Mi chiamo Monica Mel – no, non è un nome d’arte – e vivo a Vienna da più di dieci anni.

Sono nata e cresciuta a Roma con una mamma valtellinese e un papà veneto. Significa che il primo giorno di scuola avevo un accento per il quale mi prendeva in giro persino la maestra.

Ho trascorso gli anni di scuola chiedendomi come mai tutti gli altri fossero più fighi di me. Un anno più giovane degli altri, magra come un chiodo, piatta come un tagliere, permalosa come un gatto. Quando ripenso alle medie e al liceo mi abbraccerei da sola sussurrandomi all’orecchio “non ti preoccupare, passerà”!

Finito il liceo ho studiato quello che tutti ritenevano fosse la bacchetta magica per trovare lavoro – ingegneria. Ero finalmente uscita dalla fase brutto anatroccolo, avevo i capelli biondi e corti come Meg Ryan ed ero fermamente convinta che la moda fosse una roba serissima. Nelle foto della laurea ci sono tutti uomini in fila vestiti di blu, in mezzo io in un tailleur bianco neve con la fodera colorata. Sembrava avessero acceso la luce. E si capiva benissimo che io lì non c’entravo niente.

Ci ho messo nove anni a finire l’università, e indovinate un po’? Ho trovato subito lavoro! Non come ingegnere, per carità, ma in una grossa multinazionale nel reparto marketing.

Per puro caso sono finita a Vienna, e non mi sono più spostata. Finalmente posso esprimere la mia vocazione da pesce fuor d’acqua con cognizione di causa.

Dopo diversi anni Corporate-Monica si è guardata allo specchio, e si è sputata in un occhio. Scappata dalle grandi multinazionali, ho aperto un negozio. Un progetto sociale legato all’Italia che mi sta molto a cuore, guadagno la metà ma dormo serena.

Vivo da anni con il Fidanzato Asburgico, che si stira le camicie da solo e quando va al supermercato mi compra pure gli assorbenti. E una vecchia gattona un po’ sdentata, timidissima e pelosissima.

Cucino volentieri. Per diversi motivi: il più ovvio è che mangio volentieri. Il più importante è che la tranquilla operosità di affettare le cipolle, o impastare la pasta della pizza, sono attività che su di me fanno l’effetto di una lezione di yoga su altri. O forse, semplicemente, con gli amici stranieri è facilissimo fare bella figura. Cucino tantissimo.

In Vissuto più che altro blatero di Vienna, i miei amici, piccoli eventi che hanno catturato la mia fantasia. Una specie di diario romanzato, quello che mi piacerà ricordare in modo da strappare un sorriso alla me stessa futura, che altrimenti queste boiate se le sarà scordate da un pezzo.

In Pensato trovate le mie elucubrazioni personali – spesso e volentieri ispirate al Fidanzato Asburgico. Perché, dovete capire, io e il Fidanzato Asburgico siamo la coppia perfetta! Alcuni amici addirittura ci hanno appioppato un nome comune, come Brangelina. E son soddisfazioni. Non ho ancora compreso quale sia il nostro segreto, o se ne abbiamo uno, ma ci penso su molto. In pratica qui scateno la mia vena da grillo parlante.

In Mangiato finiscono successi e pasticci capitati in cucina. E tutto quello che mi passa per la testa a tema gastronomico. Sarà che ho sempre almeno due o tre ricette scarabocchiate sul retro di uno scontrino in borsa, che cucino quasi ogni sera, o che l’essere Italiana in Austria pone spesso di fronte a grossi dilemmi culinari. Ma il tema cibo mi prende una quantità di tempo spropositata.

In Italians ho raccolto le mie lettere pubblicate su Italians, il blorum di Beppe Severgnini sul Corriere della Sera, con la data originale. (Sono tutti i post precedenti novembre 2012). Sotto ad alcune ho anche aggiunto dei commenti a posteriori. Insomma, una roba molto, ma molto autoreferenziale! Ma è stato divertente rileggere le lettere in sequenza e osservare la mia lenta evoluzione da “folle euforia da espatrio” a “sonnacchiosa residenza viennese”.

Buon divertimento!

xxxMonica