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		<title>Due vite separate da un vetro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Dec 2013 09:58:39 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">5</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Un paio di settimane fa è entrata in negozio una ragazzina con un faccino parecchio preoccupato. Le ho chiesto se potessi aiutarla, e le ha risposto di si: era alla ricerca di un negozio in cui poter fare una settimana di pratica per la scuola. E quel giorno lì era proprio l’ultimo utile, l’indomani mattina&#8230;]]></description>
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<p>Leonora è venuta tutta la settimana scorsa, dalle 10 alle 18, dal lunedì al venerdì, a imparare un mestiere. E mi ha aperto gli occhi su un mondo. Un mondo che sapevo esistere, ma con il quale non ero mai davvero entrata in contatto. Tutta teoria letta sui giornali, di giovani ragazzi con il famigerato Migrationshintergrund (retroterra di migrazione), quelli che vivono in comunità straniere piuttosto chiuse, che a casa non parlano Tedesco, che hanno difficoltà a trovare un posto da apprendista appena finita la scuola dell’obbligo perché non sanno leggere, scrivere o far di conto. Pesci fuor d’acqua a casa loro. Perdonate la mia improvvisa caduta dal pero, gli unici teenager che frequento con una certa costanza sono i pupilli del Fidanzato Asburgico. E loro sono precisi uguali com’ero io a quell’età lì – solo aggiornati ai tempi che corrono, e un poco più fighi.</p>
<p>Leonora no, Leonora a me ha fatto l’effetto di essere appena sbarcata da un mondo alieno. Un mondo che io non so decifrare, davvero, con tutta la buona volontà, non sono in possesso degli strumenti necessari.</p>
<p>Leonora vive in Austria da circa tre anni, lei e la sua famiglia sono albano-kossovari, e prima che a Vienna hanno vissuto anche in Svizzera. Famiglia musulmana, per sua stessa ammissione non troppo credente. Leonora appena arrivata mi ha chiesto se poteva attaccarsi al w-lan del negozio. Quando ho risposto “certo” non la smetteva più di ringraziarmi. Poi ho capito. Ha passato talmente tanto tempo con il naso infilato nello smartphone che ho visto più spesso la sua nuca del suo viso.</p>
<p>Leonora parla Tedesco benissimo, praticamente con meno accento di me che sto qui da due lustri. Leonora è sveglia, allegra, buona come il pane.</p>
<p>Leonora ha i capelli lunghi fino sotto al sedere, e non la smetteva un attimo di lisciarseli. I miei capelli, lunghi una bella spanna sotto le spalle (che io già mi chiedevo se non fossero un attimo cafoni), le hanno fatto tanta tristezza</p>
<p>“Non ti preoccupare, vedrai che crescono ancora”.</p>
<p>La mamma di Leonora si è sposata a quattordici anni, a quindici ha avuto il primo figlio.</p>
<p>“Ma io no, eh, mamma dice che non devo per forza sposarmi a quindici anni se non voglio”.</p>
<p>La mamma di Leonora fa la cartomante. Una cosa alla quale io non ero assolutamente preparata a rispondere. Mi parlava di superstizioni come se fosse religione</p>
<p>“Come voi andate dal prete in chiesa noi andiamo dal ho-dimenticato-come-si-chiama che prima tu lo paghi, poi lui ti prende le mani nelle sue e ti dice subito cos’hai che non va. Ha aiutato tanto nel caso di mia zia”</p>
<p>“Ah, che era successo a tua zia?”</p>
<p>“Suo marito non l’amava più, bisticciavano continuamente”</p>
<p>“E lo sciamano che ha detto?” (ovviamente non l’ho chiamato sciamano, sia chiaro)</p>
<p>“Di guardare sotto al letto, avrebbe trovato un fazzoletto con dentro tre capelli, uno di lei, uno del marito, e uno di una donna cattiva che le vuole male”</p>
<p>“E l’ha trovato?”</p>
<p>“Ma certo! Ora è disperata perché hanno divorziato e non sarà mai più felice per il resto della sua vita, poverina, mai più”.</p>
<p>“Perché mai più? Ora è triste ma vedrai che prima o poi incontrerà un uomo che le vorrà bene”</p>
<p>“No! Sarà sola, per sempre, non si può fare nulla contro queste maledizioni”.</p>
<p>Leonora era anche, a modo suo, curiosa di conoscermi meglio. Mi ha fatto parecchie domande personali</p>
<p>“Quello che è passato è il tuo ragazzo?”</p>
<p>“Beh, si, diciamo compagno, vah, che siamo tutti e due sui quaranta”</p>
<p>“È Italiano?”</p>
<p>“No, è Austriaco”</p>
<p>“E i tuoi genitori che dicono?”</p>
<p>“I miei genitori gli vogliono bene, sono contenti”</p>
<p>“Anche se non è Italiano?”</p>
<p>“Si, Leonora, perché lo chiedi?”</p>
