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	<title>Italians &#8211; nonsolosissi.com</title>
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	<description>Diario semi-vero di unItaliana a Vienna</description>
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	<title>Italians &#8211; nonsolosissi.com</title>
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		<title>Generazioni e tecnologia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Sep 2014 09:03:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">&#60; 1</span> <span class="rt-label rt-postfix">minute</span></span> Originariamente pubblicato su Italians il 13.09.2015 Caro Beppe, cari Italians, cara Ludovica Pagni e Millenials tutti ( http://bit.ly/1qNnrLw ), ho quarant’anni tondi e mi permetto di rispondere a nome della mia generazione (anche se, confesso, non ho chiesto il permesso). Anche la mia generazione ha avuto un nome, ormai caduto in disuso, ci chiamavano Generazione&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">&lt; 1</span> <span class="rt-label rt-postfix">minute</span></span><p><em>Originariamente pubblicato su <a href="http://italians.corriere.it/2014/09/13/generazioni-e-tecnologia/?search=1" target="_blank" rel="noopener">Italians il 13.09.2015</a></em></p>
<p>Caro Beppe, cari Italians, cara Ludovica Pagni e Millenials tutti ( http://bit.ly/1qNnrLw ), ho quarant’anni tondi e mi permetto di rispondere a nome della mia generazione (anche se, confesso, non ho chiesto il permesso). Anche la mia generazione ha avuto un nome, ormai caduto in disuso, ci chiamavano Generazione X e il tutto era legato a patemi e idiosincrasie diverse dalle vostre. Ergo: tutti sono stati giovani una volta, molti se lo ricordano persino, e a vent’anni tutti ma proprio tutti eravamo convinti di essere la generazione più sfigata mai apparsa sulla faccia della terra. (Spoiler: non è vero). Piuttosto voi sembrate buttarla tutta sul tecnologico, fieri nativi digitali. Voi si’ che sapete usare internet e tutte quelle diavolerie con cui noi adulti pasticciamo solamente. Sarà, ma io la vedo diversamente. Avere quarant’anni oggi vuol dire che sei il più giovane in circolazione che la rivoluzione telematica se l’è ciucciata tutta. In diretta. Dal telefono grigio con la rotella piazzato sul tavolino dell’ingresso al cellulare in tasca e a casa niente fisso. Dal modem che se quando accendevi – biiip-scratch-biiip-buuup-fiiii – non potevi più telefonare fino al w-lan a scrocco del vicino tre piani di sopra. Dalle pagine web tristissime che oggi manco il “backend” fino al “responsive design”. Dagli amici di penna al Messenger. Dal videoregistratore a Netflix. Sapete che vi dico? Che l’aver sperimentato la vita analogica mi regala la sensazione di capirla meglio, ‘sta tecnologia! Capirla non nel senso di saperla produrre, o programmare, chiaro, ma di esserne padrona. Di essere in grado di scegliere, di scegliere come, quanto e quando. Mentre voi Millenials, e forse manco ve ne rendete conto, un pochino la subite.</p>
<div><span class="autore">Monica Mel</span></div>
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		<title>L’auto-magnificazione dell’ah, io proprio no!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jan 2014 09:38:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italians]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">&#60; 1</span> <span class="rt-label rt-postfix">minute</span></span> Originariamente pubblicato su Italians il 23.01.2014 Caro Beppe e cari Italians, uffa che barba queste lettere di piccatissimi rappresentanti di una categoria sospetta! Cerco di spiegarmi: dopo la pubblicazione di ogni lettera che gridi allo scandalo nei confronti di una qualche categoria – che so, i dirigenti statali, o i professori universitari, ma una qualsiasi&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">&lt; 1</span> <span class="rt-label rt-postfix">minute</span></span><p><em>Originariamente pubblicato su <a href="http://italians.corriere.it/2014/01/23/lauto-magnificazione-dellah-io-proprio-no/?search=1" target="_blank" rel="noopener">Italians il 23.01.2014</a></em></p>
<p>Caro Beppe e cari Italians,</p>
<p>uffa che barba queste lettere di piccatissimi rappresentanti di una categoria sospetta!</p>
<p>Cerco di spiegarmi: dopo la pubblicazione di ogni lettera che gridi allo scandalo nei confronti di una qualche categoria – che so, i dirigenti statali, o i professori universitari, ma una qualsiasi altra va bene lo stesso – si scatena la valanga di lettere-distinguo da parte di onestissimi rappresentanti della categoria in oggetto. “Mica siamo tutti ladri, io sono onestissimo” e “non facciamo di tutta l’erba un fascio” in molteplice declinazione.</p>
