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	<title>Vissuto &#8211; nonsolosissi.com</title>
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	<description>Diario semi-vero di unItaliana a Vienna</description>
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	<title>Vissuto &#8211; nonsolosissi.com</title>
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		<title>Ladri di mobili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2020 09:02:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Nota: questo episodio risale a qualche anno fa, eravamo ancora nell&#8217;appartamento bunker al piano terra di un condominio gigante, quando mi venne diagnosticata un&#8217;allergia alla polvere pazzesca. Dato che all&#8217;epoca dormivamo su un materasso a pochi cm da terra l&#8217;allergologo si raccomandò di procurarci un letto più alto. Lo comprammo di seconda mano da una&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span>
<p>Nota: questo episodio risale a qualche anno fa, eravamo ancora nell&#8217;appartamento bunker al piano terra di un condominio gigante, quando mi venne diagnosticata un&#8217;allergia alla polvere pazzesca. Dato che all&#8217;epoca dormivamo su un materasso a pochi cm da terra l&#8217;allergologo si raccomandò di procurarci un letto più alto. Lo comprammo di seconda mano da una coppia di amici che stavano lasciando Vienna proprio in quei giorni.</p>



<p>Una mattina di un bel sabato autunnale in quel di Vienna, quindi, il Fidanzato Asburgico ed io ci accingiamo ad andare a prendere il letto Ikea di seconda mano da una coppia di amici che abitano in un&#8217;altro distretto, sempre piuttosto centrale, a circa un quarto d&#8217;ora di macchina da casa nostra.</p>



<p>Dato che non abbiamo un&#8217;automobile &#8211; ma probabilmente il letto non ci sarebbe nemmeno entrato &#8211; avevamo prenotato un piccolo furgone del car-sharing, il quale purtroppo non era parcheggiato dietro l&#8217;angolo come la Opel Astra che prendiamo ogni tanto. Lo siamo andati a ritirare a due fermate di metro e tre di tram di distanza. Easy peasy.</p>



<p>Dal parcheggio del car-sharing andiamo diretti nel 3. distretto dove il letto ci aspetta già smontato. Tempo dieci minuti ed è tutto nel furgone, dieci minuti dopo siamo di fronte al nostro portone nel distretto 7 e poco dopo è tutto scaricato. Fantastico.</p>



<p>Ammucchiamo tutto contro il muro appena dentro il portone di vetro che da sulla strada, tra la scala 1 e la scala 2. È un androne aperto sul lato opposto verso il cortile interno. Da qui si accede alle scale 1 e 2, e appena attraversato il cortile alle scale 3 e 4 (la nostra). Ciascuna è protetta da un ulteriore portone battente.</p>



<p>A questo punto rimane solo da riportare indietro il furgone e trascinare tutto in casa. Il Fidanzato Asburgico ed io ci dividiamo i compiti: lui riporta subito il furgone al parcheggio, non può stare qui parcheggiato sul passo carrabile mentre traffichiamo avanti e indietro e solo la sua patente è registrata col car-sharing. Nel frattempo io porto dentro pian piano il letto a pezzi, sono tutti gestibili per le mie braccia-stecchino. Solo la testiera è un pezzo unico troppo pesante.</p>



<p>&#8220;Bon, inizia a portare dentro tutto e lasciala per ultima, appena torno la spostiamo insieme&#8221;</p>



<p>Lui parte ed io inizio  fare avanti e indietro, un lavoro se non estenuante sicuramente laborioso, attraverso il cortile, oltre la porta battente che non si lascia bloccare, e su per la mezza rampa di scale che porta al nostro appartamento. Quando manca più solo la testiera torna anche il Fidanzato Asburgico, che mi raggiunge in casa mentre poggio il penultimo pezzo.</p>



<p>&#8220;Sono appena passato c&#8217;é più solo la testiera, wow, sei già riuscita a portare tutto dentro da sola!&#8221;</p>



<p>Ci beviamo un bicchiere d&#8217;acqua insieme poi usciamo di nuovo. Gelo. La testiera del letto è sparita.</p>



<p>Maporcapaletta! Chi si ruba una testiera di letto scompagnata? Nei tre minuti tra quando è passato lui e quando siamo riusciti, poi? Sono subito andata a controllare che qualche condomino troppi ligio non l&#8217;avesse trascinata nel locale immondizia, la porta è proprio lì accanto a dove l&#8217;avevamo lasciata. No, la testiera è proprio stata rubata.</p>



<p>Il Fidanzato Asburgico reagisce asburgico. Scrollata di spalle.</p>



<p>&#8220;Uh che peccato. Dai rientriamo&#8221;</p>



<p>Io invece sono italianamente fuori di me dalla rabbia, altro che scrollata di spalle, io ho bisogno di vendetta! O perlomeno di azione.</p>



<p>&#8220;Ah no! Adesso suoniamo a tutte le porte di tutte le scale e chiediamo!&#8221;</p>



<p>&#8220;Whaat? Ma sei impazzita?&#8221;</p>



<p>&#8220;Dai, iniziamo qui dalla scala 2, quella con l&#8217;ingresso più vicino a dove stava la testiera!&#8221;</p>



<p>&#8220;Principessa, dai, sono più di cento appartamenti…&#8221;</p>



<p>&#8220;Non sono certo tutti a casa! Dobbiamo solo beccare i ladri o qualcuno che li ha visti!&#8221;</p>



<p>&#8220;Ma…&#8221;</p>



<p>Non lo ascolto nemmeno più e inizio a trascinarlo verso la scala 2.</p>



<p>Ci smezziamo il piano terra, lui bofonchiando suona a destra, io a sinistra. Apre solo una nonnina infastidita che non ne sa niente. Saliamo al primo piano, nessuno mi risponde dal lato sinistro. Mentre io già inizio a risalire le scale lui suona all&#8217;ultima porta. Gli apre una ragazza dall&#8217;aria incuriosita. Il palazzo è pieno di studenti e lei probabilmente ha sentito che stiamo suonando tutti i citofoni partendo dal basso.</p>



