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	<title>lievito &#8211; nonsolosissi.com</title>
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	<description>Diario semi-vero di unItaliana a Vienna</description>
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	<title>lievito &#8211; nonsolosissi.com</title>
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		<title>Operazione SAUERTEIG, l’ansia lievita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 13:33:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Ieri pomeriggio ho trascorso un paio d’ore online alla ricerca di indicazioni su come prendermi cura al meglio della mia pallina di pasta madre. Un errore clamoroso. Avete presente quando ti fa male un mignolino, lo cerchi su google, e dopo due ore di lettura sei convinto di avere un tumore al cervello? Preciso uguale.&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Ieri pomeriggio ho trascorso un paio d’ore online alla ricerca di indicazioni su come prendermi cura al meglio della mia pallina di <a href="http://www.nonsolosissi.com/operazione-sauerteig/" target="_blank">pasta madre</a>. Un errore clamoroso. Avete presente quando ti fa male un mignolino, lo cerchi su google, e dopo due ore di lettura sei convinto di avere un tumore al cervello? Preciso uguale.</p>
<p>Ho letto tutto e il contrario di tutto. La pasta madre si conserva al meglio nell’acqua. La pasta madre si conserva al meglio a secco. La pasta madre si conserva al meglio umida. In un contenitore di plastica. Di vetro. Di terracotta. Assolutamente largo, se è troppo stretto muore. Assolutamente stretto, se non trova le pareti muore (di tristezza, chiedo io?). Coperta, scoperta, col tappo, sotto vuoto, avvolta nella pellicola, nella stagnola, nel cotone. La pasta madre si conserva benissimo al freddo. La pasta madre muore in fretta al freddo. Si mette in frigo subito dopo il rinfresco. Si aspettano almeno 40 minuti. Due ore. Quattro ore. Sei mesi. Quando viene a galla (a galla di che?). Non ci ho capito più niente.</p>
<p>La sera appena entrata in casa mi sono precipitata in cucina a controllare cosa combinasse la mia pasta madre. Era lì tranquilla, sotto al suo canovaccio, che fermentava in silenzio.</p>
<p>L’ho impastata un pochino, poi – seguendo alla lettera le indicazioni fornitemi del papà – l’ho messa in un piccolo tupperware di plastica spennellato d’olio e infilata frigo, sopra il cassettino delle verdure. Speriamo.</p>
<p>Dopo aver chiuso il frigo mi sono seduta sul divano accanto al Fidanzato Asburgico e ho fatto un piccolo sospiro di sconforto.</p>
<p>“Questa pasta madre mi crea tante preoccupazioni”.</p>
<p>Il Fidanzato Asburgico – che è davvero tanto, troppo paziente – mi ha passato un braccio sulle spalle e mi ha detto serio</p>
<p>“Racconta”.</p>
<p>Gli ho raccontato di come il papà della pallina l’avesse messa giù piuttosto complicata, ma niente in confronto alla pagina web terroristica.</p>
<p>“Intendiamoci, in confronto a Palla-di-Pelo la pasta madre è un tesoro” mi sono affrettata ad aggiungere.</p>
<p>Il Fidanzato Asburgico ha annuito.</p>
<p>“Specie considerando che ‘sta gattona è pelosissima e va spazzolata tutti i giorni. E sulla pancia non vuole. Almeno la pasta madre non si divincola mentre la lavoro, ecco.”</p>
<p>“L’impegno richiesto è però sicuramente più intenso rispetto ad una pianta. Piuttosto una tartarughina d’acqua.” Ho continuato pensierosa.</p>
<p>“Sarà il caso di dargli un nome, allora?” ha chiesto il Fidanzato Asburgico.</p>
<p>Ci ho pensato su un po’ in silenzio.</p>
<p>“No, aspettiamo. Vorrei essere sicura che sopravviva prima di affezionarmi troppo”.</p>
<p>La pallina di pasta madre è stata provvisoriamente battezzata <em>Das Hauspilz</em>. Che vuol dire, più o meno, <em>il fungo domestico</em>.</p>
<p>Ho trascorso una notte agitatissima piena di sogni assurdi. Nel più vivido ero tornata all’università e il vecchio professore di topografia mi interrogava sulla teoria del fattore di panificabilità della farina (non me lo sto inventando, è quel numero sul retro del pacchetto, preceduto dalla lettera W). Non ero per niente preparata. Verso le sei mi sono alzata e ho fatto l’ennesima ricerca google. E come una falena attratta dalla lampadina, sono tornata su quella pagina web che semina terrorismo.</p>
<p><em>“La pasta madre, in frigo, rischia di morire in presenza di lievito di birra.”</em></p>
<p>Mi è sceso un brivido freddo lungo la schiena. Guardando poi quelle foto meravigliose di palline lievitate liscissime e perfette ho ripensato al mio triste mucchietto, appiccicoso come il mastice. Altro che “incidere una croce col coltello”. E al sapore acidissimo. Non sono mica tanto sicura che<em>Hauspilz</em> stia bene.</p>
<p>Comparando poi le spartane indicazioni che mi ha dato il papà di <em>Hauspilz</em> con la pagina web terroristica, non ho potuto fare a meno di chiedermi: ma io ho adottato un fungo che fino ad oggi è stato solo maltrattato? Brutalizzato? O la tipa che scrive la pagina web è una <a href="http://d.repubblica.it/argomenti/2012/05/13/news/mamma_figli_problemi-1009711/" target="_blank">mamma-elicottero</a>?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(…<a href="http://www.nonsolosissi.com/operazione-sauerteig-primo-timido-tentativo-di-addomesticamento/" target="_blank">continua</a>)</p>