<p>Ora, da rappresentante di un paio di queste categorie sospette (nello specifico: le donne dall’aspetto grazioso e i piccoli commercianti), vi prego prima di scrivere quelle lettere, di guardarvi allo specchio, e poi con attenzione di dare una bella guardata intorno. Io quando sento dire che “le belle donne sono presuntuose e se la tirano troppo”, non parto necessariamente in quarta con l’auto-magnificazione dell’”ah, io proprio no!”. Io mi guardo intorno e constato che si’, molte donne graziose se la tirano (e magari mi interrogo sul perché). E anche che tanti piccoli commercianti fanno molto fatturato in nero. Senza prendermi in giro da sola ammetto che – statisticamente – è molto facile trovare una bella donna con la puzza sotto al naso o un ristoratore che ti scarabocchia il conto su un block notes a quadretti.</p>
<p>Con chi me la dovrei prendere? Con chi spara sulla categoria? È sbagliato generalizzare? Io sono invece convinta che generalizzare sia spesso una necessità, che sennò non si sa più da che parte iniziare. Io me la prendo piuttosto con i colleghi di categoria colpevoli del misfatto. E sono tanti, eh, ma tanti…</p>
<p>Monica Mel</p>
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		<title>Ospedale Sant’Andrea di Roma: femore rotto, due giorni su una barella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Nov 2013 09:27:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italians]]></category>
		<category><![CDATA[malsanità]]></category>
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		<category><![CDATA[pronto soccorso]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Originariamente pubblicato su Italians il 08.11.2013 Caro Beppe e cari Italians, vorrei raccontarvi una storia successa pochi giorni fa ad un signore poco sopra i settant’anni. Il signore è cardiopatico, ha quattro bypass vecchi di un quarto di secolo, un pacemaker, diversi problemi di pressione, sciatica e ulcera, un ginocchio scassato e prende una carriola&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p><em>Originariamente pubblicato su <a href="http://italians.corriere.it/2013/11/08/ospedale-santandrea-di-roma-femore-rotto-due-giorni-su-una-barella/?search=1" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Italians il 08.11.2013</a></em></p>
<p>Caro Beppe e cari Italians,</p>
<p>vorrei raccontarvi una storia successa pochi giorni fa ad un signore poco sopra i settant’anni. Il signore è cardiopatico, ha quattro bypass vecchi di un quarto di secolo, un pacemaker, diversi problemi di pressione, sciatica e ulcera, un ginocchio scassato e prende una carriola di medicine al giorno. Qualche giorno fa è caduto e si è rotto un femore, proprio mentre stava facendo la pre-ospedalizzazione per un delicato intervento di chirurgia vascolare – programmato per la settimana prossima – che non si poteva più rimandare.</p>
<p>L’ambulanza l’ha portato al pronto soccorso più vicino (che non è quello dell’ospedale dell’intervento programmato, che è circa 20 minuti più lontano). Arrivato al pronto soccorso gli è stato dato il codice verde e ha aspettato su una barella per parecchie ore. Una volta constatata la frattura è stato parcheggiato in un corridoio/disimpegno dietro una porta che da’ direttamente sulla sala d’aspetto del pronto soccorso. Sulla stessa barella, insieme a decine di altri pazienti, in attesa che si liberasse un posto in corsia. Ha aspettato due giorni, sulla barella, materasso alto due dita, senza un cuscino sotto la testa, senza uno straccio di comodino ma con una bottiglietta d’acqua e il cellulare poggiati sulla pancia, con la luce al neon sparata negli occhi che non veniva abbassata nemmeno di notte. Odore di sudore, medicine, sangue, urina. Vociare continuo, gente che andava e veniva. Ogni ora che passava diventava più pallido e affaticato. E 48 ore senza poter dormire sono tante anche per un infortunato senza altri problemi di salute.</p>
<p>Un aneddoto tra i tanti capitati nei due giorni: tra le medicine che prende ce n’è una che non va saltata – per rischio effetto rimbalzo – ma al pronto soccorso non era disponibile. Alle rimostranze della moglie, un infermiere del reparto ha risposto (cit.) “Signò, e che je fa se la sarta un paio de ggiorni?”. La signora, poco sotto i 70, è schizzata in macchina a casa, 40 km a/r, e ha fornito lei le pastiglie.</p>
<p>Il signore in questione è mio padre, il pronto soccorso quello del Sant’Andrea di Roma.</p>
<div>Monica Mel</div>
<div></div>
<div>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>No comment. Non c’è bisogno. Mi dispiace MM. </strong></span></p>
<p>NOTA: Questa lettera l’ho scritta d’accordo con papà (mi pare ovvio, e anche con mamma) perché sia io che lui siamo convinti che queste porcate vadano rese pubbliche, gridate al vento. Meno ovvio è stato l’atto di pubblicarla qui sul blog. Tanti pensieri mi frullano in testa.</p>
