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	<description>Diario semi-vero di unItaliana a Vienna</description>
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		<title>Il carrello della spesa abbandonato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Nov 2012 11:33:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Era lì che mi aspettava sul marciapiede, martedì mattina, quando ho aperto il negozio. Un carrello della spesa abbandonato. Con tanto di seggiolino pieghevole per i bambini, il manico avvoltolato di nastro isolante in modo che non si leggesse da quale supermercato era stato rubato. Mi è subito salita una rabbia incredibile. Ma porca paletta!&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Era lì che mi aspettava sul marciapiede, martedì mattina, quando ho aperto il negozio. Un carrello della spesa abbandonato. Con tanto di seggiolino pieghevole per i bambini, il manico avvoltolato di nastro isolante in modo che non si leggesse da quale supermercato era stato rubato. Mi è subito salita una rabbia incredibile. Ma porca paletta! Nemmeno nella civilissima Austria?</p>
<p>Nel corso della giornata il carrello è rimasto lì, con l’aria triste, a riempirsi lentamente di spazzatura. Ogni volta che alzavo gli occhi oltre la vertina lo vedevo, metallo argentato, plastica verde, nastro isolante giallo. E il fumo dalle orecchie aumentava di presisone.</p>
<p>A metà pomeriggio è successa una cosa strana: ho sentito una vocina nella mia testa, che non ho saputo immediatamente identificare (una vocina metaforica, eh, non chiamate la neuro):</p>
<p>“È la tua occasione, Monica!”</p>
<p>“Prego?” ho fatto finta di non capire.</p>
<p>“Portatelo a casa! Sai che figata?”</p>
<p>L’idea mi è parsa piuttosto balzana, ma più accattivante di quanto ami ammettere. Ed ho finalmente identificato la vocina: la conoscevo bene, era solo che non la sentivo da tanto tempo. Era la voce delle zingarate!</p>
<p>Ho condiviso l’idea con un paio di amici su facebook e ricevuto consensi entusiasti. Oddio, non proprio tutti tutti, ma alla domanda “E precisamente cosa te ne farai?” è bastato rispondere “Non ne ho la più pallida idea! Ma è una figata assurda!” per infettare tutti con la mia botta di leggera follia. Credo abbiano riconosciuto anche loro la vocina.</p>
<p>Abbiamo addirittura trovato un paio di utilizzi plausibili per il carrello. In un grande loft industrial-design, ad esempio, starebbe benissimo. Con dentro i mucchi di dischi del Fidanzato Asburgico, magari. O le bottiglie di superalcolici, un carrello-bar!</p>
<p>Il Fidanzato Asburgico himself era meno entusiasta quando l’ho chiamato al telefono. Ha biascicato di essere d’accordo – ma ero quasi sicura che contemporaneamente stesse lavorando al computer.</p>
<p>Ne ho parlato poi con con Bio-Emma, che ha il negozio di fronte, e sorprendentemente anche lei l’ha trovata un’idea splendida. Anche Hans, che mi è passato a trovare, era della stessa opinione “Monica, sei troppo forte!”</p>
<p>Tutti d’accordo, tutti allegri, ci fosse stato però un cane disposto ad accompagnarmi, dopo il lavoro, nel walk-of-shame (o meglio push-of-shame) di due isolati dal negozio a casa. Codardi!</p>
<p>Quando ho chiuso il negozio ho sentito le forze abbandonarmi. Ho dato un’ultima occhiata al carrello, sospirato, e mi sono avviata da sola. “Karma” ho pensato, “ma se è ancora qui domani…”</p>
<p>A casa ho trovato il Fidanzato Asburgico che aveva finito di lavorare e aveva avuto tempo di pensarci su. Era estremamente sollevato che non l’avessi chiamato al citofono per farmi aiutare con gli scalini del portone. Mi ha fatta sedere sul divano e mi ha posto un paio di domande mirate:</p>
<p>“Dove lo vorresti mettere?”</p>
<p>…</p>
<p>“Chi lo pulisce?”</p>
<p>…</p>
<p>Poi la bomba: “Lo sai, vero, che anche se il carrello è abbandonato, si tratta comunque di furto?”</p>
<p>E qui devo aver fatto un faccino molto mortificato perchè mi ha abbracciata ed ha poi lasciato perdere l’argomento.</p>
<p>La mattina dopo il carrello era ancora lì. Ormai mezzo pieno di cartacce e – dopo una notte trascorsa di fronte ad una delle discoteche più frequentate di Vienna – la sua buona dose di lattine di birra schiacciate.</p>
<p>Ho continuato a tenerlo d’occhio per un paio d’ore, nella pia speranza che se lo portasse via qualcun’altro e mi sollevasse dalla responsabilità di prendere una decisione.</p>
<p>La vocina, nel frattempo, si faceva sempre più flebile. E davvero, dove l’avrei messo? La cantina è piena fino all’orlo. Il nostro giardinetto in cortile è visibile a tutti quelli che passano, troppo white trash. L’ipotetico loft gigante è per ora solo una bella fantasia.</p>
<p>Poi ho ripensato a quella maledetta storia del furto – d’accordo le zingarate, ma davvero non ho mai avuto le palle per trapassare il limite. Verso le due del pomeriggio ho chiamato la nettezza urbana e l’ho fatto portare via.</p>
<p>Sto invecchiando.</p>
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