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	<title>pubblicità &#8211; nonsolosissi.com</title>
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	<description>Diario semi-vero di unItaliana a Vienna</description>
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	<title>pubblicità &#8211; nonsolosissi.com</title>
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		<title>La 27esima Ora – L’uomo-cacciatore e la donna-preda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Sep 2013 10:20:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">5</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Questa storia non è nuova, mi sta però talmente a cuore che, se potessi, la scriverei sui muri! Chi avesse voglia, può leggerla sul sito del Corriere, e magari lasciare un commento. L’uomo-cacciatore e la donna-preda: pubblicità e cattiva cultura Fatemi fare bella figura! xxx &#160; L’uomo-cacciatore e la donna-preda: pubblicità e cattiva cultura Di&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">5</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Questa storia non è nuova, mi sta però talmente a cuore che, se potessi, la scriverei sui muri!<br />
Chi avesse voglia, può leggerla sul sito del Corriere, e magari lasciare un commento.</p>
<p><a href="http://27esimaora.corriere.it/articolo/luomo-cacciatore-e-la-donna-preda-pubblicita-e-cattiva-cultura/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">L’uomo-cacciatore e la donna-preda: pubblicità e cattiva cultura</a></p>
<p>Fatemi fare bella figura! xxx</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 id="titolo_articolo">L’uomo-cacciatore e la donna-preda: pubblicità e cattiva cultura</h2>
<div class="scritto_da"><em>Di Monica Mel</em></div>
<div>
<p>Nel 1992 fui folgorata dalla pubblicità del  Wonderbra, quella con Eva Herzigova in reggiseno strabordante e sorriso ammiccante:</p>
<p>«Non so cucinare. Ecchissenefrega?»</p>
<p>Sarà che all’epoca ero una pischella di 17 anni, e che per salire la scala di popolarità della IV liceo che frequentavo avevo un bisogno disperato del Wonderbra. A me questa campagna metteva un’allegria incredibile. Mi sembrava quasi un inno all’emancipazione femminile: alle ortiche la mogliettina tutta casa e fornelli! Che per controbilanciare lei dovesse per forza essere bella e sensuale non mi aveva irritata più di tanto. Ripeto, avevo 17 anni, un sedere sodo come un melone, la pelle di pesca, e da lì in poi – grazie al Wonderbra – anche altre interessantissime rotondità. E chi mi fermava più?</p>
<p>Non ci avevo più pensato, fino all’inverno scorso, quando mi ritrovai tra amici a discutere sulla notissima campagna pubblicitaria con Belén che fa il gesto di sfilarsi le mutande.</p>
<p><span id="more-16150"></span>La domanda era banale: «Questo cartellone pubblicitario offende?» E io avevo risposto, come gli altri, superficialmente di no. «Le offese sono bel altre, andiamo!» Solo una voce fuori dal coro, quella di un’amica che stimo molto.</p>
<p>«A me passare ogni santo giorno davanti alla gigantografia di una che si leva le mutande darebbe abbastanza fastidio. Si può fare pubblicità dell’intimo, in modo anche sexy, senza necessariamente sbatterci in faccia ‘sto messaggio che la donna è sempre pronta per/contenta di levarsi le mutande!» Mi era sembrata una reazione troppo violenta, al limite del bacchettone, nonostante arrivasse da una persona che in genere sto ad ascoltare con molta attenzione. A questo punto un amico, uomo, accennò alla vecchia campagna pubblicitaria con David Beckham semisdraiato e seminudo, col pacco in bella vista. «Nessuna differenza, due belle persone in atteggiamento discinto. Il fatto che Belén sia donna non rende l’atteggiamento più grave». E qui l’amica di prima s’inalberò di brutto. «Non sono mica tanto d’accordo! Vero, il concetto della persona molto attraente e poco vestita è simile, però con le donne c’è sempre molta più enfasi sulla disponibilità sessuale della stessa». Cominciai pian piano ad aprire gli occhi. «Beckham è lì come il Bronzo di Riace che dice guardatemi come sono bello e desiderabile, anzi irraggiungibile! Belén e Eva sono invece lì che dicono sono tutta tua. E pure la tua donna dovrebbe esser così. Quello che entrambi hanno in comune è coltivare il voyeurismo e, volendo, la volgarità. Ma il messaggio implicito è diverso».</p>
