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	<description>Diario semi-vero di unItaliana a Vienna</description>
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		<title>The Scalogno Project! Julie, Julia, Monica e Carlo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2013 10:13:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Quest’estate, con ben due settimane trascorse a Roma, non poteva mancare un bel giro in libreria. Qui a Vienna, infatti, anche nelle librerie più fornite, lo scaffale dei libri in Italiano è grande come un microonde. Si trovano poi solo titoli didattici: Pirandello, I Promessi Sposi, robe così. Quando sono in Italia, insieme al doveroso&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Quest’estate, con ben due settimane trascorse a Roma, non poteva mancare un bel giro in libreria. Qui a Vienna, infatti, anche nelle librerie più fornite, lo scaffale dei libri in Italiano è grande come un microonde. Si trovano poi solo titoli didattici: Pirandello, I Promessi Sposi, robe così. Quando sono in Italia, insieme al doveroso giro al supermercato, non manco mai di comprare una bracciata di libri italiani.</p>
<p><strong><em>Se Vuoi Fare Il Figo Usa Lo Scalogno</em></strong> di <strong>Carlo Cracco</strong> era in bella vista vicino alla cassa e mi ha subito strappato una risata di allegria. Non conosco Cracco se non per sentito dire, ma a febbraio avevo preparato <a href="http://www.nonsolosissi.com/il-risotto-piu-elegante-che-ce/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">questo</a>, un risotto raffinatissimo che prevedeva scalogno al posto della cipolla. Ora, io sono, si, una cuoca molto entusiasta, ma piuttosto prosaica. Lo scalogno non è tra i miei ingredienti preferiti. Cipollazze grandi come palle da baseball, piuttosto. Per quel risotto leggendario, invece, avevo comprato degli scalogni minuscoli – quelli che poi li peli e ne butti via la metà &#8211;  sentendomi invero molto figa. Nonostante la pubblicazione del libro preceda il mio risotto di ben cinque mesi, io non l’avevo mai sentito nominare e ho quindi riso lo stesso come una scema. Ah, e l’ho comprato.</p>
<p>Di brutti libri di cucina è pieno il mondo, purtroppo. Questo invece mi è piaciuto subito. L’ho cominciato in aereo al ritorno e non ho alzato il naso per l’ora e mezza di volo. (Si, io leggo libri di cucina come fossero romanzi, da copertina a copertina). Arrivata a Vienna ho subito esternato il mio entusiasmo nel gruppo gastro-letterario su facebook. Mi son presa una secchiata di acqua fredda in faccia. Pare infatti che Cracco sia antipaticissimo. Cosa che a me, orfana di canali televisivi italiani, era assolutamente sfuggita. Solo Ginevra ha confessato di aver già cucinato un paio di ricette da questo libro, e che le erano piaciute molto. E insomma, se lo dice <a href="http://www.nonsolosissi.com/la-pasta-con-le-sarde/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ginevra</a>…</p>
<p>Ho archiviato <em>Lo Scalogno</em> per qualche settimana, pensierosa. Un’idea balzana cominciava a frullarmi in testa. Un’idea che, più ci pensavo, più mi piaceva.</p>
<p>Circa tre anni fa, infatti, mi innamorai di un blog. L’archivio lo trovate linkato anche sulla pagina iniziale di NonSoloSissi, il leggendario <a href="http://web.archive.org/web/20021217011704/http://blogs.salon.com/0001399/2002/08/25.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Julie/Julia Project</a>. L’autrice Julie Powell, nella lontana estate del 2002, ebbe un’idea geniale. Ma geniale di brutto, eh, di quelle che una si rode di non averla avuta lei per prima. Julie Powell prese dal suo scaffale di libri di cucina uno dei più famosi degli Stati Uniti, <em><a href="http://www.nonsolosissi.com/mastering-the-art-of-french-cooking/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Mastering The Art Of French Cooking</a></em> di Julia Child. E lo cucinò tutto in un anno. 536 ricette in 365 giorni.</p>
<p>Il blog è, francamente, esilarante, perché Julie non solo ha belle idee, ma scrive anche come una dea. Me lo sono letto tutto cronologicamente due o tre volte. La storia è poi diventata anche un libro, e persino un film, il primo film mai tratto da un blog. Giù il cappello.</p>
<p>Mentre elucubravo di Cracco, Julie, Julia &amp; co., mi è capitato sott’occhio <a href="http://www.dissapore.com/primo-piano/fabio-fazio-ruba-il-flame-carlo-cracco-vs-benedetta-parodi-ai-foodblog/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">questo video</a>. Carlo Cracco (che mi dicevano fosse un gran fusto ma io solo dalla foto sulla copertina dello <em>Scalogno</em> non ci volevo credere – invece avevano ragione) e Benedetta Parodi. Se avete 20 minuti da buttare guardatelo, e immaginate – per favore – che al posto della Parodi ci fossi seduta lì io, a farmi imbruttire su dado da brodo e funghi surgelati. Mi è salita la voglia di raffinarmi un attimo.</p>
