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	<title>Provato &#8211; nonsolosissi.com</title>
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	<description>Diario semi-vero di unItaliana a Vienna</description>
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	<title>Provato &#8211; nonsolosissi.com</title>
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		<title>Salmone affumicato per principianti</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jan 2014 09:48:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> La foto dell’oggetto in questione la vedete qui a destra, una confezione di salmone affumicato da €3,99 comprata per disperazione prima di Natale. Quello che prendo di solito era finito. Ora, prima che inizi la mia disquisizione su cosa c’è scritto sul pacchetto, vale la pena ragionare un attimo sulle profonde differenze di gusti alimentari&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>La foto dell’oggetto in questione la vedete qui a destra, una confezione di salmone affumicato da €3,99 comprata per disperazione prima di Natale. Quello che prendo di solito era finito.</p>
<p>Ora, prima che inizi la mia disquisizione su cosa c’è scritto sul pacchetto, vale la pena ragionare un attimo sulle profonde differenze di gusti alimentari che esistono tra gli Italiani e gli Austriaci (o i Tedeschi, la faccenda cambia davvero di poco). Noi siamo cresciuti a forza di pane bianco, pasta, pizza e insalate di pomodori. Loro a pane di segale, patate e bicchieroni di latte. Noi mangiamo un po’ di carne, un po’ di pesce, un po’ di legumi. Loro carne di maiale.</p>
<p>Vorrei ora sottolineare la mancanza praticamente assoluta di pesce nella dieta locale. Non lo mangiano mai, non sono abituati al gusto, e quindi, per forza di cosa, il pesce non gli piace. Praticamente qui non escono mai dalla fase infantile del “il pesce fa schifo e è pure pieno di spine”. Il faccino schifato che hanno immancabilmente fatto tutti gli amici asburgici in Italia, quando io mi tuffo con voracità in un ciotolone di impepata di cozze, è uno spettacolo imperdibile. Io non raggiungo quei livelli nemmeno di fronte al cervello fritto.</p>
<p>Questa confezione di salmone affumicato – che nella mia testa non ricade nemmeno nella categoria<em>pesce</em>, bensì in quella delle prelibatezze da stendere sul pane (bianco), è evidentemente pensata per un pubblico di principianti. Quelli che il pesce non lo toccano manco con le molle, e che contro il pesce hanno un sacco di fisime.</p>
<p>Ecco come il produttore cerca di convincere i potenziali clienti dell’innocuità del prodotto.</p>
<p>In alto a sinistra:</p>
<p><strong>Welt des Geschmacks – <em>Il mondo del gusto</em></strong></p>
<p>Cioè mica siamo qui a presentarvi schifezze, questo è il MONDO DEL GUSTO! Venghino, signori, venghino!</p>
<p>Al centro:</p>
<p><strong>Echter Raucherlachs, geschnitten – <em>Vero salmone affumicato, affettato</em></strong></p>
<p>Non ti stiamo prendendo in giro con surrogati, questo è vero salmone. E se per caso ti stessi domandando, con un briciolo di preoccupazione, come caspita si serva ‘sta roba… stai tranquillo. È già a fette.</p>
<p>In basso a destra:</p>
<p><strong>nella coccarda: Feister Geschmack – <em>Gusto squisito</em></strong></p>
<p>Come diceva sempre mia nonna, <em>repetita iuvant</em>, quindi ci teniamo a ripetere che questo pesce qui ha un sapore davvero ottimo.</p>
<p><strong>Premiumqualität – <em>Qualità premium</em></strong></p>
<p>E di nuovo, solo il meglio del meglio.</p>
<p>In basso a sinistra (e qui mi sono davvero sganasciata):</p>
<p><strong>Sofort zum essen – <em>Da mangiare subito</em></strong></p>
<p>Cioè, ‘sta roba non solo è buona, di qualità e pure già affettata. Non la devi manco cuocere! Accidenti, il massimo della praticità!</p>
<p><strong>50g enthält kcal 118 6% GDA – <em>50g contengono 118 kcal 6% del GDA</em></strong></p>
<p>Siete ancora a bocca aperta per la qualità e praticità del prodotto? Reggetevi forte… è pure povero di calorie!</p>
<p>E poi arriva il mio preferito, in forma di simbolo, che mi fa un tenerezza infinita</p>
<p><strong><em>SENZA SPINE!!</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Più, ovviamente, l’indicazione di dove aprire la confezione. Più facile di così!</p>
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		<title>E l’Eco Rispose</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Aug 2013 12:36:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Provato]]></category>
		<category><![CDATA[kabul]]></category>
