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	<description>Diario semi-vero di unItaliana a Vienna</description>
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		<title>Paese che vai… vacanza che trovi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2013 09:29:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Vivere in una città estera (che potrebbe essere Vienna ma anche Kirchbichl) fa automaticamente di te un esperto di tale città. Non importa che tu viva lì da dieci anni o da due giorni. E quando la città in questione è davvero Vienna e non Kirchbichl – cioè non solo meta di espatrio, ma pure&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Vivere in una città estera (che potrebbe essere Vienna ma anche Kirchbichl) fa automaticamente di te un esperto di tale città. Non importa che tu viva lì da dieci anni o da due giorni. E quando la città in questione è davvero Vienna e non Kirchbichl – cioè non solo meta di espatrio, ma pure di fine settimana fuori porta – riceverai un sacco di mail e messaggi da sconosciuti che chiedono delucidazioni.</p>
<p>E non c’é niente di male, anzi, io lo trovo uno dei lati indiscutibilmente positivi di questa frenesia telematica che imperversa – la possibilità di comunicare con persone che hanno fatto le esperienze più diverse.</p>
<p>L’unica domanda rilevante che faccio a chi mi scrive con questo tipo di richieste è: parli Tedesco?</p>
<p>No, perché se parli Tedesco ti si apre un mondo fantastico. Volendo puoi anche giocare al mio giochino preferito, cioè quello di visitare una città facendo finta di non essere un turista ma un locale, in qualsiasi declinazione di tuo gusto. Lo studentello squattrinato, magari – che viene su consultando un sito di carpooling multilingue con venti volte tante offerte che in Italiano; trova un divano letto su cui dormire in couchsurfing, idem con patate – e fa magari amicizia con l’ospite e al supermercato cerca e trova la cioccolata fondente al peperoncino per rimpiazzare quella che si è sbafato di straforo; che va ai party più underground e mangia nei locali all-you-can-eat. E trova tutto, esattamente come i locali, su siti tipo <a href="http://www.falter.at/" target="_blank">falter</a>.</p>
<p>Chi parla Tedesco, però, raramente mi scrive chiedendo delucidazioni, chi parla Tedesco è, per definizione, <em>autonomo</em>.</p>
<p>Chi scrive a sconosciuti o semi-sconosciuti chiedendo aiuto, di solito invece, di Tedesco non capisce un acca. A volte nemmeno di Inglese. A loro consiglio vivamente di valutare le proprie forze, e anche, per sicurezza, la pazienza dell’interlocutore locale.</p>
<p>Fatto sta che chi vive all’estero è spesso molto disponibile a fornire un consiglio, magari anche compagnia per una cenetta di chiacchiera. È, ne sono fermamente convinta, una forma di<em>contrappasso</em> istintivo. Quando ci siamo trasferiti noi, abbiamo ricevuto aiuto da sconosciuti; la disponibilità verso ignoti è il nostro modo di restituire qualcosa alla società. Karma.</p>
<p>Perché interagire con chi vive sul posto vuol dire immergersi ad un livello più profondo nella culture locale, no? Una bella cosa, insomma. Ma c’è un limite alla quantità di energia che gli sconosciuti sono disposti a investire nel <em>vostro</em> fine settimana all’estero. Sapevatelo.</p>
<p>Ricordo con estremo piacere tutte le volte che è capitato, sia quando ero io la locale, sia quando ero io all’estero a importunare sconosciuti. Tanto per citare un esempio virtuoso: la splendida serata trascorsa in un localino all’aperto sulla sponda destra del Danubio, con il Fidanzato Asburgico e Vera, una poco più che ventenne russa alla quale avevo consigliato su facebook un paio di ristoranti e con la quale avevo disquisito telematicamente sull’outfit giusto per andare al teatro dell’opera. Appena arrivata (volo, albergo e biglietti del teatro prenotati da sola prima di partire) passò nel mio negozio a salutarmi, mi offrì un caffè e prese mezzo metro di appunti su cosa fare in città. L’ultima sera Vera si ritrovò sola, il suo compagno era già ripartito, e andammo a mangiare un boccone insieme. Chiacchierammo di Putin e Berlusconi, della condizione della donna in Italia, Russia e Austria, del mercato del lavoro, e di tante altre sciocchezze, facendo le ore piccole. Un ricordo delizioso.</p>