<p>“Da noi non sarebbe possibile, se non sposi un Albanese la famiglia prima ti rasa i capelli a zero e poi ti uccidono”.</p>
<p>Le ho chiesto di ripetere quest’ultima cosa, per essere sicura di aver sentito bene. Avevo capito bene. Anche se non sono sicura abbia capito bene lei.</p>
<p>“Siete sposati?”</p>
<p>“No”</p>
<p>“Perché?”</p>
<p>“Mah, perché ancora non l’abbiamo fatto”</p>
<p>Poi mi sono sentita un po’ cattiva influenza e ho avuto paura che la madre non la lasciasse tornare il giorno dopo. Ho aggiunto in fretta</p>
<p>“Ma ci sposeremo presto, non ti preoccupare”</p>
<p>Questo sembra averla tranquillizzata un po’.</p>
<p>“Ma lui è il tuo primo ragazzo?”</p>
<p>“Leonora! Ho quasi quarant’anni! Certo che non è il mio primo ragazzo!”</p>
<p>“Ah, no perché un’amica a scuola mi ha detto che le donne italiane si sposano vergini”</p>
<p>“Non tutte, Leonora, non tutte”.</p>
<p>Ho cercato di spiegare a Leonora in cosa consiste il lavoro della commessa. Di provare non ha avuto voglia, si impappinava a spiegare a me, per prova, che abbiamo due modelli diversi, quattro misure e tante stoffe diverse.</p>
<p>“Troppe informazioni tutte insieme!”</p>
<p>Visto che avevamo tanto tempo a disposizione, ho pensato di spiegarle anche un pochino come si mette in piedi un business.</p>
<p>“Per esempio, come è composto il prezzo di un prodotto? Prendi il prezzo di vendita al cliente: che so, 120€; poi togli l’IVA, che quella tu la incassi ma la devi restituire al Ministero delle Finanze. Ti restano 100€”</p>
<p>“Perché?”</p>
<p>“Perché il cliente finale paga sempre l’IVA, è una tassa. Il prezzo netto più il 20%, e 100€ più 20% fa proprio 120”</p>
<p>“Ah, certo che Lei è proprio forte in matematica!”</p>
<p>“Grazie. Dai tuoi 100€ devi poi scalare il prezzo d’acquisto del prodotto, che so, 40€. Quindi ti restano 60€”</p>
<p>“Però, è poco rispetto a 120”</p>
<p>“Si, è pochino. Comunque devi ancora calcolare altri costi; ad esempio la spedizione dal fornitore fino a te, la confezione, il sacchetto…”</p>
<p>“Uh, com’è difficile!”.</p>
<p>Più tardi sono passata alla distinzione tra costi fissi e costi variabili di un esercizio. L’ho tramortita per un pomeriggio intero.</p>
<p>Leonora non è scema, ma ha la capacità di concentrazione di un pesce rosso. Le ho chiesto di spolverare tutte le mensole, partendo da quelle lì in fondo a sinistra. È partita sparata, spolverato le prime due, poi si è distratta col cellulare.</p>
<p>“Tutte, Leonora, non solo le prime due”</p>
<p>“Ah, scusa” e riparte.</p>
<p>…</p>
<p>“Tutte, Leonora, manca il lato destro del negozio”</p>
<p>“Ah, scusa” e riparte.</p>
<p>…</p>
<p>La mattina dopo</p>
<p>“Che posso fare?”</p>
<p>“Spolverare le mensole, inizia in fondo a sinistra”</p>
<p>…</p>
<p>“Tutte, Leonora”</p>
<p>“Ah, scusa”</p>
<p>…</p>
<p>In cinque giorni non c’é stato verso che se lo ricordasse.</p>
<p>Io a Leonora ho voluto bene, a modo mio. Ma non sono sicura se ne sia accorta. L’ultimo giorno, quando è andata via, avrei voluto spiegarle che in futuro deve stare attenta.</p>
<p>Questo è il suo ultimo anno di scuola e poi si cercherà un lavoro. Volevo dirle che sul lavoro non avrà la struttura dietro che la costringe a fare quello che deve. Non avrà gli insegnanti che le chiedono se ha fatto i compiti. Volevo dirle di fare davvero attenzione, che se ti scordi di spolverare tre quarti delle mensole una volta, sul lavoro te lo dicono. La seconda pure. Ma se te lo scordi tutti i santi giorni, non ti danno un brutto voto, ti licenziano e tanti saluti.</p>
<p>Volevo dirle di non preoccuparsi, che troverà un bravo giovane che se la sposi. E che non dovrà nemmeno essere albanese, che le minacce della famiglia escono dal trapassato remoto e qui in Austria può fare come le pare. Anche tagliarsi i capelli, se vuole. Avrei voluto dirle tante cose, anche solo che mi vergognavo di aver parlato tanto di integrazione e multiculturalità per poi toppare così clamorosamente con lei. Ma non ci sono riuscita.</p>
<p>Mentre mi abbracciava stretta ho biascicato</p>
<p>“Se ti serve qualcuno con cui parlare in futuro io sono qui”.</p>
<p>Lei ha sorriso imbarazzata – come ha fatto tante volte, e io ancora mi chiedo se era vero imbarazzo per il contenuto o un modo per mascherare il fatto di non avermi capita – poi si è incamminata con il naso infilato nel cellulare. È uscita dalla mia vita rapidamente come c’era entrata, ma più che sfiorarci non abbiamo fatto. Addio Leonora, ti auguro tanta fortuna, ne avrai bisogno.</p>