<p>E poi la bomba: «Pensando in termini di preda vs. predatore o conquista vs. seduttore, ecco, Beckham è il predatore, Belén la preda. E questo è molto grave».</p>
<p>Anche l’amico maschio ci rimase di sasso. «Hai ragione, l’aspetto preda/predatore non mi era mai nemmeno passato per la testa. Sono sinceramente preoccupato». Sono preoccupata anch’io, e pure parecchio. Sfogliando riviste di moda femminili, riviste maschili, giornali, guardando la TV, cliccando i link dei quotidiani online, la solfa è sempre la stessa. Le donne sono belle, seducenti, sexy. L’attenzione è sulle curve, l’abbigliamento, gli atteggiamenti affettuosi. Se è sdraiata sul letto, sembra aspetti che qualcuno le metta le mani addosso. Gli uomini invece sono belli, forti, sportivi. L’accento è sul muscolo, sul successo. Se è sdraiato sul letto, vuole farsi ammirare. Con questo siamo confrontati tutti i giorni, più volte al giorno. Le donne sono dolci, gentili, sensuali, affettuose. Se non lo sono, l’atteggiamento da maschiaccio è una provocazione. O una barzelletta. Al contrario gli uomini proteggono, apprezzano, vincono. E se fanno il contrario, si ride. O si ringrazia sentitamente. Come nelle pubblicità di prodotti per la casa, dove se i piatti li fa lui, userà sicuramente il sapone sbagliato. Lei lo ringrazierà e poi, facendo l’occhiolino alla telecamera, gli metterà in mano la bottiglia giusta. «Ah, se non ci pensassi io!»</p>
<p>A me tutto questo sembra molto sbagliato.</p>
<p>L’ho scritto domenica al blorum Italians, ma i lettori sembrano non aver raccolto. Gli Italiani sembrano non voler accettare che l’immagine della donna propinataci dai media influenzi il comportamento delle persone nella vita reale. Ci metto dentro, oltre alla pubblicità, la quantità assurda di donne seminude che popolano la televisione nazionale. E anche le donne in politica che sfilano in bikini sulle passarelle. E le presentatrici del telegiornale vestite come per la discoteca. Modelli, francamente, sbagliati. La reazione predominante sembra essere: «Sono adulte e vaccinate, mica le costringe nessuno a fare la velina. O a spogliarsi di fronte al fotografo. O a indossare scollature abissali». Tutti lì che inneggiano alla libertà individuale, come io avessi richiesto la censura peggio che in Iran. Altri mi hanno risposto che ho evidentemente torto, dato che in Arabia Saudita le donne vengono trattate molto peggio che in Italia, nonostante girino vestite che più vestite non si può. Che alle donne in Arabia Saudita manchino diritti fondamentali, e che quindi il problema delle donne saudite parta da radici molto più profonde, pare sfuggire. Il problema, a parer mio, non sono i centimetri di pelle esposta. Anzi, la percentuale di superficie corporea esposta sembra salire mentre la condizione della donna migliora. Nel 1800 bastava una caviglia scoperta a turbare gli animi. E le donne non potevano manco votare. Nel 1990, nello stesso blasonato liceo romano di cui sopra, si veniva mandate a casa per uno strappo dei jeans che mostrasse un accenno di chiappa. Oggi le ragazzine vanno alle medie vestite da cubista. Mi pare evidente che seguano un modello proposto dall’alto. O un bombardamento laterale, non saprei. La domanda vera è: perché? Le ragazzine vestite da Lolita lo fanno per consapevolissima scelta personale? Siamo sicuri? Perché c’è una fila lunga diversi isolati per le selezioni da velina? Ho amiche che lasciano le figlie in età prescolare guardare una trasmissione in cui due ragazze ballano in mutande sul tavolo, con la scusa che è una trasmissione d’informazione. Con che faccia poi le invoglieranno a studiare? Perché se critico le Olgettine mi danno subito della brutta racchia invidiosa e mi dicono che loro sì che sono furbe e fanno fruttare quello che hanno? Che mica le costringevano? Nel frattempo, in Svezia c’è l’asilo aziendale e impongono il congedo parentale anche agli uomini – sottolineo impongono, non concedono. Sigh. In modo che, pian piano, le aziende non facciano più differenza tra maschi e femmine quando si tratta di assumere. Tanto a casa col pupo ci staranno tutti.</p>