		<category><![CDATA[khaled hosseini]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">5</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Spoiler alert: nessuna sorpresa di rilievo, al massimo due righe di trama, ma questo è un post nello spirito del book club. Se non avete letto il libro risparmiatevelo tranquillamente. Nel 2005, come molti altri, lessi il romanzo d’esordio di Khaled Hosseini Il Cacciatore d’Aquiloni. Lo trovai così così, ma non ebbi cuore di confessarlo&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">5</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p><em>Spoiler alert</em>: nessuna sorpresa di rilievo, al massimo due righe di trama, ma questo è un post nello spirito del <em>book club</em>. Se non avete letto il libro risparmiatevelo tranquillamente.</p>
<p>Nel 2005, come molti altri, lessi il romanzo d’esordio di Khaled Hosseini <em>Il Cacciatore d’Aquiloni</em>. Lo trovai così così, ma non ebbi cuore di confessarlo a nessuno, nemmeno a mia mamma che me lo aveva prestato con pacato entusiasmo. Evitai comunque l’opera seconda,<em>Mille Splendidi Soli</em>, nonostante abbia diversi amici – o meglio, diverse amiche – che giurano e spergiurano sia meraviglioso e che si commuovono al solo ricordo.</p>
<p>La premessa di <em>E l’Eco Rispose</em> è molto accattivante: il signor Hosseini è afgano, e tanto basta a renderlo assolutamente esotico.</p>
<p><em>À la “Mr. Hosseini, racconta: hai la mia più completa attenzione.”</em></p>
<p>Una rapidissima ricerca sul frontespizio del libro, e un’occhiata a Wikipedia, mi hanno invece fatto un pochettino cadere le braccia. Hosseini è nato a Kabul, vero, ma ha lasciato l’Afghanistan alla tenera età di undici anni, per trasferirsi definitivamente negli USA a quindici. E non ha più messo piede nel suo Paese natale per più di vent’anni. Ora, suonerà spocchioso, ma dopo trent’anni di vita all’estero (me ne mancano ancora una ventina), giuro, io non avrò l’ambizione di spiegare l’Italia agli stranieri. Ma tant’è, l’Afghanistan è indubbiamente più esotico dell’Italia.</p>
<p>Questo <em>E l’Eco Rispose</em>, poi, l’ha scritto in Inglese – come del resto tutti e tre i suoi libri. A saperlo prima me lo sarei procurato in lingua originale e non in Italiano. Anche perché questo libro, perdonatemi, è tradotto molto male, tanto da farmi tristemente sospettare <em>sia scritto male fin dal principio</em>. Raggiunge regolarmente punte di fastidio fisico, talmente dolorose, che ho sentito l’esigenza di fare gli angolini alle pagine con i passaggi incriminati. E ora sento l’ancora più antipatica esigenza di fare qualche esempio.</p>
<p>Sentite questa – Pari parla di rimorso:</p>
<p>“Avrebbe dovuto combatterlo, ora e per il resto dei suoi giorni. Sarebbe stato come un <em>rubinetto gocciolante</em> <em>al fondo della sua mente, un retro pensiero continuo.</em>”</p>
<p>Il corsivo è mio, ma questa baggianata, giuro, non me la sono inventata. Si trova a pagina 243.</p>
<p>E ancora – Markos parla della malattia di Mamá (pagina 324):</p>
<p>“Mamá, su mia insistenza, era stata visitata da un neurologo di Atene sei mesi prima, dopo che Thalia mi aveva detto che <em>rovesciava gli oggetti </em>e li lasciava cadere di continuo”.</p>
<p>A pagina 284 Adel si annoia:</p>
<p>“Posò la lattina di succo di mela sul ceppo e si esercitò <em>a lanciare e riprendere la palla come un giocoliere</em>. Il suo record personale era di sessantotto <em>lanci</em> senza lasciarla cadere per terra.”</p>
<p>E ‘sta cosa del giocoliere si ripete di nuovo quando la palla passa a Gholam. Una roba talmente bizzarra che, giuro, ho sfogliato le pagine a ritroso, chiedendomi se per caso non avessi capito male. Ma no, non erano numeri da majorette, non era <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Footbag" target="_blank" rel="noopener">hacky sack</a></em>, era proprio un pallone da calcio! Per carità, qualcuno spieghi in fretta al traduttore che in Italiano li chiamiamo <em>palleggi</em>!</p>
<p><em>E l’Eco Rispose</em> ha la pretesa di essere un romanzo corale, e questa cosa in teoria mi piace assai. Ma esagera. Esagera di brutto. Appena l’ho finito, con la storia bella fresca in testa, ho avuto la pensata di prendere una cartolina e di disegnare un piccolo grafico con i personaggi e le freccine che indicano come siano collegati fra di loro. Il secondo tentativo (incompleto), su un foglio formato A4, è quello che vedete nella foto qui sopra. Non so se ridere o piangere.</p>
<p>Per fare un attimo d’ordine, gli episodi si dividono in due tematiche piuttosto facili da identificare.</p>
<p>La prima: <em>l’abbandono</em> da parte di persone che mai e poi mai dovrebbero permettersi di abbandonare. A livello di<em> sacrilegio</em>. Vuoi per amore – Sabur che vende la figlioletta Pari, o Parwana che abbandona nel deserto la sorella Masura. Vuoi per debolezza – Idris con Roshi e Amra. O per egoismo bello e buono – Nila con Suleiman, di nuovo Nila con Pari, e ancora Madeline con Thalia.</p>
<p>La seconda: l’attaccamento profondissimo tra persone che sarebbero tutt’altro che obbligate. <em>In odore di santità</em>. Alcune molto verosimili, come Amra e Roshi, o Pari e i genitori malati; altre direi manieristiche, come Thalia e Mamá, o Nabi e Suleiman. Altre, a voler essere buoni, stiracchiate. Cioè Pari e Pari.</p>