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		<title>Un angelo in treno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Nov 2013 10:52:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vissuto]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Le persone non sono tutte uguali, no davvero. Non contano solo nazionalità, estrazione sociale, educazione, esperienza… conta anche il carattere. E quello non lo puoi cambiare più di tanto. Anche senza addentrarmi nei meandri del nature vs. nurture, ci sono persone tendenzialmente buone e persone tendenzialmente cattive, inutile negare, persone accomodanti e persone aggressive, fiduciose e sospettose,&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Le persone non sono tutte uguali, no davvero. Non contano solo nazionalità, estrazione sociale, educazione, esperienza… conta anche il carattere. E quello non lo puoi cambiare più di tanto. Anche senza addentrarmi nei meandri del <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Nature_vs_nurture" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nature vs. nurture</a>,</em> ci sono persone tendenzialmente buone e persone tendenzialmente cattive, inutile negare, persone accomodanti e persone aggressive, fiduciose e sospettose, introverse e estroverse, e potrei continuare per ore. Tutti fattori che si mescolano tra loro creando i caratteri più variopinti.</p>
<p>Le persone buone di fondo, in genere, le riconosciamo dopo un po’ di tempo che le frequentiamo. Anche perché, bisogna ammettere, la società in cui viviamo oggi non è propriamente l’ideale per praticare (o per valorizzare) la bontà. Hans-L’Amico-Buono, ad esempio, è buonissimo, ma anche timidissimo. E prima di darti una confidenza sufficiente a lasciarti riconoscere questa qualità – che lui ha in dose davvero massiccia – passano mesi, se non anni. Sono gli amici ai quali tengo di più.</p>
<p>A volte destino vuole che le qualità intrinseche del carattere di una persona si combinino in modo spettacolare. Non spesso, ma capita di incontrare gente che non solo è buona di fondo, ma è anche espansiva, generosa e magari pure fiduciosa. Sono pochissimi, ma è impossibile non notarli; a volte saltano fuori nelle situazioni più impensabili, o in momenti di crisi.</p>
<p>Luise per esempio. La conobbi due giorni dopo essere arrivata a Vienna e non solo mi fece tanta compagnia, ma mi aiutò tantissimo anche in modo pratico. Perché lei non è una di quelli che si limitano a dire</p>
<p>“Se hai bisogno di aiuto chiedi pure” e poi nemmeno aspettano una telefonata che tanto non arriverà mai.</p>
<p>No! Luise è una donna che parte in quarta a cavallo dei propri pantaloni. Che so, mandandomi di sua spontanea iniziativa una lunga lista di termini tedeschi con la traduzione in Inglese, indispensabili a cercare casa. Il giorni in cui mi trasferii nel nuovo appartamento mi raggiunse dopo il lavoro – senza che le avessi chiesto niente – con una bottiglia di prosecco, due cacciaviti e un martello in borsetta. Passammo la nottata a montare mobili dell’Ikea. La mattina dopo suonò il campanello. Era di nuovo Luise, che senza chiedere niente, mi aveva comprato stenditoio e asse da stiro. Con consegna a domicilio. Allungandomi la ricevuta con un sorriso mi disse</p>
<p>“So che non hai la macchina e ‘ste cose ingombranti sono una gran rottura di balle!”.</p>
<p>Le persone come Luise sono la cosa più simile agli angeli alla quale io sia disposta a credere.</p>
<p>Tre settimane fa ho incontrato un angelo, sul treno. Non era un’occasione felice, stavo tornando da Roma con l’unico mezzo disponibile (era stato un weekend di ponte e i voli erano strapieni), avevo un muso lungo un chilometro e voglia zero di fraternizzare con sconosciuti. No, nemmeno nello scompartimento a cuccette di un treno notturno.</p>
<p>L’angelo era già nello scompartimento che aspettava, e mi ha immediatamente strappato di mano il valigione pesante come un ippopotamo che mi trascinavo dietro, e l’ha sistemato sul portabagagli. Poi ha notato che io non avevo niente per cena e si è offerta di dividere con me il suo pane e prosciutto. Impossibile rifiutare senza mandarla a quel paese.</p>
<p>Nonostante il mio umore fetido era irresistibile. Più tardi ha notato che io ero davvero giù di morale di brutto. Mi ha chiesto perché. Io le ho raccontato brevemente dell’incidente di papà e di quante rogne avessi al momento. Senza riuscire a trattenere completamente le lacrime e un bel mocciolone dal naso.</p>