<p>È un equilibrio delicato tra voglia di scrivere – che quella è sempre presente – e il pudore di vomitare fatti personalissimi su internet. Tra quanto sia io a gestire il blog e quanto sia lui a gestire me. Tra diario personale – vero o semi-vero che sia – e vita di altri innocenti che s’intreccia con la mia. Comunque ho sempre linkato qui le mie lettere ad Italians, e questa è intesa come pura e semplice denuncia pubblica. <em>The more the merrier</em>, quindi eccoci.</p>
<p>Se e quando avrò voglia di scriverne direttamente qui, non saprei dire.</p>
</div>
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		<title>Belen, Beckham e messaggi subliminali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Sep 2013 10:40:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italians]]></category>
		<category><![CDATA[Pensato]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Bene, oggi Sissi entra in loop! Sabato pomeriggio ho inviato questo ad Italians, che non è altro che il riassunto di questa vecchia storia. Eppure mi sembrava doveroso… &#160; Originariamente pubblicato su Italians il 08.09.2013 Caro Beppe, venerdì hai scritto in risposta ad un lettore che lamentava la mercificazione del corpo femminile come causa della&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p><em>Bene, oggi Sissi entra in loop!</em></p>
<p><em>Sabato pomeriggio ho inviato questo ad Italians, che non è altro che il riassunto di <a href="http://www.nonsolosissi.com/guardami-negli-occhi/" target="_blank" rel="noopener">questa vecchia storia</a>. Eppure mi sembrava doveroso…</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Originariamente pubblicato su <a href="http://italians.corriere.it/2013/09/08/belen-beckham-e-messaggi-subliminali/?search=1" target="_blank" rel="noopener">Italians il 08.09.2013</a></em></p>
<p>Caro Beppe,</p>
<p>venerdì hai scritto in risposta ad un lettore che lamentava la mercificazione del corpo femminile come causa della violenza contro le donne con “Non vedo però un collegamento diretto con la violenza” (“<a href="http://italians.corriere.it/2013/09/05/donne-reagite/" target="_blank" rel="noopener">La mostruosa normalità dei nuovi mostri</a>”).</p>
<p>Il collegamento, invece, c’è. È che avevi preso bene la mira ma mancato di poco il bersaglio. Il problema non sono i centimetri di pelle nuda – che sono solo un’evoluzione temporale. Nel 1800 bastava una caviglia a turbare, nel 1992 al liceo si veniva rimandati a casa dal preside per uno strappo dei jeans che mostrassero un accenno di chiappa, oggi probabilmente ci vuole il topless.</p>
<p>Ci provo io, allora, a spiegare questo collegamento, e lo faccio nel modo che, credo, mi riesce meglio: un esempio.</p>
<p>Prendiamo due campagne pubblicitarie notissime. La prima, risale all’inverno scorso, Belén che accenna a sfilarsi le mutande per una nota marca di intimo. La seconda, più vecchia, sempre intimo, con Beckham semisdraiato e seminudo, pacco in bella vista. Ai più sembreranno belle o brutte, volgari o eleganti allo stesso modo. Belle persone in atteggiamento discinto. E invece la differenza c’è, e pure importante.</p>
<p>Me l’ha spiegata un’amica dal cervello fino, che – sarà anche un caso – vive in un Paese europeo ancora più a nord di me. Beckham è lì come il Bronzo di Riace che dice “Guardatemi come sono bello e desiderabile, anzi irraggiungibile!”. Belén è invece lì che dice “Sono tutta tua, e pure la tua donna dovrebbe esser così”. Pensando in termini di preda vs. predatore, o conquista vs. seduttore. Ecco, Beckham è il predatore, Belén la preda.</p>
<p>E questo è molto grave, perché inculca nelle testoline maschili che la donna debba essere disponibile. E scatena la frustrazione, se non la violenza, quando lei non si concede. E ancora più drammaticamente, inculca nelle testoline femminili l’idea che l’essere bella, seducente e sexy significhi essere disponibile.</p>
<p>A chi dovesse interessare, <a href="http://nonsolosissi.com/la-27esima-ora-luomo-cacciatore-e-la-donna-preda/" target="_blank" rel="noopener">qui</a> mi dilungo di più</p>
<p>Saluti da Vienna,</p>
<div>Monica</div>
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		<title>Casta sarà Lei!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jul 2013 13:12:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italians]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Mel]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Oggi un post assolutamente autoreferenziale. Scusate, ma questa cosa la devo immortalare, non voglio correre il rischio di dimenticarmela. Più o meno da quando sono arrivata a Vienna ho cominciato a leggere il blorum Italians sul Corriere della Sera online. Un classico, dato che questo forum lo leggono – e ci scrivono – tanti, tantissimi&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Oggi un post assolutamente autoreferenziale. Scusate, ma questa cosa la devo immortalare, non voglio correre il rischio di dimenticarmela.</p>