<p>&#8220;Scusa, siamo inquilini della scala 4, stavamo trasportando un letto smontato dall&#8217;androne a casa nostra ma ora manca l&#8217;ultimo pez…&#8221;</p>



<p>Il Fidanzato Asburgico ancora sta parlando che lei è già diventata tutta rossa. Farfuglia qualcosa. TAH-DAH, ecco la nostra ladra di mobili! Nel frattempo la raggiunge la coinquilina che capisce subito cosa sta succedendo. Lancia un&#8217;occhiata di fuoco all&#8217;amica poi insieme spariscono nel corridoio per riapparire pochi secondi dopo trascinando la nostra testiera del letto.</p>



<p>&#8220;Credevamo fosse da buttare, scusate!&#8221;</p>



<p>Io sghignazzando, lui basito, ci portiamo a casa la nostra testiera del letto. Sipario.</p>



<p>Epilogo: questa storiella è solo apparentemente insignificante. In realtà ha completamente stravolto il nostro equilibrio quando si tratta di decidere come reagire nelle più diverse situazioni. Gliela ricordo volentieri.</p>
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		<title>The Cone of Shame</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2020 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vissuto]]></category>
		<category><![CDATA[berretto]]></category>
		<category><![CDATA[cone of shame]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
		<category><![CDATA[mascherina]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> La direttiva anti virus per me più difficile da seguire non è l&#8217;isolamento sociale, non è la noia da reclusione, non è fare la spesa una volta a settimana, non è nemmeno la lontananza imposta dalla mia famiglia. La cosa più difficile in assoluto è (e mi vergono un po&#8217; ad ammetterlo) non toccarmi continuamente&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span>
<p>La direttiva anti virus per me più difficile da seguire non è l&#8217;isolamento sociale, non è la noia da reclusione, non è fare la spesa una volta a settimana, non è nemmeno la lontananza imposta dalla mia famiglia. La cosa più difficile in assoluto è (e mi vergono un po&#8217; ad ammetterlo)  non toccarmi continuamente la faccia.</p>



<p>Non mi ero mai resa conto di avere questo tic. Da qualche settimana ci faccio ovviamente caso e mi viene da mettermi le mani nei capelli.. oops! Sono incorreggibile. Dato che il cervello evidentemente non ce la fa a tenere sotto controllo questa cosa, sono dovuta intervenire più o meno come se avessi qui un bambino che non la smette di stropicciarsi gli occhi. Con restrizioni più o meno coercitive.</p>



<p>La mattina mi pettino i capelli in due lunghe treccine á la Greta e poi mi infilo un bel berretto di cotone. Il berretto ha una duplice funzione: quella puramente tecnica è di tenere lontani dal viso i capelli che ancora svolazzano intorno alle tempie; contemporaneamente il berretto fornisce un conforto psicologico di base. Consiglio caldamente a tutti di indossare un berretto fino alla fine della Ausgangsperre.</p>



<p>La sera prima di andare a letto tolgo gli elastici, avvoltolo i capelli e li infilo completamente nel berretto, anche se questa è più una procedura dettata da altri pericoli. Mentre dormo mi rigiro parecchio e da quando i miei capelli hanno superato le scapole il rischio di strangolarmi nel sonno è reale. Ma questa è un&#8217;altra storia.</p>



<p>Quando devo uscire aggiungo a treccine e berretto una mascherina di stoffa a coprire naso e bocca. Non mi da un&#8217;aria particolarmente dignitosa, dato che è di cotone colorato con sopra stampati dei bicchieri di vino rosso. Quella avevo ed è sempre meglio del cono di plastica trasparente fissato intorno al collo suggerito dal Fidanzato Asburgico, come un cane con i punti di sutura intorno al sedere.</p>



<p>(Le autorità qui ci stanno ripetendo allo sfinimento che le mascherine chirurgiche senza filtro o quelle fatte in casa non ci proteggono dal virus, dato che l&#8217;aerosol passa tranquillamente, ma al massimo raccolgono un po&#8217; di sputacchi quando parliamo noi. Il rischio è di sentirsi più sicuri e fare cappellate, mentre l&#8217;unico vero vantaggio sarebbe proprio questa protezione dalle proprie zampacce sporche.)</p>
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		<title>Cosa hai fatto durante lo shutdown?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2020 12:58:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Prima settimana di shutdown in terra asburgica. Ausgangssperre si chiama qui &#8211; coprifuoco &#8211; ma in tedesco fa più paura. La vita in clausura sta prendendo forma e se l&#8217;umore non sempre collabora almeno la logistica mi sta aiutando. Un appartamento spazioso, una terrazza da sistemare per la primavera, il supermercato di fronte al portone&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span>
<p>Prima settimana di shutdown in terra asburgica. Ausgangssperre si chiama qui &#8211; coprifuoco &#8211; ma in tedesco fa più paura.  La vita in clausura sta prendendo forma e se l&#8217;umore non sempre collabora almeno la logistica mi sta aiutando. Un appartamento spazioso, una terrazza da sistemare per la primavera, il supermercato di fronte al portone del palazzo. I patemi sono piuttosto in testa.</p>



<p>Il Fidanzato Asburgico lavora da casa, e aiuta a dare una struttura alle nostre giornate. Anche se nell&#8217;open space dove abitiamo significa che io mi devo muovere attenta e silenziosa come una spia. Dato che la sua postazione di telelavoro è proprio a ridosso della zona cucina, stiamo pian piano sviluppando una comunicazione non verbale ad hoc.</p>



<p><em>&#8220;Dura ancora molto questa teleconferenza? Dovrei iniziare a preparare il pranzo&#8221;</em></p>



<p><em>&#8220;Un paio di minuti e poi mi sposto in terrazzo&#8221;</em></p>



<p><em>&#8220;Ottimo, allora io nel frattempo appendo i panni ad asciugare&#8221;</em></p>



<p>Il tutto con lo sguardo, massimo un vago cenno con la mano. Tempo quest&#8217;estate e probabilmente saremo in grado di comunicare telepaticamente attraverso i muri.</p>



