In Austria esiste una tradizione orrenda. Una delle cose più animalesche io abbia mai visto, per la quale mi sento ogni volta brutalizzata. E sono undici anni che cerco di abituarmi, eh, di farmene una ragione. Non c’è verso.

In Austria, infatti, si usa dare la mancia in faccia.

Mentre in Italia, e nel resto del mondo a quanto ne sappia, che tu sia al tavolino di un bar o da Aldrovandi a Villa Borghese non cambia: dopo aver pagato il conto si lascia la mancia sul tavolo. Il cameriere lo sa e appena ti allontani corre a raccogliere gli spiccioli (o, da Aldrovandi, immagino, le banconote).

In Austria no. La regola italiana vale solo per i ristoranti di lusso, ma lusso vero, sfrenato. In tutti gli altri locali, al momento di pagare, il cameriere ti porge il conto e ti dice

“Fanno sette Euro e quaranta”.

E tu gli rispondi

“Facciamo otto”.

E non importa che sia quasi il 10%, cioè una mancia onesta. O che sul tavolino in Italia avrei lasciato gli stessi precisi sessanta centesimi. Io la vedo distintamente la nuvoletta sopra alla mia testa con dentro scritto

“Tiè, sessanta centesimi! Tanto vali per me!”

Quando sono di umore particolarmente cattivo mi sembra anche di leggere il postillo

“Pezzente!”.

La pratica di spiegare questa procedura – per cui la mancia si comunica a chiare lettere e si scarica dal resto – ad amici e parenti in visita mi imbarazza sempre molto. Ma va spiegato, purtroppo, perché a controllare se la mancia è lì sul tavolo che aspetta, da queste parti, non ci va nessuno. Anzi, probabilmente se la intascano quelli che si siedono dopo di te. Mentre il cameriere ti osserva furibondo, schiumante rabbia, mentre tu ti allontani sorridente sventolando la manina.