<p>Smettiamola una buona volta di ripetere alle ragazze che l’importante è essere belle, magre, coi capelli lunghi e senza un filo di cellulite. L’importante non è essere belle, l’importante è essere in gamba. La donna non esiste in funzione del suo uomo. Non è a disposizione. Se poi ci tieni ad essere bella, seducente e sexy, fai pure. Ma non per questo sei automaticamente obbligata a renderti disponibile, sentimentalmente o sessualmente. Ma soprattutto, smettiamo di ripeterlo ai ragazzi, che le loro amichette vanno classificate solo in base a questo. Passate le pulsioni adolescenziali, non avranno altri metri di riferimento. E l’uomo adulto senza valori chiari, di fronte ad una fidanzata che lo molla, di fronte ad una donna che non si concede, reagirà con frustrazione, rabbia, anche violenza. Ecco, allora: ben venga la sacrosanta libertà individuale di mostrare il decolleté. Di vestirsi da strappona, di fare quello che una vuole, come vuole. Ma prima, per favore, forniamo a tutti, maschi e femmine, gli strumenti per capirle – prima di fare – queste scelte.</p>
</div>
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		<title>One of your five</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Sep 2013 10:26:17 +0000</pubDate>
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<p>Due anni fa la pubblicità estiva di McDonald’s recitava più o meno così:</p>
<p>“Le scuole sono chiuse e i vostri bambini si annoiano?”</p>
<p><em>(Immagini di una bimba col muso lungo, che si dondola sola e sconsolata su un’altalena in giardino, poi un bimbo solo stravaccato sul tappeto della sua cameretta).</em></p>
<p>“Portateli da McDonald’s! Abbiamo l’animatrice col cappellino buffo, il pongo, le palline di mais che si incollano con l’acqua e pure l’aria condizionata!”</p>
<p>Non propriamente un inno al circolo virtuoso alimentare, vero?</p>
<p>Quest’anno la musica è cambiata, di brutto. Ora passano uno spot con una parete di frutti multicolore, che cadono rotolando nell’Happy Meal. Una musica decisamente diversa. Che poi ‘sta benedetta frutta e verdura si riduca a due spicchi di mandarino o due rondelle di carota a forma di fiore, non importa. Non è questo il punto.</p>
<p>Il punto è che là fuori ci sono persone convinte che una porzione di patate fritte equivalga a una porzione di verdura. <em>One of your five</em>. Non sto scherzando. E sono tantissimi. Sono la maggioranza.</p>
<p>Solo che io – e voi, lasciatemi azzardare – queste persone che vanno da McDonald’s con la prole per cena un giorno si e uno no, non le conosciamo. Sono a tutti gli effetti invisibili.</p>
<p>Io l’ho trovata meravigliosa e spaventevole allo stesso tempo, questa pubblicità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*Questa cosa la devo rimuginare meglio: le mode salgono o scendono la scala sociale? E le rivoluzioni di pensiero? A portare gli skinny jeans hanno cominciato le mogli degli oligarchi russi o le cassiere del PAM? E chi ha insegnato a chi, che non si picchiano i bambini? (No, neanche uno scappellotto ogni tanto).</p>