<p>Lui lavora, dunque, cosa faccio io? Una bella domanda. Sostanzialmente aspetto e osservo. Aspetto piccole e grandi cose, di sapere se il mio lavoro sopravviverà a questo sfascio, aspetto la telefonata pomeridiana con i miei genitori sottovuoto a Roma &#8211; sempre alla stessa ora che la quotidianità è importante. Aspetto il notiziario a reti unificate delle 19, aspetto che i semi di peperoncino inizino a germogliare. Ma soprattutto osservo. Ergo :</p>



<p><em>&#8220;Se non ricomincio a scrivere Sissi adesso non lo farò mai più&#8221;</em></p>



<p>Questo pensiero si è presentato spontaneo meno di dodici ore dopo la conferenza stampa del governo di venerdì scorso con le prime misure. L&#8217;ho accolto come andrebbe accolto ogni briciolino di positività in questo momento, a braccia aperte. E se devo trovare un lato positivo a tutta questa faccenda è che avrò davvero tanto tempo a disposizione.</p>



<p>Eppure sento che sto per sprecare un&#8217;occasione. Cosa risponderò a chi tra qualche mese mi chiederà &#8220;cosa hai fatto durante lo shutdown&#8221;? Che ho pulito a fondo la casa? Che ho fatto ordine nelle cartelle del computer? Che non ho una fogliolina secca nei vasi in terrazza manco a cercarla? Che ho messo in ordine scatoloni di documenti? Scusate, posso dire che due palle?! Ho tempo per questo ed altro! Io voglio una risposta leggendaria.</p>



<p>Voglio una ventata di nuovo, voglio creare un&#8217;energia positiva che mi sostenga, che mi consoli, che dia un senso a tutto questo.</p>



<p>Il primo giorno di clausura, prima ancora di cercare di mettere ordine nei miei pensieri, avevo scritto questa lista. Immagino l&#8217;abbiano fatto un po&#8217; tutti.</p>



<ul><li>Ricominciare a scrivere Sissi che sono anni che pago dominio e webhost per niente</li><li>Imparare a suonare quel povero ukulele appeso al muro</li><li>Ricominciare a cucinare seriamente</li><li>Mettere insieme tutti i progetti di cucito e farne una pagina web</li><li>Imparare a disegnare</li></ul>



<p>Dieci giorni dopo, tempo di bilanci:</p>



<p>Sissi<br>
Sissi è di nuovo online. Grazie al Fidanzato Asburgico ci sono ancora quasi tutti i vecchi post, le foto, i commenti. Un sacco di link non funzionano più, pian piano rimetterò tutto a posto. Confesso di aver passato un sacco di tempo negli ultimi giorni rileggendo vecchi post. Questa idea del diario romanzato continua a piacermi un sacco e la prima lettrice di Sissi sono indubbiamente io!</p>



<p>Ukulele<br> Ah, l&#8217;ukulele! Temo che se non abbiamo talento per una cosa sia impossibile farsela piacere. Il mio povero ukulele è ancora lì appeso al muro con sopra lo stesso dito di polvere di sempre.</p>



<p>Cucinare<br> La cucina in passato è sempre stata una grandissima forma di intrattenimento, immaginavo quindi mi si riaccendesse il sacro fuoco della passione. Mi sbagliavo. Ho ricominciato a cucinare ma con uno spirito diverso, in pratica solo ricette collaudate e comfort food certificato. In cucina, mi sono resa conto, cerco conforto, non la sfida. Per quella ci sono i video di yoga su YouTube.</p>



<p>Il progetti di cucito<br>
La macchina da cucire è spolverata, ho fatto un ordine pazzesco tra i materiali, scritto un paio di appunti e contattato l&#8217;amica temeraria con cui condividere questa avventura. Pronti, partenza, …</p>