<p>L’impressione generale è che Hosseini cerchi di strapparci più lacrime possibile. Sarà una mancanza mia, Sissi-Cuore-Di-Ghiaccio, ma con me ha funzionato solo una volta. L’unico capitolo che mi ha commossa è quello in cui Idris, nell’ospedale di Kabul, dopo aver conosciuto Roshi e aver ascoltato la sua storia, si commuove profondamente e si eccita all’idea di poterla aiutare. Ne è fermamente e sinceramente convinto. Una volta tornato in America, però, questo si rivela nient’altro che una bella fantasia, che s’infrange contro la vita di tutti i giorni. Contro il direttore dell’ospedale che lo liquida con un secco <em>“non ci sono fondi”</em>, contro il tran tran quotidiano della moglie e dei figli. E piano piano l’insistenza di Amra si trasforma in fastidio.</p>
<p>Ecco, con questo sono riuscita ad identificarmi, e a vergognarmi insieme ad Idris. La commozione profonda di fronte ad una tragedia inimmaginabile dall’alto della nostra patinata vita occidentale. Lo slancio sincero dell’offerta d’aiuto. Seguiti da delusione, fastidio, vergogna. La stessa vergogna che provo io quando mi ritrovo a singhiozzare di disperazione davanti ad una notizia del telegiornale. Per poi alzarmi due minuti dopo a versarmi un altro bicchiere di vino bianco ghiacciato, o dare la pappa al gatto, o farmi una bella doccia calda. La vergogna segreta del benessere.</p>
<p>Peccato quindi che anche questo episodio venga rovinato da un colpo di reni pseudo strappalacrime che mi è parso altamente superfluo: le tre paginette con la storia del libro di Roshi, e di come lei sia una persona talmente magnifica, da non voler mettere Idris in imbarazzo.</p>
<p>No, perché li avessi trascorsi io un paio di mesi in un corridoio di un ospedale da campo con mezzo cervello di fuori, e un medico americano mi prometteva di aiutarmi, per poi scaricarmi nel giro di poche settimane… non credo avrei rinunciato al piacere di sputtanarlo un po’ nel mio best-seller. Eccheccaspita.</p>
<p>Il mio giudizio finale – come se importasse a qualcuno – è che questo romanzo sia un tentativo malriuscito. Il groviglio groviglioso di personaggi, gli elementi pseudo-poetici che ricicciano a tutto spiano, tipo l’albero su cui Masura si rompe la schiena che ricompare come ceppo… signori! Queste trovate funzionano una volta su dieci. Su cento! O forse anche meno. E i pochi tentativi riusciti che mi vengono in mente sono solo film. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Love_Actually" target="_blank" rel="noopener"><em>Love Actually</em></a>, per dire. O <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/New_York,_I_Love_You" target="_blank" rel="noopener"><em>New York, I love You</em></a>. Due dei miei film preferiti di tutti i tempi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PS <em>E l’Eco Rispose, di Khaled Hosseini</em> sarebbe in teoria un gran bel candidato per la scatola di cartone che tengo in negozio con su scritto <em>free books</em>, dove infilo i libri che sono sicura non rileggerò mai. La provenienza della mia copia, invece, me lo rende troppo caro: mi è arrivato per posta qualche settimana fa, un regalo di Viola, che ci ha scritto dentro la dedica più romantica immaginabile da un’amica. E pensare che in cambio ha ricevuto tre paperback tutti ingialliti di Shopaholic! Che vergogna.</p>
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		<title>The Help – bene bravo sette più!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jul 2013 13:06:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Provato]]></category>
		<category><![CDATA[libreria]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">5</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Spoiler alert: allora, spoiler veri e propri non ce ne sono, farà anche caldo a Vienna, ma non sono tanto rincitrullita da raccontarvi la storia. Certo è invece, che le mie disquisizioni interesseranno di più dopo aver letto il libro. Anzi, non sono neanche troppo sicura che, senza averlo letto prima, le mie disquisizioni abbiano&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">5</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p><em>Spoiler alert</em>: allora, spoiler veri e propri non ce ne sono, farà anche caldo a Vienna, ma non sono tanto rincitrullita da raccontarvi la storia. Certo è invece, che le mie disquisizioni interesseranno di più <em>dopo aver letto il libro</em>. Anzi, non sono neanche troppo sicura che, senza averlo letto prima, le mie disquisizioni abbiano alcun senso!</p>
<p>La prima sorpresa di questo libro è stata molto piacevole. È scritto in prima persona, alternando le voci di tre donne, mantenendo la parlata originale, più o meno sgrammaticata, più o meno colorita a seconda del caso. E a chi, come me, piace Camilleri, in queste trovate, ci si crogiola con goduria. Per rendere omaggio a Aibileen, Minny e Skeeter, vado avanti anch’io per capitoli.</p>
