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	<title>supermercato &#8211; nonsolosissi.com</title>
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	<description>Diario semi-vero di unItaliana a Vienna</description>
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	<title>supermercato &#8211; nonsolosissi.com</title>
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		<title>I crucci dell’espatriato: lo Zwischenfolie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jan 2014 08:39:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> L’Austria ha tutta una sua tradizione di salumi, e alcuni sono persino buonissimi. La particolarità dei salumi asburgici è che – con l’unica eccezione dello speck – hanno tutti la stessa forma. Salamozzi tondi dal calibro minimo del salame ungherese. Un’altra particolarità autoctona è che spesso nella teca del salumiere i prodotti sono già affettati,&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>L’Austria ha tutta una sua tradizione di salumi, e alcuni sono persino buonissimi. La particolarità dei salumi asburgici è che – con l’unica eccezione dello speck – hanno tutti la stessa forma. Salamozzi tondi dal calibro minimo del salame ungherese. Un’altra particolarità autoctona è che spesso nella teca del salumiere i prodotti sono <em>già affettati</em>, normalmente piuttosto spessi, e re-impilati a salamozzo. Il salumiere semplicemente allunga la forchetta e tira su un tot di fette, che pesa e poi ti incarta così come sono, perfettamente una sopra all’altra, in un pezzo solo. Una cosa alquanto bizzarra ‘sti pacchettini da due etti di<em>Kalbspariser</em> che paiono panetti di burro. Ci ho messo un paio d’anni ad abituarmi. L’informazione implicita è che le fette dei salumi austriaci non si incollano una all’altra. Sono tutti o troppo compatti o troppo stagionati. E comunque tagliati spessi. Sapevatelo.</p>
<p>Ieri sera sono andata al supermercato a fare la spesa dieci minuti prima che chiudesse, che gli altoparlanti già invitavano i clienti a darsi una mossa. Dato che non avevo nessun piano preciso per cena mi è salito un attimo di panico. E come spesso accade quando mi piglia il panico da <em>che mangiamo per cena</em>, mi sono messa in fila al bancone degli affettati italiani. Si avete letto bene, il supermercato dove vado di solito ha un bancone di salumeria apposta per i prodotti italiani – e negli ultimi anni la scelta è diventata enorme. Hanno persino il salame felino, quello che io prima infilavo in valigia di straforo.</p>
<p>Prima di me c’era solo una signora. Non ho potuto <a title="Fauna da supermercato" href="http://www.nonsolosissi.com/fauna-da-supermercato/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">fare a meno di osservare</a> incuriosita cosa ordinava: un etto di mortadella tagliata finissima. Quando il commesso ha chiuso il pacchetto, prima di appiccicarci sopra l’etichetta del prezzo, gli ha dato una bella schiacciata passandoci sopra la mano per tutta la lunghezza. Io ho avuto un moto di ribrezzo. Stavo per dire qualcosa, ma ho notato che la signora, che pure aveva assistito all’azione, non mostrava segni di fastidio. Ho quindi aspettato il mio turno in silenzio.</p>
<p>Quando è toccato a me ho guardato il giovanissimo commesso dritto negli occhi</p>
<p>“Due etti di prosciutto crudo tagliato sottile, ma non schiacciarlo con la mano, per favore, che sennò diventa un pezzo unico e – giuro! – te lo riporto indietro!”.</p>
<p>(Riportare indietro il prosciutto crudo perché tagliato come bistecche o perché tutto schiacciato è una cosa che ho fatto diverse volte e in diversi posti. Sporadicamente anche in Italia.)</p>
<p>Il ragazzo – che immagino un giovane apprendista – mi ha risposto incerto</p>