<p>Disegnare<br>
È dai tempi delle scuole medie che ho questo sogno nel cassetto. Probabilmente è stato nel cassetto talmente tanto a lungo che un po&#8217; è rimasto attaccato ed è difficile tirarlo fuori. Non ho nemmeno iniziato a cercarmi tutorial, sigh.</p>
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		<title>L’impero del Cappero</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2018 17:57:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hand-Made]]></category>
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		<category><![CDATA[cappero]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Nel corso degli ultimi anni ho sviluppato una spiccata predilezione per l’upcycling di robe inutili. Il Fidanzato Asburgico la chiama passione, mia madre mania. Esprimo il mio meglio con i vasetti di vetro. L’altro giorno finalmente la temperatura è salita sopra i 15 gradi &#8211; il mio limite personale per uscir fuori a trafficare &#8211;&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span>Nel corso degli ultimi anni ho sviluppato una spiccata predilezione per l’upcycling di robe inutili. Il Fidanzato Asburgico la chiama passione, mia madre mania. Esprimo il mio meglio con i vasetti di vetro.</p>
<p>L’altro giorno finalmente la temperatura è salita sopra i 15 gradi &#8211; il mio limite personale per uscir fuori a trafficare &#8211; e ho tirato fuori vaschette, terra e semini per iniziare il giardinaggio primaverile in terrazza. Ho seminato prezzemolo e basilico, broccoli, bietole, timo e maggiorana. Poi mi è venuto in mente che a dicembre mia madre mia aveva mandato altri semi per posta. Tra i quali i semi di cappero.</p>
<p>Ora, il cappero da queste parti è relativamente esotico, non l’ho mai visto in nessun vivaio o fiorista. Né i semi né la pianta. Solo al supermercato, da mangiare.</p>
<p>Mi erano giusto avanzate lì due vaschette per far germogliare i semi, di quelle pre-formate, 24 tazzine da riempire di terra col sottovaso per raccogliere l’acqua, e il coperchio trasparente. Ho immediatamente elaborato un piano che non esito a definire geniale: piantare tutte e 48 i pirottini con i suddetti semi, aspettare che le piantine crescano a sufficienza, trapiantarle in graziosissimi vasetti di vetro riciclati con un paio di graziosissimi sassetti sotto di drenaggio, appenderci delle graziosissime etichette con uno straccio di indicazioni, fotografarle super instagrammose, venderle online a 5€ l’una. Ci vorrà massimo un sacco di terra, i cartellini li ritaglio da cartoncini di recupero &#8211; mica devono essere tutti dello stesso colore. Nastrini e fili colorati ne ho scatole e scatole, sassolini ce ne trasciniamo due sacchi dal vecchio giardino ancora incartati. Vasetti sono piena.</p>
<p>Mentre elucubravo ha iniziato a fare freschino e sono rientrata. Ho raccontato al Fidanzato Asburgico la mia meravigliosa idea, e mentre parlavo gli ho anche fatto un bello schemino con tanto di hard-facts e business case sul ripiano bar della cucina. Lui è rimasto molto impressionato e ha insistito per fotografarlo e per aggiungerlo intero qui sotto, nonostante fosse realizzato in quel brutto Denglish. Denglish è l’acronimo di Deutsch e English, tedesco e inglese, ed è anche un po’ il nostro viziaccio, specie in forma scritta. Ci sono momenti poi, come ora, in cui lui ha tanti meeting in inglese e io magari sto leggendo un libro in inglese, e tocchiamo il fondo. Ma sto divagando.</p>
<p>Dicevo, questo piano fantastico, finalmente verificato bianco su nero, l’ho voluto battezzare Das Kapern-Imperium. Un bel nome, non c’è che dire, specialmente se stai pensando in Denglish e la traduzione italiana viene solo dopo: L’impero del cappero.</p>
<p>Ah, la madrelingua! Sempre così pregnante.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-16963 size-full" src="https://i0.wp.com/nonsolosissi.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_2029.jpg?resize=1170%2C457" alt="" width="1170" height="457" srcset="https://i0.wp.com/nonsolosissi.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_2029.jpg?w=1532&amp;ssl=1 1532w, https://i0.wp.com/nonsolosissi.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_2029.jpg?resize=768%2C300&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/nonsolosissi.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_2029.jpg?resize=1024%2C400&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/nonsolosissi.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_2029.jpg?resize=600%2C234&amp;ssl=1 600w" sizes="(max-width: 1170px) 100vw, 1170px" data-recalc-dims="1" /></p>
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		<title>C’è una donna nuda davanti alla porta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Mar 2018 14:31:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Premessa All’inizio di questa storia la suspense cresce un sacco e non si capisce bene se la storia finirà drammatica o comica. Volevo avvertire subito: comica. &#160; Una domenica mattina troppo presto siamo stati svegliati di soprassalto dal campanello della porta. La porta d’ingresso del nostro appartamento viennese al piano terra della scala 4, cioè&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span>Premessa</p>
<p>All’inizio di questa storia la suspense cresce un sacco e non si capisce bene se la storia finirà drammatica o comica. Volevo avvertire subito: comica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una domenica mattina troppo presto siamo stati svegliati di soprassalto dal campanello della porta. La porta d’ingresso del nostro appartamento viennese al piano terra della scala 4, cioè tre portoni battenti, due cortili interni e mezza rampa di scale dal portone della strada. Molto misterioso.</p>
<p>Mi sono alzata col pilota automatico, ho infilato una felpa e sono barcollata in ingresso. Mi sono trovata davanti la schiena del Fidanzato Asburgico – si era addormentato sul divano quindi era arrivato prima &#8211; che indietreggiava mentre richiudeva la porta.</p>
<p>Si è girato verso di me e ha fatto</p>
<p><em>C’è una donna nuda davanti alla porta.</em></p>
<p>Così, plain. Senza inflessione, senza sorpresa, senza umorismo. C’è una donna nuda davanti alla porta. Punto.</p>
<p>Mi sono riscossa un attimo dal mio dormiveglia. Lui nel frattempo si era fatto da parte e mi faceva strada verso il portone chiuso</p>
<p><em>È meglio se vedi tu.</em></p>
