Una lettera ad Italians di sabato passato mi ha provocato un’illuminazione. Sono finalmente riuscita a mettere a fuoco perfettamente una cosa che mi frullava in testa da tanto tempo.

Il link è questo, e per chi non avesse voglia di leggerselo, riassumo:

La signora che scrive, dopo anni, forse decenni a covare rabbia, è finalmente scoppiata e ha mandato a quel paese una carissima amica. Colpevole, l’amica, di essere una parassita statale, di quelle con lo stipendio polposo per anzianità, mesi e mesi di malattia per un’unghia incarnita, ferie, bonus e compagnia bella. Che le racconta sempre con tanto entusiasmo dei suoi viaggi esotici in Paesi lontani. La signora, che immagino libera professionista, francamente, non ne può più di pagare fior di tasse per mantenere lo stile di vita della ex-amica. Come darle torto?

Ora il paio di aneddoti che mi frullavano in testa.

Il primo risale a qualche settimana fa, un signore Italiano che era entrato per caso in negozio. Non è l’unico a passare a trovarmi regolarmente, e in questo modo ho spesso stretto piccoli bagliori di amicizie a cui tengo molto.

Il tipo, quando si accorse che eravamo compaesani, lo trovò una coincidenza incredibile, nonostante i compaesani siano più di 30.000 in terra asburgica. A me sorprese più che altro la sua euforia. Pace, il tipo si mise in testa di essere mio amico, e cominciò a passare quasi tutti i giorni, sedersi sul divanetto, e blaterare per una o due ore dei fatti suoi. Del fatto che è un musicista, di quanto è bravo, di quanto successo ha, di tutti i musicisti famosissimi con cui ha lavorato. Io annuivo con educata convinzione.

Un bel giorno mi racconta:

“Ah, ma tra due anni me ne torno sicuro in Italia. Sai, ho una bella casa vicino Pincopallo, vista mare, e la pensione già pronta”.

“La pensione austriaca?” chiesi ingenuamente.

E visto che il tipo non dimostra più di 50 anni aggiunsi, pensando di fargli un complimento

“Ma non sei un po’ giovane per la pensione?”

Il tipo sorrise con aria complice, poi mi spiegò come se fosse la cosa più naturale del mondo

“No, è che ho un problemino all’orecchio destro. Il mio medico in Italia mi ha già spiegato tutta la trafila, basta che io dichiari che sento ronzii, che non posso più lavorare, e mi fanno invalido civile”.

Mi irrigidii. E non solo perché ho un’otite cronica che non mi passa più dal 1989. Lui notò che il mio atteggiamento era cambiato e chiese lumi. Io imbarazzatissima farfugliai

“Ma scusa, adesso lavori tranquillamente…”

“Cosa intendi?”

“Mah…”

Niente, non voleva mollare l’osso, che mi tirò fuori di bocca con le pinze

“Se puoi lavorare senza problemi, perdono, ma non sei invalido!”

Il tipo saltò su scocciatissimo e se ne andò senza manco salutare. Non è più tornato.

Aneddoto numero due. L’anno scorso vennero a salutarmi in negozio una coppia di amici di Milano di passaggio a Vienna. Due persone gentilissime, che conosco da una vita. Vederli, parlarci, scherzarci insieme, sono cose che mi sono riuscite assolutamente naturali, nonostante non li incontrassi da più di un decennio. Al momento di salutarci abbiamo deciso di andare a farci un bel brunch insieme il giorno seguente.

Tra il primo incontro e il brunch ebbi tempo di fare un po’ mente locale. I due in questione hanno una decina d’anni più di me, sono entrambi lavoratori parastatali nonché maestri dell’inghippo assicurativo. Mi sono ricordata in un flash che anni fa raccontavano, sganasciandosi dalle risate, del gesso per la gamba con le cerniere, da infilare in fretta quando suona il campanello per il controllo a casa.

Al brunch non mi sono divertita. Non la smettevo più di pensare alla storia del gesso, alla casa a Forte dei Marmi, alle vacanze in barca, alla scuola privata del figlio. All’evidentissima discrepanza tra il loro stile di vita e il tipo di lavoro che fanno. E allo stipendio che prendono. Tutto orrendamente rimescolato con quella sensazione di familiarità che mi scalda tanto il cuore. Giuro, quando sono ripartiti non ci ho dormito per settimane.

Dopo aver finito di leggere la lettera della signora ho fatto un respiro profondo, le ho scritto per ringraziare, e preso una decisione. Da ora in poi non tollererò più parassiti, ladroni, evasori e simili nella mia cerchia di amicizie.

E lancio un appello accorato: Italiani onesti, non perdonate la disonestà, per nessun motivo! Nemmeno agli amici più cari.

Che comincino a vergognarsi un po’, ecchecaspita!