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	<description>Diario semi-vero di unItaliana a Vienna</description>
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		<title>Il tipo sul divano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Sep 2013 10:42:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> L’autunno scorso il Fidanzato Asburgico e i due giovanissimi musicisti dei quali è manager e produttore, sono stati per la prima volta in studio di registrazione. Il Fidanzato Asburgico mi aveva chiesto “Hai voglia di raggiungerci dopo il lavoro? Così, tanto per farci compagnia, per vedere…” E io avevo accettato con entusiasmo. Sono una persona&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>L’autunno scorso il Fidanzato Asburgico e i due giovanissimi musicisti dei quali è manager e produttore, sono stati per la prima volta in studio di registrazione.</p>
<p>Il Fidanzato Asburgico mi aveva chiesto</p>
<p>“Hai voglia di raggiungerci dopo il lavoro? Così, tanto per farci compagnia, per vedere…”</p>
<p>E io avevo accettato con entusiasmo. Sono una persona curiosa, e nonostante io non capisca un tubo di musica, l’idea di fare un’esperienza nuova mi alletta sempre. Anzi, più è <a href="http://www.nonsolosissi.com/linvito-al-talk-show/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">stramba</a> e più mi attrae.</p>
<p>Quando sono arrivata, avevano già cominciato da un paio d’ore. Nella prima pausa sono entrata nello studio, sulla parete di fronte c’era un divano scalcagnato con borse e cappotti. Mi ci sono messa su comoda e osservato con moderato interesse i macchinari misteriosi pieni di levette e il groviglio mostruoso di cavi.</p>
<p>Al momento del take successivo i ragazzi e il Fidanzato Asburgico si sono infilati in testa le cuffie. Senza proferir parole il tecnico ne ha porta una anche a me. E ho realizzato una cosa buffa: io ero <em>il tipo sul divano</em>!</p>
<p>Fateci caso, in ogni film che tratti di una band musicale, nelle scene in cui fanno prove in garage o in studio, c’è sempre un tipo spaparanzato sul divano. È sempre e solo uno, non parla mai, non interagisce con gli altri, non si capisce come mai sia lì. Tutti sembrano ignorarlo.</p>
<p><em>Il tipo sul divano</em> è una figura quasi mitologica, della cui esistenza si vocifera da anni, la cui esistenza rimane tutta da provare. Un po’ come con Nessie. O le donne <a href="http://www.nonsolosissi.com/la-dieta-perenne/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">magre per natura</a>.</p>
<p>Ergo, tutti – persino i pochi che l’hanno intravisto una volta – sono convinti che non sia nient’altro che un bias letterario, una versione scalcagnata del <em>miles gloriosus</em> di Plauto, o del <em>professore pazzo</em> di <em>Ritorno al Futuro</em>. Niente di più che una running gag. Ma come per i proverbi, i cliché e i pregiudizi, anche dietro alle running gag c’è sempre un fondo di verità.</p>
<p>Chi non bazzica studi di registrazione non ha grandi occasioni, a parte il cinema, per osservare <em>il tipo sul divano</em> nel suo habitat naturale. Ma dato che <em>il tipo sul divano</em> non si muove mai, non parla, e per giunta tutti i presenti sembrano ignorarlo con convinzione… <em>il tipo sul divano</em> non lo se lo fila mai nessuno.</p>
<p>Ai primi di agosto il Fidanzato Asburgico ed io parlavamo della piccola vacanza che sarebbe iniziata pochi giorni dopo. Niente di spettacolare, si andava giù a Roma dai miei. L’iniziativa l’aveva presa il Fidanzato Asburgico, che voleva fare una sorta di clausura con i ragazzi per l’album prossimo venturo.</p>
<p>Gli avevo chiesto</p>
<p>“Senti un po’, avete qualcosa in contrario se mentre fate prove e controprove lo Zio Tino fa <em>il tipo sul divano</em>?”</p>
