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	<title>Hand-Made &#8211; nonsolosissi.com</title>
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	<description>Diario semi-vero di unItaliana a Vienna</description>
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		<title>L’impero del Cappero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Apr 2018 17:57:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Nel corso degli ultimi anni ho sviluppato una spiccata predilezione per l’upcycling di robe inutili. Il Fidanzato Asburgico la chiama passione, mia madre mania. Esprimo il mio meglio con i vasetti di vetro. L’altro giorno finalmente la temperatura è salita sopra i 15 gradi &#8211; il mio limite personale per uscir fuori a trafficare &#8211;&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Nel corso degli ultimi anni ho sviluppato una spiccata predilezione per l’upcycling di robe inutili. Il Fidanzato Asburgico la chiama passione, mia madre mania. Esprimo il mio meglio con i vasetti di vetro.</p>
<p>L’altro giorno finalmente la temperatura è salita sopra i 15 gradi &#8211; il mio limite personale per uscir fuori a trafficare &#8211; e ho tirato fuori vaschette, terra e semini per iniziare il giardinaggio primaverile in terrazza. Ho seminato prezzemolo e basilico, broccoli, bietole, timo e maggiorana. Poi mi è venuto in mente che a dicembre mia madre mia aveva mandato altri semi per posta. Tra i quali i semi di cappero.</p>
<p>Ora, il cappero da queste parti è relativamente esotico, non l’ho mai visto in nessun vivaio o fiorista. Né i semi né la pianta. Solo al supermercato, da mangiare.</p>
<p>Mi erano giusto avanzate lì due vaschette per far germogliare i semi, di quelle pre-formate, 24 tazzine da riempire di terra col sottovaso per raccogliere l’acqua, e il coperchio trasparente. Ho immediatamente elaborato un piano che non esito a definire geniale: piantare tutte e 48 i pirottini con i suddetti semi, aspettare che le piantine crescano a sufficienza, trapiantarle in graziosissimi vasetti di vetro riciclati con un paio di graziosissimi sassetti sotto di drenaggio, appenderci delle graziosissime etichette con uno straccio di indicazioni, fotografarle super instagrammose, venderle online a 5€ l’una. Ci vorrà massimo un sacco di terra, i cartellini li ritaglio da cartoncini di recupero &#8211; mica devono essere tutti dello stesso colore. Nastrini e fili colorati ne ho scatole e scatole, sassolini ce ne trasciniamo due sacchi dal vecchio giardino ancora incartati. Vasetti sono piena.</p>
<p>Mentre elucubravo ha iniziato a fare freschino e sono rientrata. Ho raccontato al Fidanzato Asburgico la mia meravigliosa idea, e mentre parlavo gli ho anche fatto un bello schemino con tanto di hard-facts e business case sul ripiano bar della cucina. Lui è rimasto molto impressionato e ha insistito per fotografarlo e per aggiungerlo intero qui sotto, nonostante fosse realizzato in quel brutto Denglish. Denglish è l’acronimo di Deutsch e English, tedesco e inglese, ed è anche un po’ il nostro viziaccio, specie in forma scritta. Ci sono momenti poi, come ora, in cui lui ha tanti meeting in inglese e io magari sto leggendo un libro in inglese, e tocchiamo il fondo. Ma sto divagando.</p>
<p>Dicevo, questo piano fantastico, finalmente verificato bianco su nero, l’ho voluto battezzare Das Kapern-Imperium. Un bel nome, non c’è che dire, specialmente se stai pensando in Denglish e la traduzione italiana viene solo dopo: L’impero del cappero.</p>
<p>Ah, la madrelingua! Sempre così pregnante.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-16963 size-full" src="https://i0.wp.com/nonsolosissi.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_2029.jpg?resize=1170%2C457" alt="" width="1170" height="457" srcset="https://i0.wp.com/nonsolosissi.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_2029.jpg?w=1532&amp;ssl=1 1532w, https://i0.wp.com/nonsolosissi.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_2029.jpg?resize=768%2C300&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/nonsolosissi.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_2029.jpg?resize=1024%2C400&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/nonsolosissi.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG_2029.jpg?resize=600%2C234&amp;ssl=1 600w" sizes="(max-width: 1170px) 100vw, 1170px" data-recalc-dims="1" /></p>
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		<title>The Scalogno Project – 10/60 Ragù di fave</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Mar 2014 11:13:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Le fave. Le fave fresche. A Vienna. Lavorando dal lunedì al sabato incluso senza un briciolo di tempo per spulciarmi ortolani e mercati. Ancora prima di iniziare, ‘sta ricetta del ragù di fave mi era andata completamente di traverso. Settimana scorsa, in un attacco di debolezza, avevo persino tirato fuori da un cassetto della dispensa&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Le fave.</p>
<p>Le fave fresche.</p>
<p>A Vienna.</p>
<p>Lavorando dal lunedì al sabato incluso senza un briciolo di tempo per spulciarmi ortolani e mercati.</p>
<p>Ancora prima di iniziare, ‘sta ricetta del ragù di fave mi era andata completamente di traverso.</p>
<p>Settimana scorsa, in un attacco di debolezza, avevo persino tirato fuori da un cassetto della dispensa due lattine di fave in salamoia, che avevo comprato a Londra a dicembre come back-up. E all’epoca mi era sembrata un’idea divertentissima.</p>
<p>Ho aperto la prima lattina e assaggiato una fava. Mentre ancora masticavo è entrato in cucina il Fidanzato Asburgico</p>
<p>“Ah, hai aperto le fave in lattina! Come sono? Buone?”</p>
<p>Evidentemente guardava la lattina e la sua elegantissima etichetta di Waitrose, e non la mia faccia. Non aveva notato la mia espressione perplessa.</p>
<p>“Mah… non riesco a decidermi, assaggia anche tu”</p>
<p>ho fatto io seria, senza condividere il mio segreto: facevano vomitare.</p>
<p>Non sono fiera di questi istinti da scuola elementare – tipo saltare nell’acqua del lago, prendersi un coccolone perché è gelata, poi voltarsi sorridente verso gli amici sul pontile e strillare “’na meraviglia!”. È così che la gente si becca un infarto. Ma sto divagando.</p>
<p>Il Fidanzato Asburgico ha pescato una fava dal barattolo e se l’è infilata in bocca. Io l’ho guardato dritto negli occhi.</p>
<p>Lui ha fatto questa faccia qui: °_________°</p>
<p>Bon, abbiamo svuotato la lattina nel water e archiviato il tentativo con ignominia. Non ne parleremo mai più.</p>
<p>Pochi giorni dopo mia mamma mi ha chiamata al telefono: due conoscenti erano in partenza per Vienna e mi chiedeva se avessi voglia/tempo per portarli in giro per la città (si/no). Improvvisamente ho avuto un’illuminazione.</p>
<p>“Senti un po’ mamma, non potresti comprarmi un chilo di fave fresche al supermercato e dargliele da infilare in valigia?”</p>
<p>Mamma ha capito al volo</p>
<p>“Per lo Scalogno? Volentieri, tesoro, partono stasera, corro al supermercato!”.</p>
<p>Due giorni dopo i due sono passati in negozio e consegnato il pacchetto. La sera sono tornata a casa con in faccia il classico sorriso del gatto che ha inghiottito il canarino.</p>
<p>Le fave sono poi rimaste un ulteriore paio di giorni nel cassetto della verdura del frigorifero, ancora avvolte nel loro sacchetto di plastica del Pam. Ieri sera le ho tirate fuori, e mi sono accinta a preparare il ragù di fave fresche leggermente ammaccate.</p>
<p>Per prima cosa, ovviamente, le ho sgusciate, un’operazione che pregustavo da tempo. Mi ricordavo infatti di quando aiutavo la nonna a sgusciare i piselli, un’operazione che dava sempre una certa soddisfazione – intendo il crac-crac dello spezzare le punte, e lo spingere fuori i piselli con il dito.</p>
<p>Mi sono seduta sul divano di fronte al telegiornale delle venti e ho preso in mano il primo baccello.<em>Aprite il baccello con tutte e due le mani usando i pollici, quindi spingere fuori i legumi che stanno all’interno: in questo modo farete in un attimo</em>. Questa la teoria di Cracco. Ho aperto schiacciato il primo baccello con i pollici. Uff. Ho spezzato piegato un’estremità. Ari-uff. Ho infilato l’unghia dell’indice nel dorso del baccello, spinto con forza. Se ne è aperto circa un terzo. Le fave erano a due-tre centimetri una dall’altra. Altro che <em>farete in un attimo</em>. Ho finito di sgusciarle che il film iniziato alle 20:15 era già oltre la metà.</p>
<p>Le ho sbianchite in acqua bollente/acqua e ghiaccio (ci sto prendendo gusto), poi le ho asciugate e messe in una ciotola. Sono tornata in soggiorno e ho iniziato a <em>togliere la pellicina a tutte, una ad una</em>.</p>