<p>“Allora le metto lo <em>Zwischenfolie</em>?”</p>
<p>Lo Zwischenfolie – miracolo! – non è altro che il foglio di plastica sottilissimo che separa i vari strati di prosciutto. Una soluzione logistica molto semplice per evitare che le fette si incollino una all’altra, ma uno sconosciuto in Austria. Dove, vedi sopra, i salumi vengono incartati a torre.</p>
<p>Ho risposto serafica</p>
<p>“Si, grazie, mi metta lo Zwischenfolie”.</p>
<p>Finito di tagliare il prosciutto mi chiede</p>
<p>“Serve altro?”</p>
<p>“Si, due etti di salame Milano”</p>
<p>“Le metto lo Zwischenfolie?”</p>
<p>Accidenti! Devo avergli messo addosso una paura del diavolo.</p>
<p>“No, grazie, col salame non serve, tanto le fette non si incollano l’una all’altra”</p>
<p>“Ah!” ha fatto lui sorpreso, prendendo nota mentalmente.</p>
<p>Una volta tagliato il salame</p>
<p>“Serve altro?”</p>
<p>“Si, due etti di quel prosciutto cotto alla brace”</p>
<p>“Le metto lo Zwischenfolie?”</p>
<p>“No, non serve nemmeno col prosciutto cotto, tranne che quando è tagliato molto sottile non si incolla manco lui. È davvero un problema del prosciutto crudo, credimi!”.</p>
<p>Lui mi ha sorriso tutto contento. Alla fine ha stampato la mia etichetta, ed è stato attentissimo ad appiccicarla sul pacchetto senza quasi toccarlo. Sembrava avesse paura potesse esplodergli in faccia.</p>
<p>Cosa deduco da questa esperienza? Che il reparto marketing del Merkur è molto più avanti dell’ufficio del personale.</p>
<p>Mi spiego: i geni agli acquisti hanno capito che la gastronomia italiana tira da matti, e giustamente si adeguano. Dalla quantità di domande che mi fanno le persone che aspettano insieme a me al bancone, quando riconoscono il mio accento italiano, immagino però che la competenza gastronomica dei clienti non sia propriamente all’altezza.</p>
<p><em>Indicando il prosciutto San Daniele:</em></p>
<p>“È buono quel prosciutto?”</p>
<p>“Si”.</p>
<p>“Ma non è di Parma?”</p>
<p>“Non si preoccupi, è solo un pochino meno salato”.</p>
<p><em>Indicando la bresaola:</em></p>
<p>“E quella roba lì… <em>brasola</em>… come si mangia?”</p>
<p>“Mah, classica sarebbe sul pane di segale con un velo di burro, io invece che sono del centro Italia la preferisco nel piatto condita con olio, limone e una spruzzata di pepe”.</p>
<p><em>Indicando il panettone in offerta</em></p>
<p>“E quello come si mangia?”</p>
<p>“Così com’è, tagliato a fette. A Natale”</p>
<p>“Ma siamo ad aprile!!”</p>
<p>“Ehh…”</p>
<p>Potrei andare avanti per ore.</p>
<p>Questa cosa che la clientela non sappia riconoscere i prodotti e non sappia bene cosa farne è buffa, ma non drammatica. Certo che se il commesso le sapesse spiegare lui, ‘ste boiate sul prosciutto e il panettone…</p>
<p>In genere mi diverto un mondo a fare le veci, davvero. Invece ieri sera, sarà che faceva un freddo becco, sarà che ero di fretta, sarà che in totale gli ho lasciato quasi 20 Euro per mezzo chilo di salumi… mi ha molto irritata star lì a spiegare al commesso come tagliare e come incartare i loro prodotti.</p>
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		<title>I punti del supermercato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Sep 2013 12:31:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">&#60; 1</span> <span class="rt-label rt-postfix">minute</span></span> Sera tardi, il Fidanzato Asburgico ed io sonnecchiamo davanti alla TV. Passa uno spot pubblicitario di una catena di supermercati. Raccogli i punti, incollali sulla tessera, e avrai un bello sconto sulla spesa del mese prossimo. Reazione di Monica – quella che ha studiato roba tecnica ed è spesso in modalità brava massaia: “Ah, finalmente!&#8230;]]></description>
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<p>Reazione di Monica – quella che ha studiato roba tecnica ed è spesso in modalità<em> brava massaia:</em></p>