<p>È rimasta a lungo in silenzio, guardandomi dispiaciuta. Poi ha esclamato</p>
<p>“Ah! Ecco! Ho capito cosa ti ci vuole!”</p>
<p>Si è alzata, mi si è avvicinata e mi ha stretta in un abbraccio forte e lungo. E come quando la mamma ti da un bacino sul dito dolorante, l’abbraccio mi ha fatta sentire meglio. Il resto della serata, e pure la mattina dopo mentre il treno si avvicinava a Vienna, l’angelo mi ha intrattenuta amabilmente con la storia della sua vita, delle sue rogne (che, ammetto con un pizzico di vergogna, non sono da meno delle mie), delle persone alle quali vuole bene, dei suoi piani per il futuro.</p>
<p>Quando il treno è entrato in stazione ci siamo aiutate a vicenda a scaricare i nostri bagagli sulla piattaforma del binario, ci siamo abbracciate velocemente, poi c’era lì il Fidanzato Asburgico ad aspettarmi, lei cercava un taxi, noi la metro, confusione… l’angelo è volato via in un attimo, così come era apparso.</p>
<p>L’angelo si chiama Ramona, viene dalla Romania, ha vissuto in Italia, e ora è pronta a iniziare una nuova vita qui. Non ho dubbi che ce la farà alla grande (banalmente anche solo grazie alla sua laurea spendibilissima). Uso per la prima volta sul blog un nome vero senza chiedere il permesso, nella vaga speranza che qualcuno, magari lei stessa, la riconosca e ci metta in contatto.</p>
<p>Ramona, il mio angelo sul treno. Non trovo le parole giuste per ringraziarti abbastanza, sei nel mio cuore.</p>
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		<title>La 27esima Ora – L’uomo-cacciatore e la donna-preda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Sep 2013 10:20:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altrove]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Mel]]></category>
		<category><![CDATA[Nonsolosissi]]></category>
		<category><![CDATA[popular-sissi]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">5</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Questa storia non è nuova, mi sta però talmente a cuore che, se potessi, la scriverei sui muri!<br />
Chi avesse voglia, può leggerla sul sito del Corriere, e magari lasciare un commento.</p>
<p><a href="http://27esimaora.corriere.it/articolo/luomo-cacciatore-e-la-donna-preda-pubblicita-e-cattiva-cultura/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">L’uomo-cacciatore e la donna-preda: pubblicità e cattiva cultura</a></p>
<p>Fatemi fare bella figura! xxx</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 id="titolo_articolo">L’uomo-cacciatore e la donna-preda: pubblicità e cattiva cultura</h2>
<div class="scritto_da"><em>Di Monica Mel</em></div>
<div>
<p>Nel 1992 fui folgorata dalla pubblicità del  Wonderbra, quella con Eva Herzigova in reggiseno strabordante e sorriso ammiccante:</p>
<p>«Non so cucinare. Ecchissenefrega?»</p>
<p>Sarà che all’epoca ero una pischella di 17 anni, e che per salire la scala di popolarità della IV liceo che frequentavo avevo un bisogno disperato del Wonderbra. A me questa campagna metteva un’allegria incredibile. Mi sembrava quasi un inno all’emancipazione femminile: alle ortiche la mogliettina tutta casa e fornelli! Che per controbilanciare lei dovesse per forza essere bella e sensuale non mi aveva irritata più di tanto. Ripeto, avevo 17 anni, un sedere sodo come un melone, la pelle di pesca, e da lì in poi – grazie al Wonderbra – anche altre interessantissime rotondità. E chi mi fermava più?</p>
<p>Non ci avevo più pensato, fino all’inverno scorso, quando mi ritrovai tra amici a discutere sulla notissima campagna pubblicitaria con Belén che fa il gesto di sfilarsi le mutande.</p>
<p><span id="more-16150"></span>La domanda era banale: «Questo cartellone pubblicitario offende?» E io avevo risposto, come gli altri, superficialmente di no. «Le offese sono bel altre, andiamo!» Solo una voce fuori dal coro, quella di un’amica che stimo molto.</p>