<p>Cracco infatti mi aveva avvertita in un breve paragrafetto</p>
<p><em>“<strong>–&gt;</strong></em><strong><em> ATTENZIONE</em></strong><em>: Se le fave sono piccole non vanno pelate, altrimenti non vi resta niente. Se invece sono grandi, bisogna togliere tutta la pellicina intorno”.<br />
</em><br />
(Proprio così, con tutta la freccina e il grassetto, manca solo un punto esclamativo).</p>
<p>Le mie fave erano miste, alcune belle cicciotte, altre minuscole. In mancanza di punti di riferimento – quanto è grande una fava media? mistero – ho stabilito unilateralmente che <em>grande</em> significava <em>più grande dell’unghia del mio mignolo</em>. Ci ho messo un’eternità.</p>
<p>Poi le ho cotte in padella con scalogno e burro. 70 (settanta) grammi di burro. Avete presente il classico panetto di burro da 250g? Bene, 70 grammi è quasi un terzo del mattone. Ero molto perplessa.</p>
<p>Il risultato lo vedete nella foto qui sopra, la foto fa schifo e le fave pure. Sarà che le mie fave erano giorni che non si qualificavano più come fresche, sarà che quelle con ancora su la pellicina erano davvero immangiabili, sarà che c’era davvero troppo, troppo burro. Il Fidanzato Asburgico ha finito la sua porzione per cortesia e non era necessario, gliel’ho detto in tutte le lingue. La mia porzione è finita nella spazzatura. È la prima volta con Cracco. Chissà, forse prima o poi doveva succedere.</p>
<p>Cosa ho imparato? A non usare tutto il burro che mi dice Cracco. Davvero, non mi frega più.</p>
<p>PS: Inutile aggiungere che non ci ho grattugiato sopra la cioccolata fondente come da <a title="The Scalogno Project – Elucubrazione Nr.1 – Il tocco dello chef" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-elucubrazione-nr-1-il-tocco-dello-chef/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">tocco dello chef</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="The Scalogno Project! Julie, Julia, Monica e Carlo" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-julie-julia-monica-e-carlo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">The Scalogno Project inizia qui</a></p>
<p><a title="The Scalogno Project – 9/60 Crema di broccoli" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-960-crema-di-broccoli/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ricetta precedente 9/60</a></p>
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		<title>The Scalogno Project – 9/60 Crema di broccoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Mar 2014 11:23:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hand-Made]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> „Con lo Scalogno non soffriremo di certo la fame“ aveva sentenziato il Fidanzato Asburgico ai tempi dei bucatini all’amatriciana. „Con lo Scalogno non mi annoio mai“ ho detto io di fronte alla ricetta numero nove. No, davvero, una ricetta una sorpresa. Nel senso che dopo l’arrosto, il baccalà e il risotto con il midollo, mi&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>„Con lo Scalogno non soffriremo di certo la fame“</p>
<p>aveva sentenziato il Fidanzato Asburgico ai tempi dei <a title="The Scalogno Project – 2/60 Bucatini all’Amatriciana" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-260-bucatini-allamatriciana/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">bucatini all’amatriciana</a>.</p>
<p>„Con lo Scalogno non mi annoio mai“</p>
<p>ho detto io di fronte alla ricetta numero nove. No, davvero, una ricetta una sorpresa. Nel senso che dopo l’arrosto, il baccalà e il risotto con il midollo, mi ero abituata a ricette contro le quali<em>combattere</em>. Questa mi ha invece sorpresa con la sua tranquilla paciosità. Lessa i broccoli e poi sbattili nel mixer. Uh che sollievo!</p>
<p>La crema di broccoli è stata davvero un attimo, zap-zarap, e non saprei bene cosa raccontarvi. Posso al massimo filosofeggiare un po’ su cosa ho imparato. Ed era quello lo scopo, credo.</p>
<p>I broccoli, lo dico subito, mi piacciono un sacco. Di solito li faccio a vapore e poi li condisco con un filo d’olio, sale, pepe e magari una spruzzata di succo di limone. O anche ripassati in padella, con tanto aglio e tanto peperoncino, per poi buttarli sopra alla pasta.</p>
<p>Cracco invece me li ha fatti bollire in abbondante acqua salata – una novità che non credo di ripetere. Sono infatti una fiera sostenitrice del mantra gastronomico: le verdure cotte ammollo nell’acqua perdono un po’ di sapore e anche vitamine.</p>
<p>Bon, una volta cotti li ho sbianchiti in acqua e ghiaccio sentendomi molto chef. Non è una cosa che faccia normalmente, questa di sbianchire le verdure, ma potrei davvero farlo più spesso: il colore del broccolo è venuto fuori una meraviglia. A questo punto ho realizzato che la crema di broccoli sarebbe stata fredda. Ho informato il Fidanzato Asburgico, il quale, con mia somma sorpresa, l’ha trovata un’idea fantastica.</p>
<p>Scolati, li ho messi nel bicchiere alto del frullatore ad immersione – non posseggo un mixer e non avrei nemmeno posto per riporlo. Poi ho versato sopra ai broccoli freddi un bicchiere d’acqua fresca – mi ha rugato un po’ buttare l’acqua di cottura, ma Cracco si era raccomandato tanto. Ho minipimerizzato il tutto, e se non ho ottenuto una <em>crema bella densa, con la consistenza impalpabile</em>, non è certo colpa mia. Sale, pepe, scorza di limone. Finito.</p>
<p>Sulla presentazione sono sicura che Cracco non avrebbe approvato. Lui infatti parlava di un sacco di cosa buonissime da <em>adagiarci sopra</em>. Io invece, per principio, non adagio niente su niente. A me piace assaggiare i sapori che ho nel piatto <em>tutti puliti</em>, senza mescolarli. E se ho davanti un piatto di crema di broccoli e <em>salmone appena scottato, leggermente dolce</em>, preferirei che i due fossero non uno sopra all’altro ma uno accanto all’altro. Mi piace infatti piluccare i due sapori magari alternativamente, ma <em>separatamente</em>.</p>
<p>Ho schiaffato la crema di broccoli in due ciotole e ci ho infilato dentro due cucchiai. Ho servito la crema come stravagante antipasto, e al Fidanzato Asburgico è piaciuta un sacco! La scorza di limone ci stava benissimo (anche se io avrei forse preferito sforbiciarci sopra del coriandolo fresco).</p>
<p>A gusto mio la crema era anche un tantinello pesante – non nel senso di grasso, ovviamente, ma proprio troppo broccolosa. Non è colpa di Cracco, eh, solo mia, che ho ridotto un broccolo intero a due porzioncine modeste. Cracco, immagino, ne avrebbe usati due cucchiai per piatto. Comunque, per farla a modo mio si potrebbe alleggerire un po’ con delle patate lesse. Il Fidanzato Asburgico suggeriva panna acida, ma questa è una perversione tutta sua che preferisco non commentare.</p>
<p>Questa crema, sempre che non me ne dimentichi,  la rifarò volentieri, magari come pietanza estiva, e al posto del bicchiere d’acqua ci metterò direttamente i cubetti di ghiaccio.</p>
<p>(La prossima ricetta prevede <em>fave fresche</em>. Mi sa che i broccoli erano solo una parentesi).</p>
<p>The Scalogno Project <a title="The Scalogno Project! Julie, Julia, Monica e Carlo" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-julie-julia-monica-e-carlo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">inizia qui</a></p>
<p><a title="The Scalogno Project – 8/60 Risotto allo zafferano e midollo" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-860-risotto-allo-zafferano-e-midollo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ricetta precedente</a></p>
<p><a title="The Scalogno Project – 10/60 Ragù di fave" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-1060-ragu-di-fave/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ricetta seguente</a></p>
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		<title>The Scalogno Project – 8/60 Risotto allo zafferano e midollo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Mar 2014 11:35:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">7</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Eccola lì, pagina 49, la regine di tutte le ricette dello Scalogno, il risotto allo zafferano e midollo. È anche la ricetta che dà il nome a tutto il libro, pescato all’inizio della spiegazione, subito dopo la lista di ingredienti (che comprende 30g di cipolla): se volete fare i fighi usate lo scalogno. E ve&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">7</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Eccola lì, pagina 49, la regine di tutte le ricette dello Scalogno, il risotto allo zafferano e midollo. È anche la ricetta che dà il nome a tutto il libro, pescato all’inizio della spiegazione, subito dopo la lista di ingredienti (che comprende 30g di cipolla): <em>se volete fare i fighi usate lo scalogno</em>. E ve lo dico subito, io non ho usato lo scalogno ma normalissima cipolla.</p>
