Originariamente pubblicato su Italians il 16.05.2013

Caro Beppe e cari Italians, negli ultimi giorni abbiamo letto molte brutte lettere grondanti razzismo. Cominciano magari con un briciolo di buon senso, poi partono per la tangente. Gli immigrati vanno buttati a mare stando ben attenti che non tornino a galla; le parolacce “negro” e “puttana” da usare come e quando si vuole; addirittura leggi e regole che proteggono i più deboli sarebbero una forma di razzismo al contrario. Ora, io non ho niente da spiegare a nessuno, non sono una psicologa, non sono una sociologa; ma da semplice appartenente ad una categoria da proteggere, dico che non ne posso più! Limitandomi al mio orticello di categoria da proteggere (le donne), vi chiedo: Le quote rosa sono una stortura? Ma certo! Anzi, quasi mi imbarazzano – sono una donna, mica un panda! Ma fino a quando le donne verranno discriminate in quanto tali, le quote rosa sono una triste necessità. Cari uomini, fatevene una ragione, e magari, già che ci siete, un esamino di coscienza. Le quote rosa le potremo abolire il giorno che non ci sarà più nessun professore universitario che mi dica in faccia “non capisco cosa ci faccia una donna alla facoltà di ingegneria” e che mi affibbia un voto infamante per lo stesso progetto per cui ai colleghi maschi ha dato un 30 secco. O un capo che mi prende in giro in riunione perché indosso una gonna. O un buzzurro che vuole lavarmi i vetri del negozio ma si rifiuta di trattare con me il prezzo, 5 Euro, e chiede di mio marito. Ecco, il giorno in cui a nessuno fregherà più niente che tipo di organi riproduttivi sono in mio possesso, le quote rosa non avranno più motivo di esistere. Avanti con il politically incorrect!

Saluti da Vienna, Monica Mel