<p><strong>Aibileen</strong></p>
<p><em>“That’s what I love about Aibileen, she can take the most complicated things in life and wrap them up so small and simple, they’ll fit right in your pocket.”</em></p>
<p>Minny</p>
<p>Aibileen è senza dubbio quella brava, pacata e pure coraggiosa. Dopo un centinaio di pagine ho cominciato anch’io, come i vicini di casa e la comunità di colore, di fronte ad un fatto nuovo, a chiedermi “chissà cosa ne pensa Aibileen?”. La voce della ragione.</p>
<p>Aibileen è proprio un tesoro, anche se a pensarci su un attimo scivola spesso nel cliché. Un po’ – con ‘sta storia delle preghiere con la lista d’attesa – il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Magic_negro" target="_blank" rel="noopener"><em>magical negro</em></a>, un po’ <em>Bildungsroman</em>. Che sarebbe poi il <em>romanzo di formazione</em>, ma in tedesco fa molto più figo: l’oppresso che piano piano prende coscienza della propria situazione, alza la testa e trova il coraggio di reclamare la dignità che gli era stata finora negata.</p>
<p><strong>Minny</strong></p>
<p>È indubbiamente la più divertente da leggere. Perdonate, ma io ci ho visto più che altro un espediente per alleggerire la faccenda. E con The Help ogni sorriso strappato è davvero benvenuto, perché l’argomento è ostico alquanto. Minny è, <em>di pirsona pirsonalmente</em>, il Catarella più riuscito della storia.</p>
<p>E anche, mi duole ammetterlo, il personaggio più piatto. C’è la presa di coscienza, si, ma Minny è sempre talmente incazzata coi bianchi, coi ricchi, col marito, con Miss Celia, con la figlia, con la sorella, col mondo intero, che proprio una svolta epocale non è.</p>
<p><strong>Skeeter</strong></p>
<p>È la <em>meno</em> divertente da leggere. All’inizio, anzi, mi è venuta voglia di strozzarla per quanto era naïve, superficiale e viziata. Tanto per stare sul cliché, la principessa sul pisello. Anche se il cliché vero di Skeeter è <em>l’eroe per caso</em>, quello che comincia appunto per caso, per scherzo o per noia e poi si appassiona alla causa. No, perché Skeeter, nata e cresciuta in una piantagione di cotone, svezzata e coccolata dalla Mamy di turno, nella prima metà del romanzo, di fronte alla questione razziale, cade dal pero talmente tante volte che mi pare evidente abbia iniziato per noia.</p>
<p>Verso la fine diventa più acida, e mi è piaciuta di più. Molto di più. <em>“I want to get out of here and get back to work, but two long, hot hours pass before Hilly finally bangs her gavel. By then, even she looks tired of hearing her own voice.”</em></p>
<p>Ricapitolando: 7+ e in mezza pagina ho già fatto a fettine tutte e tre le protagoniste. Devo assolutamente fugare l’impressione che The Help non mi sia piaciuto.</p>
<p>Il fatto è che The Help è bellissimo, ha vinto premi, ne hanno tratto un film (che non ho visto) e il plauso incondizionato è talmente forte che lo sento anche da sotto la doccia. Insomma, mi pare un esercizio più interessante (e anche divertente, non me ne vergogno) cercare di trovargli dei difetti piuttosto che unirmi al coro e battere le mani anch’io.</p>
<p>The Help funziona su diversi livelli, e sono tutti livelli che mi piacciono da impazzire. Per prima cosa parla di storia recente, e se Wikipedia fosse di carta, molti capitoli della mia copia sarebbero consumati dal tanto leggere e rileggere. John e Jackie Kennedy, ad esempio, la guerra fredda, la cultura pop americana anni ’50, ’60. The Help – me lo sono comprata da sola – avrebbe potuto essere un regalo di qualcuno che mi conosce davvero bene. Mamma, o Hans-L’amico-Buono.</p>
<p>Il secondo livello è quello del romanzo/saggio/qualsiasi cosa <em>scritto benissimo</em>.</p>
<p>“<em>It’s so hot, Mister Dunn’s rooster walks in my door and squats his red self right in front of my kitchen fan. I come in to find him looking at me like </em>I ain’t moving nowhere, lady.”</p>
<p>“<em>I’m dying to get out of the house, antsy from nerves, jittery about the deadline. The Christmas tree is starting to smell too rich, the spiced oranges sickly decadent. Mother is always cold and my parent’s house feels like I’m soaking in a vat of hot butter.”</em></p>
<p>Insomma, The Help io l’avrei letto tutto d’un fiato anche se avesse parlato di uncinetto.</p>
<p>Il terzo è quello del romanzo corale, un’altra cosa che adoro appassionatamente. Ecco, l’ultima critica a The Help: se romanzo corale deve essere, mi sarebbe piaciuto sentirlo tutto, il coro.</p>
<p>Alcune storie, in effetti, fanno parte del coro anche se non ne sentiamo la voce direttamente.<strong>Constantine</strong>, ad esempio, è un personaggio completo. Così come <strong>Elizabeth</strong> con i suoi tranquillanti da gravidanza, che di ragazzine frivole che si fano bistrattare dall’ape regina ne conosciamo tutti a bizzeffe e la smascheriamo subito. <strong>Miss Celia </strong>pure, e non serve conoscere i dettagli del suo dramma (<em>“Nine months here and I don’t know if she’s sick in the body of fried up her wits with the hair coloring”) </em>per condividerne l’angoscia.</p>