<p>Del <a title="The Scalogno Project – Elucubrazione Nr.1 – Il tocco dello chef" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-elucubrazione-nr-1-il-tocco-dello-chef/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">tocco dello chef</a> ho già parlato, e spiegato come mai, per l’ennesima volta, non l’abbia considerato. Sigh. Per il resto sono stata abbastanza ligia alla ricetta. Detta ricetta, ho scoperto poi, è precisa uguale a come faccio sempre il risotto, che è poi anche come fa il risotto mia mamma. Son soddisfazioni.</p>
<p>Il fulcro intorno al quale ruota questa ricetta (e anche il piccolo psicodramma che ha scatenato in casa nostra) è indubbiamente il midollo.</p>
<p>La lista degli ingredienti di Cracco recitava laconicamente <em>un midollo</em>, e io, sinceramente, non sapevo che pesci pigliare. Avevo quindi iniziato a lavorare su ‘sta ricetta postando una <em>domanda tecnica</em> nel gruppo gastro-letterario su facebook</p>
<p>“Un midollo de che? Un midollo di una mucca? Un chilo? Un etto? Esiste una misura standard del midollo?”</p>
<p>Due temi hanno causato parecchia preoccupazione ai componenti del gruppo:</p>
<ul>
<li>Lo schifo che avrei provato nello scavare il midollo (e qui mi si raccomandava tanto di farlo fare al Fidanzato Asburgico).</li>
<li>La reperibilità del midollo (il suggerimento era addirittura di comprare due ossi buchi e poi scavarli);</li>
</ul>
<p>Io invece, prima ancora di preoccuparmi del se, come e dove trovarlo, mi arrovellavo sulla quantità di midollo da comprare. Non è stato facile fugare i miei dubbi, il processo ha anche previsto di postare delle foto mostruose nei commenti&nbsp;(subito cancellate per rispetto ai vegetariani presenti) più un piccolo excursus linguistico sul tema spina dorsale. Non è un bel ricordo.</p>
<p>Per quanto riguarda il tema <em>schifo</em>, io ero relativamente tranquilla. Detesto le interiora, vero, ma il mio rifiuto è di natura esclusivamente organolettica non anatomica. In sostanza: il sapore delle interiora mi fa vomitare, l’idea di usare tutti i pezzi di una mucca, invece, mi piace molto. Non sono vegetariana ma sono ugualmente convinta che gli animali meritino rispetto. Se ammazzi una mucca per magnartela, per cortesia, magnatela tutta*. Ho cercato quindi di tranquillizzare tutti sulla mia resistenza psicologica al midollo, pensando soprattutto a come adori rosicchiare le ossa delle costolette di maiale alla griglia. Ma non mi hanno creduta.</p>
<p>Sulla faccenda di quanto midollo mi servisse ci siamo ala fine accordati su <em>un midollo</em> = <em>una vertebra</em>.</p>
<p>Il secondo passaggio è stato quello di andare al supermercato a cercare tutti gli ingredienti. Si Cracco, sono andata al supermercato un sabato di primo pomeriggio – mentre il Fidanzato Asburgico mi guardava il negozio una mezz’ora – e non dall’ortolano/macellaio/caseificio di fiducia. Il Fidanzato Asburgico non aveva tutto il giorno da buttare.</p>
<p>Insieme a me al supermercato è venuta anche la dea delle piccole cose – forse perché sapeva come sarebbe andata a finire e ha avuto, in anticipo, un attimino di pietà nei miei confronti.</p>
<p>A parte lo scalogno (e ci ero rimasta malissimo, ma avevo fatto spallucce, “a casa ho tante cipolle”) ho trovato tutto, persino il midollo-tanto-difficlie-da-trovare. Era nel banco frigo della carne preconfezionata, una torre pericolante di vaschette di polistirolo incartate nella pellicola trasparente. Ho preso la confezione più piccola, con dentro tre pezzi. Dato che nel frigorifero non trovavo <em>un chilo di biancostato</em> per fare il brodo secondo la <em>lezione di cucina nr. 8</em>, mi sono messa in fila al bancone della carne per parlare direttamente col macellaio. Il tipo prima di me ha ordinato non so più che pezzo di carne di manzo, e chiesto di disossagliela. Io osservavo il macellaio lavorare in silenzio e, mentalmente, prendevo nota di quanta carne rimanesse attaccata alle ossa – che peccato. Una volta finito il macellaio si è rivolto al tipo</p>
<p>“Le incarto le ossa? Le vuole?”</p>
<p>“No, grazie, le può buttare”.</p>
<p>Ho avuto un’alzata d’ingegno della quale vado ancora fiera</p>
<p>“Mi scusi, avrebbe qualcosa in contrario se le sue ossa me le prendessi io?”</p>
<p>Sia il tipo in fila prima di me che il macellaio mi hanno sorriso e risposto contenti di si. Il macellaio ha addirittura aggiunto</p>
<p>“Con piacere! Per fare il brodo?”</p>
<p>Mi sono sentita contemporaneamente brava massaia, compratrice oculata e consumatrice ecosostenibile. Una bella sensazione.</p>
<p>Una volta tornata a casa e svuotato la borsa degli acquisti, ho messo il brodo sul fuoco, con tanto di cipolla bruciata in padella e staccata con i chiodi di garofano. Poi, prima che prendesse bollore e mi strabordasse tutto fuori dal pentolone, sono corsa dal Fidanzato Asburgico e ci siamo dati il cambio al volo. Nel corso del pomeriggio mi sono riletta la ricetta un paio di volte in modo da essere ben preparata.</p>
<p>Mentre chiudevo il negozio, mi è venuto in mente in un lampo che la sera prima avevo preparato una zuppa estemporanea di avanzi, e ci avevo messo dentro tutte le cipolle rimaste. Mi sono incamminata con la coda tra le gambe</p>
<p>“Ma guarda te che sfortuna! Proprio una cosa banale come le cipolle mi dovevo dimenticare!”.</p>
<p>Sono entrata in un appartamento che profumava di paradiso e ho aperto il frigorifero, che a casa nostra non è in cucina ma in soggiorno. L’idea era quella di affogare il mio dispiacere in un bicchiere di Martini bianco. Sorpresa! La dea delle piccole cose mi aveva seguita fin lì! Nel portauova ho trovato una mezza cipolla avanzata chissà quando. Era conservata benissimo in un barattolino della Nutella, come mi ha insegnato La-Mia-Gemella. Ed è ancora più ecologico che non avvoltolata nella pellicola trasparente come facevo prima. L’ho pesata, 30g precisi. E con questo la dea delle piccole cose si è definitivamente accomiatata.</p>
<p>Mi sono messa immediatamente al lavoro, soffritto, riso a tostare, zafferano, vino, brodo. La sfida vera (a parte i nervi saldi per pesare quella quantità assurda di burro) restava ovviamente il midollo.</p>
<p>Cracco, nella ricetta, non si spreca troppo in descrizioni su come usarlo, e all’inizio mi ero pure irritata parecchio.</p>
<p>“Ma come? In altre ricette stai lì a spiegarmi la rava e la fava di come lavare l’insalata o tagliare le verdure, e per il midollo – una roba che non ho mai avuto in mano – te la cavi con <em>fallo a cubetti</em>?”</p>
<p>Ho una confessione da fare. Ero talmente preoccupata di usare male il midollo che ho cercato la ricetta su Google e mi sono letta un paio di articoli di food-blogger che l’avevano già preparato. Hanno fugato ogni dubbio: Il midollo va taglia a cubetti crudo, e si aggiunge al momento di mantecare.</p>
<p>Ho tirato fuori dal frigo il midollo. Ho tenuto la confezione in mano per un paio di secondi, poi ho fatto un respiro profondo e l’ho aperta. Ho poggiato sul tagliere le ossa e toccato con la punta del dito il midollo che le riempiva. Una roba biancastra venata di sangue, dalla consistenza indefinibile. Né dura né molle, né elastica né rigida, improvvisamente l’ho trovato rivoltante. Davvero, mi è salita così, come la paura di volare, che mi assalì all’improvviso nel lontano 2001, mentre ero seduta su un aereo in partenza da Nizza a Parigi. Bam!</p>
<p>Sono tronata in soggiorno e mi sono seduta accanto al Fidanzato Asburgico, che fino ad allora non aveva mostrato il minimo segno, di interesse o di disgusto che fosse, nei confronti del midollo. Gli ho poggiato una mano sul ginocchio</p>
<p>“Tesoro? Mi aiuteresti con il midollo? Mi fa un po’ impressione toccarlo”</p>
<p>Lui non ha detto niente e mi ha guardata negli occhi. C’era qualcosa che non andava.</p>
<p>“Eh, si, certo che ti aiuto. Io però il midollo non lo mangio”</p>
<p>“Häää? Come non lo mangi?”</p>
<p>“No, io il midollo non lo mangio”</p>
<p>“Allora prima di mantecare il risotto lo suddivido in due pentole e ognuno si fa il suo come vuole?”</p>
<p>“Ecco perfetto. Dimmi quando ti serve aiuto”.</p>
<p>Non ci ho ragionato su troppo (ero probabilmente troppo contenta che lui fosse disposto a toccarlo), e retrospettivamente mi dispiace molto, ma sono tornata in cucina. Poco dopo l’ho chiamato e lui mi ha raggiunta di fronte al tagliere, alle ossa sanguinolente e al coltellaccio pronti. Ha fatto un sospiro profondo e iniziato a sciacquare il midollo sotto il rubinetto. Io nel frattempo rimescolavo il risotto, assaggiavo e filosofeggiavo sul perfetto punto di cottura del riso Carnaroli, in confronto all’Arborio che uso di solito.</p>
