Originariamente pubblicato su Italians il 13.09.2015

Caro Beppe, cari Italians, cara Ludovica Pagni e Millenials tutti ( http://bit.ly/1qNnrLw ), ho quarant’anni tondi e mi permetto di rispondere a nome della mia generazione (anche se, confesso, non ho chiesto il permesso). Anche la mia generazione ha avuto un nome, ormai caduto in disuso, ci chiamavano Generazione X e il tutto era legato a patemi e idiosincrasie diverse dalle vostre. Ergo: tutti sono stati giovani una volta, molti se lo ricordano persino, e a vent’anni tutti ma proprio tutti eravamo convinti di essere la generazione più sfigata mai apparsa sulla faccia della terra. (Spoiler: non è vero). Piuttosto voi sembrate buttarla tutta sul tecnologico, fieri nativi digitali. Voi si’ che sapete usare internet e tutte quelle diavolerie con cui noi adulti pasticciamo solamente. Sarà, ma io la vedo diversamente. Avere quarant’anni oggi vuol dire che sei il più giovane in circolazione che la rivoluzione telematica se l’è ciucciata tutta. In diretta. Dal telefono grigio con la rotella piazzato sul tavolino dell’ingresso al cellulare in tasca e a casa niente fisso. Dal modem che se quando accendevi – biiip-scratch-biiip-buuup-fiiii – non potevi più telefonare fino al w-lan a scrocco del vicino tre piani di sopra. Dalle pagine web tristissime che oggi manco il “backend” fino al “responsive design”. Dagli amici di penna al Messenger. Dal videoregistratore a Netflix. Sapete che vi dico? Che l’aver sperimentato la vita analogica mi regala la sensazione di capirla meglio, ‘sta tecnologia! Capirla non nel senso di saperla produrre, o programmare, chiaro, ma di esserne padrona. Di essere in grado di scegliere, di scegliere come, quanto e quando. Mentre voi Millenials, e forse manco ve ne rendete conto, un pochino la subite.

Monica Mel