<p>Meccanicamente, ho aperto. Davanti alla porta c’era una donna nuda. Il mio cervello è andato in black-out, panico panico, oddio che faccio. Il mio istinto ha preso il sopravvento e, mentre elucubravo su come procedere, ha chiuso la porta.</p>
<p>Ricapitoliamo: davanti al nostro ingresso c’è una donna nuda che ha citofonato; le hanno aperto in rapida successione due sconosciuti; entrambi l’hanno guardata assonnati e le hanno richiuso la porta in faccia.</p>
<p>Ho riaperto la porta e, avendo già assorbito lo shock che era nuda, l’ho guardata meglio. Stava appoggiata allo stipite coi capelli lunghi scomposti e si copriva il viso con le mani, forse piangeva piano. Ho notato un po’ di sangue tra mani e bocca. Il sangue mi ha svegliata completamente.</p>
<p>Le ho detto di non preoccuparsi, sono corsa in bagno &#8211; lasciando la porta aperta &#8211; e l’ho avvolta in fretta in un accappatoio. Stava in piedi a fatica. Una volta sedute sul divano ho cercato di capire cosa le fosse successo. Non so cosa si fosse calata ma nel corso della mezz’ora seguente ha ricostruito una storia abbastanza confusa.</p>
<p>A quanto pare al quinto piano sopra di noi abita un tale Bernd. Sia lei che Bernd sono utenti di una pubblicizzatissima piattaforma online per incontri tra accademici di classe. Ieri sera sono usciti per la prima volta e sono finiti a casa di Bernd. Qui la storia si fa più confusa. Lei si è svegliata sul pianerottolo nuda, non ricorda perché e percome, forse ha battuto il mento sul corrimano di ferro mentre scendeva le scale bussando alle porta, forse no.</p>
<p>Non ricordava il proprio numero di cellulare &#8211; presumibilmente tuttora cinque piani più su &#8211; né il numero di telefono di alcun parente o amico. Tranne la mamma al paese natio, 400 km da Vienna. Seppur nel suo stato miserabile, abbiamo concordato che non era davvero il caso. Abbiamo cercato sua sorella su Facebook e le abbiamo mandato un messaggio con il mio numero di cellulare dal mio account (non si ricordava la password del suo). Ci ha messo un po’ a scriverlo dato che non aveva gli occhiali.</p>
<p>Il Fidanzato Asburgico, nel frattempo, si era fatto tappezzeria. Immagino fosse stritolato tra la consapevolezza che, con ‘sto maledetto elefante nella stanza dello stupro, un uomo non dovesse battere ciglio o emettere fiato; e la volontà di non lasciarmi sola con una sconosciuta sanguinante. Ha scelto la via dell’immobilità assoluta e si è fuso con lo sfondo nell’angolo più buio della stanza. Una soluzione molto elegante, devo ammettere.</p>
<p>Mandato il messaggio – era ancora parecchio presto – l’ho messa a letto accappatoio e tutto, e sono tornata in soggiorno. Ci siamo seduti sul divano ad aspettare la telefonata.</p>
<p>Per farla breve, la sorella è arrivata, le ho dato di che vestirsi e ringraziandoci profusamente sono partite alla caccia di occhiali, cellulari, Bernd, password e dignità perdute. Il sollievo era tutto nostro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Epilogo</p>
<p>Un paio di giorni dopo mi è arrivato un sms. La donna nuda davanti alla porta ringraziava di cuore e chiedeva quando potesse riportarmi i vestiti. Immaginando l’imbarazzo le ho proposto la scelta tra venirsi a prendere sportivamente un caffè da noi, citofonare e lasciare al volo, o depositare al bancone del nostro caffè preferito dietro l’angolo. Ha scelto di essere magnifica e venire a raccontarci la storia vera di quella stramba mattina.</p>
<p>Lei e Bernd hanno bevuto troppo e sono semisvenuti nel letto dopo una notte di fuoco. Quando ha iniziato a fare giorno, la luce l’ha svegliata e tra sbornia o chissà cosa non ha riconosciuto né capito dove fosse ed è andata nel panico. È scappata in pianerottolo e ha iniziato a scendere cercando aiuto bussando a tutte le porte (e ha davvero pestato il mento sul corrimano). Poi succediamo noi. Poi la sorella l’ha portata a casa sua, e nel frattempo lei si è schiarita abbastanza da ricordare che no, non era stata violentata e la faccenda era piuttosto tutto un equivoco. Nel primo pomeriggio si è svegliato anche Bernd, sorpreso di essere solo. Ancora più sorpreso quando ha trovato i vestiti e gli occhiali della nostra donna nuda sparsi in camera da letto. Bernd l’ha chiamata sul cellulare, quello ha squilla dalla borsa sul divano. Le ha scritto su Facebook, su WatsApp, persino sulla pubblicizzatissima piattaforma online per incontri tra accademici di classe. Finalmente lei ha risposto, scambio di effetti personali, sorriso imbarazzato, sipario.</p>
<p>A noi di questa storia ci è venuto in tasca un buono per un brunch in un caffè chicchissimo nei paraggi. E un aneddoto che non ci stancheremo mai di raccontare sulla pubblicizzatissima piattaforma online per incontri tra accademici di classe. Ah, e un numero di telefono che ho salvato in memoria come Nome-donna-nuda.</p>
<p>Dovessi una volta aver bisogno di darmi alla macchia in fretta so chi chiamare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><span style="color: #999999;">Nota spazio-temporale: Questo post va online quando è stato scritto, il 25 marzo 2018. Prima o poi lo sposterò a una data più consona al diario, cioè novembre 2015.</span></em></p>
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		<title>Urka che pasticcio!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jul 2016 13:50:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vissuto]]></category>
		<category><![CDATA[lavori in corso]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Mel]]></category>
		<category><![CDATA[Nonsolosissi]]></category>
		<category><![CDATA[sorry]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">&#60; 1</span> <span class="rt-label rt-postfix">minute</span></span> Mi informa una lettrice &#8211; probabilmente a breve una ex-lettrice &#8211; che da un paio di giorni viene bombardata da email generate automaticamente da WordPress con decine e decine di link a NonSoloSissi! Non è spam. Semplicemente da un paio di giorni ho rimesso mano al blog e massimo il fine settimana che viene conto di aver&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">&lt; 1</span> <span class="rt-label rt-postfix">minute</span></span>Mi informa una lettrice &#8211; probabilmente a breve una ex-lettrice &#8211; che da un paio di giorni viene bombardata da email generate automaticamente da WordPress con decine e decine di link a NonSoloSissi! Non è spam.</p>
