La mia maledetta vena polemica

Io ho una vena polemica della quale non vado propriamente orgogliosa. La esprimo al meglio – o forse sarebbe più appropriato dire al peggio – su facebook. Ieri, ad esempio. Sotto ad un post nel quale, per gioco, si cercavano parole italiane intraducibili in Tedesco.

Era un giochino divertente, e pure abbastanza difficile, dato che la lingua tedesca ha più vocaboli dell’Italiano. È, insomma, molto più facile trovare parole tedesche intraducibili in Italiano che non viceversa. Questa cosa che l’Italiano sia una lingua più povera di vocaboli è andata subito di traverso a un paio di persone. Un sentimento che fa molto onore alla Patria, senza dubbio, ma nella pratica difficile da dimostrare. Impossibile.

Luigi: La lingua italiana è più povera per la gente che non la conosce! Abbiamo un lessico molto forbito. Provate a tradurre esausto in tedesco, tanto per esempio.

Dopo aver rapidamente controllato sullo smartphone la traduzione, ci sono immediatamente andata in puzza. (Eleganti, vero, queste espressioni romanesche?)

Esausto in Tedesco si può tradurre in diversi modi: Erschöpft, per esempio, cioè fisicamente al limite delle proprie forze. Più un paio di termini che specificano se la stanchezza sia più di tipo fisico, e nel caso se riguardi i muscoli piuttosto che le ossa, o mentale. Ma anche Altqualcosa. In un campo più tecnico, nel caso per esempio dell’olio esausto, che si traduce Altöl, olio vecchio.

Monica: Caro Luigi, controlla esausto su leo.org e vedrai che in Tedesco ci sono più vocaboli, uno per ogni uso specifico. Ergo: loro sono più ricchi di vocaboli di noi.

Ed ero sicura come la morte di avergli dato il colpo di grazia. Davvero, una spiegazione inattaccabile. Luigi invece non ha mollato l’osso.

Luigi: Ma che dici mai? Per esempio in Tedesco non fanno differenza tra capelli e peli!

E questo è indiscutibile, in Tedesco li chiamano Haare tutti quanti, e se ci tieni a specificare una zona specifica del corpo, la devi aggiungere. Che so, Schamhaar (il pelo del pube). Solo che questa è un’eccezione. E non avevo la minima intenzione di mollare l’osso manco io.

Monica: Ecco, bravissimo! I termini capelli/peli in Tedesco si possono tradurre ma non sono più univoci. Hai controllato la traduzione di esausto? Sei d’accordo adesso?

E qui c’è andato per la prima volta un pochino in puzza anche lui.

Luigi: Io scrivo senza essermi laureato in tuttologia alla Google University! Scrivo ciò che conosco, senza andare a cercarmi apposta gli argomenti.

Monica: Peccato, Luigi.

Luigi: Perché peccato? Scrivo come se fossimo uno di fronte all’altro, magari intorno ad un tavolino del bar. In una discussione reale mica interrompi per cercare qualcosa su internet!

Ci ho visto rosso. No, perché a me capita davvero di cercare qualcosa online durante una conversazione reale. Non tutti i giorni, sia chiaro, ma spesso e volentieri si, soprattutto quando si tratta di questioni facilmente risolvibili. Che so, George Clooney ha girato prima O Brother, Where Art Thou oppure From Dusk Till Down? Esempio vero della settimana scorsa. ZAC! Wikipedia! (e se interessa anche a voi… beh… cliccate qui!)

Monica: Luigi, no certo, hai ragione, di persona non si può. A meno di essere d’accordo e controllare insieme, tipo per tagliare la testa al toro. Anzi, ora che ci penso io lo faccio spesso. Che dici, hai voglia?

Luigi: Quando vuoi!

Monica: Oh che bello! Hai controllato?

Luigi: No, ora non posso perché sto cucinando.

Furbo Luigi, eh? Mi è venuto un attacco di ridarella. Bisogna anche tener presente che questa nostra conversazione semi-privata avveniva mescolata ad una conversazione a cui partecipavano una ventina di persone. Era quindi dispersa tra decine di commenti che con noi non c’entravano niente, ma che proponevano termini potenzialmente intraducibili in Tedesco. Tamarro? Valletta? Stordito? Cervicale? Mazzetta?

Ho avuto una pensata divertentissima. Ho risposto semplicemente

Monica: Paraculo!

(E ci tengo a precisare che per me, romanaccia, il termine paraculo non è completamente negativo, contiene infatti una solida base di simpatico e sveglio). Luigi ha abboccato, ma ho capito subito che non saremmo andati avanti a lungo a bisticciare. È infatti venuta fuori la sua vena gentile. Intendo,più gentile della mia.

Luigi: Ma va là!! Non sono proprio il tipo!

Monica: No, Luigi, che hai capito! Io intendo che il termine paraculo non è traducibile in tedesco!

E pace, sono riuscita a fare la mia battuta, da copione, esattamente come me l’ero immaginata. Ma avevo la sensazione fortissima che Luigi, in piena consapevolezza, mi avesse alzato la palla.

Poi la storia ha preso una piega surreale che mi è piaciuta da impazzire. Mi è arrivato un messaggio privato di Luigi: Mi chiedeva se non fossi per caso io quella che scrive NonSoloSissi, perché lui quel blog lo legge con regolarità e, nel caso, mi faceva tanti complimenti!

Sono andata di là a pitturarmi la lingua di nero.

Monica Mel Nonsolosissi polemica tedesco traduzione Vienna