<p>“Ah, finalmente! Sconto su quello che voglio io, non azioni sui prodotti che vogliono loro! Che poi io li compro lo stesso, in aggiunta a quello che mi serviva. Molto bene!”</p>
<p>Reazione del Fidanzato Asburgico – che ha svelato così una vena romantica che non immaginavo:</p>
<p>“Oddio che tristezza! Come in tempo di guerra!”</p>
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		<title>Il Grande Fratello perde colpi</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jul 2013 13:10:48 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">&lt; 1</span> <span class="rt-label rt-postfix">minute</span></span><p>Il Grande Fratello ci guarda. E prende nota minuziosamente. Ordini un paio di scarpe online e per mesi ti tappezzano lo schermo del computer con banner di Zalando, uno più grosso dell’altro. Leggi con assiduità un mommy-blog (perché ti piace come scrive la mommy in questione) e pian piano la tua casella di posta si riempie di campioni prova di pannolini e cremine anti rossore. Potrei continuare per ore.</p>
<p>Ultimamente, però, qualcosa nel sistema pare essersi inceppato – sospetto lo zampino di Mr. Snowden – e il Grande Fratello comincia a perdere colpi. Nelle ultime due settimane, attaccato sotto allo scontrino della spesa, trovo più solo buoni per <a href="http://www.nonsolosissi.com/multivitaminsaft-geschmack-aahrg/" target="_blank">succhi di frutta</a>!</p>
<p>Trad: Buono Acquisto<br />
Con questo buono, se comprate 3 bottiglie da mezzo litro di Wachauer Kracherl all’albicocca, riceverete la quarta al prezzo di EUR 0,75 al posto che EUR 0,99. Decisamente un’offerta impossibile da resistere, vero? A Roma si diceva <em>“Ma che me stai a cojonà?”</em></p>
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		<title>Multivitaminsaft-Geschmack – AAHRG!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jul 2013 13:17:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Gli Austriaci adorano i succhi di frutta. Appena arrivata in terra asburgica non la smettevo più di sorprendermi. No, perché qui con succo di frutta non intendono le bottigline di vetro della mia infanzia, quelle che mamma mi infilava nella cartella quando uscivo per andare alle elementari. E nemmeno i più moderni cubetti di Tetrapack&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Gli Austriaci adorano i succhi di frutta. Appena arrivata in terra asburgica non la smettevo più di sorprendermi.</p>
<p>No, perché qui con succo di frutta non intendono le bottigline di vetro della mia infanzia, quelle che mamma mi infilava nella cartella quando uscivo per andare alle elementari. E nemmeno i più moderni cubetti di Tetrapack con la cannuccia incollata davanti, da infilare nel buchino.  Qui intendono proprio i cartoni da un litro, e al supermercato c’é un corridoio lunghissimo apposta. Venticinquemila gusti diversi.</p>
<p>I succhi di frutta, in Austria, sono infatti una bevanda per adulti. Credetemi. Durante le pause pranzo con i colleghi di lavoro, quando un direttore vendite alto un metro e novanta, un mostro che con un’occhiata riuscirebbe a far impallidire Saddam, ordina un <em>Apfelsaft gespritz, </em>mi viene sempre un po’ da ridere. L’<em>Apfelsaft gespritz</em> suona terribile, è invece banalissimo succo di mela allungato con acqua minerale o soda. In pratica la bevanda nazionale. Dopo la birra.</p>
<p>E io che credevo che quando non si consuma alcool, l’unica scelta seria per un adulto fosse l’acqua. Liscia o minerale, fate voi, ma acqua.</p>
<p>In casa di succhi di frutta non ne abbiamo praticamente mai. A me nemmeno viene in mente di comprarli. Il Fidanzato Asburgico, che li chiama <em>Zuckerwasser</em> (acqua zuccherata), mi ha più volte confermato che se proprio deve buttar giù un paio di calorie inutili, preferisce altre opzioni. Che so, una cucchiaiata di Nutella.</p>
