I ravioli della nonna – Parte terza

Un paio di sabati fà – mamma e papà erano appena ripartiti – sono andata al supermercato. Volevo preparere i ravioli della nonna, noblesse oblige. Ho comprato sei uova, mezzo chilo di manzo, i panini da ammollare nel latte, ho pensato persino al latte. La pancetta e il rosmarino (portati dalla mamma, eh!, il rosmarino persino dell’orto) erano già in frigo, l’aglio e il vino bianco non mancano mai.

Domenica abbiamo fatto colazione con ham and eggs, nel pomeriggio, verso le cinque, ho deciso di cominciare, precisamente con la pasta all’uovo. I Fidanzato Asburgico era sul divano che si esercitava alla chitarra – vi ho raccontato che i miei, dietro mio suggerimento, a ottobre gli hanno portato la vecchia chitarra dello zio Tino? No? Beh, pessima idea, come regalare un tamburo ad un bimbo cinquenne.

Il suddetto Fidanzato Asburgico ha proposto, prima che io iniziassi, di farci un bell’aperitivo con un gin and tonic. Mi conosce bene. Dopo aver brindato alla seratina romantica che ci aspettava, reggendo il bicchiere con entrambe le mani – sembrava un secchiello – ho tirato fuori tutti gli ingredienti e scoperto con orrore di non avere abbastanza farina. Nemmeno i quattro etti striminziti che mi servivano. E la farina a casa nostra è una roba che non manca proprio mai.

Dato che avevo già succhiato quasi metà del gin and tonic e per colazione/pranzo avevo mangiato solo una banana, non ho avuto cuore di uscire a cercare farina. Vienna non sarà la Germania dell’Est, come sostiene mia madre, ma non è nemmeno Londra. I due supermercati aperti la notte o la domenica sono uno all’aeroporto e uno a 40 minuti di viaggio, bisogna prendere due linee di metro e pure il tram. Pioveva.

Ho rimesso gli ingredienti in frigo.

“La carne di manzo non ti marcisce mica in due giorni”, ha assicurato il Fidanzato Asburgico.

Mi sono stravaccata anch’io sul divano con un bel libro e i tappi nelle orecchie. Abbiamo cenato con junk food, che McDonald’s è veramente dietro l’angolo.

Lunedì sera, dopo il lavoro, sono passata al supermercato ed ho comprato tanta, ma tanta, farina. Arrivata a casa ho sfruttato le braccia muscolose del Fidanzato Asburgico e gli ho fatto impastare farina e uova per bene (mai riuscita a farla così elastica con i miei braccini da ragno, btw). Intanto ho messo sul fuoco il ripieno, carne, aglio, rosmarino, pancetta. Un profumino che non vi dico. Ho spezzettato il pane (raffermo) e ci ho versato sopra di latte. Dopo aver imbacuccato amorevolmente la pasta all’uovo con un canovaccio e averlo rimboccato con cura tutto intorno, ho coperto la carne di vino bianco e messo su il coperchio. Erano le otto e un quarto.

Il Fidanzato Asburgico ha cominciato a mixare un gin and tonic e ha chiesto quanto tempo ci volesse perché lo spezzatino fosse pronte. Buffo, perché lo specialista del gulasch in casa è lui – e il suo, di pentolone, rimane sul fuoco per ore.

“Un’ora minimo, tesoro.”

Mi ha guardata perplesso.

“Poi bisognerà aspettare che si raffreddi un poco, per passarlo nel tritacarne”

Mi ha guardata confuso.

“Poi lo impastiamo con il pane ammollato e un uovo. Poi tiriamo la pasta con la macchinetta a manovella e possiamo cominciare a farcire i ravioli.”

Mi ha guardata sdegnato. “E quando ceniamo?”

Ho chinato leggermente il capo da un lato, succhiando pensierosa dalla mia cannuccia.

“Mah, prima delle dieci e mezza, undici credo di no. Come li vogliamo condire i ravioli? Burro e salvia?”

Stavo ovviamete scherzando.; avevo capito benissimo come sarebbe finita anche questa serata. Ho quindi proposto di finire di cucinare lo spezzatino e di infilarlo in frigo per domani.

“Ti faccio una pasta alla carbonara, pronta in un quarto d’ora!” e il suo sorriso si è allargato.

“Peccato solo per la pasta all’uovo” ho aggiunto.

“Mettiamola anche quella in frigo, avvoltolata nella pellicola” ha proposto lui.

“Ma ci son dentro uova crude! Non andrà a male?”

“Ma no, figurati! Sono impastate con la farina!”

Una spiegazione decisamente aleatoria. Ci ho pensato su un attimo, mentre continuavo a succhiare dalla cannuccia, poi ho abboccato e annuito sorridendo.

Abbiamo cenato ad un orario appena appena civile, con tre etti di pasta condito con un etto di pancetta, tre uova e una generosa grattata di Pecorino Romano. Dopo il BigMac della sera prima, ho dormito come un sasso.