<p>Nota: Lo zio Tino è il fratello di mamma e vive con i miei da molto prima che io nascessi. Non è facile spiegare il suo ruolo, un po’ come spiegare la musica ad una persona sorda dalla nascita. Ma la mia famiglia consiste in mamma, papà e zio Tino. E parafrasando il mio terzo incipit letterario preferito (dopo <em>Chiamatemi Ismaele</em> e <em>Era una notte buia e tempestosa</em>)</p>
<p>“Tutte le famiglie normali si assomigliano fra loro, ogni famiglia stramba è stramba a suo modo”. Ma sto divagando.</p>
<p>Lo zio Tino è infatti un appassionatissimo chitarrista autodidatta, e ero sicura che avrebbe avuto molto piacere di stare lì in un angolo ad ascoltare uno dei migliori chitarristi, per quanto quindicenne, in circolazione in Europa.</p>
<p>La prima metà della risposta del Fidanzato Asburgico era quello che mi aspettavo</p>
<p>“Preferisco chiedere ai ragazzi, in fin dei conti hanno 14 e 15 anni, magari si imbarazzano”.</p>
<p>Il postillo invece non me lo aspettavo</p>
<p>“E ovviamente dovrebbe stare zitto e non immischiarsi”.</p>
<p>Ci sono rimasta decisamente male.</p>
<p>No, perché io sono<em> il tipo sul divano</em> ufficiale dei ragazzi, so quindi bene come comportarmi. Avrei certamente saputo spiegare allo Zio Tino le regole del gioco.</p>
<p>Le quali regole del perfetto <em>tipo sul divano</em> sono pochissime, ma ferree:</p>
<ul>
<li>Non interrompere, non disturbare.</li>
</ul>
<p>E mi pare anche ovvio. Analogamente ad un osservatore neutrale dell’ONU, <em>il</em> <em>tipo sul divano</em> non ricopre alcun ruolo attivo.</p>
<ul>
<li>Non parlare se non interpellato.</li>
</ul>
<p>E sembra cattivo a scriverlo così, ma <em>il tipo sul divano</em> non se la prende mai. Anche perché viene regolarmente interpellato, persino io che non capisco un tubo di musica e sono stonata come una campana.</p>
<p>E basta, questo è quanto.</p>
<p>In compenso, il tipo sul divano ha un sacco di libertà. Può tenere il tempo facendo ballare un piede, ad esempio. O fare faccine strane se qualcosa gli suona sbagliato o se ha un’idea geniale che vorrebbe condividere. Può cercare (senza troppa insistenza, si intende, che quello sarebbe disturbare) lo sguardo dei musicisti o del produttore, se lo conosce bene persino del tecnico, nella speranza di venir interpellato e di esporre la sua idea. E a volte capita davvero di venire interpellati dopo una faccina. Non deve sempre fare attenzione, se gli va può distrarsi tranquillamente. Idealmente può stare tutto il tempo incollato a facebook sullo smartphone. <em>Idealmente</em> perché gli studi di registrazione sono sempre in cantina e non c’è mai campo. Ma può tranquillamente leggere un libro. Sconsiglio il giornale, che fa troppo rumore. E, soprattutto, quando si fa una pausa per mangiare qualcosa, può correre a prendere la pizza a portar via per tutti, sentendosi finalmente utile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PS si, quella nella foto qui sopra sono io. Non c’è il divano, solo una poltrona imbottita (comodissima, tra l’altro), e non ho su le cuffie. Ma posso spiegare: era uno studio di prova. Negli studi di registrazione il divano c’è sempre. Sempre.</p>
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		<title>Come funziona il cervello degli uomini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jul 2013 13:19:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensato]]></category>
		<category><![CDATA[Vissuto]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Mel]]></category>