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		<title>Cara, è finito lo shampoo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Feb 2013 09:49:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Ieri sera è finito lo shampoo. L’ho aggiunto alla lista che avevo in borsa, poi mi sono seduta sul divano e ho guardato un film. Era una commediola romantica, e la pubblicità era evidentemente destinata ad un pubblico femminile. E per uno strano scherzo da palinsesto televisivo, mi sono sorbita una quantità assurda di spot&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Ieri sera è finito lo shampoo. L’ho aggiunto alla lista che avevo in borsa, poi mi sono seduta sul divano e ho guardato un film. Era una commediola romantica, e la pubblicità era evidentemente destinata ad un pubblico femminile. E per uno strano scherzo da palinsesto televisivo, mi sono sorbita una quantità assurda di spot di integratori alimentari e di prodotti per capelli. Talmente tanti che ad un certo punto ho cominciato a prendere appunti.</p>
<p>Ora, io sono cresciuta a pane e pubblicità. Vi ricordate il vecchissimo spot del detersivo, quello con <em>la camicetta tagliata in due</em>? Bene, se l’era inventato mio papà. Tra imprinting familiare e quel paio d’anni trascorsi in un reparto marketing di grosse aziende, sono diventata uno spettatore un po’ più scafato della media, uno che anzi si diverte un mondo a scardinare gli spot pubblicitari, con l’intento di capire e spiegare (al Fidanzato Asburgico) quale sia il trucco sul quale la marca fa leva per convincerci a comprare il prodotto. Alla Bocconi probabilmente non lo chiamano <em>trucco</em>, ma più semplicemente <em>perceptual mapping del posizionamento strategic</em>o.</p>
<p>Questo non significa però che io sia immune al fascino di uno yoghurt che ti fa andare regolarmente di corpo. O ad una bella modella che sventola i capelli, lunghissimi, lucidissimi, evidentemente sanissimi, sicuramente morbidissimi. E il fremito lo sento benissimo: Accidenti! Devo assolutamente procurarmi questo yoghurt/shampoo!</p>
<p>Stasera devo andare al supermercato, vediamo allora cosa dovrei comprare per seguire scrupolosamente tutti i consigli per gli acquisti che ho annotato ieri:</p>
<p>Lo yoghurt in questione, sicuramente, che andare di corpo regolarmente è un toccasana per tutto l’organismo. Il bottiglino pieno di fermenti lattici che ti rinforzano le difese immunitarie pure. Col freddo che fa da queste parti, sulle difese immunitarie non si scherza, accidenti. Ci sarebbe anche un secondo bottiglino, è pieno di fibre, addirittura più di un terzo del fabbisogno giornaliero. E io, che non amo molto la frutta, ne ho assolutamente bisogno. Quello o al massimo i cereali da prima colazione, quelli tutti di fibre, marrone scuro, che sembrano cacche di criceto. La margarina con l’aggiunta di Omega3 poi, irrinunciabile, da spalmare sul pane integrale arricchito di vitamine e minerali vari.</p>
<p>Ecco, da domani comincio la giornata con due bottiglini, uno yoghurt con dentro i cereali, pane e margarina con su una fetta di cetriolo e sono a posto. Certo che per me, che alla mattina faccio fatica a finire mezzo bicchiere d’acqua, l’obbligo di fare colazione pare piuttosto una tortura. E un pochino mi ruga anche aver già bruciato un pasto senza aver mangiato niente di mio gusto. A parte la fetta di cetriolo magari, che quello mi piace.</p>
<p>Ma non perdiamo di vista il compito preciso con cui devo andare al supermercato stasera: comprare lo shampoo.</p>
<p>Si, ma quale?</p>
<p>No, perché oramai mi sento come in <em>La Scelta di Sophie</em>. Qualunque shampoo compri avrò sicuramente sbagliato qualcosa.</p>
<p>Vuoi i capelli senza forfora? Certo!</p>
<p>Morbidi come il cachemire? Lisci come la seta? Si! Si!</p>
<p>O lucidi da abbagliare? E resistenti all’umidità? Sicuro, le previsioni del tempo danno pioggia e neve per le prossime due settimane!</p>
<p>E protetti dal calore del phon e dalle bruciature con la piastra? Ovvio!</p>
<p>Protetti dal sole, dal sale, dal cloro, dal vento e dalle intemperie? Come no!</p>
<p>E poi voluminosi, naturali, ma impeccabili nel fissaggio della pettinatura, vero?</p>
<p>E ancora, anticaduta, per capelli secchi e che doni bei riflessi argentati per il Fidanzato Asburgico. E contro le doppie punte, per capelli grassi e colorati per me.</p>
<p>Speriamo di cavarcela con un massimo di sei-otto bottiglie diverse…</p>
