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	<description>Diario semi-vero di unItaliana a Vienna</description>
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		<title>Far finta di essere sani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Dec 2012 10:31:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Far finta di essere sani cantava Giorgio Gaber  – era il 1973 e io ancora non c’ero, ma sarei arrivata presto ad ascoltare questo disco insieme ai miei genitori. E anche se in famiglia non abbiamo troppo un debole per le paturnie esistenziali di cui parla Gaber, oggi è tutto il giorno che canticchio questa&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Far finta di essere sani cantava Giorgio Gaber  – era il 1973 e io ancora non c’ero, ma sarei arrivata presto ad ascoltare questo disco insieme ai miei genitori. E anche se in famiglia non abbiamo troppo un debole per le paturnie esistenziali di cui parla Gaber, oggi è tutto il giorno che canticchio questa canzone.</p>
<p>Far finta di essere sani – o meglio <em>far finta di non essere raffreddati</em> – è l’attività logorante che dall’altro ieri mi assorbe ogni briciolo di energia.</p>
<p>Ho cominciato lunedì mattina, mi ero alzata che ero uno straccio. Fisicamente e otticamente. Naso rosso che cola in continuazione, ossa rotte, due linee di febbre. Ogni persona con un briciolo di buon senso si sarebbe data malato al lavoro.</p>
<p>Ho subito chiamato al lavoro per darmi malata. Dallo studio ho composto il numero, il mio cellulare ha suonato in soggiorno e il Fidanzato Asburgico – che era sul divano sotto tre strati di golfini – ha risposto al secondo squillo. Gli ho chiesto se non potesse andare lui ad aprire il negozio. Ha riposto con una voce d’oltretomba:</p>
<p>“Certo tesoro, prima però, quando passi davanti al bagno, potresti portarmi un’aspirina che ho misurato la febbre ed ho 39 gradi e mezzo?”</p>
<p>Gli ho portato l’aspirina e gliel’ho appoggiata sul tavolino davanti al divano quasi con rabbia. Il detto<em>mal comune mezzo gaudio</em> non mi era mai parso tanto ipocrita.</p>
<p>Mi sono vestita con cura, con un vestitino di lana corto una bella spanna sopra al ginocchio. Sia mai che due belle gambette distraggano l’attenzione dal naso natalizio à la Rudolph the Red-Nosed Reindeer.</p>
<p>Particolare attenzione ha richiesto la procedura trucco, che invece io di solito risolvo con una spalmata di crema per il viso e una passata di mascara. Ho persino messo l’ombretto, sempre nella pia speranza di distogliere l’attenzione dal naso.</p>
<p>Ho cercato l’unico fondotinta compatto che posseggo – era nascosto in fondo ad un cassetto – e me lo sono infilato in tasca, riempito la borsetta di fazzoletti di carta al mentolo e sono uscita sfidando le intemperie. Nevicava.</p>
<p>Il naso colava davvero di brutto, ma la procedura <em>soffiata-di-naso/passata-di-fondotinta-con-la-spugnetta-asciutta</em> funzionava abbastanza bene. L’unico problema è che questo fondotinta l’avevo comprato l’estate scorsa all’aeroporto, era agosto, ero appena tornata da due settimane in Sicilia ed ero bella abbronzata. Sull’incarnato dicembrino non è proprio il massimo.</p>
<p>Pace, mi sono riavvoltolata la sciarpa per bene a nascondere il collo e lasciato cadere i capelli ai lati del viso in modo che non si vedesse troppo il colorito pallido delle orecchie.</p>
<p>Ogni volta che mi guardavo allo specchio – cioè dopo ogni <em>soffiata-di-naso/passata-di-fondotinta-con-la-spugnetta-asciutta</em>, spessissimo – vedevo la situazione peggiorare. Tra strati su strati di fondotinta, ombretto e capello selvaggio mi sembravo <a href="http://ericfan.freevar.com/sally/sally.jpg" rel="magnific" target="_blank" rel="noopener">Sally Spectra</a>.</p>
<p>La sera mi sono trascinata a casa, e quando mi sono struccata ho quasi pianto per quanto mi bruciava il naso… era ormai rosso fuoco e un poco spellato. Prima di andare a dormire ho rispolverato un rimedio da bisnonna e l’ho spalmato di vaselina. Balsamo per la pelle e per l’anima – il naso non bruciava più. Piccolo inconveniente, il gatto pare andare matto per la vaselina. Ho trascorso una nottata agitatissima, tra soffiature di naso e lotte per allontanare il mostro che mi voleva leccare la faccia.</p>