<p>Più o meno da quando sono arrivata a Vienna ho cominciato a leggere il blorum Italians sul Corriere della Sera online. Un classico, dato che questo forum lo leggono – e ci scrivono – tanti, tantissimi Italiani che vivono all’estero.</p>
<p>Il forum è moderato, e non tutte le lettere inviate vengono automaticamente pubblicate. Dopo qualche mese, massimo un anno, di lettura passiva, provai a scrivere anch’io. Sarà stata la fortuna del principiante, ma la prima lettera che inviai fu immediatamente pubblicata. La seconda pure, una che ricordo con particolare affetto (<a href="http://www.nonsolosissi.com/generazione-ikea/" target="_blank" rel="noopener">La Generazione Ikea</a>). Ci presi gusto.</p>
<p>Da allora sono passati dieci anni, e questo forum Italians mi ha fatto tantissima compagnia. Piano piano ho stretto amicizia con diverse persone che leggono o scrivono, alcune le ho persino incontrate di persona. E anche Severgnini himself, che all’epoca ancora girava il mondo per mangiare la pizza insieme agli espatriati. E senza entrare in questioni di merito – che tanto chiunque apra un blog è convinto di scrivere benissimo, impossibile convincermi del contrario – il mio nome compare regolarmente tra le lettere del giorno. Son soddisfazioni.</p>
<p>Martedì è comparsa questa lettera, con tanto di risposta rossa di Severgnini:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Le st….ate della casta di “Italians”</strong></em></p>
<p><em>Un’altra casta: anche “Italians” ha la sua: quelli che chiedono come diventare giornalisti. Quelli che “sono cresciuto con i tuoi libri”. Quelli che “ricordi la pizzata di…?” (preferibilmente con foto allegata). Quelli talmente aggressivi, malmostosi, beceri, la pubblicazione dei cui scritti vuol dimostrare quanto BSev sia tollerante e quanto certa feccia (preferibilmente di destra) sia… feccia. Ed infine la ristretta rosa degli “scrittori seriali”: Lombardi (non io ovviamente, Marco, quello che così si autodefinisce in un post (“Lo confesso: anch’io sono un scrittore seriale di lettere ai giornali”), Pittorru, Sconamila, Mantovani, Romagnoli, Fossati, Zambelli, Marabotti, Mel… I post dei quali, a rotazione, vengono quotidianamente pubblicati, qualunque banalità, quando non addirittura st….ata, esca dalla loro tastiera.</em></p>
<p><em>Gianfranco Lombardi</em></p>
<p><em>E poi c’è il buon Lombardi, che scrive anche se non ha niente da dire…</em></p>
<p>L’altro giorno parlavo di <em>serendipity</em>. In questo caso non ho avuto il piacere di scoprire la lettera per caso. Quando la mattina ho acceso il computer, ho trovato un messaggio di Rossella (il cui cognome è in lista) con il link. Era alquanto divertita, e ha fatto ridere fino alle lacrime anche me.</p>
<p>Ora, Rossella, con la quale coltivo da anni una piacevolissima amicizia virtuale, è più tosta di me, decisamente più tosta di me. E la riga rossa di sberleffo di Severgnini non l’aveva completamente soddisfatta. Durante la notte mi ha invitata via messaggio a co-firmare una risposta pubblica per il buon Gianfranco. La lettera è evidentemente farina del suo sacco – un sacco dal quale escono lettere taglienti come spade giapponesi – e io ho accettato con entusiasmo, e un briciolo di orgoglio.</p>
<p>Questa la trovate su Italians di oggi:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Originariamente pubblicato su <a href="http://italians.corriere.it/2013/07/12/le-caste-della-casta-come-ci-si-puo-lagnare/?search=1" target="_blank" rel="noopener">Italians il 12.07.2013</a></em></p>
<p><em><strong>Le caste della casta: come ci si può lagnare?</strong></em></p>
<p><em>Caro Beppe, Tex, cari Italians, ci rivolgiamo direttamente al signor Lombardi, per ringraziarlo del suo post (“Le st….ate della casta di “Italians”) e per una giornata diversa dal solito. Lei non sa cosa ha fatto partire, Gianfranco! Le vede quelle condivisioni, sotto la Sua lettera? Ebbene, quelli sono ovviamente tutti coloro di cui ha fatto il nome, piú qualche parente commosso! Pure compresa, una che la sottoscritta Rossella bavarese ha immediatamente taggato alla sottoscritta Monica viennese (con tanto di emoticon emozionate e punti esclamativi a iosa), la quale ha risposto euforica che stamperà, incornicerà e appenderà la Sua accanto al diploma di laurea (nel bagno, ci tiene Monica che non si trascuri il dettaglio, che poi si tratterebbe dell’ambiente da Lei introdotto). Con Mario invece già nel primo pomeriggio ci si è scambiate felicitazioni via sms germanico-finnici: lei riderà di noi, ma guardi che in una vita di click, lavatrici e coppole queste sono gioie, insperati momenti di gloria. E pure sorprese, personalmente erano secoli che nessuno ci diceva casta: non è un’insinuazione propriamente benvenuta per delle signore con qualche anno sul – seducente – groppone, ma almeno, per un attimo, Lei ci ha fatto rivivere i turbamenti della gioventù! Unica pecca: ha tralasciato di nominare un sacco di gente; vagamente avaro. Vabbè, bravo lo stesso: nessuno è perfetto, e poi noi, dall’alto dell’onore, come ci si può lagnare?</em></p>