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		<title>Guardami negli occhi!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Dec 2012 10:39:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensato]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Mel]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>In principio fu Eva.</p>
<p>Era il 1991 quando Eva Herzigova ci guardava ammiccante dai cartelloni pubblicitari della Wonderbra.</p>
<p>Sarà che avevo 17 anni, sarà che avevo sempre e solo vissuto in Italia, sarà che tutti gli altri reggiseni non offrivano alcuna forma di collaborazione, ma questa campagna mi piacque subito.</p>
<p>Lo slogan, poi, mi metteva un’allegria incredibile.</p>
<p>“Non so cucinare. Chissenefrega?”</p>
<p>Mi sembrava quasi un inno all’emancipazione femminile: alle ortiche la mogliettina tutta casa e fornelli! Che per controbilanciare lei dovesse per forza essere bella e sensuale non mi aveva irritata più di tanto. Ripeto, avevo 17 anni, un sedere sodo come un melone (oddio, facciamo due meloni), la pelle di pesca, e da lì in poi – grazie al Wonderbra – anche altre interessantissime rotondità. E chi mi fermava più?</p>
<p><a href="https://i0.wp.com/www.nonsolosissi.com/wp-content/uploads/2012/12/Belen-in-mutande.jpg" rel="magnific"><img loading="lazy" class="alignright wp-image-12864 size-medium" title="Belen in mutande" src="https://i2.wp.com/nonsolosissi.com/wp-content/uploads/2012/12/Belen-in-mutande-224x300.jpg?resize=224%2C300" width="224" height="300" data-recalc-dims="1" /></a>Più di vent’anni dopo, qualche giorno fa, Paola Letteraria ha postato una foto nel nostro gruppo gastro-letterario su facebook. Un tema sorprendentemente frivolo per lei, che di solito invece stimola amici e conoscenti a innalzare il livello della conversazione. Era stata attratta dalla polemica sui cartelloni lascivi di Belén che pubblicizza biancheria intima. Uno spettacolare dèjà vu del 1991, con tanto di automobilisti che si schiantano contro i lampioni, distratti da tanto ben di Dio.</p>
<p>Ora, come sempre quando viene nominata la signora in questione, il mio primo istinto è quello di gridare con rabbia:</p>
<p>“Ma chi caspita è, questa Belén?”</p>
<p>Negli ultimi anni ne ho sentito parlare spesso – anche se non ho ben chiaro chi sia, cosa faccia, o perché sia famosa. Perdono, ma non ho l’abbonamento a Novella2000, leggo solo le notizie dei quotidiani italiani online e prendo un unico canale televisivo italiano (l’ultima volta che ho guardato Rai1 era però per vedere il telegiornale dopo il terremoto in Emilia). Ricordo che tempo fa si parlò molto di una storia riguardante un tatuaggio a forma di farfalla. Dopo aver visto questa foto – in effetti – ho capito meglio.</p>
<p>La domanda di Paola Letteraria era semplicissima “Questo cartellone offende?”</p>
<p>E con le risposte non ci siamo spremuti troppo le meningi. “Mah, ormai siamo abituati”, “Che barba questa Belén in tutte le salse!”, “Ma quelli che vanno a sbattere con la macchina, vivono in un film di Vanzina?”… solo La-Mia-Gemella-Separata-Alla-Nascita – cervello fino – ha alzato la voce.</p>
<p>“A me passare ogni santo giorno davanti alla gigantografia di una che si leva le mutande darebbe abbastanza fastidio…si può fare pubblicità dell’intimo, in modo anche sexy, senza necessariamente sbatterci in faccia ‘sto messaggio che la donna è sempre pronta per/contenta di levarsi le mutande!”</p>
<p>Urca! Abbiamo pensato, l’abbiamo proprio beccata in un momento storto.</p>
<p>Abbiamo continuato indolentemente a pontificare su mercificazione del corpo femminile, vecchie pubblicità della Roberta, ragazzine che da grandi vogliono fare solo la velina, fino a che qualcuno non ha accennato alla pubblicità di intimo con David Beckham, quella con il pacco in bella vista.</p>