<p>«A me passare ogni santo giorno davanti alla gigantografia di una che si leva le mutande darebbe abbastanza fastidio. Si può fare pubblicità dell’intimo, in modo anche sexy, senza necessariamente sbatterci in faccia ‘sto messaggio che la donna è sempre pronta per/contenta di levarsi le mutande!» Mi era sembrata una reazione troppo violenta, al limite del bacchettone, nonostante arrivasse da una persona che in genere sto ad ascoltare con molta attenzione. A questo punto un amico, uomo, accennò alla vecchia campagna pubblicitaria con David Beckham semisdraiato e seminudo, col pacco in bella vista. «Nessuna differenza, due belle persone in atteggiamento discinto. Il fatto che Belén sia donna non rende l’atteggiamento più grave». E qui l’amica di prima s’inalberò di brutto. «Non sono mica tanto d’accordo! Vero, il concetto della persona molto attraente e poco vestita è simile, però con le donne c’è sempre molta più enfasi sulla disponibilità sessuale della stessa». Cominciai pian piano ad aprire gli occhi. «Beckham è lì come il Bronzo di Riace che dice guardatemi come sono bello e desiderabile, anzi irraggiungibile! Belén e Eva sono invece lì che dicono sono tutta tua. E pure la tua donna dovrebbe esser così. Quello che entrambi hanno in comune è coltivare il voyeurismo e, volendo, la volgarità. Ma il messaggio implicito è diverso».</p>
<p>E poi la bomba: «Pensando in termini di preda vs. predatore o conquista vs. seduttore, ecco, Beckham è il predatore, Belén la preda. E questo è molto grave».</p>
<p>Anche l’amico maschio ci rimase di sasso. «Hai ragione, l’aspetto preda/predatore non mi era mai nemmeno passato per la testa. Sono sinceramente preoccupato». Sono preoccupata anch’io, e pure parecchio. Sfogliando riviste di moda femminili, riviste maschili, giornali, guardando la TV, cliccando i link dei quotidiani online, la solfa è sempre la stessa. Le donne sono belle, seducenti, sexy. L’attenzione è sulle curve, l’abbigliamento, gli atteggiamenti affettuosi. Se è sdraiata sul letto, sembra aspetti che qualcuno le metta le mani addosso. Gli uomini invece sono belli, forti, sportivi. L’accento è sul muscolo, sul successo. Se è sdraiato sul letto, vuole farsi ammirare. Con questo siamo confrontati tutti i giorni, più volte al giorno. Le donne sono dolci, gentili, sensuali, affettuose. Se non lo sono, l’atteggiamento da maschiaccio è una provocazione. O una barzelletta. Al contrario gli uomini proteggono, apprezzano, vincono. E se fanno il contrario, si ride. O si ringrazia sentitamente. Come nelle pubblicità di prodotti per la casa, dove se i piatti li fa lui, userà sicuramente il sapone sbagliato. Lei lo ringrazierà e poi, facendo l’occhiolino alla telecamera, gli metterà in mano la bottiglia giusta. «Ah, se non ci pensassi io!»</p>
<p>A me tutto questo sembra molto sbagliato.</p>
<p>L’ho scritto domenica al blorum Italians, ma i lettori sembrano non aver raccolto. Gli Italiani sembrano non voler accettare che l’immagine della donna propinataci dai media influenzi il comportamento delle persone nella vita reale. Ci metto dentro, oltre alla pubblicità, la quantità assurda di donne seminude che popolano la televisione nazionale. E anche le donne in politica che sfilano in bikini sulle passarelle. E le presentatrici del telegiornale vestite come per la discoteca. Modelli, francamente, sbagliati. La reazione predominante sembra essere: «Sono adulte e vaccinate, mica le costringe nessuno a fare la velina. O a spogliarsi di fronte al fotografo. O a indossare scollature abissali». Tutti lì che inneggiano alla libertà individuale, come io avessi richiesto la censura peggio che in Iran. Altri mi hanno risposto che ho evidentemente torto, dato che in Arabia Saudita le donne vengono trattate molto peggio che in Italia, nonostante girino vestite che più vestite non si può. Che alle donne in Arabia Saudita manchino diritti fondamentali, e che quindi il problema delle donne saudite parta da radici molto più profonde, pare sfuggire. Il problema, a parer mio, non sono i centimetri di pelle esposta. Anzi, la percentuale di superficie corporea esposta sembra salire mentre la condizione della donna migliora. Nel 1800 bastava una caviglia scoperta a turbare gli animi. E le donne non potevano manco votare. Nel 1990, nello stesso blasonato liceo romano di cui sopra, si veniva mandate a casa per uno strappo dei jeans che mostrasse un accenno di chiappa. Oggi le ragazzine vanno alle medie vestite da cubista. Mi pare evidente che seguano un modello proposto dall’alto. O un bombardamento laterale, non saprei. La domanda vera è: perché? Le ragazzine vestite da Lolita lo fanno per consapevolissima scelta personale? Siamo sicuri? Perché c’è una fila lunga diversi isolati per le selezioni da velina? Ho amiche che lasciano le figlie in età prescolare guardare una trasmissione in cui due ragazze ballano in mutande sul tavolo, con la scusa che è una trasmissione d’informazione. Con che faccia poi le invoglieranno a studiare? Perché se critico le Olgettine mi danno subito della brutta racchia invidiosa e mi dicono che loro sì che sono furbe e fanno fruttare quello che hanno? Che mica le costringevano? Nel frattempo, in Svezia c’è l’asilo aziendale e impongono il congedo parentale anche agli uomini – sottolineo impongono, non concedono. Sigh. In modo che, pian piano, le aziende non facciano più differenza tra maschi e femmine quando si tratta di assumere. Tanto a casa col pupo ci staranno tutti.</p>