<p><em>Schöne liebe Grüsse aus Wien und München!</em></p>
<p><em>L’ala alemanna della CORPO(r)AZIONE, Rossella Pittorru &amp; Monica Mel (già caste).</em></p>
<p><em>Monica Mel, Rossella Pittorru</em></p>
<p>Sarà che a Rossella voglio un mondo di bene, sarà che sono indubbiamente di parte, sarà che la lettera di Gianfranco era piena di parentesi a caso e puntini di sospensione, ma la mia modestissima opinione è che Rossella l’ha steso con il contenuto, e triturato con lo stile.</p>
<p>Incornicerò anche questa.</p>
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		<title>“Vietato dare da mangiare ai… parassiti”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jul 2013 13:15:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensato]]></category>
		<category><![CDATA[Vissuto]]></category>
		<category><![CDATA[Italians]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Una lettera ad Italians di sabato passato mi ha provocato un’illuminazione. Sono finalmente riuscita a mettere a fuoco perfettamente una cosa che mi frullava in testa da tanto tempo. Il link è questo, e per chi non avesse voglia di leggerselo, riassumo: La signora che scrive, dopo anni, forse decenni a covare rabbia, è finalmente&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Una lettera ad Italians di sabato passato mi ha provocato un’illuminazione. Sono finalmente riuscita a mettere a fuoco perfettamente una cosa che mi frullava in testa da tanto tempo.</p>
<p>Il link è <a href="http://italians.corriere.it/2013/07/06/e-poi-mi-fa-la-gente-li-vive-con-poco/" target="_blank">questo</a>, e per chi non avesse voglia di leggerselo, riassumo:</p>
<p>La signora che scrive, dopo anni, forse decenni a covare rabbia, è finalmente scoppiata e ha mandato a quel paese una carissima amica. Colpevole, l’amica, di essere una parassita statale, di quelle con lo stipendio polposo per anzianità, mesi e mesi di malattia per un’unghia incarnita, ferie, bonus e compagnia bella. Che le racconta sempre con tanto entusiasmo dei suoi viaggi esotici in Paesi lontani. La signora, che immagino libera professionista, francamente, non ne può più di pagare fior di tasse per mantenere lo stile di vita della ex-amica. Come darle torto?</p>
<p>Ora il paio di aneddoti che mi frullavano in testa.</p>
<p>Il primo risale a qualche settimana fa, un signore Italiano che era entrato per caso in negozio. Non è l’unico a passare a trovarmi regolarmente, e in questo modo ho spesso stretto piccoli bagliori di amicizie a cui tengo molto.</p>
<p>Il tipo, quando si accorse che eravamo compaesani, lo trovò una coincidenza incredibile, nonostante i compaesani siano più di 30.000 in terra asburgica. A me sorprese più che altro la sua euforia. Pace, il tipo si mise in testa di essere mio amico, e cominciò a passare quasi tutti i giorni, sedersi sul divanetto, e blaterare per una o due ore dei fatti suoi. Del fatto che è un musicista, di quanto è bravo, di quanto successo ha, di tutti i musicisti famosissimi con cui ha lavorato. Io annuivo con educata convinzione.</p>
<p>Un bel giorno mi racconta:</p>
<p>“Ah, ma tra due anni me ne torno sicuro in Italia. Sai, ho una bella casa vicino Pincopallo, vista mare, e la pensione già pronta”.</p>
<p>“La pensione austriaca?” chiesi ingenuamente.</p>
<p>E visto che il tipo non dimostra più di 50 anni aggiunsi, pensando di fargli un complimento</p>
<p>“Ma non sei un po’ giovane per la pensione?”</p>
<p>Il tipo sorrise con aria complice, poi mi spiegò come se fosse la cosa più naturale del mondo</p>
<p>“No, è che ho un problemino all’orecchio destro. Il mio medico in Italia mi ha già spiegato tutta la trafila, basta che io dichiari che sento ronzii, che non posso più lavorare, e mi fanno invalido civile”.</p>
<p>Mi irrigidii. E non solo perché ho un’otite cronica che non mi passa più dal 1989. Lui notò che il mio atteggiamento era cambiato e chiese lumi. Io imbarazzatissima farfugliai</p>
<p>“Ma scusa, adesso lavori tranquillamente…”</p>
<p>“Cosa intendi?”</p>
<p>“Mah…”</p>
<p>Niente, non voleva mollare l’osso, che mi tirò fuori di bocca con le pinze</p>
<p>“Se puoi lavorare senza problemi, perdono, ma non sei invalido!”</p>
<p>Il tipo saltò su scocciatissimo e se ne andò senza manco salutare. Non è più tornato.</p>
<p>Aneddoto numero due. L’anno scorso vennero a salutarmi in negozio una coppia di amici di Milano di passaggio a Vienna. Due persone gentilissime, che conosco da una vita. Vederli, parlarci, scherzarci insieme, sono cose che mi sono riuscite assolutamente naturali, nonostante non li incontrassi da più di un decennio. Al momento di salutarci abbiamo deciso di andare a farci un bel brunch insieme il giorno seguente.</p>