<p><a href="https://i2.wp.com/www.nonsolosissi.com/wp-content/uploads/2012/12/dessous-david-beckham-DW-Lifestyle-Rom.jpg" rel="magnific"><img loading="lazy" class="alignright wp-image-12865 size-medium" title="dessous-david-beckham-DW-Lifestyle-Rom" src="https://i0.wp.com/nonsolosissi.com/wp-content/uploads/2012/12/dessous-david-beckham-DW-Lifestyle-Rom-300x200.jpg?resize=300%2C200" width="300" height="200" data-recalc-dims="1" /></a>“Non c’è nessuna differenza, un essere umano vestito con qualche cm di stoffa, in atteggiamento provocante!” ha dichiarato Jonathan Harker – lo chiameremo così dietro sua esplicita richiesta, e chi riconosce la citazione letteraria vince un nientino d’oro.</p>
<p>La Gemella è finalmente esplosa:</p>
<p>“Hmpf! Non sono mica tanto d’accordo! Vero, il concetto dell’essere umano molto attraente e poco vestito è simile, però con le donne c’è sempre molta più enfasi sulla disponibilità sessuale della stessa.”</p>
<p>Accidenti, ho avuto la sensazione che La Gemella mi stesse costringendo ad aprire lentamente gli occhi!</p>
<p>“Beckham è lì come il Bronzo di Riace che dice <em>Guardatemi come sono bello e desiderabile, anzi irraggiungibile</em>! Belén e Eva sono invece lì che dicono <em>Sono tutta tua, e pure la tua donna dovrebbe esser così</em>.”</p>
<p>“Quello che entrambi hanno in comune è coltivare il voyeurismo e, volendo, la volgarità. Ma il messaggio implicito è diverso.”</p>
<p>E poi la bomba: “Pensando in termini di <em>preda vs. predatore</em> o <em>conquista vs. seduttore</em>… ecco, Beckham è il predatore, Belén la preda. E questo è molto grave”.</p>
<p>I commenti successivi sono andati a posto come pezzi di un puzzle. Paola Letteraria ha riconosciuto che in UK (dove sia lei che La Gemella vivono) le ragazze discinte esistono eccome, ma sono relegate ai posti dove uno se le aspetta – la famigerata <em>page three</em> del Sun, il Celebrity Big Brother, la copertina di OK.</p>
<p>Viola in Carriera la chiama assuefazione.</p>
<p>“Nessuno si arrabbia più perché ci siamo gradualmente abituati allo schifo – questo è il problema – la gente lascia i figli davanti a <em>Striscia la Notizia</em>, e ai programmi con le donne mezze nude.”</p>
<p>Viola di queste cose se ne intende. Combatte da anni una guerra silenziosa ma feroce contro le mamme delle amichette della sua bimba cinquenne, che lasciano guardare alle piccole una trasmissione in cui due ragazze in mutande ballano sul tavolo, con la scusa che è un programma di informazione.</p>
<p>Poi La Gemella ci ha raccontato che suo marito – straniero – rimane sempre letteralmente a bocca aperta di fronte alla televisione italiana, con quei chilometri di pelle nuda ben in vista. In effetti anche il Fidanzato Asburgico era rimasto un po’ perplesso la prima volta. E Paola Letteraria ha confermato che anche il suo inglesissimo marito la prende in giro per questo.</p>
<p>Jonathan Harker – italianissimo – è improvvisamente caduto dal pero:</p>
<p>“Forse è per questo che Belén e David Beckham mi sembravano paragonabili? Perché vivo nel paese dei balocchi? L’aspetto preda non mi era nemmeno passato per la testa, fino a che non ne ha parlato La Gemella. Sono sinceramente preoccupato…”</p>
<p>Eccolo lì, il ditone nella piagona. Il paese dei balocchi, senza chiare distinzioni su quali siano le situazioni in cui spogliarsi e quelle in cui restare vestiti. Dove donne che fanno politica sfilano in bikini sulla passerella, dove le presentatrici del TG1 si vestono come per la discoteca, dove il Presidente del Consiglio paga ragazze che si esibiscono in festini equivoci. E tutti lì a strillare:</p>
<p>“Sono tutti adulti e consenzienti! Che c’è di male?”</p>
<p>C’è di male che, grazie a questa mentalità, le donne in Italia o fanno l’angelo del focolare o la puttanella. Tertium non datur. Sigh.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PS Ovviamente non credo che tutte le donne italiane siano o casalinghe o prostitute, ci mancherebbe. È solo che le donne che vogliono sia la famiglia che la carriera devono sempre giustificarsi – magari anche solo del fatto che lasciano i figli con la nonna. E trascinarsi dietro sensi di colpa enormi. Molto ingiusto.</p>
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