Paese che vai… L’Avvento

Quando ero giovane e ancora abitavo a Roma avevo l’impressione che il Natale mi prendesse sempre alla sprovvista.

Sarà che facendo la studentessa, liceo o università, alcune cose mi passavano accanto fischiando, senza che io manco me ne accorgessi. Certo, non andavo a fare la spesa, e non vedevo le montagne di panettoni impilate accanto alla cassa da metà ottobre. Non mandavo i figli a scuola e non mi preoccupavo di presepi di DAS o testi per la recita di Natale da imparare a memoria. Sulla via per andare a scuola/università non passavo davanti a vetrine addobbate con Babbi Natale di plastica e neve finta. Shopping ne facevo poco, la televisione la guardavo raramente. Con al massimo un paio di giorni di anticipo preparavo un paio di regalini per famiglia e amici più cari, e poi – BAM! – era già Natale.

Qui in Austria no.

Qui il Natale non è una roba che succede improvvisamente, il 23 o il 24 dicembre. Il Natale qui è una cosa che va aspettata. Aspettata a lungo.

Si comincia più di un mese e mezzo prima con l’apertura dei mercatini di Natale. Una casettina di legno dopo l’altra, con dentro un tipo infreddolito che espone la sua merce a turisti ugualmente surgelati.

Ogni volta che visito un mercatino di Natale ripenso ad una scena che ho ascoltato anni fa, e mi scappa una risata. Ero alla Rathausplatz – il mercatino di fronte al palazzo del Comune di Vienna – un edificio bellissimo con davanti dei giardinetti incantevoli. Nei paraggi un gruppo di italiani, tre ragazze e tre ragazzi, indubbiamente romani, e sul chiacchiericcio si è alzata una voce – maschile – che a tutto volume ha esclamato:

“E se semo fatti undici ore de treno per ‘sta –biiip!!-“

Perché i mercatini di Natale sono una boiata, diciamocelo. Eppure – vai a capire perché – appena aprono siamo tutti lì, a incontrare amici e conoscenti più visti da mesi, intirizziti come bastoncini di pesce, con una tazza fumante tra le mani, che ci stringiamo uno all’altro come criceti, nell’angolino meno battuto dal vento.

La faccenda Natale si fa poi seria il primo dicembre, con la prima finestrella del calendario da aprire. E serissima la prima domenica dell’Avvento.

I mercatini di Natale sono già tutti aperti da settimane, la prima ciucca da Glühwein alle spalle, la corona lì pronta sul tavolo che spande il suo profumo natalizio di abete e cera d’api.

La famiglia che si riunisce per il rito di accensione della prima candela. I canti natalizi. Magari la prima sfornata di biscottini di Natale, che per le prossime settimane ci perseguiteranno in ogni variante.

Il Fidanzato Asburgico ed io, ieri, abbiamo inscenato una variante un po’ svogliata… ho cominciato decorando la corona dell’Avvento, come ogni anno, tutta sbagliata – con uccellini di vetro colorato al posto che con le tradizionali fettine d’arancia secche e stecche di cannella. Ma al gatto piace molto di più così, con tutte quelle belle piume che pizzicano il naso. Poi abbiamo messo su un disco di Billy Idol a tutto volume – canzoni natalizie, eh! – e abbiamo preparato un bel gin and tonic. E la prima domenica d’Avvento è andata così.

In settimana ci attendono poi Sankt Nikolaus, che porta i dolci ai bambini buoni, e il Krampus, il mostro bruttissimo che insegue i bambini cattivi per punirli a forza di scudisciate. Bande di ragazzotti vestiti da Krampus fanno la ronda per strada la notte del 5 dicembre, portandosi dietro lunghe e pesanti le catene di ferro. Se li si incontra bisogna fare davvero attenzione, un paio di anni fa nel Salisburghese mi presi una bastonata su uno stinco e ho ancora il segno.

Una tradizione orrenda, ma che ci posso fare? A volte ho l’impressione che qui il Natale uno se lo debba meritare.

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