<p>Nel frattempo il Fidanzato Asburgico ha finito di lavare il midollo, l’ha asciugato con la carta da cucina e ha iniziato a scavare tutto intorno alle ossa con un coltellino affilato. Io osservavo quello che faceva in silenzio. Finito di tagliare l’ha tirato fuori dall’osso schiacciando con i pollici, un’operazione che mi ha fatto un ribrezzo particolarmente forte. Ho finalmente alzato lo sguardo dal tagliere e guardato Il Fidanzato Asburgico in faccia. Era pallido come un fantasma e tremava impercettibilmente.</p>
<p>La realtà mi ha investita come un treno. Stavo brutalizzando il Fidanzato Asburgico per una ricetta che manco voleva mangiare! L’ho spinto via con forza, trascinato in soggiorno e fatto sedere sul divano. Gli ho portato un bicchiere d’acqua fresca, l’ho guardato mortificata e senza dire niente sono tornata in cucina. Trattenendo il fiato ho tagliuzzato il midollo il più in fretta possibile. La consistenza era davvero ben al di là del <em>disgustoso</em>, un campo che trovo più corretto definire<em>traumatizzante</em>. Ho avuto anche una piccola vertigine.</p>
<p>Alla fine ci siamo ripresi quanto bastava per mantecare il risotto, ognuno come gli pareva. Il Fidanzato Asburgico con burro e grana, io con burro, grana e midollo. Si, ho aggiunto il midollo. Sono una ripa tignosa. Alla fine ho aggiunto un filo d’olio come suggeriva Cracco. Abbiamo mangiato in silenzio.</p>
<p>Il risotto era buonissimo, come del resto tutti i risotti che preparo. Questo era particolarmente gustoso grazie al brodo di carne fatto in casa e alla quantità spaventevole di burro. Il filo d’olio era interessante, credo in futuro di riservarlo a risotti un po’ più <em>verdurosi</em> di questo, penso agli asparagi, o anche alla zucca. Il mio l’ho mangiato un po’ a denti sollevati, anche se il midollo non si sentiva per niente. Tanti drammi per niente.</p>
<p>Una volta finito di mangiare il Fidanzato Asburgico ha cercato di spiegarmi la sua reazione al midollo</p>
<p>“Il midollo, mi rendo conto, è ben oltre il mio limite del disgusto. Mentre lo maneggiavo mi pareva di essere finito in una puntata di Criminal Minds, dalla parte sbagliata del tavolo da interrogatorio. Mi sono sentito uno psicopatico. Mai più”.</p>
<p>Ricapitolando: sapevo già che il Fidanzato Asburgico ha un meccanismo interno di sicurezza che lo protegge da qualsivoglia <a title="L’apparecchio acustico" href="http://www.nonsolosissi.com/lapparecchio-acustico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">istinto pedofilo</a>. Grazie al risotto di Cracco ho scoperto anche che il mio adorato Fidanzato Asburgico non ha la benché minima tendenza al serial killer. Grazie Cracco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*Fun-fact: Word mi segna come errori le parole “Cracco” e “facebook”, ma accetta senza problemi “magnare”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The Scalogno Project <a title="The Scalogno Project! Julie, Julia, Monica e Carlo" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-julie-julia-monica-e-carlo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">inizia qui</a></p>
<p><a title="The Scalogno Project – Elucubrazione Nr.1 – Il tocco dello chef" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-elucubrazione-nr-1-il-tocco-dello-chef/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ricetta precedente&nbsp;E-1</a></p>
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		<title>The Scalogno Project – Elucubrazione Nr.1 – Il tocco dello chef</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Mar 2014 12:11:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Prima di iniziare lo Scalogno Project non avevo letto tutte le ricette, per decidermi ad iniziare mi era bastato arrivare fin verso la metà. Avevo comunque studiato un po’ la sua struttura. Ne avevo parlato anche nel primo post, e una cosa mi è andata – retrospettivamente – un pochino di traverso. Sto parlando del&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Prima di iniziare <a title="The Scalogno Project! Julie, Julia, Monica e Carlo" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-julie-julia-monica-e-carlo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">lo Scalogno Project</a> non avevo letto tutte le ricette, per decidermi ad iniziare mi era bastato arrivare fin verso la metà. Avevo comunque studiato un po’ la sua struttura. Ne avevo parlato anche nel primo post, e una cosa mi è andata – retrospettivamente – un pochino di traverso. Sto parlando del “tocco dello chef”, quella piccola aggiunta alla ricetta <em>per fare figo,</em>allo scopo preciso di stupire gli ospiti. Ora, sarà che a me di ospiti ultimamente ne capitano proprio pochini, e io cucino essenzialmente per il Fidanzato Asburgico e per me, morale della storia, finora ‘sto benedetto tocco dello chef non l’ho toccato praticamente mai.</p>
<p>Ricapitolando:</p>
<p>La prima ricetta erano gli <a title="The Scalogno Project – 1/60 Spaghetti al pomodoro" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-160-spaghetti-al-pomodoro/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">spaghetti al pomodoro</a>, e il tocco dello chef suggeriva di aggiungere il cuore gelatinoso del pomodoro crudo sopra alla pasta già impiattata. Non ci voleva molto a seguirlo, anzi, quel tocco lì addirittura soddisfava il mio bisogno latente di buttare via meno scarti alimentari possibile. La pasta era una cannonata, il giudizio mirato del tocco dello chef, invece, l’avevo riassunto così: meh. Non ho cambiato idea.</p>
<p>La seconda ricetta, i <a title="The Scalogno Project – 2/60 Bucatini all’Amatriciana" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-260-bucatini-allamatriciana/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">bucatini all’amatriciana</a>, non erano correlati da tocco dello chef. Pace e bene.</p>
<p>Le <a title="The Scalogno Project – 3/60 Melanzane alla menta" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-360-melanzane-alla-menta/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">melanzane alla menta</a> invece, il tocco dello chef ce l’avevano eccome: al posto della menta Cracco suggeriva di usare il cedro.</p>
<p>“Interessante” avevo pensato mentre leggevo “il cedro proprio non me l’aspettavo. Chissà dove si compra”.</p>
<p>Il cedro, ovviamente, si compra dall’ortolano, <em>un buon ortolano</em>, si raccomandava Cracco. Detto cedro (<em>assolutamente fresco</em>) andava poi candito, una faccenda che richiede un paio d’ore di lavoro e/o cottura. E siccome che a me la frutta candita piace relativamente… avevo fatto le melanzane alla menta con la menta.</p>
<p>Per le <a title="The Scalogno Project – 4/60 Verdure all’olio" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-460-verdure-allolio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">verdure all’olio</a> la faccenda era relativamente simile. Un tocco dello chef che a gusto nostro invece che migliorare la ricetta, l’avrebbe portata al limite del disgustoso: pinolo tostati e uvette sultanine.</p>
<p>“No” mi ero detta scuotendo il capo “noi siamo una raisins-free-household dal 2006, non mi piego manco per Cracco”.</p>
<p>La seconda opzione, sempre per le verdure all’olio, era usare olio di noce, ma non mi piaceva manco un po’. L’olio di noce ce l’ho persino in casa – non so in Italia ma qui qualche anno fa era la moda gastronomica del momento, e ho collezionato diversi olii stravaganti: il più bizzarro è quello di semi di pomodoro. Solo che a me l’olio di noce piace solo a crudo, ho già provato una volta a cucinarci e la mia impressione era di averlo scaldato troppo e rovinato completamente. Una delle nostre rarissime cene finita dritta nel bidone della spazzatura.</p>
<p>Quando ho iniziato a spignattare per la ricetta numero cinque – la <a title="The Scalogno Project – 5/60 Melanzane alla parmigiana" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-560-melanzane-alla-parmigiana/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">parmigiana di melanzane</a> – mi sentivo quindi vagamente in colpa nei confronti del tocco dello chef. Che in questo caso prevedeva semi di basilico.</p>
<p>“Häää? Semi di basilico? Si compreranno mica al vivaio?”</p>
<p>No, i semi di basilico si comprano, a credere a Cracco, <em>anche in erboristeria</em>. La qual cosa non è del tutto corretta: il semi di basilico si trovano anche in erboristerie <em>italiane</em>.</p>