<p>Ieri sera, misteriosamente, è comparso in casa nostra un cartone di <em>Multivitaminsaft &#8211;</em> succo multivitaminico. L’ho trovato in frigo, e il Fidanzato Asburgico, dopo avermi vista che lo osservavo perplessa e infreddolita di fronte allo sportello aperto, mi ha svelato il mistero.</p>
<p>“L’ho comprato io stamattina. Un impulso del momento, negli ultimi giorni ti vedo tanto stanca… chissà, magari aiuta”.</p>
<p>Ho avuto un moto di tenerezza e mi sono immediatamente versata un bel bicchierone della miracolosa bevanda. Era ottimo.</p>
<p>Il Fidanzato Asburgico ed io ci siamo poi intrattenuti brevemente sul sapore del succo multivitaminico. Non riuscivamo ad identificarlo. Arancia? Albicocca? Papaia? Il gusto del succo multivitaminico è un mistero. E ancora più misteriosamente, <em>non cambia da marca a marca.</em></p>
<p>Come si chiama in italiano?</p>
<p>Perché io mi rifiuto di chiamarlo <em>Multivitaminsaft Geschmack</em>! Questa lingua è ostica, e io la parlo bene, per carità. Ma c’é un limite a tutto!</p>
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		<title>La pasta con le sarde</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Mar 2013 14:08:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Nel gruppo gastro-letterario di cui faccio parte su facebook ci sono due regine indiscusse (almeno nella mia fantasia). Una di loro è Ginevra, la nostra regina ai fornelli. Facebook produce fenomeni strani e interessanti. E la bravura di Ginevra è indiscussa, nonostante io non abbia mai mangiato nemmeno un uovo al tegamino cucinato da lei.&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Nel gruppo gastro-letterario di cui faccio parte su facebook ci sono due regine indiscusse (almeno nella mia fantasia). Una di loro è Ginevra, la nostra regina ai fornelli.</p>
<p>Facebook produce fenomeni strani e interessanti. E la bravura di Ginevra è indiscussa, nonostante io non abbia mai mangiato nemmeno un uovo al tegamino cucinato da lei. Io Ginevra l’ho vista – letteralmente – solo in foto. Non importa, lei è la più brava, e io ci credo ciecamente – credo si chiami <em>fiducia per interposta persona</em>.</p>
<p>Ginevra è una figura imperscrutabile, di una gentilezza squisita, con un senso dell’umorismo raffinatissimo, e di una modestia assurda. No, perché a chiederle un parere su un tema qualunque, lei risponde sempre esitante: “mah, sai, io non ci capisco niente, mi intendo solo di cucina!”. E una le potrebbe anche credere, se venti minuti dopo non rispondesse ad una richiesta d’aiuto con la traduzione in francese di una frase dalla sintassi complicatissima. Ginevra infatti è l’esatto contrario di una povera scema e in teoria dovrebbe avere un ego grande come una casa. Madrelingua in italiano, inglese e francese, ha una piccola famiglia che le vuole un mondo di bene, lavora a tempo pieno, ha mille interessi. Una donna, un mistero; devo organizzarmi in fretta per incontrarla di persona.</p>
<p>Tra le qualità che più ammiro in Ginevra, c’è la perseveranza di cucinare qualcosa di nuovo quasi ogni giorno. Come sempre apprezziamo molto negli altri le qualità che ci sembra manchino a noi. Io, infatti, quando trovo una ricetta che mi piace, la cucino senza sosta per settimane, fino a che non ci esce dagli occhi e il Fidanzato Asburgico mi implora di piantarla. Solo allora la smetto, e poi dimentico la ricetta per anni. O anche per sempre.</p>