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		<title>Operazione SAUERTEIG!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jun 2013 13:36:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Ieri sera dopo il lavoro sono andata in un pub del centro ad incontrare uno sconosciuto. Dopo essermi assicurata della sua identità con un breve cenno del capo mi sono seduta al suo tavolino. Lui mi ha discretamente passato un sacchettino di plastica con dentro una roba avvoltolata nella carta argentata. L’ho tenuta brevemente in&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Ieri sera dopo il lavoro sono andata in un pub del centro ad incontrare uno sconosciuto. Dopo essermi assicurata della sua identità con un breve cenno del capo mi sono seduta al suo tavolino. Lui mi ha discretamente passato un sacchettino di plastica con dentro una roba avvoltolata nella carta argentata. L’ho tenuta brevemente in mano, l’ho soppesata, poi l’ho messa in borsa.</p>
<p>Incredibile, vero, come il passaggio di proprietà di una pallina di pasta madre organizzato su facebook, segua il preciso identico rituale dello spaccio di stupefacenti? I vicini di tavolo erano, effettivamente, perplessi.</p>
<p>Questa di fare il pane in casa nonostante un lavoro a tempo pieno è una perversione che fino a poco tempo fa ritenevo essere mia privatissima. In parte nata per divertimento, in parte come rabbiosa reazione al prezzo del pane asburgico, ma soprattutto scaturita dalla cronica mancanza di pane decente. <em>Pane bianco</em> decente, intendo.</p>
<p>Ieri ho letto per caso un post su facebook in un gruppo dove si incontrano Italiani che vivono qui. Si offriva pasta madre a chiunque desiderasse, dato che il proprietario ne avanza sempre molta e gli spiace buttarla via. E io che avvolgo nella pellicola trasparente persino scaglie di cipolla avanzata nella pia speranza di usarle presto e di non doverla buttare via, ho preso la palla al balzo. Tanto più che non sono affatto nuova a questi traffici internazionali di lieviti naturali. Due anni fa portai a La-Mia-Gemella-Separata-Alla-Nascita sei cubetti di lievito di birra, quella volta non incartati come droga, ma tutti allineati e avvolti in carta di giornale; piuttosto esplosivo al plastico. I poliziotti dell’immigrazione a Heathrow non fecero una piega.</p>
<p>Leggendo il post ho poi scoperto due cose. La prima – un enorme sollievo – è che non sono una svitata, dopotutto. Il pane in casa lo fanno in tanti. La seconda – e questa invece un po’ mi ha rugato – è che sono una panettiera del piffero. E io che pensavo di essere raffinatissima perché usavo il lievito di birra a cubetti e non quello chimico in polvere! Leggendo le avventure panificatrici di chi offriva la pasta mi sono improvvisamente sentita come una che, quando vuole cucinare alla grande per la famiglia, compra i sofficini, li sbatte nella friggitrice e poi condisce una busta di insalata già lavata. Altro che cubetti di lievito di birra! La pasta madre! Questa si che fa figo!</p>
<p>Nota per chi non sapesse cos’è la pasta madre: è una poltiglia beige composta da farina, acqua e batteri che serve a far lievitare il pane. E pare che il pane così preparato sia più buono, più soffice, più fragrante e duri pure più a lungo. Ne avevo sentito parlare, mi ero anche guardata diverse pagine web che spiegano come usarla, ma non avevo mai avuto il coraggio di lanciarmi.</p>
<p>No, perché ‘sta pasta madre è una roba complicatissima. Devi rimescolarla spessissimo con acqua e farina, a seconda del sito consultato fino a due volte al giorno (e spero davvero mentano). Bisogna poi fare molta attenzione agli sbalzi di temperatura, a non avere le mani sporche di crema idratante, o, sempre secondo la pagina web di prima, persino allo smalto per le unghie. Insomma la pasta madre richiede più cure di un animale domestico. E io sono, si, una cuoca entusiasta, ma non troppo attenta. Da sempre, infatti, chi vive in casa mia corre il serio rischio di morire di stenti se non è in grado di vocalizzare autonomamente quando ha fame. Il Fidanzato Asburgico e il gatto, per esempio, non hanno problemi. Piante ornamentali e pesci rossi, invece, fanno sempre una brutta fine.</p>
<p>Ieri sera ho quindi approfittato e mi sono fatta spiegare dal papà della mia pasta madre come accudirla al meglio. Proporzioni di farina, acqua, sale si, sale no, zucchero si, zucchero no, tempi di lievitazione, soluzioni per le ferie. Ho preso un metro e mezzo di appunti. Mentre tornavo a casa, con il mio tesoro in borsa, avevo la nettissima sensazione di aver <em>adottato un bambino</em>.</p>
<p>Stamattina ho aperto il pacchetto di stagnola, tirato fuori la pasta madre e l’ho <em>rinfrescata</em> (per la pasta madre bisogna anche imparare tutto un nuovo vocabolario), cioè mescolata con acqua e farina per nutrire i batteri, e messa in una ciotola con un canovaccio umido amorevolmente rimboccato intorno.</p>
<p>Deve star lì dieci ore prima di poterla rimettere in frigorifero, nel corso della giornata ho già chiamato il Fidanzato Asburgico tre volte per chiedere come stava.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PS Il nome <em>Operazione SAUERTEIG</em>  (<em>Saurteig</em> = pasta madre) l’ho scelto per sottolineare la serietà di questa avventura. Nella speranza suoni minacciosissimo, à la <em>Operazione ODESSA</em>.</p>
<p>(…<a href="http://www.nonsolosissi.com/operazione-sauerteig-lansia-lievita/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">continua</a>)</p>
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