<p>Eppure non mi è bastato. The Help non mi è entrato sotto la pelle, nonostante ci sia andato molto vicino. Sono convinta infatti che manchino diversi capitoli. Così poi diventava uno di quei mattoni à la <em>Harry Potter 3+</em>, più alti che larghi. Un’altra delle mie passioni.</p>
<p>Ecco le voci che avrei volentieri ascoltato:</p>
<p><strong>Hilly</strong> (l’antagonista)</p>
<p>Quaranta pagine dall’inizio e già pensavo “Ah, quanto mi piacerebbe sentire la campana di Hilly!” Perché nessuno ha il coraggio di scriverlo, questo romanzo dal punto di vista di Hilly? No, perchè aiuterebbe tanto a capire, che sennò rimane un attimo <em>cappa e spada</em>. Coi buoni che, nel contesto sociale del momento, sembrano cattivi. Mentre noi <em>furbi</em> (leggi: <em>europei del 2013</em>) sappiamo benissimo che i cattivi sono gli altri. Concettualmente paro paro <em>I Tre Moschettieri</em>!</p>
<p><strong>Leroy</strong> (il marito violento di Minny)</p>
<p>Perché francamente la campana di Minny la conosciamo a memoria. Suona sempre uguale, indipendentemente dal luogo, dal tempo, dalla razza, della cultura. L’abbiamo sentita tante volte, e la sentiamo ancora oggi, cinquant’anni dopo, solo che ora diciamo <em>violenza domestica</em> o<em>femminicidio</em> (che parola orrenda). Eppure io, ogni santa volta, mi domando come sia possibile. La storia di Leroy, come quella di Hilly, non la vuole scrivere nessuno.</p>
<p><strong>Stuart</strong> (il fidanzato di Skeeter)</p>
<p>Perché no? Così c’era anche la storia d’amore, intelligente e sfortunata. Di quelle che mi fanno piangere a dirotto.</p>
<p><strong>Mr. Johnny</strong> (il marito di Miss Celia)</p>
<p>Che praticamente è sempre al lavoro, alla faccia del sonnacchioso Sud. E a me è sembrato tanto un’anima buona. Superficiale ma buona. Di quelle che i libri su di loro non li scrivono mai. Mentre in realtà la metà della gente su questa terra è così, pacato, affettuoso, paziente, gentile. E superficiale.</p>
<p><strong>Raleigh</strong> (il marito di Elizabeth)</p>
<p>Il personaggio più antipatico di tutti. Talmente antipatico che lo starei a sentire volentieri. Con lo stesso spirito per cui ci affascinano le cose mostruose.</p>
<p><strong>William</strong> (il marito di Hilly)</p>
<p>Così capiamo ancora meglio la campana di Hilly, che era la primissima che volevo sentire e quella che, alla fine, mi incuriosisce di più.</p>
<p>Mi rendo conto solo ora che dopo Hilly ho elencato solo uomini. Ed eccolo l’ultimo, ultimissimo – giuro! – cruccio: The Help è un romanzo al <em>femminile</em>. Mentre avrebbe tanto da insegnare agli uomini. No, perché a grattare via lo spesso strato di questione razziale, sotto ce ne è un altro, altrettanto spesso: la buona vecchia questione femminile.</p>
<p>La storia di Elizabeth, che magari sarebbe ancora volentieri amica di Skeeter ma il marito vieta persino alla domestica di parlarle. Di Miss Celia, che assume Minny di nascosto per far trovare la casa pulita e la cena pronta al maritino – per renderlo orgoglioso. E altro, che non siano i pavimenti a specchio, per rendere orgoglioso il marito non le viene in mente. E ovviamente di Minny, grande grossa e cattivissima, che se le fa dare di santa ragione dal marito nullafacente. Della madre reginetta di bellezza di Skeeter, imbarazzatissima dalla bruttezza della figlia. E preoccupatissima che non trovi marito.</p>
<p>Il Fidanzato Asburgico ha promesso che lo leggerà, ma senza troppa convinzione. Settimana prossima lo darà a papà. Riferirò.</p>
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		<title>A Visit from the Goon Squad</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Dec 2012 10:45:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Provato]]></category>
		<category><![CDATA[Jennifer Egan]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Mel]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Per farmi perdonare la bufala delle Cinquanta Sfumature, ecco un libro che mi sento di consigliare fortissimamente! Erano anni che non mi divertivo così.</p>
<p>L’aveva comprato il Fidanzato Asburgico quest’estate, e dopo averlo letto me ne aveva parlato benissimo. Io all’inizio ero molto, ma molto scettica, parla di musica, di psicoterapia, ha vinto il Pulizer per la narrativa 2011. Tutti e tre gli argomenti mi lasciavano molto perplessa.</p>
<p>Musica? Ora, con la musica il Fidanzato Asburgico ci lavora, è la sua passione più grande ed ha una cultura enciclopedica. Io, francamente, della musica me ne infischio bellamente. Non sento alcuna differenza se la musica esce dalle casse dello stereo da sei milioni di dollari o dai mini-speaker del laptop. Non mi accordo se la sua chitarra è leggermente scordata, e quando – scoppiando d’orgoglio – mi fa ascoltare il master finale del’ultima canzone che ha prodotto, io puntualmente esclamo:</p>