<p>L’altra mattina Ginevra ha postato la foto di un piatto di pasta che aveva preparato la sera prima. A voler essere del tutto onesti, dalla foto non pareva particolarmente ghiotto. <em>Pasta con le sarde</em>recitava il testo. Mi sono incuriosita, perché era un giorno infrasettimanale e nemmeno la fortissima Ginevra poteva aver avuto il tempo di lavare, pulire, infarinare e friggere le sarde, per poi<em>cominciare</em> a preparare la pasta, e servire un pelo prima delle sette e mezza. Perché Ginevra non piazza mai il marito sul divano alle otto e un quarto con un bicchiere di vino bianco e non gli dice “stai buono lì e aspetta, ora preparo la cena, un’ora e mezza e passa la paura”. Loro mangiano ad orari civili.</p>
<p>“Come l’hai preparata?”</p>
<p>“È una variante veloce ed economica, con olio, cipolla, capperi, prezzemolo, sardine in scatola e il pangrattato tostato nell’olio”.</p>
<p>Ho drizzato le orecchie come un bracco. La pasta con le sarde l’ho mangiata l’ultima volta nell’estate del 2011 in Sicilia, e da allora provo un pizzico di malinconia ogni volta che ci ripenso. E se qualcuno storce il naso all’idea di sostituire pesce fresco con pesce in scatola, ve lo dico subito:<em>questo e altro, </em>dopo undici anni in Austria!</p>
<p>La foto di Ginevra non era un granché, ma il semplice fatto che la ricetta uscisse dalla sua cucina è una garanzia di qualità. Più tardi ho fatto una breve chiacchierata al telefono con mia mamma e le ho raccontato della pasta con le sarde dei poveri. L’idea di sostituire due ore di lavoro su pesci morti con una scatoletta dall’apertura a strappo ha affascinato immediatamente anche lei. Ho dovuto promettere di farle sapere come fosse venuta la pasta. “In settimana la provo anch’io per papà”.</p>
<p>Appena uscita dal lavoro sono corsa al supermercato a comprare le sardine.</p>
<p>Entrata in casa ho trovato il Fidanzato Asburgico che lavorava come un forsennato davanti al computer. Aveva ancora su i pantaloni del pigiama, i capelli spettinati, gli occhi cerchiati di rosso, la barba lunga e si era dimenticato di mangiare tutto il giorno. Gli ho fatto una carezza sulla testa e gli ho detto “ti preparo un piattone di pasta!”. Mi ha guardata e il suo viso stravolto si è aperto in un sorrisone innocente. Non ha aperto bocca, ma non me la sono presa. Conosco il mio pollo e probabilmente aveva solo paura di perdere i filo logico di quello che stava facendo. Il Fidanzato Asburgico adora la pasta, sempre.</p>
<p>Quando era quasi pronto ho gridato dalla cucina “Tesoro! Cinque minuti!”. Il Fidanzato Asburgico, che nel frattempo si era passato una mano tra i capelli a aveva infilato un paio di jeans, è comparso in soggiorno e ha chiesto cosa stessi preparando. “Pasta con le sardine in scatola” ho risposto sovrappensiero. Il suo sguardo perplesso mi ha offesa un po’, ho quindi aggiunto in fretta “È una ricetta di Ginevra!”. Il Fidanzato Asburgcio ha sentito parlare parecchio delle ricette di Ginevra, e si è subito tranquillizzato.</p>
<p><em>La pasta con le sarde dei poveri</em> è venuta fuori una meraviglia. Come poteva essere diversamente? Non sarà una <a href="http://www.nonsolosissi.com/sfrigola-baby-sfrigola/" target="_blank">ricetta olimpica</a>, ma sicuramente è assunta tra le ricette standard per la pasta, da cucinare quando non ho un’idea migliore. Da aggiungere quindi al classico sugo cipolle e pomodoro, all’aglio e olio bastardo della nonna (con aggiunta di alici sott’olio e un chilo di prezzemolo), e agli spaghetti saltati in padella con uno spiccio d’aglio e una manciata d pomodorini Pachino.</p>
<p>A parte il ciuffo di prezzemolo, infatti, per preparare la pasta con le sarde dei poveri non serve andare al supermercato con una lista della spesa lunga un metro. Pasta, olio, sale, capperi, tutto a norma in dispensa. E a organizzarsi con due scatole di sardine il gioco è fatto.</p>
