Ce le sentiamo ripetere ogni giorno, più volte al giorno. Fino a quando, per abitudine, osmosi, o semplice sfinimento, arriviamo a crederci per davvero. E invece, a pensarci un attimo, tanta saggezza popolare non sta né in cielo né in terra.

Alcuni detti popolari, tanto per cominciare, hanno lo scopo evidentissimo di consolare le persone alle quali è capitato un piccolo incidente.

Pestare la cacca porta fortuna. C’è davvero qualcuno che ci crede?

Sposa bagnata sposa fortunata. Davvero, lasciando da parte un momento le interpretazioni più porcelle, se piove il giorno del tuo matrimonio ci resti male. Punto.

Altri detti non sembrano contenere un messaggio consolatorio, ma lo scopo è e rimane palesemente un altro.

Se guardi troppa tv ti vengono gli occhi quadrati. Intendiamoci, tenere lontani i bambini dalla televisione è cosa buona e giusta, ma non ti vengono gli occhi quadrati, invero no.

Chi fa sesso a capodanno fa sesso tutto l’anno. Non è vero – giuro! – posso confermare in primissima persona. Ergo, se me lo sento dire allo scoccare della mezzanotte fatidica dal mio date con cui esco oggi per la prima volta… no, ha in mente altro.

Su altri la maggioranza sembra essere tacitamente d’accordo. Io no.

Altezza mezza bellezza. Una bufala tremenda, io trovo più facile essere elegante e graziosa con qualche centimetro di meno, non di più.

Mal comune mezzo gaudio. E che è? Il trionfo degli uccelli del malaugurio? Condividere i propri guai con chi ha fatto la stessa esperienza offre sempre una certa forma di consolazione perché aiuta a non sentirsi l’ultimo deficiente della terra. Ma certamente non provoca gaudio. No, manco mezzo, manco un pezzettino.

Chi fa da se fa per tre. Un’altra boiata incredibile. Chi fa da se, infatti, potrà al massimo fare per uno. Non per due, e sicuramente non per tre. Certo che se poi ti scegli collaboratori inetti, capaci solo di starti tra i piedi a dar fastidio senza combinare un tubo… ma davvero, tre persone in gamba fanno sicuramente più e meglio di una sola.

Chi la fa l’aspetti. E qui direi: magari!! Questo detto sembra implicare una sorta di karma cosmico, per cui se la fai, stai tranquillo che poi ne pagherai le conseguenze. E invece no, c’è gente là fuori che campa una vita lunga e beata facendo torti a destra e a manca, rubacchiando e fregando il prossimo. E il karma se ne infischia.

Tutto il mondo è paese. Questo lo odio con particolare vigore. Specie quando viene usato per giustificare le italiche storture.

Moglie e buoi dei paesi tuoi. Questo lo odia con particolare vigore il Fidanzato Asburgico.

L’amore non è bello se non è litigarello. ‘Na cacata, scusate. L’amore è bello litigarello se vi piace litigare. A chi piace litigare?

L’abito non fa il monaco. E qui potrei scrivere un trattato. Riassumendo, sono d’accordo che l’abbigliamento non definisca nessuno. Ma non trovo giusto pretendere sempre e comunque che l’interlocutore  faccia lo sforzo di vedere oltre l’aspetto esteriore. Specie nelle situazioni in cui presentarsi in abiti consoni sarebbe un vantaggio per noi. Esempio banale: presentarsi a un colloquio di lavoro in banca in bermuda e infradito. Lo vuoi ‘sto lavoro o no?

Alcuni detti poi mi vanno di traverso nonostante la provenienza garantita. Tipo mia nonna, che amava ripetere nella vita non si può sempre avere tutto. E perché mai? chiedevo io. La nonna non rispondeva ma scrollava le spalle sbuffando.

O anche questo, che ultimamente mi sono sentita ripetere spesso:

I quaranta per una donna sono i nuovi venti.

Ecco, sono solo due giorni che ho quarant’anni, su questo non mi vorrei ancora pronunciare.

Ieri comunque ho inaugurato ‘sti benedetti quarant’anni con una zingarata sopraffina. E chi ben comincia…