Lascio Vienna dopo due anni: bilanci e domande

Caro Beppe e cari Italians,
a luglio lascerò la mia amatissima Vienna, dopo un anno e mezzo di permanenza.
Quando sono arrivata, senza parlare una parola di tedesco, mi ero fatta un punto d’onore di non chiudermi nel ghetto degli espatriati, ed ora, tempo di bilanci, mi dichiaro soddisfatta. I miei amici sono, infatti, per la maggior parte austriaci.
Negli ultimi giorni, peró, mi ha assalita un dubbio: davvero conosco un campione rappresentativo dei giovani viennesi? Micky, elementari in Inghilterra e un Erasmus in Danimarca, o Andreas, scuole francesi all’attivo?
Monika, che parla correntemente quattro lingue ed è innamorata del Sud America? Hawui, nato e cresciuto in Austria, ma i cui genitori sono di Taiwan?
Roman, due anni di ricerca in un’università australiana? Parlo di persone che studiano e lavorano qui, con cui faccio scuola di ballo liscio, vado a pattinare sul ghiaccio, a fare colazione in qualche Kaffee la mattina, a sciare: una vita da viennese. Ma, non sarà che nonostante tutta la buona volontà che ci ho messo, fatalmente le persone che si avvicinano a me sono di fondo attratte dalle novitá, dell’esotico (per quanto esotica possa essere una romana a Vienna)?
Non è anche questo un ghetto? Dorato, interessante, stimolante, ma sempre una comunità di persone con degli interessi particolari. Mi piace chiamarla cosmopolita ma si potrebbe comunque dire esterofila.
Lo chiedo a te, Beppe, ma soprattutto agli Italians che hanno fatto un’esperienza come la mia. Ho sbagliato qualcosa? Anzi, mi sono persa qualcosa?

Monica

Rileggendo nove anni dopo – 2012:

Ancora non sapevo che pochi giorni dopo il capo delle risorse umane avrebbe esaudito il mio desiderio e mi avrebbe offerto un contratto locale. Il sigillo della mia permanenza a Vienna con il retrogusto amarognolo dell’essermi fermata al primo giro.

Un anno e mezzo prima, appena arrivata, ero semplicemente un’italiana in Austria. Qui noto l’inizio di una piccolissima trasformazione: ho vissuto il Paese, ho imparato (grossomodo) la lingua, ma non sono sicura di aver capito bene come funzioni la faccenda. Oggi so che la tragedia del “nè carne nè pesce” si farà molto più drammatica. Allora ero semplicemente carne ma annusavo pesce…

PS Riconosco a posteriore l’errore di ragionamento dall’avere tanti amici esterofili. Perchè gli esterofili si spostano volentieri, e allora – mannaggia – non ci avevo pensato. Roman oggi vive su una barca a vela ai Caraibi, Monika e Andreas si sono sposati e hanno un bambino che crescono in Svezia, Micky ha sposato un americano e vive a Londra. Mi mancate.