<p>Unico difetto che ho trovato in questa ricetta è che bisogna sporcare <em>due</em> padelle, una grande dove preparare il sugo e saltare gli spaghetti, e una piccola per il pangrattato. Per amore di onestà aggiungo che in compenso non si sporca la grattugia del parmigiano, e che la padella per il pangrattato può essere tranquillamente un padellino minuscolo, tipo quello in fondo allo scaffale, che è tanto carino ma non so mai bene cosa farne.</p>
<p>Un altro dettaglio che probabilmente non piacerà a mamma è che per preparare questa ricetta ci vuole un litro d’olio. Sospetto non la farà mai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>EPILOGO: Finito di mangiare – un attimo prima delle dieci – ho ovviamente postato la foto della mia creazione sul gruppo facebook. Immaginate il mio dispiacere quando, al posto del giubilo che ero convinta mi spettasse di diritto, sono stati lì tutti a disquisire mezz’ora sul pangrattato che sembrava ragù!</p>
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		<title>Cara, è finito lo shampoo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Feb 2013 09:49:23 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Ieri sera è finito lo shampoo. L’ho aggiunto alla lista che avevo in borsa, poi mi sono seduta sul divano e ho guardato un film. Era una commediola romantica, e la pubblicità era evidentemente destinata ad un pubblico femminile. E per uno strano scherzo da palinsesto televisivo, mi sono sorbita una quantità assurda di spot di integratori alimentari e di prodotti per capelli. Talmente tanti che ad un certo punto ho cominciato a prendere appunti.</p>
<p>Ora, io sono cresciuta a pane e pubblicità. Vi ricordate il vecchissimo spot del detersivo, quello con <em>la camicetta tagliata in due</em>? Bene, se l’era inventato mio papà. Tra imprinting familiare e quel paio d’anni trascorsi in un reparto marketing di grosse aziende, sono diventata uno spettatore un po’ più scafato della media, uno che anzi si diverte un mondo a scardinare gli spot pubblicitari, con l’intento di capire e spiegare (al Fidanzato Asburgico) quale sia il trucco sul quale la marca fa leva per convincerci a comprare il prodotto. Alla Bocconi probabilmente non lo chiamano <em>trucco</em>, ma più semplicemente <em>perceptual mapping del posizionamento strategic</em>o.</p>
<p>Questo non significa però che io sia immune al fascino di uno yoghurt che ti fa andare regolarmente di corpo. O ad una bella modella che sventola i capelli, lunghissimi, lucidissimi, evidentemente sanissimi, sicuramente morbidissimi. E il fremito lo sento benissimo: Accidenti! Devo assolutamente procurarmi questo yoghurt/shampoo!</p>
<p>Stasera devo andare al supermercato, vediamo allora cosa dovrei comprare per seguire scrupolosamente tutti i consigli per gli acquisti che ho annotato ieri:</p>
<p>Lo yoghurt in questione, sicuramente, che andare di corpo regolarmente è un toccasana per tutto l’organismo. Il bottiglino pieno di fermenti lattici che ti rinforzano le difese immunitarie pure. Col freddo che fa da queste parti, sulle difese immunitarie non si scherza, accidenti. Ci sarebbe anche un secondo bottiglino, è pieno di fibre, addirittura più di un terzo del fabbisogno giornaliero. E io, che non amo molto la frutta, ne ho assolutamente bisogno. Quello o al massimo i cereali da prima colazione, quelli tutti di fibre, marrone scuro, che sembrano cacche di criceto. La margarina con l’aggiunta di Omega3 poi, irrinunciabile, da spalmare sul pane integrale arricchito di vitamine e minerali vari.</p>
<p>Ecco, da domani comincio la giornata con due bottiglini, uno yoghurt con dentro i cereali, pane e margarina con su una fetta di cetriolo e sono a posto. Certo che per me, che alla mattina faccio fatica a finire mezzo bicchiere d’acqua, l’obbligo di fare colazione pare piuttosto una tortura. E un pochino mi ruga anche aver già bruciato un pasto senza aver mangiato niente di mio gusto. A parte la fetta di cetriolo magari, che quello mi piace.</p>