<p>Al tocco dello chef per l’<a title="The Scalogno Project – 6/60 Arrosto con le cipolle" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-660-arrosto-con-le-cipolle/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">arrosto con le cipolle</a> avevo anche brevemente accennato nel post: una variante esotica con arance e miele. Me l’aveva bocciato il Fidanzato Asburgico senza manco fargli il processo. Senza troppi drammi da parte mia, dato che non ero sicura se questi andassero usati in aggiunta o al posto delle cipolle. Nonostante il senso di colpa latente, non ci avevo perso il sonno.</p>
<p>Poi è arrivato il <a title="The Scalogno Project – 7/60 Baccalà a vapore" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-760-baccala-a-vapore/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">baccalà a vapore</a>, e per questo Cracco aveva la pretesa di farmici schiacciare sopra, in cottura, tre o quattro chicchi di caffè. <em>Che una volta tolti lasciano un ottimo sapore di caffè appena tostato</em>.</p>
<p>“Stiamo scherzando?” avevo esclamato indignata “il buon odore di caffè appena tostato sul pesce? Eddai, Cracco! Ma che me stai a cojonà?”.</p>
<p>Domenica scorsa ho cucinato la ricetta seguente, il risotto allo zafferano e midollo, e mi ero davvero davvero ripromessa, mano sul cuore, di includere il tocco dello chef. Tanto più che l’inizio del paragrafetto era molto incoraggiante: <em>Se con il risotto siete già esperti e sicuri di voi</em>…</p>
<p>(Ho mai accennato al fatto che sono la regina dei risotti? No, davvero, chi si loda s’imbroda, ma sono proprio brava! Amici e parenti, vaghi conoscenti, chiunque abbia assaggiato, o anche solo annusato un mio risotto… plauso unanime).</p>
<p>“Questa è la volta buona che aggiungo davvero <em>sapore e consistenza</em>!”</p>
<p>Allora, per il tocco dello chef del risotto allo zafferano e midollo bisogna prendere un mazzetto di coriandolo fresco – una roba che a noi piace da impazzire. Bisogna sbianchirlo in acqua bollente poi in acqua ghiacciata, poi frullarlo con un po’ d’acqua, poi passarlo al setaccio (setaccio?). Fatto questo si mette in un pentolino, si aggiunge agar agar e acqua e si fa bollire. Poi si versa su una placca formando un velo abbastanza sottile. Poi bisogna lasciarlo rapprendere. Infine copparlo (copparlo?) con un coppapasta (coppapasta?) numero 4 (??) e si adagia il disco sul piatto di risotto. O per stupire ancora di più gli ospiti, cioè il Fidanzato Asburgico, si può frullare la gelatina e distribuirla sul piatto intorno al risotto.</p>
<p>Fun fact: al Fidanzato Asburgico la gelatina fa schifo.</p>
<p>Per stupirlo posso tranquillamente risparmiarmi di trascorrere tre quarti d’ora su Google a cercare di capire cosa siano e come si usino l’agar agar, il setaccio e il coppapasta e magari anche farmi una cultura sul calibro del coppapasta. E anche risparmiarmi il giro per negozi per comprarli. E le ore di preparazione. E quattro metri cubi di attrezzatura da lavare nel secchiaio.</p>
<p>Casomai, se proprio lo voglio stupire, gli servo il risotto in topless, ecco.</p>
<p>Bocciato quindi il disco di gelatina, ho letto la seconda possibilità: grattuggiarci sopra un nocciolo di nespola (assolutamente di stagione, da marzo/aprile fino a giugno) con una microplane, ovvero una grattuggia fighissima che non fa ossidare i cibi. Costa sei milioni di dollari. Ho pensato una parolaccia.</p>
<p>Per la prossima ricetta il tocco dello chef prevede di friggere in padella il fois gras. Un alimento che io boicotto con convinzione. Sigh.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The Scalogno Project <a title="The Scalogno Project! Julie, Julia, Monica e Carlo" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-julie-julia-monica-e-carlo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">inizia qui</a></p>
<p><a title="The Scalogno Project – 7/60 Baccalà a vapore" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-760-baccala-a-vapore/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ricetta precedente 7/60 </a></p>
<p><a title="The Scalogno Project – 8/60 Risotto allo zafferano e midollo" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-860-risotto-allo-zafferano-e-midollo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ricetta seguente 8/60</a></p>
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		<title>Al lupo, al lupo!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Mar 2014 12:15:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Nella mia famiglia ci sono diversi episodi leggendari, tramandati – come ai tempi di Omero – esclusivamente per via orale. La storia “La Iaia e la vaschetta di erba gatta” è un classico, e risale agli anni prima che io nascessi, quando i miei genitori vivevano da soli insieme ad un’antipaticissima gatta grigia. Eccola: &#160;&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Nella mia famiglia ci sono diversi episodi leggendari, tramandati – come ai tempi di Omero – esclusivamente per via orale. La storia <em>“La Iaia e la vaschetta di erba gatta”</em> è un classico, e risale agli anni prima che io nascessi, quando i miei genitori vivevano da soli insieme ad un’antipaticissima gatta grigia. Eccola:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>La Iaia e la vaschetta di erba gatta</em></p>
<p><em>Mia mamma, un bel giorno, ebbe l’idea di comprare un regalino per la Iaia: una vaschetta d’alluminio piena di terra con dentro i semi dell’erba gatta, da innaffiare per un paio di giorni, per poi servire la succulenta prelibatezza alla micia.</em></p>
<p><em>Mia madre portò a casa la vaschetta, la fece annusare per bene alla Iaia, poi la poggiò sul davanzale interno della finestra e le diede una bella innaffiata. Nei giorni seguenti la Iaia mostrò molto interesse per la vaschetta, cercando continuamente di accovacciarcisi sopra. Mia mamma la allontanava con la mano dicendole</em></p>
<p><em>“Ancora un po’ di pazienza, Iaia, tra pochi giorni sarà pronta”.</em></p>
<p><em>Quando iniziarono a spuntare i primi fili d’erba, la Iaia ci si fiondò sopra con ardore. Con i dentini davanti cercava di strappare l’erba, aiutandosi con la zampa. Mamma la allontanava con gentilezza</em></p>
<p><em>“Iaia! Gatto impaziente! Lasciamola spuntare per bene prima di mangiarla!”</em></p>
<p><em>Tempo una settimana di queste scene, la Iaia finalmente capì che la vaschetta non andava toccata.</em></p>
<p><em>Pochi giorni dopo i miei genitori valutarono che l’erba gatta avesse raggiunto la piena maturità, chiamarono la Iaia e le poggiarono davanti la vaschetta. Pregustando le fusa e le feste in arrivo, le dissero</em></p>
<p><em>“Ecco Iaia! Questo è per te! Divertiti!”</em></p>
<p><em>La Iaia non ci capì più un tubo. Ma come? Fino a ieri mi hanno scacciata dalla vaschetta, mo’ me la poggiano davanti e, evidentemente, aspettano una mia reazione. Che vorranno mai?</em></p>
<p><em>La Iaia valutò rapidamente le opzioni che le vennero in mente. Mumble mumble – quello del dormirci sopra non va bene, già provato e mi hanno cazziata. Quello del mangiare l’erba pure, provato e non andava bene. Cosa mi resta da fare? (Avrete probabilmente già capito come andò a finire.)</em></p>
<p><em>La Iaia salì in equilibrio precario con tutte e quattro le zampe nella vaschetta, poi guardò le facce incoraggianti dei miei genitori che la osservavano contenti, e… ci fece sopra la pipì.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa piccola variante casalinga della <a href="http://www.lefiabe.com/esopo/scherzodelpastore.htm" target="_blank">favola di Esopo</a> era solo per introdurre una storiella analoga che mi è capitata di recente.</p>
<p>Poco dopo Natale ho ricevuto un regalo apprezzatissimo: il pelapatate più figo del mondo. Me l’ha spedito per posta La-Mia-Gemella-Separata-Alla-Nascita, che ce l’ha preciso identico e io l’avevo sempre tanto ammirato. Uso consapevolmente la parola <em>ammirato</em> e non, che so, <em>apprezzato</em>, perché l’attrezzo è talmente tagliente che La Gemella, nella sua cucina, non me l’ha mai lasciato usare. Cioè, a casa sua io spignatto parecchio, ma non appena allungo la zampa in direzione pelapatate, lei mi placca con decisione.</p>
<p>“Attenzione! È affilatissimo!”</p>
<p>Poi, gentilmente ma con fermezza, mi spinge via con la spalla e subentra lei</p>
<p>“Aspetta che faccio io!”</p>
<p>E mentre io aspetto, e la osservo affascinata, zip-zip-zip, lei affetta un chilo di pastinache in una manciata di secondi.</p>
<p>Quando mi è arrivato il pacchettino l’ho aperto con trepidazione. Il pelapatate era ovviamente confezionato in una custodia di plastica trasparente di protezione. Mentre mi accingevo ad aprirla con cautela, mi sentivo un po’ come la prima volta che, da bambina, presi l’autobus da sola. O, neopatentata, girato in macchina senza papà accanto. Ho scartato la confezione di plastica trasparente sentendomi molto adulta. Finalmente posso toccarlo!</p>
