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	<title>pattumiera &#8211; nonsolosissi.com</title>
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	<description>Diario semi-vero di unItaliana a Vienna</description>
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		<title>Il Dottor Frankenstein per cena</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Oct 2013 09:54:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Il nostro stile di vita influenza quali alimenti compriamo, cuciniamo e portiamo in tavola. Essere vegetariano o vegano, ad esempio, tanto per stare sul banale. Ma anche questioni più di salute, che so, avere la pressione alta, o essere diabetico, celiaco, intollerante a certi alimenti. O anche, semplicemente, seguire dieta dimagrante. Ecco, ho scritto la&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Il nostro stile di vita influenza quali alimenti compriamo, cuciniamo e portiamo in tavola. Essere vegetariano o vegano, ad esempio, tanto per stare sul banale. Ma anche questioni più di salute, che so, avere la pressione alta, o essere diabetico, celiaco, intollerante a certi alimenti. O anche, semplicemente, seguire dieta dimagrante. Ecco, ho scritto la madre di tutte le banalità.</p>
<p>Il Fidanzato Asburgico ed io siamo sanissimi, non abbiamo intolleranze, non siamo a dieta, non siamo vegani. Nemmeno vegetariani, al massimo una vaga tendenza a limitare la quantità di carne che consumiamo. Come mai allora ci ritroviamo regolarmente a cenare con il Dottor Frankenstein?</p>
<p>Me ne sono resa conto l’altra sera, quando abbiamo consumato l’ennesima cena che non c’entrava niente. Il menù sembrava la parata di apertura dei giochi olimpici: Curry verde di pesce con cipollotto e latte di cocco a rappresentare la Tailandia; insalata mista con sale, olio e aceto balsamico per l’Italia; cavolo cinese in agrodolce per la Cina; pane di farro integrale per l’Austria. Ah, dimenticavo, insieme ci abbiamo bevuto un ottimo Sauvignon Blanc cileno…</p>
<p>Non siamo nuovi a queste mescolanze, solo che ieri è capitato proprio dopo una cenetta alla Cracco, in cui la combinazione delle portate era veramente raffinata. Con le <a title="The Scalogno Project – 3/60 Melanzane alla menta" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-360-melanzane-alla-menta/">melanzane alla menta</a>, infatti, avevamo mangiato un filetto grigliato, insalata di spinaci freschi e focaccia al rosmarino. Sigh.</p>
<p>Il ritorno alla realtà – il Dottor Frankenstein è un nostro ospite regolare – è stato una piccola doccia fredda. Perché la verità è che i pasti ben coordinati ci piacciono moltissimo. Il problema è che io ho una mania, una fissazione, che si ripercuote pesantemente sui nostri menù: io detesto buttare via la roba da mangiare. Con il passare degli anni, poi, questa ossessione non accenna affatto a migliorare, anzi, l’impressione è che io stia affinando la tecnica e mettendo in pratica procedimenti sempre più machiavellici per raggiungere il mio scopo supremo: la pattumiera vuota.</p>
<p>Ho rinunciato, ed esempio, a fare quelle belle spesone del sabato, dove esci dal supermercato con il carrello strabordante e una volta a casa ti ritrovi il frigorifero bello pieno. Che in questi tempi di crisi mette addosso tanta sicurezza. Invece no, vado al supermercato quasi tutti i giorni, con il menù della cena in tasca. E compro solo quello che mi serve. Non ne potevo più, infatti, di buttare via verdure ammuffite. Negli ultimi sei mesi – lo scrivo scoppiando di orgoglio – ho buttato via mezza cipolla, mezzo barattolo di marmellata di albicocche e un terzo di una lattina di pelati. Son soddisfazioni.</p>
<p>Quando avanza qualcosa – una porzione di zucchine trifolate o due dita di vino in fondo alla bottiglia, non importa – mi sforzo di farmi venire in mente qualcosa per usarlo immediatamente. È per colpa di questo meccanismo, ecco, che saltano fuori le cenette di Frankenstein. A volte riesco a mimetizzare la pietanza creativa nel menù. A volte meno.</p>
<p>L’altra sera, ed esempio, avevo molti avanzi in frigo. Troppi. Un porro che avevo comprato per un’altra ricetta e poi me ne era servito manco la metà. Pensando a lui e alla lattina di pelati aperta dell’ultima pizza, ho comprato del pesce surgelato. L’idea era di prepararlo come fa mia mamma, saltare un po’ d’aglio e porro nell’olio, cuocere il pomodoro, buttarci dentro il pesce, coprire di basilico fresco – la piantina è lì nel Wintergarten dagli <a title="The Scalogno Project – 1/60 Spaghetti al pomodoro" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-160-spaghetti-al-pomodoro/" target="_blank">spaghetti al pomodoro</a>, per i quali alla fine avevo preferito la scorza di limone. Geniale. Solo che dopo aver fatto appassire il porro nell’olio mi sono accorta con orrore che i pelati erano pieni di muffa! Ho quindi aggiunto una bella cucchiaiata di curry verde, aperto una lattina di latte di cocco e sforbiciato sopra il basilico. Era ottimo, per altro.</p>