<p>“Ma è precisa uguale alla versione di ieri!”</p>
<p>I Fidanzato Asburgico non riesce mai a nascondere del tutto un briciolo di delusione, fa spesso un sospiro silenzioso, poi mi fa una carezza sulla testa e scuote leggermente il capo.</p>
<p>Pricoterapia? Ussignur! Sarà che negli ultimi anni ho fatto brutte esperienze con persone che erano in terapia, ma mi aveva irritata sommamente persino <em>La Solitudine dei Numeri Primi</em>. Una mancanza tutta mia, non c’è ombra di dubbio, ma la fase da fascino della depressione l’ho superata da un pezzo – verso la fine dei vent’anni, un classico.</p>
<p>Pulizer? Sarà un mattone noiosissimo?</p>
<p>Il Fidanzato Asburgico continuava però a tesserne le lodi e non lo vedevo così emozionato per un libro da quando anni fa gli diedi <em>Norwegian Wood</em> di Murakami (che lui nella fase <em>depresso = figo</em> ci sguazza ancora).</p>
<p>Poi mi è venuto in mente che il Pulizer l’anno vinto anche parecchi libri che sono nella mia lista del cuore… <em>Il Vecchio e il Mare</em>, <em>Il Buio Oltre la Siepe</em>, <em>Via col Vento</em>, <em>Underworld</em> (ok, ok, solo finalista),<em>La Buona Terra</em>… Bon, mi sono detta, proviamo.</p>
<p>Signori! Correte a comprarlo! In italiano credo si chiami <em>Il Tempo è un Bastardo</em>, ma consiglio a chiunque mastichi un briciolo di inglese di lanciarsi… questa signora scrive talmente bene da non valere il rischio della traduzione.</p>
<p>A <em>Visit from the Goon Squad</em> di <em>Jennifer Egan</em> è molte cose insieme. Un romanzo corale, una raccolta di racconti, un esercizio di scrittura, un cassetto pieno di ricordi, una profezia sul futuro.</p>
<p>Parte del suo fascino risiede sicuramente nella capacità di sorprendere – un po’ come guardare<em>From Dusk Till Dawn</em> di Tarantino senza sapere di cosa parla, e per metà film essere convinti di stare guardando un road movie. E restarci di sasso quando improvvisamente diventa uno splatter pieno di zombi.</p>
<p>Dico solo che stanotte ho dormito tre ore per finirlo. Mi è piaciuto per talmente tanti motivi che è quasi impossibile elencarli senza rovinare la sorpresa.<br />
Leggetelo se vi riconoscete almeno in uno di questi punti:</p>
<ul>
<li>avevate vent’anni negli anni ’90</li>
<li>avete mai avuto un problema che vi pareva strozzasse ogni secondo della vostra vita</li>
<li>avete amici del cuore che avete lentamente perso di vista</li>
<li>avete un profilo su facebook.</li>
</ul>
<p>PS l’ultimo motivo basta e avanza!</p>
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		<title>Fifty Shades of bleah!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 15:05:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Provato]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Mel]]></category>
		<category><![CDATA[Nonsolosissi]]></category>
		<category><![CDATA[Vienna]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Ne abbiamo letto tutti fino alla nausea. Curiosa come un gatto quest’estate ho ceduto e nascosta dietro occhialoni scuri che nemmeno Jackie O&#8230; ho spedito il Fidanzato Asburgico in libreria a comprato! Volevo semplicemente capire. Le vendite sprepitose, i paragoni più stavaganti, le critiche più feroci. Cosa c&#8217;é dietro Fifty Shades? In fondo, dopo aver&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Ne abbiamo letto tutti fino alla nausea. Curiosa come un gatto quest’estate ho ceduto e nascosta dietro occhialoni scuri che nemmeno Jackie O&#8230; ho spedito il Fidanzato Asburgico in libreria a comprato!<br />
Volevo semplicemente capire. Le vendite sprepitose, i paragoni più stavaganti, le critiche più feroci. Cosa c&#8217;é dietro Fifty Shades?</p>
<p>In fondo, dopo aver resistito un paio d&#8217;anni avevo letto anche Harry Potter, e mi era piaciuto. Un po&#8217; tirato per le lunghe magari, ma JK Rowling ti acchiappa subito e non ti molla più.</p>
<p>Ci ho messo un po&#8217; a finire Fifty Shades, più del solito, perché come temevo è scritto malissimo, e a me i libri scritti male proprio non vanno giù. Non sono nemmeno riuscita a finire Gomorra! Saviano mi perdoni, ma Stephen King e Camilleri hanno tutto un altro talento.</p>
<p>I motivi del successo di Fifty Shades paiono evidenti: tanto, tantissimo sesso, sadomaso edulcorato, la giovane fanciulla vergine e insicura, il bello-che-più-bello-non-si-può, ricchissimo e travagliato da demoni privati. Fin qui una sorta di Danielle Steele un po&#8217; porcella, insomma. Avranno mica ragione i sostenitori del mommy porn? Anche Severgnini liquida Fifty Shades così.</p>
<p>Sarà, ma secondo me il successo di questo libro non è il sesso a tutto spiano. Il genere poi non è affatto nuovo, e chi vuole leggere di copulazione di straforo ha opzioni più eleganti, senza nemmeno dover andare a spolverare Lady Chatterley!</p>