<p>La nuda verità, invece, è che quell’attrezzo magnifico mi mette addosso una fifa blu. Davvero, quando lo uso sto attentissima e lo maneggio con talmente tanta cautela da spingermi a sperare che, per il prossimo Natale, La Gemella mi regali dei bei <a href="http://www.alimentipedia.it/files/styles/inline_large/public/images/inline/guanto-ostriche.jpg" rel="magnific" target="_blank">guantoni da ostriche</a>, quelli che poi sembri un cavaliere medievale. Per entrambe le mani, si intende. Online ho visto anche una versione che arriva fino al gomito.</p>
<p>Ma soprattutto, io quell’attrezzo lo nascondo sempre molto bene: che non lo trovi il Fidanzato Asburgico! Non che lui sia un pasticcione in cucina, per carità, è bravissimo. Ma sicuramente ne<em>sottovaluta la pericolosità</em>.</p>
<p>Esopo, non mi freghi più.</p>
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		<title>The Scalogno Project – 7/60 Baccalà a vapore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Feb 2014 08:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hand-Made]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Pensavate mi fossi scordata, eh?! O avessi gettato la spugna? Invece no, lo Scalogno Project si era semplicemente impantanato, ma impantanato di brutto, sul baccalà. Per spiegare il dramma dico semplicemente che in Tedesco non esiste una parola per tradurlo: loro dicono Stockfisch – che, per i puristi, sarebbe lo stoccafisso. Ed è anche vero che Cracco&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">4</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Pensavate mi fossi scordata, eh?! O avessi gettato la spugna?</p>
<p>Invece no, lo Scalogno Project si era semplicemente impantanato, ma impantanato di brutto, sul baccalà.</p>
<p>Per spiegare il dramma dico semplicemente che in Tedesco non esiste una parola per tradurlo: loro dicono <em>Stockfisch</em> – che, per i puristi, sarebbe lo <em>stoccafisso</em>.</p>
<p>Ed è anche vero che Cracco sul baccalà non la metteva giù troppo dura e ventilava di sostituirlo proprio con lo stoccafisso. Ma la sua concessione aveva un paletto difficile da evitare:<em>se volete usare lo stoccafisso al posto del baccalà, cercate di prendere la </em>qualità Ragno<em>, che è la migliore</em>. Come no, Cracco? Il famoso stoccafisso <em>Spinnenqualität</em>. Diceva anche di farlo mettere a bagno in pescheria, sennò <em>vi impegna per giorni il lavandino e mi sembra un po’ eccessivo</em>. Pareva un po’ eccessivo pure a me, ma quando ho chiesto in pescheria mi hanno riso in faccia. Aggiungiamo poi il fatto che l’unico altro ingrediente richiesto nella ricetta fosse il cerfoglio fresco – ed ero sicura come la morte che non l’avrei mai trovato… no, doveva essere baccalà.</p>
<p>Quando cercavo di spiegare al pescivendolo cosa cercassi, e che no, lo stoccafisso è essiccato mentre il baccalà è sotto sale… niente, mi guardava con occhi vuoti. Ho poi provato a chiedere ad amici e conoscenti in partenza per la rimpatriata natalizia, di portarmi un pezzo di baccalà. Ridevano tutti quanti, erano evidentemente convinti scherzassi. Altri amici mi avevano consigliato di provare a chiedere in un ristorante portoghese in quel di Vienna. Ero talmente disperata che ci ho pure provato. Niente, nemmeno la ricerca di <em>bacalahu</em> ha portato frutti.</p>
<p>Morale della favola: son proprio dovuta andare giù in Italia a comprarlo! E siccome che c’è un limite abbastanza risicato alla quantità di soldi che son disposta a buttare nello Scalogno Project, ho dovuto aspettare un’occasione in cui andavo giù per altro. Ho aspettato da fine novembre a metà febbraio. A Natale, infatti, a comprare il baccalà a Londra non ci avevo manco provato. Quasi un peccato.</p>
<p>Pace. Il baccalà a Roma, cvd, l’ho trovato al supermercato dietro l’angolo. Ho preso la confezione sottovuoto più piccola, un mostro da più di sei etti, che in valigia ha viaggiato come una principessa. Era pure già ammollato.</p>
<p>Il baccalà aspettava in frigorifero da domenica scorsa – ma non preoccupatevi, la data di scadenza era di là da venire. L’unico collo di bottiglia rimasto era il famigerato cerfoglio. Una roba dal nome invero melodioso (non c’era anche un protagonista de <em>La Collina Dei Conigli</em> che si chiamava così?), che io però non ho mai assaggiato. Il commesso del supermercato romano in cui ho comprato il baccalà spergiurava fosse una roba otticamente molto simile al prezzemolo o al coriandolo, dal sapore più in direzione coriandolo. Unica consolazione: la traduzione tedesca di<em>cerfoglio</em> è univoca: <em>Kerbel</em>.</p>
<p>Nel corso della settimana appena passata, prima e dopo il lavoro, mi sono spulciata tutti i supermercati della zona e un paio di pizzicagnoli biologici. In ciascuno di questi ho anche chiesto al responsabile del reparto frutta e verdura se non fosse possibile prenotarlo, o ordinarlo. Indovinate un po’? Sabato scorso ho spedito il Fidanzato Asburgico al mercato a caccia di 30g di cerfoglio.</p>
<p>Ora, forse questo è uno dei motivi per cui la nostra relazione funziona benone, ma quando dai un compito ad un uomo (un compito del quale a lui non importa un fico, intendo), non puoi più metterla giù troppo dura con lo svolgimento.</p>
<p>Il Fidanzato Asburgico si è studiato diligentemente tutto il Naschmarkt – che non è un mercatino rionale con quattro banchetti in croce ma un affare gigantesco – per poi capitolare. Forse per alleggerirsi la coscienza, mi ha chiamata al telefono</p>
<p>“Principessa, cerfoglio nisba. Ma avrei trovato un prezzemolino italiano tenero tenero, il venditore giura sia praticamente la stessa cosa”</p>
<p>Io mi ricordavo che piuttosto avrei dovuto usare il coriandolo, ma non ho avuto cuore di contraddirlo. Ne di contraddire il venditore.</p>
<p>“Mah, si, forse…”</p>
<p>“Sulla confezione c’è persino scritto <em>ideale con il pesce</em>!” ha cinguettato lui esultante.</p>
<p>E magari avrei potuto fargli notare che non volevo genericamente <em>cucinare pesce</em>, ma una ricetta precisa di un cuoco famosissimo. Che diceva proprio <em>c-e-r-f-o-g-l-i-o</em>. Che ho fatto i salti mortali per procurarmi il baccalà; che lo Scalogno Project è una roba seria. Ma mi è mancato il cuore. Anzi, confesso che ero proprio contenta avesse trovato una soluzione. Qualsiasi soluzione. L’ho ringraziato sentitamente.</p>
<p>Alla fine si era scordato la faccenda dei 30g, ha comprato una piantina e basta. Una volta tagliuzzato tutto (gambi inclusi, erano tenerissimi e mica siam qui a fare gli spreconi) l’ho pesato: erano 11g appena. Lui si è subito difeso</p>
<p>“Era l’ultima!”</p>
<p>Mentiva sapendo di mentire. Ma davvero non sono riuscita a irritarmi, l’emozione ha avuto il sopravvento: erano mesi che aspettavo e stasera si mangia davvero il baccalà!</p>
<p>La preparazione, alla fine, è andata via liscia come l’olio. Ho cotto il baccalà a vapore – ci è voluto poco più della mezz’ora indicata da Cracco – l’ho spellato in un baleno, spatasciato con la forchetta, aggiunto il cerfoglio prezzemolo tritato finemente, i pinoli tostati in un padellino, sale, pepe e un po’ d’acqua di cottura.</p>
<p>Il risultato lo vedete nella foto qui sopra, insieme alle sue <em>bietole piccole, quelle con il gambo bianco</em>, anche loro di provenienza romana, saltate in padella con un po’ d’olio, sale, una fogliolina di alloro e uno spicchio di aglio. Incamiciato. Avrei forse potuto spatasciarlo di più, magari persino frullarlo. Cracco parla infatti di mantecarlo bene, con abbondante olio e acqua di cottura, in modo che ci sia tanto sughetto. Io ho messo tanto olio quanto la mia coscienza ha permesso (e con i grassi in cucina, giuro, non sono certo una che si tira indietro), e diverse cucchiaiate d’acqua di cottura. Il baccalà assorbiva tutto senza fiatare, senza dare il minimo segno di debolezza. A un certo punto, stremata, l’ho dichiarato pronto. Di sughetto, però, nemmeno l’ombra.</p>
<p>Sapete qual è la cosa più ridicola di tutta ‘sta faccenda? Che era buonissimo! Davvero, io il baccalà l’avevo sempre mangiato solo impastellato e fritto (che ha indubbiamente un suo perché) ma questo di Cracco era una cosa assolutamente di nostro gusto, fresca, saporita, e il fatto che dentro non ci fosse mezzo limone spremuto lo rendeva anche – per i miei standard – vagamente inusuale. Ce lo sbaferemmo tranquillamente una volta a settimana, tutte le settimane.</p>
<p>Verrà bene anche col merluzzo surgelato?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The Scalogno Project <a title="The Scalogno Project! Julie, Julia, Monica e Carlo" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-julie-julia-monica-e-carlo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">inizia qui</a></p>
