Originariamente pubblicato su Italians il 11.03.2012

Caro Beppe e cari Italians, torno sul tema delle donne che non vogliono lavorare anche se non sono obbligate a stare a casa dal figlio in fasce o genitori non autosufficienti. Quelle che, insomma, non hanno voglia di lavorare, tanto le fatture sono pagate da qualcun’altro. I commenti alla lettera di Maria Pia Salverri mi hanno lasciata di stucco. Una quantità incredibile di sostenitori – umini e donne – che non lavorare sia una scelta onorevolissima, e/o che la donna casalinga sia il pilastro della società. Mi chiedo quale sia il lavoraccio immane di questa casalinga-pilastro del ventunesimo secolo. Mia nonna – classe ’21 – usciva ogni giorno in bicicletta a fare la spesa, fruttivendolo, macellaio, latteria, pizzicagnolo. Due ore buone. Io in mezz’ora al supermercato, dove trovo persino le lampadine. All’ingresso c’é anche il calzolaio. Mia nonna faceva il bucato a mano, poi stendeva e stirava con il ferro scaldato sulla stufa. Io butto tutto in lavatrice e ho il ferro a vapore. Mia nonna accendava la cucina economica due ore in anticipo per scaldare il latte della colazione e sbatteva le uova con la frusta a mano. Io servo un pasto caldo ogni sera, 20 minuti nella padella antiaderente. Che poi metto in lavastoviglie. Mia nonna lavorava 40 ore a settimana e se tornava tardi trovava i nonno in poltrona col giornale. Io lavoro 55 ore a settimana e il mio compagno – che di ore ne lavora 60 – passa lo straccio, si stira le camice da solo e cambia la sabbietta del gatto. Mia nonna, da lassù, mi guarda e scoppia d’orgoglio. Ho addirittura amiche che fanno lo stesso, più due bambini. Che vanno a scuola col tempo pieno, sono sani, educati e sicuri di se. Ma la vogliamo smettere con la donna angelo del focolare? Ma che combinate mai tutto il giorno da sole a casa? Compratevi un aspirapolvere e passa la paura! Saluti da Vienna, Monica

PS oppure godetevi il dolce far niente, ma non saltate come vespe se vi chiamo “mantenute”.

Monica Mel