<p>L’insalata era in frigo dal giorno prima, andava assolutamente mangiata. Ma era finito l’olio di sesamo, non avevo ne limone ne limette, e non potevo condirla più orientale di così. Idem per il cavolo cinese, sul quale abbiamo versato, sghignazzando, della salsa Teriyaki. Perché come dice il Fidanzato Asburgico</p>
<p>“Un po’ di Giappone non ha mai fatto male a nessuno!”</p>
<p>Il pane integrale l’avevo fatto io con le mie manine sante e <a title="Operazione SAUERTEIG!" href="http://www.nonsolosissi.com/operazione-sauerteig/" target="_blank"><em>Hauspilz</em></a> due settimane fa e poi surgelato a pezzi. È una rarità, dato che io preferisco di gran lunga il pane bianco. Ma avevo lì un chilo di farina di farro integrale, avanzo della dispensa di un’amica che si è trasferita all’estero. E usare farina salvata dalla pattumiera di un trasloco altrui era una tentazione troppo romantica, integrale o no.</p>
<p>La cena dell’altra sera era effettivamente particolarmente accozzaglia, persino per i miei standard. E dato che la cucina e la dispensa, a casa nostra, sono saldamente in mano mia, ho sempre un po’ paura di brutalizzare il Fidanzato Asburgico. Abbiamo quindi ragionato un po’ sopra a questo mia spasmodico riciclo dell’avanzo alimentare. È un’operazione onesta? Vale la pena?</p>
<p>Che l’operazione sia onesta mi pare evidente. Nella vita, infatti, ognuno è libero di fare le scelte che vuole, ma ci sono scelte che sono più degne di altre. Chi non è vegetariano, ad esempio, ne ha tutto il diritto. Ma deve sempre portare rispetto a chi lo è, perché essere vegetariani, rigirate la storia come volete, è sempre più sano, più ecologico, più etico. E anche produrre poca spazzatura al posto di tanta è cosa buona e giusta.</p>
<p>La domanda vera era quindi se ne valesse la pena. Per me si, sicuramente. Ma per il Fidanzato Asburgico? Li mangia volentieri anche lui ‘sti pranzetti patchwork?</p>
<p>La sua risposta mi ha leggermente sorpreso. Mi aspettavo che magari assecondasse questa mia malattia, o che la tollerasse. O persino che la condividesse. La posizione del Fidanzato Asburgico su cosa io scodelli nel piatto è invece di una semplicità disarmante:</p>
<p>“Pesce al curry? Ottimo!”</p>
<p>“Insalata? Deliziosa!”</p>
<p>“Cavoli stufati? Eccellenti!”</p>
<p>“Pane di farro integrale? Mi ricorda la mia infanzia, ahh!”.</p>
<p>Cioè per farlo contento è sufficiente che i <em>singoli componenti</em> di un pasto siano buoni. Che stiano bene uno accanto all’altro può anche essere un caso, una coincidenza, o un lusso da concedersi ogni tanto. Come la bistecca.</p>
<p>Incredibile, a volte la semplicità con cui funziona il cervello maschile ha i suoi lati positivi!</p>
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		<title>Vuoi vederlo? No.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Sep 2013 10:24:31 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[verme]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">&lt; 1</span> <span class="rt-label rt-postfix">minute</span></span><p>Sera, interni. Lei è in cucina che spignatta, lui sul divano che guarda il telegiornale. Tra loro, solo una parete in cartongesso.</p>
<p>Monica: “Ahhhh! Tesoro! C’è un verme nel peperone che stavo per affettare!”</p>
<p>Fidanzato Asburgico: “Davvero?”</p>
<p>M: “Si! È grosso, verde e peloso. È qui nella pattumiera, lo vuoi vedere?”</p>
<p>FA: “No.”</p>
<p>M: “Ammazza che cagasotto che sei!!”</p>
<p>FA: “…”</p>
<p>M: “AARGGHHH!!! SI MUOVE!! CORRI! Corri, prima che si nasconda tra le bucce di patata!!!”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ecco, questa storiella ve l’ho raccontata perché per la prima volta mi sono sentita rivolgere la <a href="http://www.nonsolosissi.com/lapparecchio-acustico/" target="_blank" rel="noopener">domanda contraria</a> “Questo finisce su Sissi, voglio sperare?”. Un’esplicita richiesta del Fidanzato Asburgico, che cominciava a provare un briciolo di timore che lo stessi dipingendo troppo fricchettone. E ci teneva – per una volta – a farci una figura un attimo più maschia. Applauso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PS Per la cronaca, è corso. Con i ragni invece no, non corre, ma si arrampica velocissimo sullo sgabello o sul bordo della vasca da bagno insieme a me, e mi stringe forte forte. (Perché se la fa sotto pure lui, mica altro.)</p>
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