<p><a title="The Scalogno Project – 6/60 Arrosto con le cipolle" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-660-arrosto-con-le-cipolle/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ricetta precedente 6/60</a></p>
<p><a title="The Scalogno Project – Elucubrazione Nr.1 – Il tocco dello chef" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-elucubrazione-nr-1-il-tocco-dello-chef/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Ricetta seguente E-1</a></p>
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		<title>I crucci dell’espatriato: lo Zwischenfolie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jan 2014 08:39:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hand-Made]]></category>
		<category><![CDATA[Pensato]]></category>
		<category><![CDATA[Vissuto]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Mel]]></category>
		<category><![CDATA[Nonsolosissi]]></category>
		<category><![CDATA[prosciutto]]></category>
		<category><![CDATA[salame]]></category>
		<category><![CDATA[supermercato]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> L’Austria ha tutta una sua tradizione di salumi, e alcuni sono persino buonissimi. La particolarità dei salumi asburgici è che – con l’unica eccezione dello speck – hanno tutti la stessa forma. Salamozzi tondi dal calibro minimo del salame ungherese. Un’altra particolarità autoctona è che spesso nella teca del salumiere i prodotti sono già affettati,&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>L’Austria ha tutta una sua tradizione di salumi, e alcuni sono persino buonissimi. La particolarità dei salumi asburgici è che – con l’unica eccezione dello speck – hanno tutti la stessa forma. Salamozzi tondi dal calibro minimo del salame ungherese. Un’altra particolarità autoctona è che spesso nella teca del salumiere i prodotti sono <em>già affettati</em>, normalmente piuttosto spessi, e re-impilati a salamozzo. Il salumiere semplicemente allunga la forchetta e tira su un tot di fette, che pesa e poi ti incarta così come sono, perfettamente una sopra all’altra, in un pezzo solo. Una cosa alquanto bizzarra ‘sti pacchettini da due etti di<em>Kalbspariser</em> che paiono panetti di burro. Ci ho messo un paio d’anni ad abituarmi. L’informazione implicita è che le fette dei salumi austriaci non si incollano una all’altra. Sono tutti o troppo compatti o troppo stagionati. E comunque tagliati spessi. Sapevatelo.</p>
<p>Ieri sera sono andata al supermercato a fare la spesa dieci minuti prima che chiudesse, che gli altoparlanti già invitavano i clienti a darsi una mossa. Dato che non avevo nessun piano preciso per cena mi è salito un attimo di panico. E come spesso accade quando mi piglia il panico da <em>che mangiamo per cena</em>, mi sono messa in fila al bancone degli affettati italiani. Si avete letto bene, il supermercato dove vado di solito ha un bancone di salumeria apposta per i prodotti italiani – e negli ultimi anni la scelta è diventata enorme. Hanno persino il salame felino, quello che io prima infilavo in valigia di straforo.</p>
<p>Prima di me c’era solo una signora. Non ho potuto <a title="Fauna da supermercato" href="http://www.nonsolosissi.com/fauna-da-supermercato/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">fare a meno di osservare</a> incuriosita cosa ordinava: un etto di mortadella tagliata finissima. Quando il commesso ha chiuso il pacchetto, prima di appiccicarci sopra l’etichetta del prezzo, gli ha dato una bella schiacciata passandoci sopra la mano per tutta la lunghezza. Io ho avuto un moto di ribrezzo. Stavo per dire qualcosa, ma ho notato che la signora, che pure aveva assistito all’azione, non mostrava segni di fastidio. Ho quindi aspettato il mio turno in silenzio.</p>
<p>Quando è toccato a me ho guardato il giovanissimo commesso dritto negli occhi</p>
<p>“Due etti di prosciutto crudo tagliato sottile, ma non schiacciarlo con la mano, per favore, che sennò diventa un pezzo unico e – giuro! – te lo riporto indietro!”.</p>
<p>(Riportare indietro il prosciutto crudo perché tagliato come bistecche o perché tutto schiacciato è una cosa che ho fatto diverse volte e in diversi posti. Sporadicamente anche in Italia.)</p>
<p>Il ragazzo – che immagino un giovane apprendista – mi ha risposto incerto</p>
<p>“Allora le metto lo <em>Zwischenfolie</em>?”</p>
<p>Lo Zwischenfolie – miracolo! – non è altro che il foglio di plastica sottilissimo che separa i vari strati di prosciutto. Una soluzione logistica molto semplice per evitare che le fette si incollino una all’altra, ma uno sconosciuto in Austria. Dove, vedi sopra, i salumi vengono incartati a torre.</p>
<p>Ho risposto serafica</p>
<p>“Si, grazie, mi metta lo Zwischenfolie”.</p>
<p>Finito di tagliare il prosciutto mi chiede</p>
<p>“Serve altro?”</p>
<p>“Si, due etti di salame Milano”</p>
<p>“Le metto lo Zwischenfolie?”</p>
<p>Accidenti! Devo avergli messo addosso una paura del diavolo.</p>
<p>“No, grazie, col salame non serve, tanto le fette non si incollano l’una all’altra”</p>
<p>“Ah!” ha fatto lui sorpreso, prendendo nota mentalmente.</p>
<p>Una volta tagliato il salame</p>
<p>“Serve altro?”</p>
<p>“Si, due etti di quel prosciutto cotto alla brace”</p>
<p>“Le metto lo Zwischenfolie?”</p>
<p>“No, non serve nemmeno col prosciutto cotto, tranne che quando è tagliato molto sottile non si incolla manco lui. È davvero un problema del prosciutto crudo, credimi!”.</p>
<p>Lui mi ha sorriso tutto contento. Alla fine ha stampato la mia etichetta, ed è stato attentissimo ad appiccicarla sul pacchetto senza quasi toccarlo. Sembrava avesse paura potesse esplodergli in faccia.</p>
<p>Cosa deduco da questa esperienza? Che il reparto marketing del Merkur è molto più avanti dell’ufficio del personale.</p>
<p>Mi spiego: i geni agli acquisti hanno capito che la gastronomia italiana tira da matti, e giustamente si adeguano. Dalla quantità di domande che mi fanno le persone che aspettano insieme a me al bancone, quando riconoscono il mio accento italiano, immagino però che la competenza gastronomica dei clienti non sia propriamente all’altezza.</p>
<p><em>Indicando il prosciutto San Daniele:</em></p>
<p>“È buono quel prosciutto?”</p>
<p>“Si”.</p>
<p>“Ma non è di Parma?”</p>
<p>“Non si preoccupi, è solo un pochino meno salato”.</p>
<p><em>Indicando la bresaola:</em></p>
<p>“E quella roba lì… <em>brasola</em>… come si mangia?”</p>
<p>“Mah, classica sarebbe sul pane di segale con un velo di burro, io invece che sono del centro Italia la preferisco nel piatto condita con olio, limone e una spruzzata di pepe”.</p>
<p><em>Indicando il panettone in offerta</em></p>
<p>“E quello come si mangia?”</p>
<p>“Così com’è, tagliato a fette. A Natale”</p>
<p>“Ma siamo ad aprile!!”</p>
<p>“Ehh…”</p>
<p>Potrei andare avanti per ore.</p>
<p>Questa cosa che la clientela non sappia riconoscere i prodotti e non sappia bene cosa farne è buffa, ma non drammatica. Certo che se il commesso le sapesse spiegare lui, ‘ste boiate sul prosciutto e il panettone…</p>
<p>In genere mi diverto un mondo a fare le veci, davvero. Invece ieri sera, sarà che faceva un freddo becco, sarà che ero di fretta, sarà che in totale gli ho lasciato quasi 20 Euro per mezzo chilo di salumi… mi ha molto irritata star lì a spiegare al commesso come tagliare e come incartare i loro prodotti.</p>
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		<title>Prove di cucina in via d’estinzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jan 2014 09:39:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hand-Made]]></category>
		<category><![CDATA[Jamie Oliver]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Mel]]></category>
		<category><![CDATA[Nonsolosissi]]></category>
		<category><![CDATA[padella]]></category>
		<category><![CDATA[scalogno]]></category>
		<category><![CDATA[scalogno project]]></category>
		<category><![CDATA[Vienna]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> Ieri sera ho dovuto domare una verdura, manco fosse un cavallo testardo. Un’esperienza insolita, che di solito le verdure in padella hanno piuttosto la tendenza a squagliarsi se ti distrai un attimo. Quella di ieri sera no, non ne voleva sapere. Ma andiamo con ordine. Mia mamma, ho forse accennato, non è una cuoca sopraffina.&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">3</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>Ieri sera ho dovuto <em>domare</em> una verdura, manco fosse un cavallo testardo. Un’esperienza insolita, che di solito le verdure in padella hanno piuttosto la tendenza a squagliarsi se ti distrai un attimo. Quella di ieri sera no, non ne voleva sapere. Ma andiamo con ordine.</p>