<p>Semplicemente da un paio di giorni ho rimesso mano al blog e massimo il fine settimana che viene conto di aver finito e di aver rimesso tutto a posto. Incredibile quanti danni facciano gli aggiornamenti automatici in due anni di inutilizzo.</p>
<p>Mi scuso di cuore, ero stra-convinta di aver disattivato la funzione newsletter, né il Fidanzato Asburgico né io le riceviamo. Bon, ho smanettato un altro po&#8217; e spero la faccenda sia migliorata&#8230;</p>
<p>E io che credevo &#8211; tra un paio di giorni &#8211; di fare una gran sorpresa a tutti! &gt;:-(</p>
<p>xxSissi</p>
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		<title>Cose che odio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Apr 2014 10:44:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vissuto]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Mel]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">&#60; 1</span> <span class="rt-label rt-postfix">minute</span></span> Tempi di malumore su NonSoloSissi, inutile negare. Dopo una decina di giorni di silenzio, ho avuto questa bella pensata: dato che il malumore non passa, meglio incanalarlo in qualcosa di costruttivo. Magari una brutale lista sulle cose che odio. Enjoy. &#160; Cose che odio: I mobili da incasso. I fiori di plastica. Le scarpe col&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">&lt; 1</span> <span class="rt-label rt-postfix">minute</span></span>Tempi di malumore su NonSoloSissi, inutile negare. Dopo una decina di giorni di silenzio, ho avuto questa bella pensata: dato che il malumore non passa, meglio incanalarlo in qualcosa di costruttivo. Magari una brutale lista sulle cose che odio. Enjoy.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cose che odio:</p>
<p>I mobili da incasso.</p>
<p>I fiori di plastica.</p>
<p>Le scarpe col velcro. No, nemmeno se avete tre anni.</p>
<p>I pasti precotti da infilare nel microonde.</p>
<p>I tacchi bassi. O rasoterra o una bella spanna, in mezzo il nulla.</p>
<p>Le labbra a canotto. Non riesco mai a distogliere lo sguardo e metto tutti in imbarazzo.</p>
<p>Le gonne al ginocchio.</p>
<p>Quelli che non fanno attenzione quando gli fai una confidenza. Non che poi la spiattellano a destra e a manca, ma proprio che non ti stanno a sentire.</p>
<p>I deodoranti per ambiente attaccati alla presa della corrente.</p>
<p>I costumi interi.</p>
<p>Gli status passivo-aggressivi su facebook. Se era diretto a ma, scusa ma potevi anche dirmelo in privato. Se non era diretto a me, perché mi fai preoccupare?</p>
<p>La cioccolata insieme alla frutta.</p>
<p>I vestiti di maglina. Ché il sedere sodo non è una questione di peso.</p>
<p>La pasta scotta.</p>
<p>I ragni.</p>
<p>Il Comic Sans.</p>
<p>I superalcolici.</p>
<p>Quelli che “io sono una persona diretta” mentre invece sono solo maleducati.</p>
<p>Gli uomini con le gambe secche e i bermuda.</p>
<p>I fusilli.</p>
<p>Il freddo. Definito come temperatura inferiore ai +10°C fuori dal frigorifero.</p>
<p>Le uvette.</p>
<p>Gli status su facebook che se sei amico stretto capisci, sennò nisba. E se chiedi lumi ti rispondono “no, guarda, tu non c’entri niente”.</p>
<p>Le scarpe da uomo traforate.</p>
<p>Chi mi si mette troppo vicino senza essere in confidenza.</p>
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		<title>Il cappotto di finto procione e l’Eurovision Song Contest</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2014 10:46:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vissuto]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Premessa: questo post è vecchio di quasi due anni. L’avevo scritto all’epoca, poi me l’ero dimenticato nel cassetto e il momento di postarlo era passato. Ieri sera, guardando il telegiornale, mi è venuta in mente una storia da raccontare e il post vintage è una buona premessa. Sono andata a ravanare e l’ho tirato fuori.&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><em>Premessa: questo post è vecchio di quasi due anni. L’avevo scritto all’epoca, poi me l’ero dimenticato nel cassetto e il momento di postarlo era passato. Ieri sera, guardando il telegiornale, mi è venuta in mente una storia da raccontare e il post vintage è una buona premessa. Sono andata a ravanare e l’ho tirato fuori.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ieri sera (ottobre 2012) ho celebrato diverse<em>prime volte</em>. Che all’alba dei 38 anni (!) non è poi tanto scontato. Ho per la prima volta assistito ad una trasmissione in studio televisivo; ho mandato un SMS ad un numero a pagamento per televotare; ho indossato il <a title="Il cappotto di finto procione" href="http://www.nonsolosissi.com/il-cappotto-di-finto-procione/" target="_blank" rel="noopener">cappotto di procione</a> ad una party; ho litigato ad alta voce con un conoscente ed un paio di sconosciuti; mi sono vergognata del mio Paese adottivo e brevemente considerato se non sia il caso di trasferirsi in Scandinavia.</p>
<p>Ma andiamo con ordine…</p>
<p>Piccolo necessario preambolo: il Cantante Famoso, il partner di lavoro del Fidanzato Asburgico, si è lasciato convincere dalla sua casa discografica a partecipare alle selezioni austriache per l’<a href="http://www.eurovision.tv/page/timeline" target="_blank" rel="noopener">Eurovision Song Contest</a>. In Italia l’ESC non se lo fila nessuno, all’estero invece è molto seguito. Gli ABBA, per esempio, sono arrivati al successo internazionale vincendo questa manifestazione nel 1974, ecco <a href="https://www.youtube.com/watch?v=I189FF4SNGg" target="_blank" rel="noopener">il link</a> e fortunatamente quell’anno l’ESC era in Inghilterra e la moderazione è in inglese. Comunque, l’ESC è e rimane una trasmissione a dir poco imbarazzante. Eravamo un attimo perplessi.</p>
<p>Il Cantante Famoso è abbondantemente sopra i quaranta, ha una laurea in filosofia, tre figli e scrive canzoni in quattro lingue &#8211; una via di mezzo tra Francesco de Gregori e la <em>chanson francaise</em>. Ancora non abbiamo capito bene che c’entri con l’Eurovision Song Contest, ma abbiamo accettato volentieri l’invito a far parte del pubblico per la trasmissione in diretta.</p>