<p>Smettiamola una buona volta di ripetere alle ragazze che l’importante è essere belle, magre, coi capelli lunghi e senza un filo di cellulite. L’importante non è essere belle, l’importante è essere in gamba. La donna non esiste in funzione del suo uomo. Non è a disposizione. Se poi ci tieni ad essere bella, seducente e sexy, fai pure. Ma non per questo sei automaticamente obbligata a renderti disponibile, sentimentalmente o sessualmente. Ma soprattutto, smettiamo di ripeterlo ai ragazzi, che le loro amichette vanno classificate solo in base a questo. Passate le pulsioni adolescenziali, non avranno altri metri di riferimento. E l’uomo adulto senza valori chiari, di fronte ad una fidanzata che lo molla, di fronte ad una donna che non si concede, reagirà con frustrazione, rabbia, anche violenza. Ecco, allora: ben venga la sacrosanta libertà individuale di mostrare il decolleté. Di vestirsi da strappona, di fare quello che una vuole, come vuole. Ma prima, per favore, forniamo a tutti, maschi e femmine, gli strumenti per capirle – prima di fare – queste scelte.</p>
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		<title>I lavori di casa a metà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2013 10:36:48 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[lavori di casa]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> In tempi pre-Fidanzato Asburgico stavo insieme ad un ragazzo austriaco che era, obiettivamente,un bell’acchiappo. Serio, affidabile, sportivo, in carriera. Chiamiamolo Mr. Right, vah, se lo merita. Era anche piuttosto emancipato. No, perché l’Austria su certe cose è avanti anni luce rispetto all’Italia. Ma non è, francamente, la Svezia. Una certa cultura machista esiste anche qui;&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>In tempi pre-Fidanzato Asburgico stavo insieme ad un ragazzo austriaco che era, obiettivamente,<em>un bell’acchiappo</em>. Serio, affidabile, sportivo, in carriera. Chiamiamolo Mr. Right, vah, se lo merita.</p>
<p>Era anche piuttosto emancipato. No, perché l’Austria su certe cose è avanti anni luce rispetto all’Italia. Ma non è, francamente, la Svezia. Una certa cultura machista esiste anche qui; più stemperata, spesso relegata a fasce d’età in odore di pensione. Ma esiste.</p>
<p>Mr. Right, dicevo, era un ragazzo d’oro. Cresciuto con due sorelle da una madre giovane e dal polso deciso. Sapeva stirare, caricare la lavatrice separando bianco e colorati, e pure cucinare.</p>
<p>Mr. Right non era un macho, no davvero. Ma quando andammo a vivere insieme – sarà che io cucino volentieri e avevo undemocraticamente preso completo possesso della cucina – iniziò a dare evidenti segni di debolezza. In forma di calzini abbandonati in giro e assoluto disinteresse per aspirapolvere, lavatrice e prodotti per la casa in generale. Non avrebbe saputo rispondere alle domande</p>
<p>“C’è latte fresco in frigo?”</p>
<p>“È finita la pappa del gatto?”</p>
<p>“Ho camicie fresche di bucato?”</p>
<p>nemmeno se da questo fosse dipesa la sua sopravvivenza fisica.</p>
<p>Sarà anche che era la prima convivenza per entrambi, ma io non mi capacitavo di questa improvvisa inversione di rotta.</p>
<p>Qualche mese dopo andammo a trovare la sua famiglia in un paesino a qualche ora di macchina da Vienna. A <em>presentare me</em> alla sua famiglia, per la precisione.</p>
<p>La prima sera, eravamo soli noi due in cucina, Mr. Right si versò un bicchiere d’acqua. Non dal rubinetto, non da una bottiglia in frigo, ma da una caraffa di vetro poggiata sulla credenza. Acqua di rubinetto, ci tengo a precisare. Pensai che la caraffa era molto bella e questo rituale di bere l’acqua del rubinetto dalla caraffa fosse un piccolo omaggio al donatore della caraffa. Che so, la nonna.</p>
<p>Mr. Right si riempì il bicchiere e si accorse poi che la caraffa era vuota. Prima di sedersi e bere andò quindi a riempirla, per poi rimetterla al suo posto sopra al centrino di pizzo.</p>
<p>Mi girarono di brutto.</p>
<p>“Ma come, a casa manco ti accorgi se è finito lo shampoo, e qui riempi la caraffa prima di rimetterla a posto? No so nemmeno se incavolarmi di più perché l’hai riempita o perché l’hai rimessa a posto!”</p>