<p>L’ho chiamato <em>esempio virtuoso</em> perché procura la massima soddisfazione a tutti gli interessati ed è pure facilissimo da attuare. Il nocciolo della questione è questo: se non parlate Tedesco cercate di risolvere tutte le banalità della visita in Italiano. L’idea che cercando in lingua originale si trovino prezzi migliori non è fondata, non siamo più negli anni ’50.</p>
<p>Ergo: restate sul classico, che classico vuol dire facile e accessibile. <a href="http://www.opodo.it/" target="_blank">Opodo</a> per il volo.<a href="http://www.accorhotels.com/hotel-directory/it/europa/austria/vienna/hotel-vienna.htm" target="_blank">Accorhotel</a> per l’albergo. E passa la paura. Prezzi da 45 Euro in su, sito in Italiano, alla reception parleranno Inglese sicuro come la morte, e con un pizzico di fortuna pure Italiano.</p>
<p>Poi, sarà un piacere per tutti, contattate pure gli sconosciuti. Che vi spiegheranno volentieri se convenga il taxi o il treno dall’aeroporto, che vi racconteranno come il 90% dei locali viennesi sia per fumatori, o dov’è il caffè (non fumatori) con i gatti giganti da coccolare mentre si sorseggia il cappuccino. E che la roba locale più simile al cappuccino si chiama <em>Melange</em>. E magari, se non volete andarci per forza in orario di lavoro, vi ci accompagnano pure.</p>
<p>All’altro capo dello spettro – sento l’esigenza di spiegare il dramma – metterei il tipo che un anno fa voleva portare a Vienna la moglie per festeggiare i primi sei mesi di matrimonio. Mi scrisse chiedendo di consigliargli un albergo. Risposi banalmente</p>
<p>“Sorry, io vivo qui e ho un appartamento, non bazzico alberghi. Ma se ne trovi uno che sulla carta o sullo schermo ti convince, posso dirti se la zona è carina e comoda per spostarsi velocemente in città”.</p>
<p>Ringalluzzito, cominciò a tempestarmi di messaggi, con un fantastilione di link</p>
<p>“Che te ne pare di questo?”</p>
<p>“Mah, è sull’autostrada, venite su in macchina?”</p>
<p>“No in treno. E questo? Mi pare molto economico”</p>
<p>“Infatti è un ostello, camerata da venti letti a castello, bagno in comune. Ma non venivate per un weekend romantico?”</p>
<p>“Ah, no ecco, non va bene. E questo?”</p>
<p>“Dice tutto prenotato fino alla primavera prossima”</p>
<p>“Peccato, e questo?”</p>
<p>“Non è un albergo, è un corso di pilates”</p>
<p>“Ah, e questo?”</p>
<p>“Sono appartamenti privati, quando arrivi devi chiamare il proprietario al cellulare e incontrarlo per farti dare le chiavi”</p>
<p>“Ah, parla Italiano?”</p>
<p>“Non credo proprio”</p>
<p>“Ah, allora no, e questo?”</p>
<p>…</p>
<p>Con la morte nel cuore, ma avevo davvero da lavorare, feci finta di essere off-line.</p>
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		<title>Il carrello della spesa abbandonato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Nov 2012 11:33:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vissuto]]></category>
		<category><![CDATA[karma]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Era lì che mi aspettava sul marciapiede, martedì mattina, quando ho aperto il negozio. Un carrello della spesa abbandonato. Con tanto di seggiolino pieghevole per i bambini, il manico avvoltolato di nastro isolante in modo che non si leggesse da quale supermercato era stato rubato. Mi è subito salita una rabbia incredibile. Ma porca paletta!&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Era lì che mi aspettava sul marciapiede, martedì mattina, quando ho aperto il negozio. Un carrello della spesa abbandonato. Con tanto di seggiolino pieghevole per i bambini, il manico avvoltolato di nastro isolante in modo che non si leggesse da quale supermercato era stato rubato. Mi è subito salita una rabbia incredibile. Ma porca paletta! Nemmeno nella civilissima Austria?</p>
