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	Comments on: Io mi sento parte di un club!	</title>
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	<description>Diario semi-vero di unItaliana a Vienna</description>
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		<title>
		By: Stefano Toria		</title>
		<link>https://nonsolosissi.com/io-mi-sento-parte-di-un-club/#comment-83</link>

		<dc:creator><![CDATA[Stefano Toria]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jul 2016 11:52:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Hai dato voce a una matassa di pensieri che mi porto appresso dall&#039;infanzia. Nasco bilingue per volontà della mia famiglia: entrambi lavoratori, alla fine degli anni &#039;50 quando ero un frugolo che ancora gattonava decisero che mia madre avrebbe continuato a lavorare, quindi serviva qualcuno che mi tenesse a bada, e con un&#039;inserzione sul Times mio padre fece piovere a Roma una giovane signorina inglese, con il risultato che imparai italiano e inglese allo stesso tempo.

Anni dopo - non molti - passavo regolarmente le vacanze in Inghilterra, in una scuola internazionale circondato di ragazzini da tutta Europa e varie altre parti del mondo; nel frattempo avevo imparato il francese, quindi per me era naturale passare da una lingua all&#039;altra senza problemi. A dodici anni non pensi troppo, ti limiti a divertirti e far casino.

Sono passati parecchi anni, e mi ritrovo, ora che ne ho 56, a vivere da sei anni in Svizzera. Nel frattempo ho imparato anche il tedesco, venendo a stare a Zurigo (per la precisione nel Canton Zurigo, in un paesino all&#039;estremo sud), mi sono portato appresso moglie e quattro figli, risultato abbiamo anche noi una cerchia di conoscenze internazionali con la quale parliamo la lingua di Babele.

La definizione non è mia, per l&#039;esattezza l&#039;ho fregata a Umberto Eco, ma rende bene il concetto. Può capitare di cominciare una frase in tedesco, continuarla in inglese e finire in italiano.

E ovviamente il punto non è solo la lingua: è anche di accettarsi gli uni gli altri per quelli che si è. Scoprire di essere esenti da quella forma di razzismo sottile e strisciante, che porta a sorprendersi quando si apprende che la filippina, che fa le pulizie in ufficio, parla disinvoltamente tagalog, spagnolo, inglese e tedesco: perché una filippina dovrebbe parlare quattro lingue, si chiederebbe lo zotico medio che purtroppo conosco fin troppo bene?

Bè, perché non dovrebbe?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hai dato voce a una matassa di pensieri che mi porto appresso dall&#8217;infanzia. Nasco bilingue per volontà della mia famiglia: entrambi lavoratori, alla fine degli anni &#8217;50 quando ero un frugolo che ancora gattonava decisero che mia madre avrebbe continuato a lavorare, quindi serviva qualcuno che mi tenesse a bada, e con un&#8217;inserzione sul Times mio padre fece piovere a Roma una giovane signorina inglese, con il risultato che imparai italiano e inglese allo stesso tempo.</p>
<p>Anni dopo &#8211; non molti &#8211; passavo regolarmente le vacanze in Inghilterra, in una scuola internazionale circondato di ragazzini da tutta Europa e varie altre parti del mondo; nel frattempo avevo imparato il francese, quindi per me era naturale passare da una lingua all&#8217;altra senza problemi. A dodici anni non pensi troppo, ti limiti a divertirti e far casino.</p>
<p>Sono passati parecchi anni, e mi ritrovo, ora che ne ho 56, a vivere da sei anni in Svizzera. Nel frattempo ho imparato anche il tedesco, venendo a stare a Zurigo (per la precisione nel Canton Zurigo, in un paesino all&#8217;estremo sud), mi sono portato appresso moglie e quattro figli, risultato abbiamo anche noi una cerchia di conoscenze internazionali con la quale parliamo la lingua di Babele.</p>
<p>La definizione non è mia, per l&#8217;esattezza l&#8217;ho fregata a Umberto Eco, ma rende bene il concetto. Può capitare di cominciare una frase in tedesco, continuarla in inglese e finire in italiano.</p>
<p>E ovviamente il punto non è solo la lingua: è anche di accettarsi gli uni gli altri per quelli che si è. Scoprire di essere esenti da quella forma di razzismo sottile e strisciante, che porta a sorprendersi quando si apprende che la filippina, che fa le pulizie in ufficio, parla disinvoltamente tagalog, spagnolo, inglese e tedesco: perché una filippina dovrebbe parlare quattro lingue, si chiederebbe lo zotico medio che purtroppo conosco fin troppo bene?</p>
<p>Bè, perché non dovrebbe?</p>
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		<title>
		By: Sara Tacconi		</title>
		<link>https://nonsolosissi.com/io-mi-sento-parte-di-un-club/#comment-84</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sara Tacconi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jul 2016 11:52:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ah, come ti capisco. Mi ci sono ritrovata in pieno in quello da te descritto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ah, come ti capisco. Mi ci sono ritrovata in pieno in quello da te descritto.</p>
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		<title>
		By: Matthias Hartl		</title>
		<link>https://nonsolosissi.com/io-mi-sento-parte-di-un-club/#comment-85</link>

		<dc:creator><![CDATA[Matthias Hartl]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jul 2016 11:52:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io penso che  si nasce cosi anche . Io ho avuto interesse sin da piccola per le lingue e le altre culture, ma anche per la mia. In genere per l altro. E a dire il vero, anche se i mieie hanno cercato di darmi la &quot;buona educazione&quot; la mia curiositá  e il mio talento comunicativo mi hanno sempre spinto a far domande spesso personali e dirette. Sará anche l esperienza, ma sia in italia che all estero ho sempre fatto le domande nel momento giusto e nel modo giusto. Credo sia una qualitá personale, piú  una certa dose di sensibilitá  ed empatia. A volte mi riesce meglio con persone appena conosciute, anzi quasi sempre.  Sono convinta, che  se l intenzione é pulita, chiara e giocosa, le cose vanno bene... é vero in un ambiente multiculturale c´é piu interesse, si pongono domande che normalmente si danno per scontato, ma che in realtá nascondono un mondo...io lo vedevo giá ai tempi universitari... vivere con  o conoscere persone di dieci regioni italiane differenti é una grande sfida interculturale!!! interessante si. Chissá sara anche merito dell ascendente zodiacale :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io penso che  si nasce cosi anche . Io ho avuto interesse sin da piccola per le lingue e le altre culture, ma anche per la mia. In genere per l altro. E a dire il vero, anche se i mieie hanno cercato di darmi la &#8220;buona educazione&#8221; la mia curiositá  e il mio talento comunicativo mi hanno sempre spinto a far domande spesso personali e dirette. Sará anche l esperienza, ma sia in italia che all estero ho sempre fatto le domande nel momento giusto e nel modo giusto. Credo sia una qualitá personale, piú  una certa dose di sensibilitá  ed empatia. A volte mi riesce meglio con persone appena conosciute, anzi quasi sempre.  Sono convinta, che  se l intenzione é pulita, chiara e giocosa, le cose vanno bene&#8230; é vero in un ambiente multiculturale c´é piu interesse, si pongono domande che normalmente si danno per scontato, ma che in realtá nascondono un mondo&#8230;io lo vedevo giá ai tempi universitari&#8230; vivere con  o conoscere persone di dieci regioni italiane differenti é una grande sfida interculturale!!! interessante si. Chissá sara anche merito dell ascendente zodiacale 🙂</p>
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