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		<category><![CDATA[tatuaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Quando ero giovane, intorno ai vent’anni intendo, amavo molto i giochi di ruolo. Detesto confermare i cliché – d-e-t-e-s-t-o – ma in questo caso posso solo ammettere umilmente: la maggior parte dei miei amici studiavano robe tecniche e l’accoppiata studente di ingegneria/giochi di ruolo è una triste verità. Eravamo sei o sette persone, quasi sempre&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Quando ero giovane, intorno ai vent’anni intendo, amavo molto i giochi di ruolo. Detesto confermare i cliché – d-e-t-e-s-t-o – ma in questo caso posso solo ammettere umilmente: la maggior parte dei miei amici studiavano robe tecniche e l’accoppiata studente di ingegneria/giochi di ruolo è una triste verità.</p>
<p>Eravamo sei o sette persone, quasi sempre le stesse, ad incontrarci intorno ad un tavolo la sera tardi. Un gruppo abbastanza rodato, tutti grandi amici, e praticamente tutti maschi. <em>Eddaje col cliché</em>.</p>
<p>Ieri sera – poi capirete perché – mi è tornato in mente un episodio buffo capitato allora. Ha a che fare con quei momenti magici in cui riusciamo a leggere i pensieri degli altri, ad interpretare le loro emozioni. In genere capita quando l’interessato è leggermente distratto da altro, e non riesce a nascondere le emozioni che prova. Sovrappensiero o molto stanco, ecco.</p>
<p>Ai tempi dei giochi di ruolo, intorno al tavolo capitava ogni tanto un amico comune, che, ancora più raramente, si portava dietro Rosa, la sua ragazza. La sera in questione, ho dimenticato come mai, eravamo la solita banda: sei maschi, io, più Rosa, eccezionalmente sola. I maschietti erano tutti abbastanza distratti.</p>
<p>Questa Rosa, bisogna capire, era una ragazza di una bellezza incredibile. Bionda con i capelli lunghi tagliati á la Brigitte Bardot, due labbra carnose che innervosivano un attimo anche me, una figura perfetta, e una rosa tatuata sulla spalla destra. Dovete tener presente che l’aneddoto risale ai primi anni ’90: e mentre oggi un tatuaggino-ino non si può davvero negare a nessuno, all’epoca una ragazza con un tatuaggio era un roba piuttosto audace. Quasi pruriginosa.</p>
<p>Per Rosa era la prima volta in cui giocava ad un gioco di ruolo, dato che normalmente si limitava ad osservate il fidanzato. E non aveva ben capito in cosa consistesse.</p>
<p>Ad un certo punto, durante il gioco, il personaggio di Rosa si trovò solo di fronte alla guardia nei corridoi di una prigione in cui era segregato il personaggio da liberare. <em>Non commentiamo vah</em>. I ragazzi del gruppo, che non riuscivano ad ignorare manco per mezzo secondo che Rosa era una sventola da paura, le consigliarono di provare a sedurre la guardia.</p>
<p>“Sedurre? E che dovrei fare?” chiese Rosa perplessa.</p>
<p>“Mah, digli qualcosa di sensuale. Magari spogliati un pochino” consigliò Riccardo, che evidentemente aveva già tutta una sceneggiatura in testa.</p>
<p>Rosa si paralizzò interdetta.</p>
<p>“Spogliarmi?”</p>
<p>I ragazzi la incalzarono.</p>
<p>“Si dai, magari apri un poco la camicetta!”</p>
<p>Rosa si guardò intorno perplessa. Gli sguardi dei ragazzi erano limpidi e innocenti, senza ombra di malizia. E lei cominciò a tentennare. Addirittura si aggiustò la maglietta e scoprì di poco una spalla guardandosi in giro. Si intravedeva la spallina di un reggiseno nero e un’idea di rosa tatuata.</p>
<p>“Mah, non sono sicura…”</p>
<p>“Dai, dai, che c’è di male?”</p>
<p>“Non l’ho mai fatto, ecco… forse… perché no…”</p>
<p>A quel punto Gianmarco, che era forse quello <em>più ingegnere di tutti,</em> e piano piano si iniziava a scocciare di questo teatrino, sbottò:</p>
<p>“Ma quante storie per raccontare che il tuo personaggio si spoglia, manco dovessi farlo davvero!”</p>
<p>Rosa girò la testa di scatto verso Gianmarco.</p>