<p>La storiella d&#8217;amore tra Anastasia e Christian la troviamo para para nella prima metà di qualsiasi romanzetto Harmony. La prima metà perché gli Harmony arrivano al punto alla fine del libro. Fifty Shades no, è concepito da subito in tre parti e per sapere come va a finire bisogna proprio comprarli tutti. Mica scemi.</p>
<p>Da rispettare è il leggero aspetto pedagogico. Non si smette mai di imparare, direbbe mia nonna, ed ora so più di quanto vorrei sul sadomaso, safe words, hard e soft limits, pratiche varie. Thak. You. Very. Much. (hehe)</p>
<p>Io resto dell&#8217;idea, forse un poco ingenua, che un brutto libro non può raggiungere questi livelli di vendita &#8211; non importa quante vagonate di soldi è costata la compagna pubblicitaria &#8211; se non tocca un nervo scoperto. Quale sarà quindi questo nervo scoperto?</p>
<p>La protagonista del romanzo, Anastasia Steele, ha due vocine interiori (che nel libro vengono riportate in corsivo, sigh): la inner goddess, che si squaglia solo pensiero di sculacciate e nastri stringicavo; e il subconscio che svogliatamente bussa alla porta della ragione. Come qualsiasi quindicenne con una gran cotta, insomma. Anche noi a quindici anni abbiamo spesso ascoltato la vocina sbagliata, vero? E troppo spesso, confessiamolo – vah &#8211; la vocina sbagliata era quella della ragione. Perché per prendere decisioni sensate c&#8217;é sempre tempo, e prima dei trent&#8217;anni dovrebbe essere vietato.</p>
<p>Cosa attira tanto Ana? Ma l&#8217;uomo macho, ovviamente!</p>
<p>Il sadomaso edulcorato non c&#8217;entra niente. Christian è un tiranno mascherato da uomo traviato. Siediti! Alzati! Finisci quello che hai nel piatto! Girati, piegati, addormentati, svegliati, vieni qui, stai lì! L&#8217;evoluzione estrema del tuttologo, come diceva mia cugina ridendo &#8220;che fortuna! mio marito sa tutto ed io non ho bisogno di sapere niente!&#8221;. In famiglia sospettiamo tutti che lei in realtà un pochino ci sguazzi.</p>
<p>Non sarebbe bello, per una volta, anche solo per il paio di giorni che ci vogliono a finire &#8216;sto libro, che qualcun altro fosse al volante? Qualcuno che ci ama tanto, che ci rispetta profondamente, che sa cosa vuole e non ha paura di dirlo? Che si assume, spontaneamente e volentieri, la responsabilità di prendere ogni decisione. Grande o piccola, ah che sollievo!</p>
<p>E se poi lui ha un segreto incoffessabile nel suo passato&#8230; chissenefrega? Quelli ce li abbiamo tutti, chi piccoli (un tatuaggio che non ci piace più?) a chi grandi (una scappatella, speriamo mai raccontata?). Ecco, Fifty Shades of Gray è l&#8217;apoteosi del sogno inconfessabile della donna moderna. Mentre corriamo indaffarate tra lavoro, casa, cucina, ceretta e fatture da pagare&#8230; Christian Grey, dove sei?</p>
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		<title>Vita di Pi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 15:43:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Provato]]></category>
		<category><![CDATA[Vissuto]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Per concludere questa mia fase tigresca ecco un libro – non nuovissimo invero &#8211; che mi è piaciuto davvero tanto. Ce l’avevo lì sullo scaffale da anni, me l’avevano regalato quando era appena uscito ed era in cima a tutte le classifiche dei best-seller. Purtroppo all’epoca ero arrivata a Vienna da poco, massimo un anno,&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Per concludere questa mia fase tigresca ecco un libro – non nuovissimo invero &#8211; che mi è piaciuto davvero tanto.</p>
<p>Ce l’avevo lì sullo scaffale da anni, me l’avevano regalato quando era appena uscito ed era in cima a tutte le classifiche dei best-seller. Purtroppo all’epoca ero arrivata a Vienna da poco, massimo un anno, e un romanzo in tedesco era decisamente fuori dalla mia portata. Ero ancora nella fase in cui ogni mattina registravo Barbapapà e me lo guardavo un paio di volte di seguito alla sera, da sola, seduta a gambe incrociate davanti allo schermo, con il vocabolario in grembo. Ma questa è un’<a href="http://nonsolosissi.com/ma-come-parli-bene-il-tedesco/" target="_blank" rel="noopener">altra storia</a>.</p>
<p>Il titolo tedesco, poi, davvero non aiuta. L’inglese <em>Life of Pi</em>, in italiano <em>Vita di Pi</em>, diventa in tedesco <em>Schiffbruch mir Tiger</em> – naufragio con tigre. Ma chi se le inventa ‘ste scemenze?</p>