<p>Mia mamma, ho forse accennato, non è una cuoca sopraffina. E se è vero che quando il Fidanzato Asburgico ed io andiamo a trovare i miei genitori a Roma mamma ci cucina un sacco di cose buonissime, vero è anche che i suoi piatti non brillano per raffinatezza culinaria… piuttosto per irreperibilità (le cozze fresche a prezzi abbordabili), o per eccezionalità (l’insalata con i pomodori più buoni della terra), o per sentimentalità (ho provato a chiedere al macellaio viennese di tagliarmi il manzo con l’affettatrice per fare gli straccetti, ma si è rifiutato). Un piatto, però, ha conquistato il cuore del Fidanzato Asburgico per il sapore: le verdure ripassate in padella con aglio, peperoncino e alici.</p>
<p>Bene, ieri pomeriggio ho trovato le bietole – di diretta importazione italiana – al supermercato dietro casa, e pensato bene di fargli una sorpresa. Nonostante io, gli strani casi della vita, le bietole ripassate in padella non le avessi mai fatte prima. “E che ce vò?” mi sono detta con un ghigno.</p>
<p>Ho preparato una bella padella larga, ci ho messo dentro abbondante olio extravergine, due peperoncini calabresi tritati, quattro spicchi d’aglio a fettine, e sciolto dentro quattro alici sott’olio siciliane. Poi ho tagliato sommariamente le bietole, le ho lavate nel colapasta, ne ho tirata su una bella manciata grondante acqua e mi sono girata verso la padella sfrigolante. In quel preciso momento ho avuto un’illuminazione: il piatto si chiama verdure <em>ripassare</em> in padella. E il significato intrinseco di quel <em>ripassate</em> è che le verdure vanno prima bollite. Mamma lo fa sicuramente. Ups.</p>
<p>Dunque, l’olio era caldissimo, l’aglio iniziava già ad imbiondire, e io ero lì con una bracciata di bietole grondanti in mano. Niente panico. Ho avuto la bellissima pensata di cuocere le bietole in un modo un attimo più moderno: l’ho fatto una volta su <a title="The Scalogno Project – 4/60 Verdure all’olio" href="http://www.nonsolosissi.com/the-scalogno-project-460-verdure-allolio/" target="_blank">indicazione di Cracco</a>, e l’ho visto fare tante volte a Jamie Oliver. E se lo fa Jamie Oliver… ho già accennato al fatto che Jamie Oliver è un grande? Grandissimo?</p>
<p>Ho buttato le verdure grondanti nella padella e ci ho immediatamente messo su il coperchio. Poi mi sono seduta sul divano in soggiorno, dove il Fidanzato Asburgico mi aspettava per un privatissimo aperitivo.</p>
<p>Dopo un tempo che mi pareva più che adeguato, sono tornata in cucina, ho sollevato il coperchio, ho dato una mescolata alle verdure, e constatato che parevano proprio cotte a puntino.</p>
<p>“Perfetto” ho pensato “ora tolgo il coperchio, alzo il fuoco e aspetto che si asciughino un attimo”.</p>
<p>“Tra cinque minuti si mangia” ho strillato allegra in direzione soggiorno.</p>
<p>Poi ho assaggiato le costole delle bietole, pensando che non ci sarebbe stato niente di male se fossero rimaste un attimo al dente. Erano molto al dente. Per curiosità ho poi assaggiato le foglie verde scuro. Cotte erano cotte, per carità. Ottime, persino. Ma dure! Uh, quanto erano dure!</p>
<p>In quel preciso momento ho avuto un’illuminazione: le verdure che ho sempre visto sbattere in padella a Jamie erano tutte robe tipo baby spinaci. Alle verdure di Cracco manco ci voglio pensare &#8211; <em>e la stagionalità del ravanello, e le grandi ricchezze della nostra terra.</em> Le verdure che sbattono loro in padella sono, appunto, quelle che <em>si squagliano se ti distrai un attimo</em>.</p>
<p>Abbiamo cenato venti minuti più tardi. E venti minuti di padella rovente più tardi, anche le mie bietolazze erano diventate docilissime.</p>
<p>Elucubrazione finale: viviamo in un mondo un po’ strano. Un mondo dal quale stanno scomparendo molte cose. Le tigri del Bengala, i panda, le balene. E le verdure da stracuocere stanno diventando una specie in via di estinzione. Insieme ai pomodori bitorzoluti e le carote cornute, a pensarci.</p>
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		<title>Salmone affumicato per principianti</title>
		<link>https://nonsolosissi.com/salmone-affumicato-per-principianti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jan 2014 09:48:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Hand-Made]]></category>
		<category><![CDATA[Provato]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Mel]]></category>
		<category><![CDATA[Nonsolosissi]]></category>
		<category><![CDATA[salmone affumicato]]></category>
		<category><![CDATA[Vienna]]></category>
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					<description><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span> La foto dell’oggetto in questione la vedete qui a destra, una confezione di salmone affumicato da €3,99 comprata per disperazione prima di Natale. Quello che prendo di solito era finito. Ora, prima che inizi la mia disquisizione su cosa c’è scritto sul pacchetto, vale la pena ragionare un attimo sulle profonde differenze di gusti alimentari&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<span class="rt-reading-time" style="display: block;"><span class="rt-label rt-prefix">Reading Time: </span> <span class="rt-time">2</span> <span class="rt-label rt-postfix">minutes</span></span><p>La foto dell’oggetto in questione la vedete qui a destra, una confezione di salmone affumicato da €3,99 comprata per disperazione prima di Natale. Quello che prendo di solito era finito.</p>
<p>Ora, prima che inizi la mia disquisizione su cosa c’è scritto sul pacchetto, vale la pena ragionare un attimo sulle profonde differenze di gusti alimentari che esistono tra gli Italiani e gli Austriaci (o i Tedeschi, la faccenda cambia davvero di poco). Noi siamo cresciuti a forza di pane bianco, pasta, pizza e insalate di pomodori. Loro a pane di segale, patate e bicchieroni di latte. Noi mangiamo un po’ di carne, un po’ di pesce, un po’ di legumi. Loro carne di maiale.</p>
<p>Vorrei ora sottolineare la mancanza praticamente assoluta di pesce nella dieta locale. Non lo mangiano mai, non sono abituati al gusto, e quindi, per forza di cosa, il pesce non gli piace. Praticamente qui non escono mai dalla fase infantile del “il pesce fa schifo e è pure pieno di spine”. Il faccino schifato che hanno immancabilmente fatto tutti gli amici asburgici in Italia, quando io mi tuffo con voracità in un ciotolone di impepata di cozze, è uno spettacolo imperdibile. Io non raggiungo quei livelli nemmeno di fronte al cervello fritto.</p>
<p>Questa confezione di salmone affumicato – che nella mia testa non ricade nemmeno nella categoria<em>pesce</em>, bensì in quella delle prelibatezze da stendere sul pane (bianco), è evidentemente pensata per un pubblico di principianti. Quelli che il pesce non lo toccano manco con le molle, e che contro il pesce hanno un sacco di fisime.</p>
<p>Ecco come il produttore cerca di convincere i potenziali clienti dell’innocuità del prodotto.</p>
<p>In alto a sinistra:</p>
<p><strong>Welt des Geschmacks – <em>Il mondo del gusto</em></strong></p>
<p>Cioè mica siamo qui a presentarvi schifezze, questo è il MONDO DEL GUSTO! Venghino, signori, venghino!</p>
<p>Al centro:</p>
<p><strong>Echter Raucherlachs, geschnitten – <em>Vero salmone affumicato, affettato</em></strong></p>
<p>Non ti stiamo prendendo in giro con surrogati, questo è vero salmone. E se per caso ti stessi domandando, con un briciolo di preoccupazione, come caspita si serva ‘sta roba… stai tranquillo. È già a fette.</p>
<p>In basso a destra:</p>
<p><strong>nella coccarda: Feister Geschmack – <em>Gusto squisito</em></strong></p>
<p>Come diceva sempre mia nonna, <em>repetita iuvant</em>, quindi ci teniamo a ripetere che questo pesce qui ha un sapore davvero ottimo.</p>
<p><strong>Premiumqualität – <em>Qualità premium</em></strong></p>
<p>E di nuovo, solo il meglio del meglio.</p>
<p>In basso a sinistra (e qui mi sono davvero sganasciata):</p>
<p><strong>Sofort zum essen – <em>Da mangiare subito</em></strong></p>
<p>Cioè, ‘sta roba non solo è buona, di qualità e pure già affettata. Non la devi manco cuocere! Accidenti, il massimo della praticità!</p>
<p><strong>50g enthält kcal 118 6% GDA – <em>50g contengono 118 kcal 6% del GDA</em></strong></p>
<p>Siete ancora a bocca aperta per la qualità e praticità del prodotto? Reggetevi forte… è pure povero di calorie!</p>
<p>E poi arriva il mio preferito, in forma di simbolo, che mi fa un tenerezza infinita</p>
<p><strong><em>SENZA SPINE!!</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Più, ovviamente, l’indicazione di dove aprire la confezione. Più facile di così!</p>
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