<p>Fece un faccino a metà tra il divertito e il colpevole, poi entrò in cucina sua sorella e perdemmo il filo del discorso.</p>
<p>Due giorni dopo, al momento di salutarci, notai un foglio A4 stampato dal computer appeso sulla porta d’ingresso.</p>
<p>Il foglio recitava:</p>
<p>“La disciplina rende tutto più difficile all’inizio, ma alla lunga più facile”.</p>
<p>In Tedesco, assicuro, suona ancora più minaccioso. Mi misi un attimo paura. Anche perché io e la disciplina non siamo propriamente migliori amici.*</p>
<p>Tornati a Vienna analizzai con calma la situazione. Punto primo: Mr. Right sa fare i lavori di casa. Non c’entrano scuse fantasiose quali il sacro timore di far uscire tutte le lenzuola rosa dalla lavatrice. Punto secondo: Mr. Right è abituato a condividere i lavori di casa, la mamma glielo ha inculcato per bene. Punto terzo (l’illuminazione): il machismo non c’entra. Mr. Right è semplicemente pigro, e se lo shampoo finito ricompare magicamente pieno il giorno dopo, banalmente lui non si interroga sulla provenienza.</p>
<p>Realizzai con orrore che eravamo scivolati, senza che io me ne accorgessi, nella routine della classica famiglia italiota, dove lei – e solo lei – si occupa della conduzione familiare.</p>
<p>Certo, lui correva a comando se gli chiedevo di fare qualcosa.</p>
<p>“Porti giù la spazzatura?”</p>
<p>“Ma certo!”</p>
<p>E venti secondi dopo era di nuovo spaparanzato sul divano.</p>
<p>“E il sacchetto della pattumiera l’hai cambiato?”</p>
<p>“Ah, no scusa, faccio subito!”.</p>
<p>E dieci secondo dopo – zac! – divano.</p>
<p>Capii che dovevo correre ai ripari. Rapidamente. E in maniera drastica.</p>
<p>Elaborai quindi un metodo infallibile, che mi sento di consigliare caldamente a chiunque si trovi di fronte allo stesso problema.</p>
<p>Cominciai la sera stessa. Gli comunicai chiaro e tondo che <em>questa casa non è un albergo!</em> – giuro, usai questa espressione e ancora un po’ me ne vergogno – e che da lì in poi non avrei più alzato un mignolo per lui. E lo feci.</p>
<p>In pratica smisi di lavare le sue cose e iniziai a fare la lavatrice solo con i miei vestiti. Smisi di rifornire frigo e dispensa di articoli che interessavano solo a lui. Birra, latte, burro, orsetti gommosi. O di ricomprare articoli da bagno per lui. Lamette da barba, gel per i capelli, la sua crema per il corpo preferita.</p>
<p>Su altri temi è più difficile distinguere tra mio e tuo. Attivai una modalità random. Non caricavo la lavastoviglie ma lavavo gli asciugamani. Non passavo l’aspirapolvere ma davo l’acqua alle piante. Tenevo un tubetto di dentifricio nella mia borsa a mano, insieme a qualche bustina di zucchero per il caffè rubate al bar. Cose così.</p>
<p>All’inizio quasi non se ne accorse. Lo shampoo era nuovo nuovo, i pavimenti a specchio, il frigo pieno.</p>
<p>Per primo finì il latte per il caffè. E lui iniziò a berlo nero come me. Senza fare alcun commento.</p>
<p>In questa fase iniziale raccomando di mantenere la calma. Nervi saldi e vedrete che a breve inizierà il divertimento. Nervi saldi perché tempo cinque giorni avevamo riccioli di polvere e palline di pelo di gatto che facevano le corse su e giù per il soggiorno. Divertimento perché prima o poi finiranno anche altri articoli. Aspettavo con trepidazione il tramonto dei calzini puliti.</p>
<p>Una sera vennero un paio di suoi amici a vedere la partita della Nazionale. Lui aprì il frigo e trovò solo prosecco. Uscì di corsa a comprare un cartone di birra al distributore di benzina. Ma ancora non dava segni di irritazione.</p>
<p>I primi tentennamenti li ebbe quando davvero finirono i calzini puliti. Una mattina me lo ritrovai che preparava il caffè con i calzettoni da calcetto sotto all’abito grigio gessato. Un altro paio di giorni e aveva tirato fuori da un anfratto dell’armadio dei boxer rossi – regalategli per ridere dalla sorella dodicenne. Sulla patta un porcellino rosa, sul sedere la scritta “Buon 2003!”.</p>
<p>Una mattina mi chiese timidamente se secondo me la senape in grani andava bene per lavarsi i denti. Lo guardai con i miei migliori occhi vuoti. E questa fu la goccia che fece traboccare il vaso. Capitolò miseramente.</p>