<p>Avevo sicuramente dato un’occhiata al risvolto di copertina (è persino la versione rilegata) e l’avevo sistemato sulla mensola in camera da letto, tra i libri ancora da leggere. Quattro traslochi dopo e Vita di Pi era stato inavvertitamente archiviato nella libreria del soggiorno, dove i libri che decido di tenere sono organizzati non alfabeticamente, non per colore, non per tema, ma come una grande carta geografica. In fondo a destra gli autori australiani, in basso a sinistra i sudamericani, al centro gli europei e così via. Quando sono andata a cercarlo l’ho trovato che mi aspettava al posto giusto, in alto a sinistra, nella scarna mensola sopra agli autori statunitensi. Segno che ameno una seconda volta – in un imprecisato passato – l’avevo riaperto, quantomeno per cercare la provenienza dell’autore. No, perché sono sicura che il Fidanzato Asburgico non incoraggi affatto questa mia perversione nell’organizzare i libri per Paese. Al massimo la tollera, ecco.</p>
<p>All’interno c’è persino una dedica</p>
<p><em>Liebe Monika, alles Gute zum 29. Geburtstag! Du hast eine entzückende Art, xxx Günther</em></p>
<p>La dedica da sola merita una piccola riflessione. Prima cosa mi sono presa un colpo quando ho letto 29. Geburtstag, ventinovesimo compleanno. Ora, nella mia testa la mia vita è divisa in fasi, il liceo, l’università, andare a vivere da sola. Ma soprattutto prima/dopo essere arrivata a Vienna. Questo libro ricacciato dalla notte dei tempi è decisamente già fase Vienna, ma è lì da quasi dieci anni! Sarà ora di iniziare una nuova fase?</p>
<p>Il nome Günther, poi, mi ha suscitato parecchia perplessità. Non ho la più pallida idea di chi sia. Eppure devo averlo conosciuto abbastanza bene, almeno per invitarlo ad una mia festa di compleanno. E perché mi facesse un pochino la corte con quel blando complimento <em>Du hast eine entzückende Art</em>. Quello che sicuramente ricordo è di aver cercato la parola <em>entzückend</em> nel vocabolario, per scoprire (arrossendo), che vuol dire <em>delizioso</em>. Hai un modo di fare delizioso. Chissà chi era Günther, gentiluomo dimenticato! Spero la vita ti abbia riservato meraviglie.</p>
<p>La voglia di leggere <em>Vita di Pi</em> mi era salita intorno a Natale, dopo una lunga telefonata con La-Mia-Gemella-Separata-Alla-Nascita. Eravamo nel pieno dei preparativi per andarla a trovare a Londra per Capodanno e lei ci chiese se non avessimo magari avuto voglia di andare al cinema.</p>
<p>“Ci sarebbe questo <em>Life of Pi</em> appena uscito in 3D, hai letto il libro?”</p>
<p>“No, ancora no, ma mi viene in mente ora di averlo da qualche parte, lo cerco e mi preparo” avevo risposto pimpante.</p>
<p>“Guarda che è bello lungo” mi aveva avvertito lei.</p>
<p>“Non ti preoccupare, ho una settimana intera, io leggo velocissima”.</p>
<p>Hmpf. Una volta spolverato e iniziato a leggere mi ero resa conto con sommo imbarazzo di aver mentito.</p>
<p>Questo di leggere velocissima è sempre stato un mio talento incredibile. Sicuramente ereditato da papà; lui legge talmente veloce che a stargli seduti accanto mentre è concentrato su un libro hai l’impressine che ti stia prendendo in giro per quanto spesso gira le pagine. Bene, ho scoperto di leggere velocissima in italiano, veloce in inglese, ma lenta come una lumachina in tedesco. Chissà poi perché, che all’alba degli 11 anni in Austria il mio tedesco è ormai ottimo, credo migliore del mio inglese.</p>
<p>A questa frustrazione di fondo si è poi aggiunta la rabbia di leggere in tedesco un libro originariamente scritto in inglese. Di solito, infatti, quando posso cerco di comprare i libri nella lingua originale. E se l’originale è spagnolo o ungherese mi cerco la traduzione italiana. Sempre nella pia speranza di passare attraverso meno filtri possibili.</p>
<p>Questa di leggere un libro inglese tradotto in una lingua diversa dalla mia lingua madre è stato una première, che verrei – se possibile &#8211; non ripetere mai più.</p>
<p>Alla fine né l’esercizio spossante di seguire la lettura col ditino sulla pagina, né il doppio filtro di inglese/tedesco sono riusciti a mandarmi di traverso questo gioiellino.</p>
<p>Più volte sono scoppiata a ridere (e una volta anche a piangere, confesso) da sola. Più volte ho interrotto il Fidanzato Asburgico, non importa se stesse lavorando o strimpellando la chitarra, per leggergli ad alta voce un passaggio. La lista dei consigli che Pi trova nel manuale di bordo ha fatto ridere fino alle lacrime anche lui.</p>
<p>Questo Yann Martell scrive come un dio! Ed è istantaneamente assunto nell’Olimpo dei miei scrittori preferiti. Cioè quelli per i quali, in fondo, non mi interessa nemmeno di che argomento scrivono. Semplicemente adoro crogiolarmi nella loro scrittura, sbavando d’invidia per cotanta maestria.</p>
<p>L’unico cruccio di questa Vita di Pi è che verso la fine diventa un pochino troppo onirico per i miei gusti. Ma in fondo cosa mi potevo aspettare da un libro che parla di un naufrago su una scialuppa insieme a una tigre del Bengala?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PS Piacerà specialmente a chi adora il realismo magico di Gabriel García Márquez e della Allende. E a tutti quelli che hanno un gatto.</p>
<p>Devo procurarmi un fischietto.</p>
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