<p>“<em>Per finta?</em> Devo solo raccontarlo? Ahh, ecco, allora certo, mi spoglio subito tutta!”</p>
<p>In quel preciso momento ebbi la provvidenziale pensata di dare un’occhiata intorno al tavolo, di osservate i visi dei ragazzi presenti.</p>
<p>Ecco le emozioni che lessi in rapidissima successione:</p>
<ul>
<li><em>Leggerissima irritazione.</em> Traduzione: “questa tipa sarà pure figa ma ci tiene qui tutta la notte per ‘sta boiata”</li>
<li><em>Divertimento.</em> Trad: “hahaha, che scema, credeva di doversi spogliare davvero!”</li>
<li><em>Illuminazione. </em>Trad<em>:</em> “ma… ma allora… si voleva spogliare! E si stava per spogliare davvero!!”</li>
<li><em>Delusione cocente. </em>Trad<em>:</em> “Gianmarco l’ha fermata un picosecondo prima che si sfilasse davvero la maglietta!”</li>
</ul>
<p>All’unisono girarono tutti la testa verso Gianmarco, se le occhiate potessero uccidere, Gianmarco ci sarebbe rimasto morto stecchito, volatilizzato in uno sbuffo di polvere. Invece, imbarazzatissimo, si limitò a chinare lo sguardo mortificato. Rosa non si accorse di nulla.</p>
<p>Ieri sera eravamo nello studio del Fidanzato Asburgico che ascoltavamo musica.</p>
<p>Io spaparanzata sul divano, il Fidanzato Asburgico imbozzolato nella poltrona a fagiolo, uno di quei sacconi pieni di palline di polistirolo, che quando ti ci siedi dentro praticamente ti ingoiano. Dalle casse del computer esce Adele, <em>19,</em> il suo debutto. Un album che sono giorni, mesi, che gli chiedo si suonarmi.</p>
<p>Improvvisamente il volume diventa altissimo. E non era stato il gatto.</p>
<p>Il Fidanzato Asburgico non si scompone.</p>
<p>“Non riesco ad alzarmi, potresti andare tu ad abbassare e magari dare la pappa al gatto?”</p>
<p>Io non è che me la sia presa, ma avevo comunque da rimostrare.</p>
<p>“Ah beh, aspetto di ascoltare ‘sto disco da settimane, mi dispiace perderne anche pochi secondi. Facciamo così, il volume lo abbassi tu, ma prima metti in pausa. Nel frattempo io mi alzo, vado in giardino, raccatto i bicchieri di vino bianco, i pistacchi, i cuscini delle sdraio che tra poco scoppia un temporale coi fiocchi, e do pure la pappa al gatto.</p>
<p>Il Fidanzato Asburgico pare soddisfatto da questa proposta, si srotola con fatica dal fagiolo e mette in pausa.</p>
<p>Non sono riuscita a trattenermi:</p>
<p>“Ma grazie! Certo che sarebbe stato un attimo più elegante offrirti di fare tu il giro in giardino, mentre io continuo ad ascoltare Adele!”</p>
<p>Il Fidanzato Asburgico, finora vagamente soprappensiero, gira il viso verso di me e mi lascia generosamente leggergli i pensieri in faccia.</p>
<ul>
<li>Illuminazione</li>
<li>Contrariazione</li>
<li>Sorrisone.</li>
</ul>
<p>E senza proferir parola parte in quarta direzione giardino.</p>
<p>Adoro questi momenti di <em>serendipity</em>, quando improvvisamente capisci qualcosa che fino a pochi secondi prima ti pareva assolutamente indecifrabile.</p>
<p>Traduzione: “Ah! Vero! Sarebbe stato molto, ma molto più elegante offrirmi! Ma come ho fatto a non penarci io? A non venirci su da solo? Magari se vado abbastanza in fretta riesco ancora a farla contenta…” (Nota: il Fidanzato Asburgico mi ha confermato in pieno questa interpretazione).</p>
<p>Per la serie <em>Così funziona il cervello maschile</em>. Sono molto soddisfatta.</p>
<p>Rimane purtroppo ancora senza risposta una sola domanda. La domanda vera, intendo:</p>
<p><em>Perché</em> <em>non ci vengono su da soli?</em></p>
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		<title>A Visit from the Goon Squad</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Dec 2012 10:45:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Provato]]></category>