<p>Era fortunatamente un sabato mattina, passammo il fine settimana a dare una gran pulita alla casa, caricammo venti lavatrici, facemmo una spesona gigante insieme. Mai più avuto problemi di condivisione dei compiti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>* Tanto per capirci, questa una citazione visibile sul mio profilo facebook: <em>“External discipline is the only road to happiness for those unfortunates whose self-absorption is too profound to be cured in any other way.”</em><br />
<em>Bertrand Russell – The Conquest of Happiness</em></p>
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		<title>Dimmi come mi cerchi e ti dirò chi sei</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2013 13:28:50 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p><em>&#8211; Attenzione! Post vagamente non adatto ad un pubblico minorenne e/o particolarmente sensibile! &#8211;</em></p>
<p>Ci sono cose nella vita che ci ripromettiamo di non fare mai. Che so, compriamo il nostro primo telefono cellulare e giuriamo che lo spegneremo sempre quando siamo in casa. Io ho retto sei mesi. O il primo smart-phone, con l’auto-promessa <em>non mi trasformerò mai in uno di quelli che controllano e-mail e facebook ogni dieci minuti</em>. Son durata due settimane. O ancora, cucina nuova, <em>non lascerò mai neanche un bicchiere sporco nel secchiaio</em>. Mezza giornata. Potrei continuare per ore.</p>
<p>Con NonSoloSissi ho resistito sette mesi prima di scrivere questo post. No, dico, sette mesi. E due giorni. Ma ora non ce la faccio più. È arrivato il momento di svelare quale sia <em>il termine di ricerca più usato dai lettori di NonSoloSissi</em> per trovarmi nella giungla del web.</p>
<p>Reggetevi forte… rullo di tamburi… <strong>porno soft</strong>!</p>
<p>Non scherzo, quasi la metà delle ricerche Google arrivano da lì, e non sono soddisfazioni. Errore mio, per carità, che di post con queste parole nel titolo (ma sicuramente <em>non nelle tag</em>) ne ho scritti addirittura due.</p>
<p>Partiamo con gli errori di battitura, dai più banali <strong>porno shoft</strong>, o <strong>poerno soft</strong>, fino al più astruso<strong>porh oops</strong>. Il mio preferito è <strong>porno sopht</strong>, col pi acca. Quasi sofisticato.</p>
<p>Altri si ricordano purtroppo solo la storia del porno, mi vogliono cercare, ma sono troppo ben educati. E digitano delle perle di eleganza quali <strong>porno soft per signore</strong>, o timidissimi <strong>porno molto soft</strong>.</p>
<p>Alcuni, è evidente, hanno ben altri programmi che non leggere NonSoloSissi. No, perché uno che digita <strong>titoli porno soft da scaricare</strong> non cercava me. Altri sono più precisi, e mi pare quasi di riconoscere una vena di impazienza dietro a <strong>film porno che si vedono bene</strong>. Altri sono più avventurosi: <strong>partecipare porno virtuale</strong>. Qualcuno ha poi un piano diabolico per stasera e vuole<strong>far vedere un film porno alla fidanzata non apposta</strong>. Cioè fammi capire, per sbaglio? Tipo sostituire la cassetta nella custodia di <em>Love Actually</em>? Quasi mi dispiace che il mio blog non abbia fornito consigli validi.</p>
<p>Su altri sono meno sicura, ma <em>spero</em> <em>davvero</em> abbiano un programma diverso da quello che la ricerca Google suggerisce. Si va dall’agghiacciante <strong>porno cataveri</strong>, al disgustoso <strong>soft porno con mamma</strong>. Pensate sia il fondo del barile? Mwhahahaha (ghigno satanico)! Beccatevi questa: p<strong>orno delle nonne</strong>! Non vi è bastato? <strong>Il meglio di una nonna porno</strong>! La gente non sta bene. Tranne forse chi ha cercato <strong>vestire donne nude vive</strong>. Che quel <em>vive</em> alla fine mi ha in qualche modo tranquillizzata.</p>
<p>Altri cercano proprio me, non ci sono dubbi, e mescolano parole chiave a casaccio. I risultati sono a volte bizzarri, tipo <strong>porno bistecca</strong>. O leggermente inquietanti. Di <strong>porno principessa sissi</strong> avrei fatto volentieri a meno. A meno che, mi viene in mente solo ora, non stesse cercando un filmetto hard con la Romy Schneider. Buona fortuna.</p>
<p>Altri ancora, sinceramente, non si è capito bene che vogliono. <strong>Film moglie soft</strong> è sicuramente tra questi. Vuole guardare un film porcello o far ingrassare la moglie? <strong>Cose pin porn</strong> pure. E sicuramente <strong>film soft hard</strong>. Insomma, deciditi!</p>
<p>Altri, purtroppo, si è capito invece benissimo cosa cercano. <strong>Foto di donne nude con grosse bombe e grosse farfalle</strong>. Sigh.</p>
<p>(…continua)</p>
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