<p>Ma non perdiamo di vista il compito preciso con cui devo andare al supermercato stasera: comprare lo shampoo.</p>
<p>Si, ma quale?</p>
<p>No, perché oramai mi sento come in <em>La Scelta di Sophie</em>. Qualunque shampoo compri avrò sicuramente sbagliato qualcosa.</p>
<p>Vuoi i capelli senza forfora? Certo!</p>
<p>Morbidi come il cachemire? Lisci come la seta? Si! Si!</p>
<p>O lucidi da abbagliare? E resistenti all’umidità? Sicuro, le previsioni del tempo danno pioggia e neve per le prossime due settimane!</p>
<p>E protetti dal calore del phon e dalle bruciature con la piastra? Ovvio!</p>
<p>Protetti dal sole, dal sale, dal cloro, dal vento e dalle intemperie? Come no!</p>
<p>E poi voluminosi, naturali, ma impeccabili nel fissaggio della pettinatura, vero?</p>
<p>E ancora, anticaduta, per capelli secchi e che doni bei riflessi argentati per il Fidanzato Asburgico. E contro le doppie punte, per capelli grassi e colorati per me.</p>
<p>Speriamo di cavarcela con un massimo di sei-otto bottiglie diverse…</p>
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		<title>Fauna da supermercato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2012 10:37:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Il mio studio da strapazzo comparato sul cervello maschile non si ferma mai. Ieri ho allargato i miei orizzonti, precisamente al supermercato. Era uno di quelle rare sere in cui non dovevo fare le corse e schizzare dal reparto surgelati a quello della marmellata come se mi inseguisse il diavolo – avevo tempo e mi&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Il mio studio da strapazzo comparato sul cervello maschile non si ferma mai. Ieri ho allargato i miei orizzonti, precisamente al supermercato.</p>
<p>Era uno di quelle rare sere in cui non dovevo fare le corse e schizzare dal reparto surgelati a quello della marmellata come se mi inseguisse il diavolo – avevo tempo e mi sono divertita a girare tra gli scaffali osservando la merce. Ognuno ha i suoi hobby.</p>
<p>Per caso ho buttato l’occhio nel carrello di uno sconosciuto.</p>
<p>Interessante. Il tipo indossa Birkenstock, pantaloni di lana grezza con la piega e il risvolto, maglietta no-global, un anellino d’argento al naso, capelli lunghi – a tutti gli effetti una versione maschile delle <em>Öko-Tussi</em>, le signore bene tutte <em>fairtrade</em> dalla testa ai piedi.</p>
<p>Nel suo carrello ho catalogato i seguenti articoli: carta igienica rosa pastello (quattro veli, con sopra gli orsetti), prosciutto di Parma, una bottiglina di aceto balsamico, una cassa da sei di Chardonnay e due scatoloni di pappa per il gatto (Gourmet Perle, filettini di pollo in salsa, avete presente le mini-scatolette dorate?)</p>
<p>Ora, dovete comprendere che la combinazione Birkenstock e contenuto del suo carrello su di me ha un effetto esplosivo: ho deciso subito di mettermi al lavoro. Avrei anche volentieri preso appunti – stavo già aprendo la borsa per tirare fuori blocco e matita – quando ho realizzato che mi avrebbero buttata fuori a pedate. Perdonate quindi, e fidiamoci della mia memoria.</p>
<p>I due ragazzi di fronte alla teca della carne per esempio. Evidentemente studenti e coinquilini, stasera si farà festa. Due casse di birra, patatine, gulasch in lattina, pane nero, orsetti gommosi, tre ovetti Kinder e una crema antirughe di una marca costosissima. Ho sorriso di tenerezza.</p>
<p>O anche il papà con il bimbo treenne al seguito. Il piccolo cerca in continuazione di infilare qualcosa di nascosto nel carrello. Dolcetti, biscotti, ma anche una confezione di lamette da barba. L’unico fattore comune riconoscibile: il colore arancione. Il papà elimina i corpi estranei senza fare commenti</p>