<p>Dunque, ieri sera eravamo insieme ad altri otto amici nello studio televisivo di ORF1 (tipo la Rai austriaca) a vedere la finale della qualificazione del candidato austriaco, e poi all’after party in un locale sul Donaukanal. Quale occasione migliore per indossare il cappotto di procione in gran tiro come avrebbe fatto <a href="http://media-cache-ec0.pinimg.com/736x/3e/d9/d5/3ed9d545d3f4c28f2e67b8cfd4088c93.jpg" rel="magnific" target="_blank" rel="noopener">Carrie</a>? In mancanza di un vestitino a fiori ho optato per una tunichetta tutta tempestata di lustrini – esattamente la lunghezza suggerita dalla Mia-Gemella per portarla con gli skinny jeans. Skinny jeans neri, esattamente quelli che tutte noi abbiamo comprato nel 2001, dopo aver visto le foto di Kate Moss che li portava con le ballerine dorate e un gilet grigio. Tacco 10 e cappotto di procione. In effetti guardandomi allo specchio avevo due gambe che parevo una giraffa. Persino il Fidanzato Asburgico era positivamente impressionato.</p>
<p>Con il senno di poi la mia mise era perfetta per l’after party, un tantino sovradimensionata invece per lo studio televisivo. Ma non ero l’unica fuori luogo. Gli altri concorrenti, decisamente più trash del Cantante Famoso, si erano portati dietro un centinaio di fan a testa. Bande di ragazzotti tutti con la stessa maglietta del fan club, organizzatissimi con cori da stadio, ghirlande di fiori e striscioni. In un angolo eravamo seduti noi, i fan del Cantante Famoso. Le donne sedute compostamente con le mani in grembo, preoccupate più che altro che non gli fregassero la borsetta. Gli uomini dignitosissimi, ancora in giacca e cravatta post-ufficio. Applaudivamo educatamente per tutti e non siamo scattati in piedi nemmeno quando il nostro amico è salito sul palco. Che misero teatrino borghese!</p>
<p>Ora, che la band del Cantante Famoso non vincessero le qualificazioni ce lo aspettavamo tutti. Il candidato che tutti davano per vincitore sicuro è <a href="http://www.conchitawurst.com/" target="_blank" rel="noopener">Conchita Wurst</a> – che non è un uomo, non è una donna, non è un transessuale ma nemmeno una drag queen. È più che altro una provocazione ben riuscita, una figura esile e super femminile, strizzata in vestiti da sera di pailletes mai scollacciati, e una bella barba nera. Alla domanda se sia una donna o un uomo risponde, con una leggera scrollata di spalle, “ist eh Wurst!” (non ha importanza!). La conosciamo di sfuggita – mamma mia, Vienna è davvero un paesotto! – come Tom Neuwirt, perché lavorava nel negozio accanto al mio come commesso. È davvero simpatica e canta come un angelo.</p>
<p>Dopo il primo giro di televoto (il mio SMS non è servito a un tubo, 50 cent buttati) il testa a testa finale è tra Conchita e un duo di rapper stracafoni con un numero da aprés-ski. Con tanto di coreografia di ballerine in tuta di neoprene che a Striscia la Notizia direbbero “ma non sarà un po’ vogare?”. Il numero si chiama <a href="https://www.youtube.com/watch?v=L_W2tbW64pQ" target="_blank" rel="noopener"><em>Waki mit deim Popo</em></a> (scuoti il sedere) e le ballerine sono di parola.</p>
<p>E io avrei lasciato l’Italia in segno di protesta contro la strumentalizzazione del corpo femminile per star qui seduta ad applaudire questi buzzurri? Mi è salita una rabbia che erano anni. Ho poi litigato con un conoscente (il migliore amico del Cantante Famoso) che li trovava simpaticissimi. E con due ragazzotti seduti davanti a noi che ci stavano origliando.</p>
<p>Per aggiungere danno alla beffa i due rapper stracafoni hanno vinto e rappresenteranno l’Austria in una competizione internazionale. Non so se ridere o piangere.</p>
<p>Epilogo: all’after party, dopo tre Aperol Spritz, la rabbia si è stemperata. Ho un vago ricordo di Michelle Hunziker che mi fa i complimenti per il cappotto di procione e mi chiede dove l’ho comprato. Un ricordo molto vago. Era bionda.</p>
<div id="disqus_thread"></div>
<p><script>
    /**
     *  RECOMMENDED CONFIGURATION VARIABLES: EDIT AND UNCOMMENT 
     *  THE SECTION BELOW TO INSERT DYNAMIC VALUES FROM YOUR 
     *  PLATFORM OR CMS.
     *  
     *  LEARN WHY DEFINING THESE VARIABLES IS IMPORTANT: 
     *  https://disqus.com/admin/universalcode/#configuration-variables
     */
    /*
    var disqus_config = function () {
        // Replace PAGE_URL with your page's canonical URL variable
        this.page.url = PAGE_URL;  </p>
<p>        // Replace PAGE_IDENTIFIER with your page's unique identifier variable
        this.page.identifier = PAGE_IDENTIFIER; 
    };
    */</p>
<p>    (function() {  // REQUIRED CONFIGURATION VARIABLE: EDIT THE SHORTNAME BELOW
        var d = document, s = d.createElement('script');</p>
<p>        // IMPORTANT: Replace EXAMPLE with your forum shortname!
        s.src = 'https://EXAMPLE.disqus.com/embed.js';</p>
<p>        s.setAttribute('data-timestamp', +new Date());
        (d.head || d.body).appendChild(s);
    })();
</script><br />
<noscript><br />
Please enable JavaScript to view the<br />
<a href="https://disqus.com/?ref_noscript" rel="nofollow"><br />
comments powered by Disqus.<br />
</a><br />
</noscript></p>
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		<title>Paese che vai… tessera sanitaria che trovi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2014 12:07:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensato]]></category>
		<category><![CDATA[Vissuto]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Mel]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Non ci sono dubbi, persino io che sono una fan sfegatata di Vienna e dei Viennesi devo ammettere: gli Italiani si vestono meglio degli Austriaci. Lo ammettono anche loro, porelli. Dodici anni fa, poi, quando sono arrivata, la moda asburgica sapeva decisamente di muffa. Scherzando – ma neanche troppo – dicevo sempre che la moda&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span>Non ci sono dubbi, persino io che sono una fan sfegatata di Vienna e dei Viennesi devo ammettere: gli Italiani si vestono meglio degli Austriaci. Lo ammettono anche loro, porelli.</p>
<p>Dodici anni fa, poi, quando sono arrivata, la moda asburgica sapeva decisamente di muffa. Scherzando – ma neanche troppo – dicevo sempre che la moda austriaca si era fermata agli anni ’80. I primi anni, quindi, lo shopping per l’abbigliamento lo facevo sempre e solo quando tornavo in Patria. I colpi di sole dal parrucchiere pure. Gli autoctoni, bisogna però ammettere, negli ultimi dieci anni sono migliorati tanto, a vista d’occhio. Oggi, nel 2014, riconosco che Vienna, in quanto a <em>coolness</em>, se la gioca con metropoli ben più blasonate. E saremo ancora un attimo indietro rispetto a Londra o New York, ma chi non lo è? Manco Milano. Ma con Berlino, Amsterdam, ecco, ce la vediamo.</p>
