Per concludere questa mia fase tigresca ecco un libro – non nuovissimo invero – che mi è piaciuto davvero tanto.

Ce l’avevo lì sullo scaffale da anni, me l’avevano regalato quando era appena uscito ed era in cima a tutte le classifiche dei best-seller. Purtroppo all’epoca ero arrivata a Vienna da poco, massimo un anno, e un romanzo in tedesco era decisamente fuori dalla mia portata. Ero ancora nella fase in cui ogni mattina registravo Barbapapà e me lo guardavo un paio di volte di seguito alla sera, da sola, seduta a gambe incrociate davanti allo schermo, con il vocabolario in grembo. Ma questa è un’altra storia.

Il titolo tedesco, poi, davvero non aiuta. L’inglese Life of Pi, in italiano Vita di Pi, diventa in tedesco Schiffbruch mir Tiger – naufragio con tigre. Ma chi se le inventa ‘ste scemenze?

Avevo sicuramente dato un’occhiata al risvolto di copertina (è persino la versione rilegata) e l’avevo sistemato sulla mensola in camera da letto, tra i libri ancora da leggere. Quattro traslochi dopo e Vita di Pi era stato inavvertitamente archiviato nella libreria del soggiorno, dove i libri che decido di tenere sono organizzati non alfabeticamente, non per colore, non per tema, ma come una grande carta geografica. In fondo a destra gli autori australiani, in basso a sinistra i sudamericani, al centro gli europei e così via. Quando sono andata a cercarlo l’ho trovato che mi aspettava al posto giusto, in alto a sinistra, nella scarna mensola sopra agli autori statunitensi. Segno che ameno una seconda volta – in un imprecisato passato – l’avevo riaperto, quantomeno per cercare la provenienza dell’autore. No, perché sono sicura che il Fidanzato Asburgico non incoraggi affatto questa mia perversione nell’organizzare i libri per Paese. Al massimo la tollera, ecco.

All’interno c’è persino una dedica

Liebe Monika, alles Gute zum 29. Geburtstag! Du hast eine entzückende Art, xxx Günther

La dedica da sola merita una piccola riflessione. Prima cosa mi sono presa un colpo quando ho letto 29. Geburtstag, ventinovesimo compleanno. Ora, nella mia testa la mia vita è divisa in fasi, il liceo, l’università, andare a vivere da sola. Ma soprattutto prima/dopo essere arrivata a Vienna. Questo libro ricacciato dalla notte dei tempi è decisamente già fase Vienna, ma è lì da quasi dieci anni! Sarà ora di iniziare una nuova fase?

Il nome Günther, poi, mi ha suscitato parecchia perplessità. Non ho la più pallida idea di chi sia. Eppure devo averlo conosciuto abbastanza bene, almeno per invitarlo ad una mia festa di compleanno. E perché mi facesse un pochino la corte con quel blando complimento Du hast eine entzückende Art. Quello che sicuramente ricordo è di aver cercato la parola entzückend nel vocabolario, per scoprire (arrossendo), che vuol dire delizioso. Hai un modo di fare delizioso. Chissà chi era Günther, gentiluomo dimenticato! Spero la vita ti abbia riservato meraviglie.

La voglia di leggere Vita di Pi mi era salita intorno a Natale, dopo una lunga telefonata con La-Mia-Gemella-Separata-Alla-Nascita. Eravamo nel pieno dei preparativi per andarla a trovare a Londra per Capodanno e lei ci chiese se non avessimo magari avuto voglia di andare al cinema.

“Ci sarebbe questo Life of Pi appena uscito in 3D, hai letto il libro?”

“No, ancora no, ma mi viene in mente ora di averlo da qualche parte, lo cerco e mi preparo” avevo risposto pimpante.

“Guarda che è bello lungo” mi aveva avvertito lei.

“Non ti preoccupare, ho una settimana intera, io leggo velocissima”.

Hmpf. Una volta spolverato e iniziato a leggere mi ero resa conto con sommo imbarazzo di aver mentito.

Questo di leggere velocissima è sempre stato un mio talento incredibile. Sicuramente ereditato da papà; lui legge talmente veloce che a stargli seduti accanto mentre è concentrato su un libro hai l’impressine che ti stia prendendo in giro per quanto spesso gira le pagine. Bene, ho scoperto di leggere velocissima in italiano, veloce in inglese, ma lenta come una lumachina in tedesco. Chissà poi perché, che all’alba degli 11 anni in Austria il mio tedesco è ormai ottimo, credo migliore del mio inglese.

A questa frustrazione di fondo si è poi aggiunta la rabbia di leggere in tedesco un libro originariamente scritto in inglese. Di solito, infatti, quando posso cerco di comprare i libri nella lingua originale. E se l’originale è spagnolo o ungherese mi cerco la traduzione italiana. Sempre nella pia speranza di passare attraverso meno filtri possibili.

Questa di leggere un libro inglese tradotto in una lingua diversa dalla mia lingua madre è stato una première, che verrei – se possibile – non ripetere mai più.

Alla fine né l’esercizio spossante di seguire la lettura col ditino sulla pagina, né il doppio filtro di inglese/tedesco sono riusciti a mandarmi di traverso questo gioiellino.

Più volte sono scoppiata a ridere (e una volta anche a piangere, confesso) da sola. Più volte ho interrotto il Fidanzato Asburgico, non importa se stesse lavorando o strimpellando la chitarra, per leggergli ad alta voce un passaggio. La lista dei consigli che Pi trova nel manuale di bordo ha fatto ridere fino alle lacrime anche lui.

Questo Yann Martell scrive come un dio! Ed è istantaneamente assunto nell’Olimpo dei miei scrittori preferiti. Cioè quelli per i quali, in fondo, non mi interessa nemmeno di che argomento scrivono. Semplicemente adoro crogiolarmi nella loro scrittura, sbavando d’invidia per cotanta maestria.

L’unico cruccio di questa Vita di Pi è che verso la fine diventa un pochino troppo onirico per i miei gusti. Ma in fondo cosa mi potevo aspettare da un libro che parla di un naufrago su una scialuppa insieme a una tigre del Bengala?

 

PS Piacerà specialmente a chi adora il realismo magico di Gabriel García Márquez e della Allende. E a tutti quelli che hanno un gatto.

Devo procurarmi un fischietto.