<p>“Lasciatemi in pace” mi pare di sentirlo “che oggi non ho proprio l’umore per fare lezione di buone maniere.”</p>
<p>Ho avuto l’insperata fortuna di rincontrarli alla cassa. Il bambino è era seduto nel seggiolino del carrello, che spulcia gli espositori accanto alla cassa. L’attenzione del papà – mannaggia, mannaggia – è temporaneamente distratta dalla scollatura della cassiera. Ecco la lista degli articoli che, una volta arrivati a casa, salteranno fuori dal sacchetto: tre barrette di cioccolata semisciolte, una confezione da due di accendini, gomme da masticare al gusto guaranà (fanno schifo, parlo per esperienza), e – di nuovo – lamette da barba. Chissà come sarà contenta mamma!</p>
<p>L’uomo più elegante a sud del Danubio è lì pensieroso davanti al frigorifero dei prodotti caseari. Capelli a leccata di mucca, completo su misura con la righina gessata, belle scarpe inglesi, manicure. Spingere il carrello è un’attività che lui – evidentemente – considera da mammoletta. Lui trasporta tutto in modo molto maschio, sotto le braccia.</p>
<p>Al momento ha un pacco da otto rotoli di carta da cucina e una confezione di formaggio Emmenthal sotto all’ascella sinistra; pane a fette sotto la destra; cacao in polvere e un bottiglione di detersivo per la lavatrice in equilibrio sul braccio sinistro; tiene nella mano destra un sacchetto pieno di mele e nella sinistra una confezione da quattro yoghurt magro alla frutta. Sceglie un panetto di burro e, per un attimo, cerca di incastrarlo tra collo e mento. Si rende però conto in fretta che pareva un cretino. Ha anche dato un’imbarazzata occhiata in giro se qualcuno se ne fosse accorto – fortunatamente ho distolto lo sguardo in tempo. Il burro l’ha schiacciato tra il cacao e il detersivo per i colorati.</p>
<p>L’ho seguito di nascosto alla cassa – confesso. Se la banca d’investimento per cui lavora dovesse andare sul lastrico, spero lo chiami subito il Cirque du Soleil.</p>
<p>Il tipo collassa con tutta la sua merce sul nastro trasportatore, tira fuori un portafoglio in coccodrillo di Gucci, e paga la spesa con una Amex nera, quella da multimilionari che fino ad ora avevo visto solo nei telefilm americani. Solo allora mi sono accorta che tutto quello che ha comprato è della marca super-economica della catena del supermercato.</p>
<p>Il mio preferito, però, è il tipo che parla ininterrottamente al cellulare. L’ho incontrato per caso nel corridoio degli articoli da bagno e all’inizio avevo pensato:</p>
<p>“Wow, finalmente un uomo con capacità di multitasking! Telefonare e fare la spesa allo stesso tempo, complimenti!”</p>
<p>Poi mi sono accorta di un comportamento strano: il tipo continuava a prendere un prodotto dalla mensola, a tenerselo davanti al naso per un paio di secondi, e poi a rimetterlo giù. Ho fatto finta di interessarmi alle limette per le unghie, mi sono avvicinata, e ho origliato uno sprazzo di conversazione.</p>
<p>Il tipo non è multitasking! È telecomandato!</p>
<p>È al telefono con la moglie, cerca quello che lei vuole, e le descrive diligentemente le varie opzioni. Per i cerotti callifughi la faccenda si risolve in fretta. L’ho però seguito fino ai pelati e lì si che inizia il divertimento.</p>
<p>“Con l’origano?”</p>
<p>“Ah, no?”</p>
<p>“Basilico, tesoro?”</p>
<p>“Ah, ecco, chiaro!”</p>
<p>“Un Euro e cinquantanove”</p>
<p>“Credo di si, aspetta che guardo”</p>
<p>“Ecco! Novantanove centesimi!”</p>
<p>“Che vuol dire interi o a pezzetti?”</p>
<p>“Capisco…”</p>
<p>E così via per buoni cinque minuti. Non ho avuto cuore di seguirlo fino al frigo della pizza surgelata.</p>
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