Martedì sera sono corsa a casa dopo il lavoro saltellando come uno stambecco. Non volevo perdere neanche un minuto! Appena arrivata a casa, ancora prima di prendere in braccio il gatto per il giro di coccole di rito, ho tirato fuori dal frigo la padella della carne ancora incoperchiata e il pacchetto della pasta all’uovo, con tutta la pellicola e il canovaccio.

“Peccato che mi sia dimenticata di dirti di farlo prima” ho detto al Fidanzato Asburgico “è meglio se tornano a temperatura ambiante prima di cominciare”

Mi sono accorta poi che la ciotola con il pane ammollato nel latte era rimasta sul piano di lavoro della cucina dalla sera scorsa – mimetizzata sotto ad un piatto da dessert turchese con cui l’avevo coperto nella speranza che non lo lappasse il gatto. Non ho detto niente. Avevo ancora latte ma non pane bianco.

Dato che l’acqua tonica era finita, abbiamo brindato ai ravioli prossimi futuri con un bicchiere di Falanghina (scarrozzato in macchina dai miei, che ve lo dico a fare?) bello freddo. Ero proprio di buon umore!

Una volta scoperchiata la padella ho respirato a fondo il profumino paradisiaco dello spezzatino. Ho persino pucciato un dito nel sugo gelatinoso e l’ho fatto leccare al Fidanzato Asburgico. Detta così sembra una roba molto lasciva, ma il sugo era talmente buono che nessun pensiero carnale ci ha sfiorati.

Quando ho aperto il canovaccio e scartato la pasta all’uovo i miei sogni si sono infranti. Il Fidanzato Asburgico ha probabilmente sentito il rumore dei cocci dal soggiorno e mi a raggiunta in cucina. La palla di pasta all’uovo era diventata grigia! Non grigiastra, non ingrigita… proprio grigia.

L’ho annusata, il mio cervello si rifiutava di accettare l’evidenza, cioè che non ci fosse più speranza. Non puzzava, magari un vago sentore di rancido. Molto vago. Ne ho staccato un pezzetto – sotto era di un giallo meraviglioso. Tenendo il pezzetto tra pollice e indice ho guardato il Fidanzato Asburgico. Lui ha sostenuto il mio sguardo con aria di sfida. Ho assaggiato la pasta. Non male, ma sempre quel vago sentore di rancido. Ne ho offerto un pezzetto al Fidanzato Asburgico. Nei suoi occhi ho letto terrore puro e visto affiorare il ricordo dell’intossicazione da salmonella che si prese dieci anni fa per cui trascorse due settimane in terapia intensiva con tubi che gli uscivano da tutte le parti.

“È grigia, Principessa, ti prego, lascia perdere!”

Ho ceduto – una cosa è il vasetto di yoghurt scaduto da un paio di giorni – ma la pasta all’uovo grigia è troppo persino per me. Ho buttato il pacchetto nella spazzatura e mi sono girata con aria sconsolata verso il Fidanzato Asburgico. Stranamente lui era ancora bello arzillo.

“Te la impasto di nuovo in dieci minuti, ieri hai comprato tre chili di farina, vah!” ha fatto lui baldanzoso.

“Ti ricordi cosa abbiamo mangiato per cena ieri sera?”

Non aveva ancora capito. “Sono finite le uova.”

Ci siamo seduti sul divano coccolando i nostri bicchieri di Falanghina, non sapendo bene se ridere o piangere. Dopo un po’ abbiamo scaldato lo spezzatino di manzo ancora nella sua padella, ci abbiamo versato sopra due tazze di cous-cous istantaneo e condito l’insalata in silenzio. Il gatto ha ricevuto una generosa porzione di pane e latte.

Tanto per la cronaca era mezzo chilo di carne e un etto di pancetta un due. Era tutto buonissimo. Ho dormito come un orso in letargo.

Il sabato seguente abbiamo rifatto la spesa. Carne, uova, latte, farina – che nel frattempo era finita, ho già accennato al fatto che faccio spessissimo il pane in casa?

Domenica mi sentivo due linee di febbre e non avevo davvero voglia di cucinare. Abbiamo cenato con pane scongelato e l’ultimo pezzettino di salame Felino portato dalla mamma. E meno male che era solo uno e non tre come avrebbe voluto lei. La carne di manzo l’abbiamo surgelata.

La settimana seguente abbiamo ripetuto la procedura – quasi  non mi divertivo più. Domenica ho cucinato di nuovo lo spezzatino, manzo, aglio, rosmarino, vino bianco. Ancora prima di fare in tempo ad impastare la pasta all’uovo o accorgermi che la sera prima il Fidanzato Asburgico si era spazzolato i due panini bianchi – comprati apposta – con le ultime cucchiaiate di Nutella, si era fatto troppo tardi. Gran parte della mia domenica era volata nel preparare questo blog. Buffo vero? (Ma anche no)

Lo spezzatino è finito in frigo, come da copione. Lunedì sera sono tornata a casa verso le dieci – leriprese televisive si erano trascinate un poco. Vi lascio immaginare il menù di ieri sera. Un piccolo indizio: avevamo ancora una tazza di couscous.

 

… (segue, accidenti!)

Monica Mel nonna Nonsolosissi pasta all'uovo ravioli Vienna