto e scoperto che il Dottor Ancoroni non ha il minimo dubbio che io, nel corso degli ultimi undici anni, non abbia sviluppato diabete, malattie cardiocircolatorie, dipendenza da sostanze stupefacenti o alcool… insomma, il medico di famiglia mi aveva fatto il certificato sulla fiducia. Non sapevo se ringraziare per lo scampato pomeriggio buttato, o incazzarmi. No, perché che me lo chiedete a fare un Certificato Anamnestico – solo il nome mette paura – se poi manco mi guarda in gola o ascolta la schiena con lo stetoscopio?

Bon, fuori uno avanti un altro.

Il giorno dopo sono andata alla Posta. Ero convinta non ci sarebbe stato nessuno, fra tre giorni è Ferragosto. La fila cominciava fuori dalla porta. Sgomitando mi sono fatta strada fino al tavolino con il cosino girevole dove sono raccolti i bollettini precompilati. L’ho studiato a lungo e a fondo. Il bollettino della Motorizzazione Civile c/c 9001 non c’era. Ne ho preso uno in bianco e l’ho compilato con cura. In triplice copia. Mi sono dovuta far prestare la penna. Mi sono poi messa diligentemente in fila.

Arrivato il mio turno allungo il bollettino all’impiegata che lo infila nella macchinetta, poi scuote la testa irritata e mi dice

“Ah no, signora, per questo ci vuole il modulo precompilato!”

Mi sono girate un attimo.

“Beh, il modulo precompilato non c’era, non mi pare faccia un gran differenza, i dati ci sono tutti”.

“No signora! Le ho detto che qui ci vuole il modulo precompilato!”

Era scocciata di brutto.

“Va bene” ho ceduto “mi dia il modulo giusto”

“Ah, signora! Il modulo precompilato si prende dall’altra parte…”

e con la mano fa un vago cenno in direzione della fila chilometrica all’altro capo della stanza.

“Hmpf” ho fatto io “aspetti, corro a prenderlo!”

Non avevo capito che avrei dovuto rifare la fila.

Mentre rifacevo la fila ho compilato il modulo precompilato in bilico su un ginocchio, non volevo più perdere manco un minuto. Parevo un airone. L’unico campo che mi mancava era la causale. Sul bollettino normale avevo scritto a penna rinnovo patente. Sul modulo precompilato invece c’era solo un campo per un codice numerico a tre cifre. Ho girato il modulo convinta di trovare una legenda esplicativa, ho trovato invece un’avvertenza in grassetto

IMPORTANTE!! Indicare SEMPRE il codice della causale!

Non invento, bensì cito, sia il maiuscolo che i punti esclamativi.

Finalmente di nuovo davanti all’impiegata, le chiedo

“Scusi, che codice devo scrivere nel campo della causale?”

“Ma niente, signora! Non serve.”

“Ma sul retro c’è scritto che è importantissimo!”

“Signora! Le ho detto che non serve, ha capito?”

Non avevo capito, giuro, ma l’impiegata ormai mi urlava in faccia sputacchiando e mi ha messo paura. Ho pagato i nove Euro in contanti, grattando tutte le monetine che avevo nel portafoglio, in tasca, in fondo alla borsa. L’ultimo Euro me l’ha regalato la ragazza in fila dietro di me. Il mio bancomat asburgico non funzionava

“Ma signora! Questa carta ha il chip! È ovvio che alla Posta non funziona!”

Uscita dalla posta il Fidanzato Asburgico mi ha fatta sedere al bar e mi ha portato rapidamente un Negroni e un piattino di patatine. Finito il Negroni avevo quasi smesso di tremare di rabbia.

Finito di leccarmi le dita unte di patatine sono entrata dal tabaccaio. Almeno lì non c’era la fila. Ho chiesto compunta

“Una marca da bollo da Euro quattordici e sessantadue”.

Il tabaccaio ha scosso la testa irritato e mi ha detto

“Signora! È da maggio che non le fanno più!”