<p>Nel corso della giornata il carrello è rimasto lì, con l’aria triste, a riempirsi lentamente di spazzatura. Ogni volta che alzavo gli occhi oltre la vertina lo vedevo, metallo argentato, plastica verde, nastro isolante giallo. E il fumo dalle orecchie aumentava di presisone.</p>
<p>A metà pomeriggio è successa una cosa strana: ho sentito una vocina nella mia testa, che non ho saputo immediatamente identificare (una vocina metaforica, eh, non chiamate la neuro):</p>
<p>“È la tua occasione, Monica!”</p>
<p>“Prego?” ho fatto finta di non capire.</p>
<p>“Portatelo a casa! Sai che figata?”</p>
<p>L’idea mi è parsa piuttosto balzana, ma più accattivante di quanto ami ammettere. Ed ho finalmente identificato la vocina: la conoscevo bene, era solo che non la sentivo da tanto tempo. Era la voce delle zingarate!</p>
<p>Ho condiviso l’idea con un paio di amici su facebook e ricevuto consensi entusiasti. Oddio, non proprio tutti tutti, ma alla domanda “E precisamente cosa te ne farai?” è bastato rispondere “Non ne ho la più pallida idea! Ma è una figata assurda!” per infettare tutti con la mia botta di leggera follia. Credo abbiano riconosciuto anche loro la vocina.</p>
<p>Abbiamo addirittura trovato un paio di utilizzi plausibili per il carrello. In un grande loft industrial-design, ad esempio, starebbe benissimo. Con dentro i mucchi di dischi del Fidanzato Asburgico, magari. O le bottiglie di superalcolici, un carrello-bar!</p>
<p>Il Fidanzato Asburgico himself era meno entusiasta quando l’ho chiamato al telefono. Ha biascicato di essere d’accordo – ma ero quasi sicura che contemporaneamente stesse lavorando al computer.</p>
<p>Ne ho parlato poi con con Bio-Emma, che ha il negozio di fronte, e sorprendentemente anche lei l’ha trovata un’idea splendida. Anche Hans, che mi è passato a trovare, era della stessa opinione “Monica, sei troppo forte!”</p>
<p>Tutti d’accordo, tutti allegri, ci fosse stato però un cane disposto ad accompagnarmi, dopo il lavoro, nel walk-of-shame (o meglio push-of-shame) di due isolati dal negozio a casa. Codardi!</p>
<p>Quando ho chiuso il negozio ho sentito le forze abbandonarmi. Ho dato un’ultima occhiata al carrello, sospirato, e mi sono avviata da sola. “Karma” ho pensato, “ma se è ancora qui domani…”</p>
<p>A casa ho trovato il Fidanzato Asburgico che aveva finito di lavorare e aveva avuto tempo di pensarci su. Era estremamente sollevato che non l’avessi chiamato al citofono per farmi aiutare con gli scalini del portone. Mi ha fatta sedere sul divano e mi ha posto un paio di domande mirate:</p>
<p>“Dove lo vorresti mettere?”</p>
<p>…</p>
<p>“Chi lo pulisce?”</p>
<p>…</p>
<p>Poi la bomba: “Lo sai, vero, che anche se il carrello è abbandonato, si tratta comunque di furto?”</p>
<p>E qui devo aver fatto un faccino molto mortificato perchè mi ha abbracciata ed ha poi lasciato perdere l’argomento.</p>
<p>La mattina dopo il carrello era ancora lì. Ormai mezzo pieno di cartacce e – dopo una notte trascorsa di fronte ad una delle discoteche più frequentate di Vienna – la sua buona dose di lattine di birra schiacciate.</p>
<p>Ho continuato a tenerlo d’occhio per un paio d’ore, nella pia speranza che se lo portasse via qualcun’altro e mi sollevasse dalla responsabilità di prendere una decisione.</p>
<p>La vocina, nel frattempo, si faceva sempre più flebile. E davvero, dove l’avrei messo? La cantina è piena fino all’orlo. Il nostro giardinetto in cortile è visibile a tutti quelli che passano, troppo white trash. L’ipotetico loft gigante è per ora solo una bella fantasia.</p>
<p>Poi ho ripensato a quella maledetta storia del furto – d’accordo le zingarate, ma davvero non ho mai avuto le palle per trapassare il limite. Verso le due del pomeriggio ho chiamato la nettezza urbana e l’ho fatto portare via.</p>
<p>Sto invecchiando.</p>
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