Per i bambini il proprio compleanno è una cosa entusiasmante. Lo aspettano a lungo, per settimane, se non mesi. Tre-quattro giorni prima cominciano a sentirsi speciali, un’euforia piccola, semplice e segreta. Senza sensi di colpa – che meraviglia! – che il compleanno ce l’hanno tutti ogni anno, e a lasciarsi festeggiare un po’ non si fa davvero torto a nessuno. La mattina fatidica si svegliano eccitati, gli auguri, i regali, la maglietta preferita da indossare.

Spesso, purtroppo, è un giorno di scuola, e bisogna andarci. I compagni e la maestra cantano tanti auguri, a volte compare anche una torta, ma il compito in classe di matematica non lo cancellano mica. Un minuscolo torto all’euforia segreta che il festeggiato si porta dentro.

Col passare degli anni smettiamo di fare tutto ‘sto teatrino per il compleanno. Un regalino, magari cena fuori, i colleghi con la torta (o anche solo una pacca sulla spalla), poi via tutti in riunione. Il Fidanzato Asburgico ed io cerchiamo di conservare un briciolo dello spirito fanciullesco del compleanno, e non andiamo a cena fuori. Si cucina in casa, e il festeggiato sceglie il menù tra le sue cose preferite. Magra consolazione.

Questa settimana è successa una cosa curiosa: negli ultimi quattro giorni ho ricevuto quattro pacchetti per posta. Tre da mia mamma (è tempo di saldi all’outlet vicino a casa e si è un poco lasciata prendere la mano) e uno dalla Mia-Gemella-Separata-Alla-Nascita. Per pura coincidenza postale mi sono arrivati in sequenza, uno al giorno. Il primo è stato una bella sorpresa, il secondo mi ha strappato una risata di contentezza. Il terzo – quello della Gemella – l’ho stretto, forte e a lungo, al petto. Mi è scesa anche una lacrima. Al quarto ho fatto una festa incredibile. E ogni giorno che passava mi sentivo più speciale.

Altri casi del destino di questa settimana: oggi non devo lavorare, anzi, ho preso appuntamento dal parrucchiere per far pareggiare la frangetta. Una potatura che era diventata urgente da tanto, troppo tempo. E la sensazione di essere speciale al posto che scemare, cresceva di ora in ora.

Insomma, l’avrete già capito: oggi è il mio compleanno.

E ho preso una decisione. Una decisione importante e unilaterale. Riguarda me, ma anche il Fidanzato Asburgico; e chiunque si voglia accodare – the more the merrier.

Perché festeggiare il mio compleanno per finta? Cioè col banalissimo rituale del regalino-colleghi-riunione-cena fuori? Io mi sento speciale, e la sensazione mi piace un sacco. Regalino-colleghi-riunione-cena fuori non mi basta più.

Da oggi in poi i compleanni si festeggeranno in un altro modo. Fondamentale è sostituire il giorno del mio compleanno con una nuova l’istituzione: i giorni del mio compleanno. È meno cretino di quanto suoni, o almeno spero.

Un paio di giorni in cui fare quello che preferisco. Niente lavoro, niente riunioni, niente stirare, niente dentista, niente casini. E a me quest’anno è capitato per caso, ma a saperlo in anticipo (non è difficile, eh) una si organizzava con uno-due giorni di ferie. Mangiare solo cose di cui ho voglia. Trascorrere il tempo facendo cose che mi piacciono, e per le quali, normalmente, cerco di ritagliarmi un angolo di tempo.

E se poi in ufficio dovesse cascare il mondo, certo che corro a balzelloni. Se per lavoro dovesse essere impossibile prendere ferie, sposterò in avanti tutta la storia di una-due settimane. Ma una volta l’anno mi spetta!

Niente programmi stravaganti, niente vacanze transatlantiche. Il Fidanzato Asburgico ha da lavorare come un mulo e il conto in banca non permette slanci pindarici. Ma visitare un museo – anche da sola, perché no? – o passare il pomeriggio in poltrona con un libro e il gatto sulle ginocchia. Cucinare qualcosa di nuovo, andare in profumeria a scegliermi un rossetto o uno smalto colorato. Trascorrere il tempo facendo cose piccole, passatempi innocui, di quelli che di solito mi fanno sentire vagamente in colpa. E invece no, è il mio compleanno, e non c’è nessun bisogno che io mi senta in colpa! Me li posso godere in pieno.

Ieri sera dopo il lavoro ero stanca. La primavera asburgica ha avuto un brutto rigurgito di inverno, con -3 gradi, un ventaccio che pela, e nevischio gelato. Ero già in modus-compleanno e a pieno diritto ho deciso io. Niente cena fuori, come si era ventilato, volevo infilarmi i pantaloni del pigiama il più in fretta possibile. In freezer c’erano ravioli cinesi avanzati, in frigorifero gli ingredienti per un dessert rapido e gustosissimo. Ecchissenefrega che è una copia carbone della cena di domenica scorsa, è il mio compleanno!

Più tardi il Fidanzato Asburgico era sul divano che strimpellava la chitarra. Normalmente il conflittotelevisione vs chitarra si risolve a favore della seconda. Che effettivamente ci sono attività più dignitose di altre, e strimpellare la chitarra ha uno status molto più elevato di una vecchia puntata diCSI che sta per cominciare, scherziamo? Ma ieri sera io ero in modus-compleanno. Il Fidanzato Asburgico, senza che glielo chiedessi, si è alzato ed è andato a finire di esercitarsi nel suo studio. Non mi sono sentita in colpa. Dopo 15 minuti è tornato e ha aperto una bottiglia di prosecco.

Ecco quindi: con un briciolo di preparazione e un minimo di collaborazione dal proprio compagno, i giorni del proprio compleanno possono diventare una bellissima tradizione. Il Fidanzato Asburgico fa già il conto alla rovescia.