		<category><![CDATA[Jennifer Egan]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Mel]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Nonsolosissi]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Per farmi perdonare la bufala delle Cinquanta Sfumature, ecco un libro che mi sento di consigliare fortissimamente! Erano anni che non mi divertivo così.</p>
<p>L’aveva comprato il Fidanzato Asburgico quest’estate, e dopo averlo letto me ne aveva parlato benissimo. Io all’inizio ero molto, ma molto scettica, parla di musica, di psicoterapia, ha vinto il Pulizer per la narrativa 2011. Tutti e tre gli argomenti mi lasciavano molto perplessa.</p>
<p>Musica? Ora, con la musica il Fidanzato Asburgico ci lavora, è la sua passione più grande ed ha una cultura enciclopedica. Io, francamente, della musica me ne infischio bellamente. Non sento alcuna differenza se la musica esce dalle casse dello stereo da sei milioni di dollari o dai mini-speaker del laptop. Non mi accordo se la sua chitarra è leggermente scordata, e quando – scoppiando d’orgoglio – mi fa ascoltare il master finale del’ultima canzone che ha prodotto, io puntualmente esclamo:</p>
<p>“Ma è precisa uguale alla versione di ieri!”</p>
<p>I Fidanzato Asburgico non riesce mai a nascondere del tutto un briciolo di delusione, fa spesso un sospiro silenzioso, poi mi fa una carezza sulla testa e scuote leggermente il capo.</p>
<p>Pricoterapia? Ussignur! Sarà che negli ultimi anni ho fatto brutte esperienze con persone che erano in terapia, ma mi aveva irritata sommamente persino <em>La Solitudine dei Numeri Primi</em>. Una mancanza tutta mia, non c’è ombra di dubbio, ma la fase da fascino della depressione l’ho superata da un pezzo – verso la fine dei vent’anni, un classico.</p>
<p>Pulizer? Sarà un mattone noiosissimo?</p>
<p>Il Fidanzato Asburgico continuava però a tesserne le lodi e non lo vedevo così emozionato per un libro da quando anni fa gli diedi <em>Norwegian Wood</em> di Murakami (che lui nella fase <em>depresso = figo</em> ci sguazza ancora).</p>
<p>Poi mi è venuto in mente che il Pulizer l’anno vinto anche parecchi libri che sono nella mia lista del cuore… <em>Il Vecchio e il Mare</em>, <em>Il Buio Oltre la Siepe</em>, <em>Via col Vento</em>, <em>Underworld</em> (ok, ok, solo finalista),<em>La Buona Terra</em>… Bon, mi sono detta, proviamo.</p>
<p>Signori! Correte a comprarlo! In italiano credo si chiami <em>Il Tempo è un Bastardo</em>, ma consiglio a chiunque mastichi un briciolo di inglese di lanciarsi… questa signora scrive talmente bene da non valere il rischio della traduzione.</p>
<p>A <em>Visit from the Goon Squad</em> di <em>Jennifer Egan</em> è molte cose insieme. Un romanzo corale, una raccolta di racconti, un esercizio di scrittura, un cassetto pieno di ricordi, una profezia sul futuro.</p>
<p>Parte del suo fascino risiede sicuramente nella capacità di sorprendere – un po’ come guardare<em>From Dusk Till Dawn</em> di Tarantino senza sapere di cosa parla, e per metà film essere convinti di stare guardando un road movie. E restarci di sasso quando improvvisamente diventa uno splatter pieno di zombi.</p>
<p>Dico solo che stanotte ho dormito tre ore per finirlo. Mi è piaciuto per talmente tanti motivi che è quasi impossibile elencarli senza rovinare la sorpresa.<br />
Leggetelo se vi riconoscete almeno in uno di questi punti:</p>
<ul>
<li>avevate vent’anni negli anni ’90</li>
<li>avete mai avuto un problema che vi pareva strozzasse ogni secondo della vostra vita</li>
<li>avete amici del cuore che avete lentamente perso di vista</li>
<li>avete un profilo su facebook.</li>
</ul>
<p>PS l’ultimo motivo basta e avanza!</p>
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