<p>Ieri mattina quando ha suonato la sveglia non ci volevo credere. Ci sono voluti venticinque minuti solo per uscire da sotto le coperte. Il Fidanzato Asburgico bruciava di febbre.</p>
<p>Non ho più avuto l’energia per farmi bella. Jeans, golfone informe, scarponi di pelo. E sciarpona gigante per nascondere il collo pallido. I capelli li avevo lavati domenica, era ora di fare una bella coda di cavallo. Mi sono passata il fondotinta arancione su tutto il viso, e pace per le orecchie bianche.</p>
<p>La giornata non passava più. Con questa storia che poi alle quattro è già buio, dalle tre e mezza già mi vedevo in pigiama sul divano. Il naso aveva raggiunto un colore quasi fluorescente.</p>
<p>La sera quando sono arrivata a casa ho aperto la porta con le mie chiavi e le ho lasciate appese fuori. Sono entrata, ho dato due belle mandate con le chiavi del Fidanzato Asburgico che erano appese dentro, le ho poi sfilate e me le sono messe in borsa. Avevo la febbre alta.</p>
<p>La quantità di fondotinta che è rimasta sul fazzolettino struccante mi ha provocato un attacco di riso che erano anni. La spellatura sanguinava. Vaselina spessa un centimetro e gatto chiuso in soggiorno tutta la notte.</p>
<p>Abbiamo cenato con camomilla, un pezzo di pane scongelato, burro e marmellata.</p>
<p>Stamattina – dopo una litigata breve ma feroce su dove fossero sia le mie che le sue chiavi –  sono uscita, armata di vernice beige da carrozziere e una pennellessa. Mi pareva di stare un briciolo meglio, ma appena ho aperto il portone del palazzo sono stata investita da una ventata di neve, acqua e ghiaccio a -10 gradi. Il naso ha ripreso istantaneamente a colare, gli occhi a bruciare.</p>
<p>Sulla via per andare in negozio mi sono comprata un panino per pranzo – il Fidanzato Asburgico è ancora ko – ma ho sognato tutto il giorno una <a href="http://www.nonsolosissi.com/paese-che-vai-la-minestra/" target="_blank" rel="noopener">minestrina calda</a>.</p>
<p>Far finta di essere sani è una sfida. Una sfida che con il passare del tempo mi riesce sempre peggio…</p>
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		<title>Paese che vai… La minestra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 10:33:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hand-Made]]></category>
		<category><![CDATA[minestra]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Mel]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Nell’estate del 2002 ero a Vienna da pochi mesi, avevo però avuto la fortuna di incontrare in fretta un paio di persone che sono poi diventate ottimi amici. Ad agosto, quindi, tornai a Roma in visita di cortesia portandomi dietro Luise, Marcus e Hans. I miei genitori si affrettarono a mettere a posto una piccola&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Nell’estate del 2002 ero a Vienna da pochi mesi, avevo però avuto la fortuna di incontrare in fretta un paio di persone che sono poi diventate ottimi amici. Ad agosto, quindi, tornai a Roma in visita di cortesia portandomi dietro Luise, Marcus e Hans.</p>
<p>I miei genitori si affrettarono a mettere a posto una piccola stanzetta come camera degli ospiti extra, e dato che mamma si innamorò di Hans-L’amico-Buono a primissima vista, da allora quella stanza si chiama ufficialmente<em> la camera di Hans</em>. Ma sto divagando.</p>
<p>Luise quell’estate era incinta da poche settimane, aveva un bel faccino verde ramarro e un appetito da leone. Un giorno, mentre ci trascinava in giro per il centro di Roma da una chiesa barocca all’altra, ci fermammo in un locale per pranzo. Ci sedemmo sulla terrazza sotto un bell’ombrellone e io tradussi il menù per tutti. Luise, che mastica un poco di italiano, non trovò niente di suo gusto e chiese al cameriere che tipo di minestre avessero.</p>
