Ogni famiglia ha le sue tradizioni e i suoi vezzi linguistici. Basta un papà nato in una regione un po’ lontana perché la lingua parlata in casa si infarcisca di espressioni dialettali incomprensibili agli estranei. O, come nel mio caso, una nonna emigrata in Svizzera tanti anni fa, per condire il nostro Italiano casalingo con una presa diSchwiizertüütsch, lo Svizzero Tedesco che tanto fa scompisciare dalle risate Tedeschi e Austriaci. A casa mia, a titolo di esempio, quando uno è al bagno e da fuori gli battono i pugni sulla porta, gridiamo tutti “beseeez!” (besetzt = occupato). E l’uovo sodo si chiama “ein ei vier minuten” (l’uovo da quattro minuti).

Il Fidanzato Asburgico fa delle uova sode da urlo. Il bianco bello cotto, il tuorlo leggermente liquido, il guscio perfetto. Non ci avevo mai fatto caso, ma il piccolo miracolo gli riesce ogni santa volta. Ieri sera, incuriosita, gli ho chiesto come faccia.

È caduto dal pero.

“Ma come? Ein Ei vier Minuten! – Cotto 4 minuti, e passa la paura!”

Mi sono un poco irritata.

“Certo! Cotto quattro minuti! Lo sanno anche le pietre, ma 4 minuti contati da quando?”

“Come da quando? Da quando bolle l’acqua, principessa.”

“Ah. E l’uovo?”

“L’uovo? L’uovo si mette nell’acqua!”

“Aaarghh! Certo che l’uovo si mette nell’acqua! Ma quando?”

“Principessa, ma che domande mi fai? Quando bolle!”

“E i quattro minuti?”

Siamo andati avanti per un po’.

È arrivato il momento di chiarire, per chi non l’avesse già capito, che io le uova sode non le so fare. So fare la maionese, l’anatra ripiena di castagne, i bignè, il branzino in crosta di sale, il risotto più buono della terra… ma non l’uovo sodo. E la colpa è tutta di mia mamma.

Ora, dato che mamma legge questo blog, e prima che si offenda come un gatto, credo sia opportuno spiegare questa affermazione. Comincio, come faccio spesso, con un aneddoto della mia infanzia.

È un inizio di primavera a cavallo tra gli anni ’70 e ’80. Io e mia mamma siamo in cucina che ci accingiamo ad espletare il piccolo rituale Italo-Svizzero di colorare le uova sode per Pasqua. Mamma – come tutti gli anni – inizia cucinando un pentolone di uova. Le quali uova – come tutti gli anni – risulteranno impossibili da colorare in quanto per la maggior parte spaccate e grondanti filamenti bianchi. Una schifezza.

Chissà, forse quell’anno ero in una fase inquisitoria della mia crescita, o forse avevo appena visto una qualche puntata di Quark in televisione, fatto sta che quell’anno mi azzardai a formulare la madre di tutte le domande:

“Perché le uova escono tutte rotte, mamma?”

Mamma non si scompose neanche un secondo.

“Perché a buttare le uova fredde nell’acqua bollente, il guscio si spacca a causa della differenza di temperatura tra uovo e acqua.”

Non so spiegare perché, a questo punto, non chiesi come mai non le avesse messe nell’acquafredda. Probabilmente ero distratta da questa spiegazione inaspettata. E interessantissima.

Ricordo infatti che nella mia testa si accese una lampadina, come in un fumetto di Topolino:

“Wow! Una spiegazione basata su leggi fisiche! Che figata! Questa me la devo segnare!”

E infatti me la sono segnata. Per un lungo, lunghissimo periodo. Fino a ieri sera, in effetti.

No, perché questa storia che le uova non vadano buttate nell’acqua bollente me la porto dietro da decenni. Da prima di provare a cucinare un uovo, da prima che mi sorgesse un qualsiasi vago interesse per l’attività di mangiare un uovo, da prima, effettivamente, di raggiungere una statura adeguata per arrivare ai fornelli. Una sorta di imprinting naturale, lo stesso per cui gli anatroccoli poi seguono chiunque indossi certi stivali di gomma gialli.

Non che non sia padrona della teoria, eh. Ma una cosa è la teoria, ben altra la pratica. Che altrimenti basterebbe leggere un libro per imparare a sciare.

Ein ei vier minuten, 4 minuti per l’ovo perfetto. Grazie, ma 4 minuti da quando? La cosa più ovvia sarebbe da quando bolle l’acqua, una di quelle questioni sulle quali nemmeno ci si interroga. L’acqua bolle, tu ci butti dentro l’uovo, e carichi il timer. Vero? Sbagliato! Perché la mamma mi ha spiegato (e ampiamente dimostrato) il motivo per cui questa procedura è pericolosissima. Si basa addirittura su un principio fisico, e con la fisica non si scherza!

E io, che con la fisica non ci scherzo nemmeno per scherzo, mai mi azzarderei a buttare un uovo freddo nell’acqua bollente. Mai. In mancanza però di un piano alternativo altrettanto cristallino delacqua che bolle-uovo-4 minuti, ogni volta inizio un balletto estenuante. E sempre diverso, perché l’uovo perfetto – sigh – non mi è ancora riuscito.

Col passare degli anni ho provato e riprovato diverse mosse, e pure in diverse combinazioni:

–      Mettere sul fuoco acqua fredda con dentro l’uovo, in modo che si scaldi pian piano;

–      Mettere sul fuoco acqua calda dal rubinetto, con dentro l’uovo freddo;

–      Togliere l’uovo dal frigo per tempo, in modo che raggiunga temperatura ambiente prima di iniziare;

–      4 minuti da quando bolle l’acqua;

–      4 minuti da quando ho messo l’uovo nell’acqua;

–      1-2 minuti in più o in meno per bilanciare l’uovo freddo, l’acqua calda, il pentolino piccolo, il ventaccio che tira fuori…

Insomma, per cuocere ‘ste benedette uova sode io non sapevo più cosa inventarmi. Fino a quando, all’alba dei 40 anni, non ho osato mettere in discussione il mantra non si buttano le uova fredde nell’acqua bollente. Meglio tardi che mai.

Ora, immaginiamo per un attimo se mamma, in quel primo pomeriggio del 1979, avesse risposto la verità:

“Perché le uova escono tutte rotte, mamma?”

“Si spaccano tutte, le bastarde, perché io non so cucinare! Capito? E non mi piace nemmeno! ‘Ste uova le coloriamo solo perché é divertente. E perché, nel 1979 a Formello, le uova colorate fanno anche un poco esotico…”

Morale della storia: Cari genitori, mai dare una risposta inventata ai figli se non sapete quella vera! Le conseguenze, per quanto di la da venire, potrebbero essere devastanti…