Rita Hayworth, così vuole la leggenda, detestava Audrey Hepburn. L’idea che una ragazza così magra e piatta come la Hepburn fosse diventata un sex symbol la mandava fuori di testa. In un’intervista, pare che una volta abbia detto:

“Esistono solo due tipo di donna, quelle che stanno bene vestite, e quelle che stanno bene nude”.

A lei, probabilmente, importava di più fare bella figura senza vestiti.

Non ho la più pallida idea se questa rivalità sia realmente esistita, o se tale intervista abbia davvero avuto luogo. La verità è che – e su questo non ci piove – che Audrey è passata ai posteri più per i suoi outfit che non per le rotondità dei suoi fianchi.

Io trovo questa storia talmente adorabile che ho comunque deciso di crederci.

L’altro giorno sono stata a fare shopping con Bio-Emma, un evento memorabile perché entrambe lavoriamo dal lunedì al sabato e abbiamo pochissimo tempo libero. Un prezioso ritaglio di pomeriggio da celebrare.

Lei era alla ricerca di una paio di scarpe col tacco, io di uno di quei vestitini avvoltolati davanti col cordino sulla vita – avete capito vero? – quelli che pare stiano bene a tutte ma proprio tutte.

Sarà, a me pare piuttosto una gran bugia. A me stanno malissimo.

Quando sono uscita dal camerino per farmi ammirare, con le orecchie basse e il morale sotto i tacchi, la commessa ha esclamato:

“Le sta una meraviglia! Basta che sotto indossi un bel push-up!”

Bio-Emma ed io ci siamo scambiate un’occhiata veloce. Sapevamo entrambe che io mai e poi mai uscirei di casa senza indossare un reggiseno imbottito. Per uno o due dei modelli nel mio cassetto sarebbe addirittura più onesto parlare di protesi.

Sapevamo anche cosa stavo per rispondere, non era la prima volta:

“Lo indosso già!”

Lo sguardo imbarazzato delle commesse mi mette sempre un ridere tremendo. Sono rientrata nella cabina e mentre mi cambiavo ho pensato a Rita Hayworth.

Dopo il giro di shopping infruttuoso – Bio-Emma porta il 42 ed ha difficoltà a trovare scarpe graziose anche in questo Paese di giganti – ci siamo sedute in un caffè. Le ho raccontato la storia del sistema di classificazione di Rita Hayworth, ma lei non era molto d’accordo.

Mi ha spiegato che secondo lei il sistema è sicuramente valido, ma non plausibile venendo da una donna.

“Donne che stanno bene nude o vestite? Naaah… così funzionano gli uomini!”

Bio-Emma ha tutt’altro sistema in testa:

“Donne con o senza senso dell’umorismo”.

Le ho fatto i complimenti e mi sono improvvisamente ricordata come mai le voglio bene.

Ora, da Rita Hayworth possiamo imparare due lezioni.

La prima è che le donne classificano davvero le altre donne, e pure in modo piuttosto rigido. Ho però il vago sospetto che esistano tanti sistemi quante done, ognuna col suo.

Ho fatto un piccolo sondaggio al cellulare, avevo ragione, ne ho sentite di tutte.

“Femminili o maschiacci” – la più antipatica; Bio-Emma mi ha appena raccontato che si è fatta fare una 36C di silicone.

“Grasse o magre” – un’altra, orgogliosissima della dieta ferrea che sta facendo.

“Eleganti o sciatte” – lavora in un’agenzia media e se non sei firmata da capo a piedi manco ti saluta.

“Amiche e nemiche” – ha appena scoperto che il marito la tradisce da anni.

“Con o senza figli” – mia mamma, e non mi ha sorpresa nemmeno un po’.

La seconda lezione: nei donne piatte siamo molto orgogliose di stare bene vestite.

“Meglio così! Più sano per la schiena e molto più elegante!”

Ce lo siamo sentite ripetere talmente spesso da mamma e papà che abbiamo finito per crederci. Fosse anche solo per stanchezza.

E a pensarci bene, in pubblico, siamo quasi sempre completamente vestiti. Cara Rita, goditi le tue due settimane di glorioso bikini una volta l’anno! In ufficio sono io quella a cui il lungo filo di perle non ballonzola da tutte le parti! E i colleghi mi guardano sempre negli occhi.