<p>Tra il primo incontro e il brunch ebbi tempo di fare un po’ mente locale. I due in questione hanno una decina d’anni più di me, sono entrambi lavoratori parastatali nonché maestri dell’inghippo assicurativo. Mi sono ricordata in un flash che anni fa raccontavano, sganasciandosi dalle risate, del gesso per la gamba con le cerniere, da infilare in fretta quando suona il campanello per il controllo a casa.</p>
<p>Al brunch non mi sono divertita. Non la smettevo più di pensare alla storia del gesso, alla casa a Forte dei Marmi, alle vacanze in barca, alla scuola privata del figlio. All’evidentissima discrepanza tra il loro stile di vita e il tipo di lavoro che fanno. E allo stipendio che prendono. Tutto orrendamente rimescolato con quella sensazione di familiarità che mi scalda tanto il cuore. Giuro, quando sono ripartiti non ci ho dormito per settimane.</p>
<p>Dopo aver finito di leggere la lettera della signora ho fatto un respiro profondo, le ho scritto per ringraziare, e preso una decisione. Da ora in poi non tollererò più parassiti, ladroni, evasori e simili nella mia cerchia di amicizie.</p>
<p>E lancio un appello accorato: Italiani onesti, non perdonate la disonestà, per nessun motivo! Nemmeno agli amici più cari.</p>
<p>Che comincino a vergognarsi un po’, ecchecaspita!</p>
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		<title>Caro Alessandro, i miei genitori pagano la scuola di tuo figlio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jun 2013 13:24:36 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Monica Mel]]></category>
		<category><![CDATA[Nonsolosissi]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">&#60; 1</span> <span class="rt-label rt-postfix">minute</span></span> Originariamente pubblicato su Italians il 26.06.2013 Caro Beppe, ma soprattutto cari Italians che tanto coraggiosamente restate in Italia, scusatemi, ma non ne posso più! Non ne posso più di queste accuse ridicole, l’ultima di Alessandro Cantoni (“Chi decide di restare”) che dedica la sua eroica permanenza nientenpopodimeno che ai miei poveri genitori “di figli espatriati,&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">&lt; 1</span> <span class="rt-label rt-postfix">minute</span></span><p><em>Originariamente pubblicato su <a href="http://italians.corriere.it/2013/06/26/caro-alessandro-i-miei-genitori-pagano-la-scuola-di-tuo-figlio/?search=1" target="_blank" rel="noopener">Italians il 26.06.2013</a></em></p>
<p>Caro Beppe, ma soprattutto cari Italians che tanto coraggiosamente restate in Italia, scusatemi, ma non ne posso più!</p>
<p>Non ne posso più di queste accuse ridicole, l’ultima di Alessandro Cantoni (“<a href="http://italians.corriere.it/2013/06/20/chi-decide-di-restare/" target="_blank" rel="noopener">Chi decide di restare</a>”) che dedica la sua eroica permanenza nientenpopodimeno che ai miei poveri genitori “di figli espatriati, per i quali concorrerò a pagare la pensione e le cure mediche gratuite e garantite a tutti”. Ma grazie, mi si sono inumiditi gli occhi!</p>
<p>Pagherai tu la pensione dei miei genitori? Pace, loro pagano la scuola di tuo figlio. Comunque Alessandro, se ti ruga tanto, mandami pure la fattura per le spese che ho ingiustamente procurato prima di espatriare. Sai che batosta, con i servizi fatiscenti di cui ho usufruito.</p>
<p>Sappi però che ti ho appena imbucato una richiesta di risarcimento per danni: per ogni giorno di malattia perché in classe c’erano 12 gradi (ero una bambina gracile); per ogni paio di collant rotto dalle schegge delle sedie scassate; per ogni esame universitario mancato perché l’autobus non arrivava o perché il professore non si è presentato. Per le giornate senza luce e telefono che saltavano alle prime due gocce di pioggia; per le notti trascorse su una barella in un corridoio d’ospedale; per l’acqua non potabile dal rubinetto di una casa a 12 km dal centro di Roma; per la spazzatura sparsa sul marciapiede. Per le sospensioni rotte sulle buche della strada; per i cani randagi affamati che mi rincorrevano appena scesa dallo scuolabus… devo continuare?</p>
<p>Saluti da Vienna, Monica Mel</p>
<p>PS ci tengo comunque tranquillizzare tutti, i miei genitori sono ben contenti di sapermi dove sono, anzi, se potessero mi raggiungerebbero domani.</p>
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		<title>Queste famose lezioni in “Inglisc”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jun 2013 13:47:44 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[inglese]]></category>