<p>Oggi ho finalmente preso la decisione, non si torna più indietro: in omaggio al mio blog preferito di tutti i tempi, <strong>questo libro lo voglio cucinare tutto</strong>!</p>
<p>Devo però darmi delle regole. La prima decisione riguarda ovviamente la durata: sono 60 ricette tonde tonde, lo dice anche la copertina, ma per sicurezza le ho contate. Ho chiamato il Fidanzato Asburgico al telefono</p>
<p>“Tesoro! Ho deciso! Voglio cucinare tutto il libro dello <em>Scalogno</em>!”</p>
<p>“Bene, son contento. Mangeremo più spesso robe nuove, no?”.</p>
<p>“Ma certo! Sono 60 ricette, che dici, mi concedo due o quattro mesi di tempo?”</p>
<p>“Prego?”</p>
<p>“60 ricette. Una al giorno o una ogni due giorni?”</p>
<p>Ero ancora un po’ nel trip Julie/Julia.</p>
<p>“Principessa? Ma sei impazzita? Guarda che tra poco è pure Natale, in negozio avrai un sacco da fare”.</p>
<p>Mi ha rapidamente riportata alla ragione. Il mio è un omaggio a Julie Powell, non sono mica una stalker. Lei si è fatta davvero un mazzo tanto, ha cucinato otto torte in una notte e poi è andata in ufficio senza aver dormito; ha litigato con la madre e pure col marito; ha giustiziato un’aragosta a mani nude, porcapaletta. Inutile cercare di eguagliarla, che poi tanto l’idea era sua. A meno di non provare a cucinare tutto <em>Il Cucchiaio D’Argento</em>… non c’è storia.</p>
<p>Allora: <strong>60 ricette in un anno</strong>. Fa una ricetta ogni 6 giorni, un obiettivo serio, ma ragionevole.</p>
<p>Un altro paio di regolette sono tristemente necessarie. Che Cracco la mette giù parecchio dura con le <strong>verdure di stagione</strong>, e io non ce la farei mai. La prima ricetta prevede pomodori, e dovrei aspettare fino al luglio prossimo. Metto anche un <strong>paletto sulle interiora</strong>, una cosa che mi sale il conato del vomito solo all’idea. Fatemi causa.</p>
<p>Prevedo poi non poche difficoltà a trovare alcuni ingredienti. Cracco non parla, infatti, di cucina internazionale, ma di ricette italianissime. Prometto però che <strong>se la roba in questione è trovabile a Vienna, io la scoverò</strong>. A costo di levatacce o viaggi della speranza in quartieri all’altro capo della città. E se proprio è introvabile <strong>cercherò il sostituto più simile</strong> a mia disposizione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>…e s<em>e vuoi fare davvero il figo… scrivi un blog!!</em></p>
<p><em>Prima puntata: <a href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-160-spaghetti-al-pomodoro/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">1/60 Spaghetti al Pomodoro</a> </em></p>
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		<title>Il grande cerchio della cucina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2013 10:08:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> A voler credere ad amici e parenti io sarei una cuoca eccellente. Ovviamente, l’opinione di mamma, papà e una manciata di amici stranieri non è troppo rappresentativa. I primi mi vogliono un bene dell’anima, i secondi sono cresciuti a forza di spaghetti con il ketchup e bicchieroni di latte. Ma non importa, se mi guardo&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>A voler credere ad amici e parenti io sarei una cuoca eccellente. Ovviamente, l’opinione di mamma, papà e una manciata di amici stranieri non è troppo rappresentativa. I primi mi vogliono un bene dell’anima, i secondi sono cresciuti a forza di spaghetti con il ketchup e bicchieroni di latte. Ma non importa, se mi guardo in fondo al cuore, io sono davvero una cuoca eccellente.</p>
<p>Mi ricordo benissimo il momento in cui ho capito che cucinare sarebbe diventato una grande passione. Avrò avuto 13 anni al massimo quando papà portò a casa un libro. Era un regalo lussuoso arrivato all’agenzia pubblicitaria dove lavorava, enorme, pesantissimo, pieno di foto magnifiche. Me ne innamorai immediatamente.</p>
<p>Per mesi lessi <em>Il Grande Libro dei Dolci</em> come fosse il vangelo. Studiavo la descrizione dei vari utensili, le ricette, le infinite variazioni, le storie delle ricette internazionali. Ma soprattutto mi riempivo gli occhi con quelle foto di torte, biscotti, dolcetti e frittelle. Erano tutti bellissimi, la struttura della pasta frolla, la glassa compatta, la gelatina lucente. Perfetti. E pensavo che il cuore mi sarebbe scoppiato di orgoglio se fossi stata io l’artefice di quelle creazioni.</p>