Mi è mancato il fiato

“E ora come faccio?” ho chiesto preoccupata.

“A cosa le serve? Per il rinnovo della patente?”

“Si”

“Allora le serva una marca da sedici Euro!”

“Ma il materiale informativo della ASL dice Euro 14,62! L’abbiamo preso la settimana scorsa!”

“No signora! E ho detto che le serve una marca da bollo da sedici Euro!”

Ho comprato quello che diceva lui. E meno male, aggiungo, dato che aveva ragione.

Gli ultimi due passaggi erano fortunatissimamente da compiere nello stesso ufficio. L’ultimo bollettino e la visita dal medico della ASL. Solo ed esclusivamente il martedì mattina tra le 9 e le 12. Mi ha accompagnato mamma in macchina – santa donna – e siamo uscite per tempo. Mi sentivo addosso un briciolo di apprensione residua, avendo io avuto il raro tempismo di arrivare un martedì sera per ripartire due martedì dopo verso l’ora di pranzo. Questo martedì era l’unica finestra disponibile.

Allo sportello del CUP, miracolosamente, non c’era fila.

“Buongiorno! Devo fare il versamento e poi la visita dal medico legale per il rinnovo patente.”

Dall’altro lato del vetro blindato la signora mi ha guardato perplessa. Sembrava non mi capisse.

“…”

“Come?” faccio io.

“…”

“COMEEE???”

La signora si è alzata dalla sedia, si è accostata con le labbra al vetro e ha strillato con quanto fiato aveva in gola

“Quattordici Euro e quarantasei!”

L’ho sentita a malapena. Chissà chi ha avuto la bella pensata di sigillare lo sportello al pubblico dietro ad un vetro insonorizzato!

Pagato il bollettino (mi ero portata contante e aveva persino il resto!), mi dirigo verso lo stanzino del medico legale dove, altrettanto miracolosamente, c’erano solo due persone in fila prima di me.

Arrivato il mio turno entro e mi siedo.

Monica: Buongiorno

Medico Legale: Buongiorno, cosa le serve?

M: Devo rinnovare la patente.

ML: Ha tutti i documenti?

M: Spero.

Gli allungo bollettini pagati, marca da bollo e certificato anamnestico. Giuro che mentre li studiava ho trattenuto il fiato, come una scolaretta, schiacciata dalla paura mancasse qualcosa.

ML: Bene, non manca niente.

Ho finalmente espirato.

ML: Nome, cognome, data e luogo di nascita, indirizzo?

M: Blablabla.

ML: Perfetto.

Scartabella un po’, poi tira fuori un altro modulo.

ML: Nome, cognome, data e luogo di nascita, indirizzo?

M: Blablabla

Nuova scartabellata, nuovo modulo. Su questo ha avuto l’alzata di ingegno di copiare le generalità dal modulo precedente. Nel frattempo io mi guardavo intorno cercando il tabellone con le lettere nere, per controllare fino a che riga riuscissi a leggere dalla sedia di fronte alla scrivania. Ma non lo trovavo.

ML: Quanto è alta? Quanto pesa?

M: Blabla.

ML: Mi faccia vedere la patente scaduta.

M: Prego.

ML: Ha obbligo di lenti?

M: Si.

ML: Ora porta le lenti a contatto?

M: Si.

ML: Quanto le manca?

M: -6 a destra e -7 a sinistra.

ML: Ah, e senza occhiali come ci vede?

M: Non ci vedo un tubo.

ML: Ah, e con gli occhiali invece come ci vede?

M: Bene.

Scribacchia ancora un po’, attacca la marca da bollo all’ultimo foglio, mi spiega che con quello posso già guidare e che mi arriverà per posta l’adesivo da appicciare sulla patente. Me lo porge con un sorriso e mi saluta.

Giuro che ho riportato tutta la conversazione fedelmente, senza tralasciare nulla.

Questa pagliacciata, però, agli Austriaci non la racconto.