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		<category><![CDATA[Politecnico]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">&#60; 1</span> <span class="rt-label rt-postfix">minute</span></span> Originariamente pubblicato su Italians il 09.06.2013 Caro Beppe e cari Italians, intervengo da estranea sulla questione Inglese si/Inglese no al Poli. Con una banale verità: “Italian pipol spic Inglisc laic dis”. Gli italiani studiano Inglese a scuola per tanti anni, e a mio modesto parere sanno abbastanza bene la grammatica. Il problema è che imparano&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">&lt; 1</span> <span class="rt-label rt-postfix">minute</span></span><p><em>Originariamente pubblicato su <a href="http://italians.corriere.it/2013/06/09/queste-lezioni-universitarie-in-inglisc/?search=1" target="_blank" rel="noopener">Italians il 09.06.2013</a></em></p>
<p>Caro Beppe e cari Italians,</p>
<p>intervengo da estranea sulla questione Inglese si/Inglese no al Poli. Con una banale verità: “Italian pipol spic Inglisc laic dis”.</p>
<p>Gli italiani studiano Inglese a scuola per tanti anni, e a mio modesto parere sanno abbastanza bene la grammatica. Il problema è che imparano la pronuncia da insegnanti non madrelingua, i quali per una strana perversione italiota “spic Inglisc laic dis tuu”. Un circolo vizioso, e se ogni tanto in classe c’è il figlio di un madrelingua inglese, questo verrà preso in giro dai compagni per la pronuncia (perfetta). Storia vera.</p>
<p>Il corollario ridicolo e allo stesso tempo spaventoso? Quando parlano inglese, li capiscono sono gli altri italiani! Mi sembra di vederle queste lezioni universitarie in “Inglisc”: professore italiano che spiega in meno-che-pidgin sotto al quale si sente benissimo il dialetto bergamasco, studenti italiani che prendono appunti annuendo convinti, studenti stranieri che si guardano intorno confusi… ”ma che lingua è?”</p>
<p>Io attaccherei la faccenda alla radice, piuttosto. Con lettori madrelingua dalle elementari in poi. E tra qualche anno potremo tenere i benedetti corsi universitari in inglese senza renderci ridicoli.</p>
<p>Saluti da Vienna,</p>
<div>Monica Mel</div>
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		<title>Grillo, il terremoto e il fracking</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 May 2013 13:52:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Originariamente pubblicato su Italians il 30.05.2013 Caro Beppe e cari Italians, una notizia sul “Corriere” mi ha incuriosita. Riassunto velocissimo: Grillo si gioca gli attributi che almeno parte della colpa del terremoto in Emilia sia del “fracking”, un metodo di trivellazione per estrarre gas dal sottosuolo. E il governatore Errano sospende i lavori di ricerca&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p><em>Originariamente pubblicato su <a href="http://italians.corriere.it/2013/05/30/grillo-il-corriere-il-terremoto-e-il-fracking/?search=1" target="_blank" rel="noopener">Italians il 30.05.2013</a></em></p>
<p>Caro Beppe e cari Italians,</p>
<p>una notizia sul “Corriere” mi ha incuriosita. Riassunto velocissimo: Grillo si gioca gli attributi che almeno parte della colpa del terremoto in Emilia sia del “fracking”, un metodo di trivellazione per estrarre gas dal sottosuolo. E il governatore Errano sospende i lavori di ricerca di idrocarburi nella zona interessata dal sisma.</p>
<p>Il mio istinto assopito di ingegnere ha drizzato le orecchie come un bracco che ha visto un’anatra. Sembra l’inizio di uno di quei film catastrofici low-budget che passano alla domenica pomeriggio su ScyFy! Mi è salita una voglia incredibile di capire. L’articolo infatti liquida la faccenda con un misero (cit.) “Non è dato sapere quanto la scommessa del leader M5S sia suffragata da basi scientifiche”.</p>
<p>Ora, il misero esame di geologia del quarto anno non fa di me un’esperta. Ho chiesto in giro, precisamente sul mio profilo facebook. È bastata una mezz’ora perché un’amica ingegnere minerario sentenziasse: tutte balle. Un altro, sostenitore del M5S, era di opinione contraria. Ha risposto con una presentazione dell’United States Geological Survey (mica il primo venuto), che sostiene una correlazione tra fracking e terremoti in superficie. Un video di quasi un’ora, in inglese, tratto da un convegno tecnico. Troppo tecnico persino per me, che vanto una qualche preparazione scientifica. L’amica di prima invece lo conosceva già, ha partecipato alla serie di conferenze. E con un’azione di divulgazione scientifica sopraffina ci ha spiegato che le due cose sono solo lontanamente imparentate, che le condizioni geologiche in Italia sono diversissime, e il fracking a rischio terremoto si riferisce ad un altro tipo di estrazione.</p>
<p>Rimango con un duplice amaro in bocca: Grillo fa disinformazione, volontariamente o per ignoranza, non saprei. E al quotidiano italiano più blasonato non viene il capriccio di indagare. E mi passa questa notizia, che senza approfondimento, scusate, è solo chiacchiera.</p>