<p>Solo due decenni più tardi, quando ormai ero diventata una piccola integralista della cucina italiana, sfogliando con nostalgia <em>Il Grande Libro dei Dolci</em> nel mio soggiorno viennese, ho notato che era la traduzione dal tedesco di <em>Backen!</em>. Meno male che ho un robusto senso dell’umorismo. Questi scherzi bizzarri che il destino mi gioca regolarmente, altrimenti, mi rovinerebbero la vita.</p>
<p>Dopo qualche mese di lettura passiva cominciai a fare qualche prova. La prima fu un disastro, avevo fatto il passo più lungo della gamba, e i biscotti alla vaniglia e cacao sembravano frollini già masticati. Non avevano nulla a che fare con la foto delle meravigliose creature a scacchi del mio libro. Avevo però scoperto il sottile piacere di sbattere le uova insieme allo zucchero in una terrina finché non diventano spumose, e non mi sono più fermata.</p>
<p>Il problema più grande che incontravo era piuttosto trovare qualcuno che mangiasse le mie creazioni. Papà era sempre a dieta, mamma contava le calorie e non toccava il burro da decenni, il nonno aveva il colesterolo alto. Rimaneva solo la nonna, santa donna, che però aveva dei limiti fisici.</p>
<p>Più tardi ho imparato ad organizzare piccoli party con un paio di amici, che spolveravano volentieri torte e biscotti.  All’università cominciai a portarmi dietro grossi tupperware e a lasciarli aperti in classe durante i quarti d’ora accademici. Alla facoltà di Ingegneria ero una studentessa molto popolare.</p>
<p>I primi anni della mia passione per la cucina furono pieni di esperimenti epici. Fino a quando ho vissuto insieme ai miei genitori non mi interessava la cucina di tutti i giorni, colazione, pranzo e cena. Io avevo bisogno della sfida, di sentirmi provocata. Gnocchi di patate per venti persone! Sushi! (Che nella Roma nei primi anni ’90 era una sfida solo trovare gli ingredienti, e per acquistarli dovevi fare un mutuo). 200 praline in otto gusti diversi! Cucina etiope! La casetta di marzapane con il filo di fumo in zucchero filato!</p>
<p>I miei genitori mi osservavano perplessi ma si astenevano dal fare commenti. Probabilmente erano anche un po’ sollevati. La metà delle mie amiche girava conciata come le <em>Spice Girls</em> e l’altra metà aveva il piercing sulla lingua e passava le notti ai rave party. Io chiedevo solo una fornitura illimitata di cioccolata fondente e una bottiglia di aceto di riso. Cosa volete che sia, in confronto alla sicurezza di sapere dove si trova tua figlia e che l’attività in cui è impegnata richieda di indossare un grembiule? Ora che ci ripenso, papà si offriva spesso di lavare i piatti.</p>
<p>Quando sono andata a vivere da sola ho dimenticato la cucina per un lungo periodo. Ero indipendente, guadagnavo bene e avevo amici sparsi per il mondo. Mi ero trasformata in una cosmopolita in carriera ed ero troppo impegnata a fare avanti e indietro dall’aeroporto tutti i finesettimana. Chi aveva tempo per una roba borghese come cucinare? O magari mangiare?</p>
<p>Fino a quando non sono arrivata a Vienna. Qui non conoscevo nessuno, non parlavo tedesco, un nuovo lavoro e un appartamento in affitto desolatamente vuoto. E la cucina austriaca? Accidenti! Porzioni gigantesche, ricoperte di formaggio gratinato, con contorno di pasta scotta. Solo dopo mesi, anni, ho scoperto che la cucina austriaca offre molto di più. Le mie prime impressioni le ebbi nei piccoli locali che servono un pranzo veloce vicino agli uffici e non mi entusiasmarono. Improvvisamente mi sentii sola.</p>
<p>Essere italiana, in Austria, offre però alcuni vantaggi. Dato che tutti qui hanno trascorso le vacanze della loro gioventù sulle spiagge della riviera romagnola, l’Italia significa ricordi positivi. La storia dell’arte, la moda, ma soprattutto la buona cucina. Ogni volta che conoscevo qualcuno, mi sentivo chiedere quando li avrei invitati a cena per una bella pastasciutta. Nella mia testa ho sentito una vocina rispondere entusiasticamente. E improvvisamente è tornata la passione. Niente più banchetti stravaganti, ma cenette con 3-4 invitati. Vecchie ricette di famiglia, semplicissime, di quelle che un italiano sa cucinare d’istinto. La pasta al pomodoro, il risotto, gli gnocchi, il tiramisù.</p>
<p>Così il cerchio si chiude. Grazie ad un libro tedesco ho scoperto l’amore per la cucina. E venendo a Vienna mi sono innamorata della cucina italiana e riscoperto le mie radici.</p>
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