<p>Eppure tra gli Italiani all’estero questa cosa che i locali si vestano male non lascia tregua. A pensarci anche tra gli Italiani in Italia – l’essere più eleganti degli altri è motivo di vanto, il confronto estetico incessante. Non smettiamo davvero mai di notarlo; il confronto estetico, per un Italiano, pare connaturato. Quando vedono passare una bella donna, quando comprano un’automobile, quando scelgono cosa indossare la mattina, quando timbrano il biglietto sul tram. (No, perché le obliteratrici italiane sono le più belle del mondo).</p>
<p>Ieri rimuginavo su questo fatto – e tenete presente, vi prego, che io sulla moda e sul design la metto giù piuttosto dura. Mi è tornato in mente un aneddoto capitato tanti anni fa, quando ero a Vienna da un paio d’anni e ancora lavoravo in azienda.</p>
<p>Un giorno, per misteriosi motivi burocratici che esulano la mia comprensione, mi arrivò per posta la tessera sanitaria italiana. Nel portafoglio avevo già quella austriaca e durante una pausa pranzo con i colleghi le tirai fuori entrambe e facemmo il confronto. Dato che erano due pezzi di plastica, grandi uguali e con la stessa precisa funzione, l’unico confronto possibile era sull’aspetto estetico. E fummo tutti d’accordissimo: quella italiana è molto più bella. Fronte e retro. A ruota partirono poi i classici commenti su quanto sono eleganti le forze dell’ordine in Italia, e i Carabinieri che paiono colonnelli, e i Vigili che paiono ammiragli, e semplici soldati (che in Austria indossano un ridicolo tutone verde inevitabilmente della taglia sbagliata) paiono Fred Astaire.</p>
<p>Ora, mentre io ero lì che gongolavo felice della schiacciante vittoria, crogiolandomi nella mia intrinseca superiorità estetica, sapete cosa facevano i colleghi? <em>Sghignazzavano come matti!</em></p>
<p>Ci rimasi malissimo, ma appena passata l’arrabbiatura capii una cosa fondamentale: vivo in una cultura che non da troppa importanza all’eleganza. Il che non vuol dire che girino tutti conciati come streghe, o che non si lavino, o che non si curino. Semplicemente non fanno tutta ‘sta manfrina. O forse, pensando alle bellissime infrastrutture italiane che tre anni dopo l’inaugurazione già cadono a pezzi, si concentrano anche su altro. La manutenzione, tiè.</p>
<p>Io non sono <a title="Paese che vai… stile che trovi" href="http://www.nonsolosissi.com/paese-che-vai-stile-che-trovi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">affatto immune</a> da questa sorta di italico peccato originale, e non credo sia l’ultima volta che ne parlo. Comunque segnatevelo: l’eleganza non è un valore a cui tutti danno la stessa italica importanza.</p>
<p>E ciò non è banale come sembra.<br />
PS Prego notare l’asburgicissima perversione di usare sempre il titolo accademico prima del nome, non imposta quanto prosaica sia l’occasione.</p>
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		<title>Non c’è astronauta che tenga</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2014 07:56:50 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Nonsolosissi]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Da ragazzina, mentre altri della mia età si appassionavano ai dinosauri, alle figurine dei calciatori, agli animali, io avevo il pallino degli astronauti. Non scherzo, l’esplorazione dello spazio e le missioni spaziali catturavano la mia fantasia come poco altro. Come nient’altro. Mi leggevo libroni pieni di informazioni tecniche, romanzi a tema, imparai a calcolare laparallasse&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span>Da ragazzina, mentre altri della mia età si appassionavano ai dinosauri, alle figurine dei calciatori, agli animali, io avevo il pallino degli astronauti. Non scherzo, l’esplorazione dello spazio e le missioni spaziali catturavano la mia fantasia come poco altro. Come nient’altro. Mi leggevo libroni pieni di informazioni tecniche, romanzi a tema, imparai a calcolare la<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Parallasse#Parallasse_stellare" target="_blank" rel="noopener">parallasse</a> di una stella molto prima di sentir anche vagamente parlare di trigonometria a scuola. Ero una bambina molto sola.</p>
<p>Questa passione ci mise anni, decenni, a passarmi. Ancora a 18 anni, per esempio, quando mi iscrissi alla facoltà di ingegneria della Sapienza di Roma, scelsi Ingegneria Aerospaziale. Rinsavii in tempo per cambiare indirizzo al secondo anno. Troppa termodinamica e meccanica dei fluidi. (Ecco, una delusione non mi è ancora passata del tutto: che io la termodinamica non l’ho mai digerita.)</p>
<p>Questa lunga introduzione per chiarire che, ogni volta che si parla di spazio, NASA, ESA e compagnia bella, io sento un brivido scendermi lungo la schiena e raddrizzo le orecchie come un bracco che ha annusato un’anatra.</p>
<p>Ieri sera il Fidanzato Asburgico, che mi conosce bene, mi ha mostrato un articolo di giornale: mercoledì a Vienna è stata inaugurata la <a href="http://wien.orf.at/news/stories/2632505/" target="_blank" rel="noopener">DC Tower</a>, un grattacielo altro 250 metri, la seconda costruzione più alta dell’Austria. Alla cerimonia di inaugurazione erano presenti non vippastri locali, ma gente del calibro dell’ex sindaco di New York Rudy Giuliani e nientepopodimeno che il secondo uomo sulla luna, Edwin “Buzz” Aldrin.</p>
<p>Fidanzato Asburgico: Ecco, non c’è storia, lo diceva anche la pubblicità del deodorante, contro un astronauta non c’è celebrità o gloria che regga.</p>
<p>Monica: Sacrosanto! Per andarci a bere un drink insieme, scelgo Buzz Aldrin tutta la vita!</p>
<p>Fidanzato Asburgico: Si, però per andare a una scazzottata scegliamo Chuck Norris, eh?</p>
<p>Buon fine settimana a tutti!</p>
<p>PS: Il lettore misterioso non si è fatto vivo – e da un certo punto di vista mi piace anche che ‘sta storia rimanga un mistero – il <a title="I risultati del IX14 e la matrice di Eisenheower" href="http://www.nonsolosissi.com/i-risultati-del-ix14-e-la-matrice-di-eisenheower/" target="_blank" rel="noopener">buono dell’UNICEF</a> se ne è andato tutto in coperte calde. E un pallone.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-15168" src="https://i0.wp.com/nonsolosissi.com/wp-content/uploads/2014/02/UNICEF-Urkunde-215x300.jpg?resize=215%2C300" alt="UNICEF Urkunde" width="215" height="300" data-recalc-dims="1" /></p>
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