<p>Saluti da Vienna, Monica Mel</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/cronache/13_maggio_22/terremoto-emilia-grillo-accusa-fracking_2bdd70be-c30c-11e2-b767-d844a9f1da92.shtml" target="_blank" rel="noopener">Articolo del Corriere della Sera</a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=vb-BNDx2iIQ&amp;feature=player_embedded" target="_blank" rel="noopener">Video del USGS</a></p>
<p>Spiegazione per comuni mortali (riporto paro paro quello che ha spiegato l’amica ingegnere minerario, per spirito di informazione ma senza capacità di articolare ulteriormente):</p>
<p><em>“L’USGS si riferisce al fracking nelle shale-gas. Le shale-gas sono delle particolari formazioni ad alta porosità e bassa permeabilità che hanno bisogno di essere fratturate per favorire la produzione di idrocarburi. Queste formazioni NON sono presenti in Italia (a dirla tutta non è sicura la presenza in tutta Europa a profondità accessibili); sono invece presenti in USA e sono abbastanza superficiali. Per essere sfruttate hanno bisogno di un alto numero di pozzi (il triplo/quadruplo di un giacimento “classico”) ed ogni zona perforata deve essere fratturata; da qui l´induzione di sismi in superficie. Ma anche qui ci sarebbe molto da dire; sulle tecniche di fratturazione, sulla tipologia di materiali usati, sul controllo dei sismi ottenuti. Comunque tieni presente che il Fracking per shale-gas rompe la roccia ed introduce delle sfere di materiali ad altissima resistenza alla compressione che devono tenere aperte le fratture (che altrimenti collasserebbero e non consentirebbero la produzione); e che sono in genere più resistenti della roccia stessa.</em></p>
<p><em>Nel guardare la presentazione mi sono resa conto di averla già vista circa un anno e mezzo fa a Londra (dagli stessi relatori che la hanno preparata e con cui poi c’è stato un dibattito), durante un convegno specifico durato 5 giorni (Monica, se ti interessa la parte sui terremoti è solo dal minuto 45 in poi), non mi dice nulla di nuovo conferma quello che già si sa… ovvero che le relazioni tra quello che si scrive sui giornali e quello che di fatto si sa e si può provare sono come relazioni di parentela alla lontana, moooolto alla lontana, cugine di 4°-5° grado.”</em></p>
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		<title>Avanti col politically incorrect, visto che è trendy!</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 13:59:37 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Monica Mel]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Originariamente pubblicato su Italians il 16.05.2013 Caro Beppe e cari Italians, negli ultimi giorni abbiamo letto molte brutte lettere grondanti razzismo. Cominciano magari con un briciolo di buon senso, poi partono per la tangente. Gli immigrati vanno buttati a mare stando ben attenti che non tornino a galla; le parolacce “negro” e “puttana” da usare&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p><em>Originariamente pubblicato su <a href="http://italians.corriere.it/2013/05/16/avanti-col-politically-incorrect-visto-che-va-di-moda/?search=1" target="_blank" rel="noopener">Italians il 16.05.2013</a></em></p>
<p>Caro Beppe e cari Italians, negli ultimi giorni abbiamo letto molte brutte lettere grondanti razzismo. Cominciano magari con un briciolo di buon senso, poi partono per la tangente. Gli immigrati vanno buttati a mare stando ben attenti che non tornino a galla; le parolacce “negro” e “puttana” da usare come e quando si vuole; addirittura leggi e regole che proteggono i più deboli sarebbero una forma di razzismo al contrario. Ora, io non ho niente da spiegare a nessuno, non sono una psicologa, non sono una sociologa; ma da semplice appartenente ad una categoria da proteggere, dico che non ne posso più! Limitandomi al mio orticello di categoria da proteggere (le donne), vi chiedo: Le quote rosa sono una stortura? Ma certo! Anzi, quasi mi imbarazzano – sono una donna, mica un panda! Ma fino a quando le donne verranno discriminate in quanto tali, le quote rosa sono una triste necessità. Cari uomini, fatevene una ragione, e magari, già che ci siete, un esamino di coscienza. Le quote rosa le potremo abolire il giorno che non ci sarà più nessun professore universitario che mi dica in faccia “non capisco cosa ci faccia una donna alla facoltà di ingegneria” e che mi affibbia un voto infamante per lo stesso progetto per cui ai colleghi maschi ha dato un 30 secco. O un capo che mi prende in giro in riunione perché indosso una gonna. O un buzzurro che vuole lavarmi i vetri del negozio ma si rifiuta di trattare con me il prezzo, 5 Euro, e chiede di mio marito. Ecco, il giorno in cui a nessuno fregherà più niente che tipo di organi riproduttivi sono in mio possesso, le quote rosa non avranno più motivo di esistere. Avanti con il politically incorrect!</p>
<p>Saluti da Vienna, Monica Mel</p>
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