<p>Il cameriere la guardò con i suoi migliori occhi vuoti, poi rispose seccato che la minestra non ce l’avevano. Aggiunse, senza pronunciare le parole ad alta voce, ma il concetto era chiarissimo:</p>
<p>“Ci sono 50 gradi all’ombra, porca paletta, la minestra vuoi??”</p>
<p>Luise lo capì benissimo e si lanciò in una difesa accorata della minestra, calda non affatica l’organismo, rapida da digerire, liquida che fa sempre bene. Il cameriere la ignorò con grazie e le portò un’insalata.</p>
<p>Oggi, quando il Fidanzato Asburgico mi ha portato il pranzo, mi è tornato in mente questo episodio. Questo di pranzare insieme è un nostro piccolo rituale, lui lavora da casa e quando non ha appuntamenti o non è fuori Vienna mi porta sempre qualcosa da mangiare, così trascorriamo una mezz’oretta di chiacchiera insieme.</p>
<p>Ora, è da venerdì sera che io sono un po’ acciaccata. Niente di grave, un raffreddorone che la metà basterebbe. Ho trascorso il finesettimana appallottolata in una coperta sul divano, bevuto litri di camomilla, consumato un caricatore di fazzoletti di carta, ieri verso l’ora di pranzo sono passata direttamente al rotolo di carta igienica. Col risultato che stamattina stavo uno schifo ed era raffreddato pure lui.</p>
<p>Verso l’una l’ho chiamato per chiedergli di portarmi un bel panino con dentro l’arrosto di maiale – uh, che voglia! Non ha risposto, e io – povera illusa – ho pensato che probabilmente era già in rosticceria che faceva la fila al bancone.</p>
<p>Quando è arrivato mi ha porto un sacchetto e due cucchiai, con uno sguardo che scoppiava d’orgoglio. Dentro al sacchetto c’era un tupperware di plastica enorme, pieno fino all’orlo di minestra con la pastina. Preparate con le sue manine sante.</p>
<p>Il Fidanzato Asburgico non è il classico austriaco, alto, biondo e appassionato di sci e montagna. E meno male. Ogni tanto però se ne esce con un’idea come questa, che mi fa sbattere il muso contro la sua quasi dimenticata asburgicità.</p>
<p>Perché alcune filastrocche che abbiamo in testa sono automatiche ma anche molto nazionali. Ad esempio, mentre io recito <em>antipasto, primo, secondo, contorno, formaggio, dolce, frutta, caffè e ammazzacaffè</em>, il Fidanzato Asburgico la mette giù molto meno dura. <em>Vorspeise, Hauptgang, Dessert.</em> E tanto basta.</p>
<p>La portata principale (Hauptgang) qui in Austria, forse per compensare la mancanza delle altre, è di dimensioni mostruose. E dato che a nord delle Alpi adorano gratinare il possibile, spesso sopra ci sono anche due etti di formaggio sciolto. Per sicurezza.</p>
<p>Il dolce, generalmente, è pure lui una roba gigantesca. Fette di torta alte una spanna, Knödel ripieni di marmellata o cioccolata e affogati con un litro di crema, cose così.</p>
<p>L’antipasto (Vorgang) è l’unico che generalmente non mette troppa paura quando te lo trovi davanti. E mentre un italiano quando sente la parola antipasto pensa spontaneamente ad un piattino con su due foglioline di insalata e una cucchiaiata di qualcosa (o magari due fette di salame), in Austria scattano tutti come cani di Pavlov: la minestra.</p>
<p>Si, avete letto bene: gli austriaci adorano iniziare il pasto con una bella <em>minestra</em>. Non un piattone come in Italia, piuttosto una ciotolina poco più grande di una tazza da cappuccino. Spesso è un brodino leggero leggero, con qual cosina dentro. La più classica è la <em>Frittatensuppe</em>, un brodino di manzo o pollo con dentro un paio di striscioline di crepe che sembrano vermi affogati. Disgustoso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Epilogo: la mia avversione alla minestra è persino più forte dell’amore incondizionato che provo al’idea del Fidanzato Asburgico che smanetta in cucina e prepara il brodo. Non l’ho mangiata. Lui mi ha perdonata ed ha finalmente capito perché non abbia mai preparato minestra per cena. E ora il mio negozio profuma di ospedale all’ora dei pasti…</p>
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